sabato 24 dicembre 2016

Stragi islamiche. Ma “marketing” israeliano

Mentre i media sollevano il polverone  utile ai mandanti, e sviluppano la “narrativa”  conseguente , mi limito a sottolineare solo tre o quattro dati  su Amri.
  1. Il calibro ridicolo, un .22, della sua arma. Con  la quale il terrorista ritiene opportuno sparare ai due agenti, dando così loro la  motivazione   legale per “rispondere al fuoco” (capirai, ne ha”ferito uno”) e freddarlo immediatamente. Nemmeno ferirlo, ma farlo secco subito.
    L'orrendo squarcio prodotto sulla giacca dell'agente ferito dal cal.22.
    L’orrendo squarcio prodotto sulla giacca dell’agente ferito dal cal.22.
  2. Il piazzale Primo Maggio dove è stato fulminato è a 300 metri dal Centro Islamico di via Tasso, dove c’è movimento continuo giorno e notte. Ma soprattutto, dove probabilmente il tunisino ha bussato o provato a bussare ad alcune porte che conosceva e riteneva ‘sicure’ (non aveva nemmeno ricambi d’abito), e che può aver trovato “chiuse”.
  3. Il TIR polacco – mi indica un amico – prima di andarsi a schiantare a Berlino aveva fatto un carico alla OMM srl. In  via Cesare Cantù 8, a Cinisello. Ossia a un chilometro dal piazzale della Stazione di Sesto dove Amri ha trovato la morte.
  4. Dunque, Amri si è fatto ammazzare là dove il camion polacco era partito  per il suo ultimo viaggio; e forse dal punto in cui anche lui era  venuto.  Siamo sicuri che all’andata, oltre alle merci da portare a Berlino, il polacco non portasse anche Amri, caricato anche lui a Cinisello? Spesso i guidatori di TIR caricano clandestini dietro compenso.
  5. L’autista del TIR valica il Brennero il 16, e rimane fermo a Berlino 3 giorni. Non è un comportamento normale per nessuna ditta di autotrasporti, lasciare inoperoso camion e guidatore (che paga anche quando è fermo).
  6. Infine il video in cui Amri si dichiara vendicatore dell’IS e bla bla bla. E’   firmato dalla solita e nota sigla  (che i media hanno generalmente nascosto): SITE di  Rita Katz.amri-site
A mio parere è una firma. Secondo me, bisognerebbe indagare se l’organizzazione che sta dietro la sigla  SITE fa’ fare questi video a gente che ha condannato alla morte jihadista, e che convince con qualche soldo. Compito facile, si tratta di marginali
Da  valutare insieme alle altre  che rendono la strage di Berlino così simile a quella di Nizza il 14 luglio.
Anche qui, alla strage è presente un israeliano, Shlomo Shpiro. Un esperto di terrorismo, docente di “terrorismo” (sic) nell’università Bar-Illan di Tel Aviv, uomo dei servizi, decorato per non si sa quali meriti da Shimon Peres nel 2010.
Naturalmente i nostri  quattro lettori ricordano che a Nizza, proprio nel momento, si trovava il fortunato giornalista tedesco Richard Gutjahr,  marito di Einat Wilf, deputata israeliana, estremista e interna ai servizi.  Ma non basta: colui che ha fatto il video più completo sulla sparatoria degli agenti francesi che, di notte, circondano il camion del terrorista, è un ebreo:  Ynet News (l’agenzia dei coloni)  lo chiama Silvan Ben Weiss.  Il suo vero nome (o il  suo altro nome) è Sylvain Ben-ouaich.  Uno che ha lavorato  come uomo della security per la ditta vinicola Baron Edmond de Rotschild, nonché, per 12 anni, per lo Israel Export Institute, una agenzia del governo sionista, che è stata a lungo diretta da Rafi Eitan, un leggendario dirigente del Mossad.
(Per vedere il suo video e il suo profilo di fanatico israeliano, qui:
Ricordo   che anche il giorno della strage “islamista” di Charlie Hebdo, il primo video col telefonino fu preso – da chi? Nelle prime ore, si disse: da Amchai Stein. Nientemeno che il vicedirettore della tv israeliana Channel 1, che si disse, s’era rifugiato sul  tetto. Poi la notizia è scomparsa, e si è dichiarato autore del video tale Martin Boudot, giornalista di agenzia, precario,  che dice di essere andato a trovare quel giorno l’agente di guardia a Charlie Hebdo, suo amico di sempre . Che  quel giorno  non c’era.

Anche al Bataclàn

bataclan
Il sangue è ancor fresco quando la foto è stata scattata
Anche nella spaventosa strage del Bataclàn  c’è stata una “firma”  israeliana. E’in quella che pare esser l’unica foto dell’interno  del teatro, sparso di cadaveri tra fiumi di sangue, un’immagine orrenda che, dopo, è  stata mostrata solo sfocata.  Chi ha diffuso per primo quella foto? La fonte più strana: Israel Hatzolah, il gruppo  – con sede a Gerusalemme –  di soccorritori ultra-sionisti che, spesso, vediamo intervenire (con la kippah e i cernecchi) a portare i feriti in attentati in Israele.  Ma come mai uno dei volontari si trovava all’interno del Bataclàn subito dopo la strage?
israeel-hatzolah
(per tutti i particolari  vedere qui: http://www.panamza.com/151215-bataclan-jerusalem/).





Così informati, torniamo al nostro esperto che era a Breitscheidplatz  pochi minuti prima che avvenisse la strage.   Lo ha raccontato il Juedische Allgemeine, giornale ebraico di Berlino:
Lo stesso giornale poi intervista l’esperto, e gli chiede: “Cosa la Germania può imparare da Israele” nella lotta al terrorismo islamico?
Shlomo Shpiro - consulente anche della NATO per il terrorismo (come farlo?).
Shlomo Shpiro – consulente anche della NATO per il terrorismo (come farlo?).
“Fare  come Israele”,   “impariamo da Israele”, è il leitmotiv  che è risonato anche dopo la strage di Nizza.
“Facciamo come in Israele. Ognuno diventi sentinella “ Dureghello  (presidente della Comunità ebraica romana). Civiltà in pericolo. Va > alzata l’attenzione da parte di tutti” di Filippo Caleri (Il Tempo, > 18 luglio 2016)_
“Finalmente, con anni di ritardo, molti comprendono in Italia e in   Europa che l’unico modo per ridurre – non per annullare – la minaccia terroristica è imparare dagli israeliani, che convivono da sempre con  un terrorismo islamico feroce, ma sanno contrastarlo e contenerlo come  nessuno al mondo” (Meno comfort e privacy valgono il prezzo della  libertà”  Carlo Panella (il  famoso neocon)  (Libero, 21 luglio 2016):
“Dovete tutti sentirvi parte di un esercito in guerra di Fausto  Carioti (Libero, 21 luglio 2016): «…
“Sicurezza negli aeroporti: perché adottare il sistema israeliano ”  di  Gabriele Mirabella (Voci di Città, 22 luglio 2016).
Sono solo alcuni dei titoli che sono apparsi sui media italici subito dopo l’attentato di Nizza  (potrei mettercene dozzine).  Quanto agli articoli, il tono è- come definirlo? – pubblicitario.  Sono  consigli per  gli  acquisti della   insuperabile security che Israele ha sviluppato nella repressione alla resistenza palestinese. Ecco un esempio di pubblicità.
L’efficacia di questo sistema risiede principalmente nell’abilità di  un personale di sicurezza altamente qualificato più che nell’utilizzo  accentuato dei body scanner o di qualche altro macchinario  all’avanguardia. Poco importa se i passeggeri sono costretti ad   attendere tre ore prima di imbarcarsi, passando attraverso ben cinque  livelli di sicurezza, se ciò significa assicurare l’incolumità  fisica di fronte alla minaccia globale del terrorismo…”.
E pullulano   ditte (start up) che vendono la sicurezza  alla israeliana con grande successo, tutte fatte da ex militari o mossadiani. Una di queste   appartiene a Marco Carrai,  l’amico israeliano di Matteo Renzi, o il suo “controllo”….   Ma non precorriamo i  tempi.
E’ certo che  la  security israeliana  – ovviamente creata e gestita da “ex” agenti del Mossad  dotati di esperienza  repressiva –   è un gran business. O può esserlo, se nell’opinione pubblica  europea si crea un  sufficiente allarme per il terrorismo. “Dovete tutti sentirvi parte di un esercito in guerra”, e allora chiederete al governo di comprare  il know how israeliano.  A caro  prezzo, ma che importa? Ne va  della  vostra vita.
Ora non fatemi dire che coloro che  propongono la rinomata juden-security  possono benissimo anche provocare gli attentati terroristici – come forma di marketing.  E che il Mossad lo sa e può fare senza il minimo scrupolo, come ha già dimostrato più volte nella storia.  Se avete questa idea, io me ne dissocio con forza.
Mi limito a ricordare  che pochi mesi prima della strage islamica del 14 luglio,  Olivier Rafowic, colonnello della riserva di Tsahal,   si trovava a Nizza con una “equipe  israeliana” proprio per “valutare”  la sicurezza della città; l’ha trovata scarsa, e quindi ha proposto al Comune  un  ottimo sistema di juden-security chiavi-in-mano.
L’ha spiegato lo stesso colonnello   Rafowic alla tv i24, israeliana- francese:

Si doveva anche tenere un congresso di israeliani, proprio a Nizza. Un convegno internazionale sulla sicurezza  e le sue falle, più volte rimandato, e infine cancellato dopo la strage del 14 luglio. Guardate qui gli organizzatori:
Boaz Ganor, il rettore della Lauder School of Government and Diplomacy at the Interdisciplinary Center.   Fondatore e direttore esecutivo International Policy Institute for Counter-Terrorism,  è anche membro della  Israel’s National Committee for Homeland Security Technologies.
Un lettore del sito  francese  ha commentato: “Sembra la Mafia che propone ‘protezione’ a  un commerciante,   che se non paga il pizzo  trova le vetrine del negozio rotte…”.  Ma è un’idea mostruosamente cospirativa e antisemita, da cui tutti noi  ci dissociamo con forza.
Forse  questo articolo richiederà un’altra puntata, sul lato  italiano della cyber security.
Per intanto buon Natale  a tutti, e godetevi la narrativa mediatica.

martedì 20 dicembre 2016

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State calmi, è strategia della tensione Maurizio Blondet

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Ankara, Zurigo, Berlino.  Il più grosso è ovviamente a Berlino, 9 morti una cinquantina di feriti – modus operandi simile all’attentato di Nizza del 14 luglio;  è la prima volta che un vero attentato “alla francese” colpisce la Germania. La Francia ha ed ha avuto le mani in pasta in Siria, fa i giochi sporchi da anni; Berlino è rimasta neutrale.   A Zurigo, uno sconosciuto ha sparato in  un centro islamico.  Ad Ankara, ucciso da un poliziotto l’ambasciatore russo.
E’ troppo presto per dire qualcosa di più preciso. L’assassinio di Ankara è stato rivendicato, più precisamente esaltato, dall’IS e da Al Qaeda, certo come no:  attraverso il SITE di  Rita Katz. E’ un indizio abbastanza preciso.  Anche Obama, anche al Dipartimento di Stato, e alla Cia, hanno ottime ragioni per esaltare l’omicidio,  prima   di dover traslocare.

katz-site-ankara

A che scopo?, mi chiede qualcuno. Che domanda: uno degli scopi  della strategia della tensione,  l’ondata sincrona di attentati l’ha già ottenuto  dentro di  voi: vulnerabili, esposti ad un’aggressione che può colpirvi in ogni momento, perché il nemico, musulmano, è folle . Lo è, infatti; solo pensate che è quel nemico musulmano che vi hanno imposto di accettare a centinaia di migliaia,  masse troppo subitanee  che manca il tempo di integrare, giovani maschi per lo più, per cui le fanciulle europee sono una provocazione sessuale; quanti di loro sono criminali e pregiudicati? Jihadisti?
Ma  se provate a fare questa domanda siete razzisti, egoisti, privi di carità.
La centrale che vi obbliga ad accoglierli tutti, è la stessa che vuol farvi paura –e giustamente – per questa invasione inassimilabile. Contraddizione? Ma questa  è uno dei suoi strumenti più preziosi nella strategia della tensione, vi lacera fra due pulsioni opposte,   due discrasie cognitive, fra senso di colpa e urto irrazionale di rabbia, voglia di uccidere. E’ un successo.
Perché la strategia della tensione in Europa, in queste ore? Mentre Aleppo è liberata? Mentre Obama fa’  le valige?
Putin,  limpido, ha spiegato: “L’assassinio (dell’ambasciatore) è una provocazione mirante a impedire il miglioramento delle relazioni russo-turche, minare il processo di pace in Siria promosso da Russia, Turchia, Iran ed altri paesi interessate a risolvere il conflitto in Siria”.
Per noi europei, la strategia della tensione ha uno scopo quasi tradizionale:  farci  travolgere dal terrore  che è dovunque,  odiare i musulmani mentre ci obbligano ad accoglierli, significa che ci sentiamo insicuri – e perciò chiediamo un governo forte, autoritario, con una polizia che censuri i siti – non solo gli islamici, anche i nostri: ne va  della nostra vita!  Leggi speciali d’emergenza, legge marziale.  O stringiamoci tutti sotto l’ombrello della NATO, che ci  difende dai jihadisti…
L’oligarchia di Bruxelles  travolta dalle critiche e contestazioni,  dal crescere del “populismo”,  l’Unione Europea   che vede incagliato il suo progetto sovrannazionale, può trovarvi il suo  tornaconto: imporre ordine e disciplina, recuperare “autorità”.  E’ presto per dirlo. Aspettiamo i media di domani, cosa dicono, quali ricette invocano, quale capo o “fratello”  per l’emergenza, capace di calmare i nostri terrori: sono le parole d’ordine  a cui  ci faranno obbedire.  Quale il prossimo “Je suis Charly”? Aspettiamo domani.
Un  camion chiamato Ariel
(dall’Ansa:
l camion era partito dall’Italia per fare rientro in Polonia. Lo scrive il Guardian, per il quale il mezzo doveva fermarsi a Berlino per consegnare il carico ed il conducente, cugino del proprietario dell’azienda di trasporti polacca, aveva detto di volersi fermare per la serata. Ci sono forti sospetti, afferma il Guardian online, che il mezzo si stato rubato durante il viaggio. L’autocarro è di un’azienda di trasporti di Danzica, che dice di aver perso il contatto con il mezzo attorno alle 16 del pomeriggio.
Il proprietario dell’azienda, identificato solo come Ariel Z, è stato intervistato dall’emittente polacca Tvn24 e ha detto che il mezzo era guidato da suo cugino, che aveva intenzione di passare la serata a Berlino. Ha escluso che il suo parente, che guida camion da 15 anni, possa aver provocato lo schianto

lunedì 5 dicembre 2016

TRUMP METTE AL PENTAGONO IL GENERALE ANTI-NEOCON

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Se confermata, la scelta di Trump di mettere al Pentagono il  generale James Mattis sembra  buona. Nei Marines da 41 anni, non ammogliato (ha sposato l’esercito),   senza incarichi nei consigli d’amministrazione del complesso-militare industriale, gli ufficiali che sono stati suoi  sottoposti in operazioni belliche (è stato uno dei leader dell’invasione Irak  2003) ne parlano bene. Anzi con ammirazione: coraggioso, capace, geniale, onesto, un vero uomo di comando.
Nel 2013  ha criticato pubblicamente Israele, denunciando che stava costruendo un regime di “apartheid”.  Come comandante del CENTCOM ha pagato ogni giorno un prezzo in sicurezza militare  per il fatto  che gli americani sono visti pregiudizialmente pro-Israele.  Ciò influenza tutti gli arabi moderati che vogliono stare dalla nostra parte, perché non possono apertamente schierarsi con chi manca di rispetto ai palestinesi”.  E rivolto agli israeliani: “Se non viene stabilito uno stato palestinese, io vi dico che l’attuale situazione è insostenibile. (…)   Gli stanziamenti delle colonie [ebraiche nei territori occupati] stanno rendendo impossibile la soluzione a due stati”.   Finirete con realizzare l’apartheid.

Sono frasi  di buon senso, ma dirle ad alta voce in Usa, per un militare,  sono sintomo di audacia. Più precisamente, di non aver paura di rovinarsi la carriera.  Il generale Mattis, nonostante il nomignolo “Mad Dog”,   viene ritenuto un intellettuale; ha certamente letto The Israeli Lobby di Walt e Mearsheimer.  Per una serie di motivi, gli ufficiali che sono stati sotto il suo comando sperano, anzi sono convinti,che Mad Dog libererà il Pentagono dalla presa dei neocon, che controllano la politica estera Usa  in senso  filo-sionista dal 2001, quando hanno preso il potere   nei ministeri-chiave  sotto il presidente repubblicano Bush, e ci sono rimasti aggrappati  negli 8 anni del democratico Obama.
Su Obama ha un parere soldatesco
Di Obama non ha una grande stima
“Mi aspetto –  scrive  uno di loro su Sparta Report (sic, un blog soldatesco)- che Mattis come segretario alla Difesa faccia un c. così a quelle donnette imboscate che infestano il Pentagono dopo otto anni di regno di Obama.  Con l’appoggio di Trump, tirerà fuori le budella a quei parassiti nel   complesso militare-industriale,  che usano il servizio militare come parte del curriculum per atterrare in posizione  direttoriale a McDonnell-Douglas e  altri. Se Dio vuole  il presidente Trump emanerà un divieto  PERMANENTE   per OGNI ufficiale superiore  di lavorare per un contractor della difesa”.
D’accordo, si tratta di una speranza. Ma quella che viene qui denunciata è una delle peggiori piaghe del sistema americano. Come da noi  certi politici ed alti funzionari (da Draghi a Prodi a Barroso) finiscono  a Goldman Sachs,  a Washington anche  gli altissimi gradi  a fine carriera sono invitati nei  consigli d’amministrazione delle grandi aziende private produttrici di armamento o servizi  come contractors   al   Pentagono; assunti con emolumenti che non hanno mai visto durante il servizio, per le loro conoscenze interne e per  la loro capacità di fare lobby alla Difesa. Questo è uno dei più gravi elementi di distorsione della politica estera americana,  essendo  Loocked-Martin e McDonnell Douglas  imprese con un solo cliente (il Pentagono) o due (la NATO, i suoi satelliti), ed essendo  loro interesse che il governo Usa faccia più operazioni belliche e più occupazioni armate possibile – perché così consuma i materiali prodotti da loro,  e  garantisce un flusso permanente di lucrosi contratti di manutenzione, riparazione e sostituzione.  La  proliferazione cancerosa di basi americane nel mondo, il mostruoso bilancio del Pentagono  (in cui si annidano sprechi, tangenti e furti enormi), ma anche l’ipertrofia   bellicista Usa si spiegano in gran parte  non  con l’interesse nazionale, ma con l’interesse dei bilanci delle ditte.
james-mattis-cover
Lo sfruttamento è così evidente e lucroso, che anche la nota lobby ha creato una apposita sottolobby per storcere il tutto a favore di Sion:  il Jewish Institute fon National Security Affairs (JINSA), il cui scopo dichiarato è “informare le personalità della difesa americana sul ruolo svolto da Israele nell’affermare gli interessi della democrazia”,   nonché “sull’importanza  di mantenere una efficace capacità di difesa ad Israele così che siano salvaguardati gli interessi vitali americani”.  Generali ed ammiragli in servizio vengono invitati in Israele in visite pagate per fraternizzare  coi comandi sionisti; i generali a riposo  inseriti nel complesso militare industriale,  vengono invitati a far perte del JINSA e del suo board. JINSA, ha scritto il giornalista Jason Vest, “è l’ambiente in cui ideologia e affari si mescolano fino a identificarsi”: l’ideologia è quella del Likud e dei ‘coloni’ occupanti le terre dei palestinesi: i generali americani così manipolati sposano tutti  le posizioni del sionismo più estremo, “buttare a mare” i palestinesi, e così via.
Come abbiamo visto, il generale Mattis pensa esattamente il contrario di quel che proclama  il JINSA: che gli Usa “pagano un prezzo per sostenere” Israele. Quanto all’altra questione, risponde il fatto che dopo la pensione non ha avuto incarichi  strapagati  in una azienda di armamento: segno che li ha rifiutati,  perché certamente gli sono stati offerti.
Ciò è in linea col  sensazionale discorso tenuto da Donald Trump a Cincinnati, il 1 dicembre, per ringraziare i suoi elettori: “Sì, distruggeremo Daesh. Ma allo stesso tempo, perseguiremo una politica estera nuova tenendo conto degli errori commessi in passato. Noi smetteremo  di rovesciare governi di Stati esteri […]. Il nostro obbiettivo è la stabilità, non il caos. E’ venuto il tempo di ricostruire il nostro paese”.
I media  “democratici”  di tutta Europa  non  hanno dato alcun peso a  questo proposito programmatico  (sono per l’intervento umanitario?). Invece, hanno rumorosamente criticato Donald Trump  per aver telefonato- in realtà, ricevuto  la telefonata  della presidente di Taiwan,  con cui  Washington non ha rapporti diplomatici dagli anni di Nixon  quando, grazie a Kissinger,   riconobbe che quella con capitale Pechino è l’unica Cina. Che gaffe! Che inesperienza! Naturalmente tacendo questo piccolo particolare: che due giorni prima, il mercoledì  precedente, Obama aveva notificato al Congresso la vendita a Taiwan – lo stato non riconosciuto – armamenti per 1,8 miliardi di dollari.  Suscitando le proteste di Pechino.

Kissinger a Pechino: “Trump non deve niente a nessuno”

Pechino ha protestato anche per la telefonata di Trump –  che non ha l’aria di  esserne stato intimidito. Obama invece ha fatto comunicare al Dipartimento di Stato che la politica Usa verso la Cina non cambia.
I leader cinesi sono così preoccupati, in realtà, che hanno chiamato “il vecchio amico Kissinger” (è quello che ha messo la Cina agli onori del mondo nel ’78)  per ottenere informazioni e consigli sul nuovo presidente eletto. Secondo Bloomberg, Kissinger (93 anni) di sicuro dopo congruo pagamento, ha dato la sua consulenza  direttamente a Xi Jinpin e al   Politburo in questi termini: “Questo presidente eletto è unico tra quelli  che ho conosciuto  sotto un aspetto: non ha assolutamente alcun bagaglio. Non ha alcuna obbligazione verso nessun gruppo  particolare perché è diventato presidente sulla base della sua propria strategia e d’un programma che ha posto davanti al pubblico americano che i suoi concorrenti non hanno dato.  Dunque  è una situazione unica”.
https://www.bloomberg.com/news/articles/2016-12-02/china-grappling-with-trump-turns-to-old-friend-kissinger
Il fatto di non aver alcun gruppo o potere forte da ringraziare (e ricompensare) può essere una forza, ma anche una fatale debolezza: vuol dire che nessun potere forte ha un interesse  particolare a mantenerlo alla Casa Bianca, nemmeno il “suo” partito repubblicano.  Già alcune giornaliste della CNN  sono state intercettate, durante un fuori-onda, a scherzare su “un incidente aereo” che le avrebbe liberate dall’odiato Trump. Sapranno  qualcosa?
Ciò può spiegare alcune delle nomine di “The Donald”, come Steve Mnuchin,uno di Goldman Sachs, al Tesoro. Però attenzione: Mnuchin è stato a Goldman Sachs 14 anni fa; poi se n’è andato, volontariamente, ha fatto il produttore a Hollywood e il gestore di fondi per ricchi, fra cui  Donald. Anche Steve Bannon,    il giornalista-blogger e stratega della campagna che ha dato  la vittoria a Trump, è stato a Goldman Sachs: se n’è andato sbattendo la porta dopo aver scoperto che suo padre, grazie alla speculazione finanziaria, aveva perso la pensione, e da allora è  il più fiero e temibile  nemico di Goldman e Wall Street, di  cui non cessa di ricordare che   quelli non hanno pagato per il disastro dei  subprime che hanno creato nel 2008,  e per cui hanno “fatto pagare la gente che guadagna 50-60 mila dollari annui”, mentre i colpevoli ricevono bonos d’oro. “Wall Street dovrebbe essere preoccupata di Steve Bannon”,   titolava Business Insider  il 16 novembre scorso.  Perché è intelligente. Perché conosce i giochi. E soprattutto, perché  è di destra con idee  “sociali” anti-speculazione. Naturalmente, i media hanno  spiegato che è antisemita e “contro le donne”.

E LA UE TROVA DEL BUONO IN PUTIN

Jean Claude Juncker   s’è fatto intervistare da Euronews per dichiarare che “amerebbe avere con la Russia un accordo che vada al di là del quadro ordinario, tenendo a mente che senza la Russia,  non c’è architettura di sicurezza in Europa”.   Strano:  per almeno tre anni la UE  ha agito con l’idea contraria:  che, per avere una sicurezza in Europa, bisognava emarginare la Russia, imporle sanzioni,  circondarla di armamento  ed eserciti NATO, scacciarla dal concerto europeo. Oggi Juncker dice: “La Russia deve essere trattata come una grande entità, una nazione fiera. Mi piacerebbe avere discussioni da eguali con la Russia”.
Ha aggiunto che il presidente  Obama ha avuto torto a dire che la Russia è “una  potenza regionale”. Strano: solo meno di un mese fa, Juncker,   Mogherini, Merkel e Hollande  baciavano la pantofola di Obama venuto in visita di commiato, e con le lacrime agli occhi giuravano di proseguire la sua politica di emarginazione di  Mosca; anzi la Merkel s’è fatta incoronare nemica ufficiale  di Putin dal dipartente Nobel per la Pace, mentre Juncker sputava insulti su Trump.  La Mogherini  ha ordinato la censura e l’oscuramento delle emittenti russe in inglese,,,,,  perché infettavano la correttezza politica del pubblico europeo.
E’ stata una bella prova   di eterna fedeltà: dal 17 novembre al 1 dicembre. Adesso su Euronews Juncker dice che la Commissione Europea non ha bisogno di dipendere dalla politica estera americana per le sue relazioni con la Russia: questa si chiama indipendenza. Questa  sì è schiena dritta.
Il cambiamento non dipende certo dal fatto che alla Casa Bianca sta per andare Trump.  Dipende, magari, dal fatto che Hollande  sta sparendo nel nulla 8dopo aver destabilizzato Libri e Siria, ecco come lo ripaga il popolo francese), che  presto a Parigi  sarà al potere Francois Fillon che è un amico di Mosca; sea Vienna vince Hofer,  si rafforza il gruppo di Visegrad, profondamente anti-UE; in Italia una vittoria del No può portare, a termine,al collasso  dell’eurozona.
Per di più, ignorati dai media, 16 paesi europei  dell’OCSE– capeggiati dal ministro degli esteri germanico  Steinmeier – hanno richiesto di aprire un negoziato con Mosca per il controllo degli armamenti, ossia il contrario del riarmo voluto da Stoltenberg su istigazione di Obama. “Per quanto siano difficili  i rapporti  con la Russia,  abbiamo bisogno di più dialogo, non meno”, ha detto Steinmeier.  Anche qui, un bell’atto di  coraggio e indipendenza di pensiero strategico.
Sempreché, s’intende, non accada a Trump quell’incidente aereo di cui ridacchiavano le “giornaliste”della CNN
Perché in tal caso dobbiamo cominciare a contare i giorni   che durerà il grande rispetto  di Juncker  per Mosca.

PTV News 2 Dicembre 2016 - Wikileaks scopre un grave scandalo governativ...

martedì 29 novembre 2016

MotoRoller - "Le fortezze di Brest"

Diego Fusaro: "In memoria di Fidel Castro, eroico resistente al capitali...

Mario Albanesi: "La notizia bomba"

Mario Albanesi: "La notizia bomba"

KIEV, “ESERCITAZIONE” CON MISSILI SULLA CRIMEA. LA UE, COMPLICE.

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Il regime di Kiev   farà una ‘esercitazione con missili” ( veri) nella spazio aereo della Crimea, nello spazio sovrano della Federazione Russa  – ma  che Kiev  tratta come suo territorio nazionale.  I missili saranno sparati dove volano aerei russi civili e militari, si allarma l’agenzia russa di aviazione   civile Rosaviatsiya.  Il regime, come se non esistesse la Russia, ha semplicemente diramato giovedì l’annuncio di “zona pericolosa”  a tutte le quote di volo, insomma restrizioni dei voli,  su Crimea, presso Sinferopol, il 1 e 2 dicembre prossimo.  La zona  di pericolo comprende lo sazio aereo su tratti di mare che sono acque territoriali russe.  L’atto è del tutto unilaterale,  il regime non   si è coordinato con Mosca. Il ministro della Difesa russo, venerdì, ha convocato l’attaché militare dell’ambasciata ucraina per una nota di protesta ufficiale.
L’estrema gravità della provocazione si capisce   meglio se si ricorda che gli ucraini, coi loro missili o caccia,  hanno abbattuto  due aerei  civili: nell’ottobre 2001, Il Tu-154 della Siberia Airlines in rotta da Tel Aviv a Novosibirsk  (68 morti) abbattuto sicuramente da un missile ucraino durante un’esercitazione missilistica, e  il Boeing 777 della Malaysia diretto da Amsterdam a  Kuala Lumpur  con 298 persone a bordo, mentre sorvolava il territorio ucraino,  l’8 marzo 2014,   di cui immediatamente il regime di Kiev accusò i separatisti del Donbass  con un missile BUK  “lanciato da professionisti russi”.  Il fatto che Obama abbia  altrettanto immediatamente confermato la tesi di Kiev (mentre i resti dell’aereo avevano segni di mitragliamento, come  fosse stato attaccato da un caccia col cannoncino di bordo), e che tutta l’inchiesta posteriore, olandese,  tenti di sviare la responsabilità sulla Russia,  lascia sospettare che anche questa volta il regime di Kiev  punti a creare un “casus belli”  irreversibile   – con la  complicità dell’Amministrazione Usa; e  della UE,  che moltiplica i segnali di ostilità e si comporta come la Russia fosse un paese nemico (come ha dimostrato la pronuncia dell’europarlamento   contro i media russi   che si vedono in Europa).
In questo senso, anche la data  della “esercitazione con missili dal vivo” è sinistramente indicativa:  1 e 2 dicembre, un   mese prima  del giuramento di Donald Trump. E’ ben possibile che i potenti nemici interni di Trump, e l’oligarchia UE  che non gli ha  risparmiato manifestazioni di odio, specificamente a causa della sua intenzione di rappacificarsi con Putin, gli stiano preparando una crisi  irreversibile, magari anche con false flag  e stragi di passeggeri in volo?  Obama ancora per poco nella stanza dei bottoni offre  un’ultima occasione  a tutti gli avversari della distensione Usa-Mosca.  E Obama è stato ben capace, nell’agosto 2013, di accusare Damasco di aver usato  i gas nervini  “contro il suo stesso popolo”, sapendo benissimo che a lanciarli erano stati i cosiddetti ribelli,  come parte di un piano per provocare l’intervento occidentale in Siria;   ricordiamo bene che John Kerry declamò allora: “Sappiamo bene da dove e in quale momento i razzi sono stati lanciati. Sappiamo che provenivano solo da zone controllate dal regime”, mentendo spudoratamente  (e i media mainstream diffusero la fake news, la falsità,  sapendola falsa). Insomma è  gente senza scrupoli, quella che ha troppo da perdere  dall’insediamento di Trump; e ciò vale ancor più per il regime di Kiev, in bancarotta, abbandonato dalla sua popolazione, che sta per perdere il protettore atlantico.
Il timore della provocazione irreversibile da parte ucraina è stato espresso anche da The Saker.   “Kiev cerca disperatamente di provocare la Russia prima che Trump abbia giurato”.
Qualche giorno fa due soldati russi sono stati rapiti dal FSB,  in piena zona di confine e sotto le telecamere di sorveglianza russe,  dichiarando poi che i due sequestrati, essendo di origine ucraina, erano traditori. Il numero di provocazioni commesse dalla parte ucraina si  moltiplicano: più intensi bombardamenti sul Donbass,  l’assassinio di “Motorola”,  il  popolarissimo comandante militare della Novorussia;  l’infiltrazione ripetuta di sabotatori in Crimea, arrestati dai russi. Senza che Mosca abbia mai reagito. Perché è evidente che “lo scopo del regime di Kiev è di trarre i russi  dentro il territorio ucraino”, in modo  che la UE  e la NATO  possano strillare a pieni  polmoni all’aggressione  militare.  Sono mesi in cui Lettonia, Lituania ed Estonia preparano la loro  popolazione a un “Invasione russa”, e hanno chiesto ed ottenuto lo stanziamento di truppe  e armamenti NATO;  a metà novembre il governo di Varsavia ha  fatto esumare il corpo   del presidente Lech Kaczinsky,  morto nel 2010 in un incidente aereo in Russia che il fratello gemello, oggi eminenza grigia della Polonia, vuol credere organizzato da Mosca.
E il  24  novembre Poroshenko è arrivato a Bruxelles per  un “vertice” con Juncker e Tusk, dove non solo si è trattato di concedere agli ucraina l’entrata in Europa senza visti, ma dove –  a detta del numero due della delegazione ucraina Kostiantyn Yeliseyev “ci siamo accordati che la UE continuerà a sostenere e dare solidarietà all’Ucraina per la sovranità e l’integrità territoriale – Siamo profondamente grati per l’irremovibile posizione della UE sulla questione della Crimea [ossia che la Russia l’ha occupata illegalmente]; e  dopo le discussioni abbiamo accresciuta fiducia che le sanzioni contro la Russia saranno estese. Speriamo in una decisione in questo senso a dicembre”.  Come mai tanta fiducia?
Anche in Siria avvengono eventi pericolosi: gruppi di jihadisti notoriamente sostenuti dagli Usa sono comparsi con in mano missili anti-aerei; un tipo di armamento che fino a questo momento Obama aveva vietato di consegnare ai “suoi” ribelli, per l’ovvio rischio cui sottopongono i voli civili. Adesso   questo tabù è caduto.  Caccia siriani e russi potranno essere abbattuti, invelenendo un conflitto che sembrava vicino alla  conclusione, con la liberazione di Aleppo.
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Si aggiungano le manovre americane per sottrarre a Trump la vittoria. La candidata dei verdi Jill Stein (J)  riceve milioni di dollari necessari per poter aprire il riconteggio dei voti  in Wisconsin, e forse Pennsylvania e   Michigan  –  negli Stati in cui Trump ha vinto, con lo scopo di dimostrare che  ci sono stati brogli.   A darle i quattrini non sono privati “dal basso”, come vorrebbe far credere:  i suoi conti ricevono 160 mila dollari l’ora, giorno e notte, da un programma  di bonifico computerizzato – dietro cui è dato sospettare  George Soros.  I particolari del trucco si possono leggere qui:

Jill Stein riceve donazioni fisse ad ogni ora, giorno e notte
Jill Stein riceve donazioni fisse ad ogni ora, giorno e notte
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In vari stati, fra cui Washington e Colorado,   il partito democratico sta facendo pressioni   sui grandi elettori per “convincerli” a non votare Trump, ma a dirigere il loro voto verso candidati di terza fila, come Mitt Romney e John Kasich.  Non hanno ancora rinunciato a rovesciare i dati elettorali.

mercoledì 23 novembre 2016

Assaporare la Verità oltre la Mente: Meditazione e Fede - Pier Giorgio C...

Bombardato “l’ultimo ospedale di Aleppo” – L’ennesimo ultimo

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Uno vorrebbe occuparsi di persone più serie. Ma quando si sente per l’ennesima volta tale Goracci (da noi pagata) ripetere in tv che i bombardamenti russi hanno distrutto “l’ultimo ospedale pediatrico di Aleppo”, sicché “i bambini di Aleppo” sono lasciati senza cure  Dall’immensa crudeltà di Assad e Putin, bisogna pur avvertire i nostri lettori: la signora da voi pagata  emana  menzogne di propaganda. E  nemmeno se le inventa lei, presunta inviata speciale sul posto;  copia la propaganda da una centrale comune di cui si  servono tutti i giornalisti che danno false informazioni su Aleppo.  Se se le inventasse lei, sarebbe almeno – si spera – più creativa.   Non ripeterebbe per l’ennesima volta l’ennesima storia su “l’ultimo ospedaledi Aleppo”, su “l’ultimo pediatra ucciso ad Aleppo”, sui “bambini di Aleppo”  sotto le bombe – giusto per dare la sensazione che ad Aleppo Est non ci siano che bambini e  ospedali (pediatrici), invece che qualche migliaio di  tagliagole che terrorizzano la popolazione  rimasta in mano loro. Ma quanti “ultimi ospedali” ha bombardato la Russia ad Aleppo?, si domanda  Liveleaks – che ci ha fatto un video (qui sotto)
“L’ultimo pediatra ucciso ad Aleppo”  è una notizia vecchia: l’hanno diffusa  già il 28 aprile scorso,  Telegraph, Los Angeles Times, Abc News, Washington Post…che ha avuto almeno un dubbio, e ha parlato di “uno degli ultimi pediatri”.

La storia dell’”ultimo pediatra ucciso” ad aprile  è stata alquanto indebolita da una  lettera aperta che 15 medici nella Aleppo assediata hanno scritto ad Obama, ad agosto:dove  sei  (6)  dei firmatari si autodefiniscono “pediatri”:
Ancora  tanto vivi da scrivere un testo sulle “atrocità” del regime siriano; un testo di propaganda sotto dettatura dei jihadisti, magari. Dicono che sono i soli rimasti a curare una popolazione di 300 mila in Aleppo Est.  Era infatti la popolazione che vi abitava prima; adesso sono per lo più scappati, e si valuta che i rimasti siano  circa 40 mila.
pediatri-aleppo
Le menzogne ripetitive hanno fonti che  vogliono essere autorevoli. Per esempio  sono degli osservatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO) a raccontare, il 19 novembre, che “tutti gli ospedali in Aleppo est sono  fuori uso per i bombardamenti” (All hospitals in eastern Aleppo out of action after bombardments: officials).  E’ credibile, l’OMS?  E’ credibile per chi ha dimenticato che nel 2010  l’OMS lanciò un allarme-pandemia  di influenza perché le case farmaceutiche potessero guadagnare  miliardi spacciando vaccini inutili. Era il virus H1N1.  l’OMS previde 2 miliardi di infetti e  milioni di morti, invece  l’influenza si rivelò più debole di un’influenza di stagione. Chi vuole ricordare quello scandalo, legga qui:
Oltretutto, questi  “osservatori dell’OMS” ad Aleppo sono stati immediatamente smentiti da Medecins Sans Frontières, che in Siria fa’ anch’esso la sua parte per diffondere propaganda  anti Assad, ma evidentemente non si è coordinata con l’OMS: ,
– 2:20 AM – 21 Nov 2016
MSF says four out of eight hospitals in eastern Aleppo city are currently out of service, including the only dedicated pediatric hospital.
Traduco:  Medécins Sans Frontières dice che 4 degli 8 ospedali in Aleppo Est sono attualmente fuori uso,   compreso il solo dedicato ad uso pediatrico.
Insomma  OMS dice “tutti”, MSF  dice “4 su 8”.  E’ deplorevole  questa discrepanza, a questo punto la  povera Goracci non saprà   quali menzogne “di  fonte autorevole” diffondere.
Perché, siamo giusti, mica può dare informazioni come questa:

Aleppo Est: Jihadisti sparano sui civili. Volevano uscire.


E’ successo il 17 e 18 novembre.  Un numero imprecisato di civili ha  provato a inscenare manifestazioni di protesta perché la milizia che si autodefinisce Consiglio Militare Supremo dell’Esercito di Conquista vietava loro di abbandonare la città . La manifestazione è stata sedata con piogge di proiettili. “17 persone,  di cui due adolescenti di 13 e 15 anni, sono stati uccisi sul posto, 40 altri sono stati feriti .  I terroristi hanno arrestato e portato in destinazione incognita una decina di uomini, che ritenevano come promotori della sommossa.  La sera stessa sono stati fucilati. Questo durante la prima manifestazione”  La fonte è di quelle che non piacciono alla Goracci, il portavoce del ministero Difesa di Mosca – che però ha  qualche informazione diretta,  bisogna riconoscere, su Aleppo Est.  Il cosiddetto Consiglio Militare Supremo che controlla già i tunnel (da dove si poteva uscire) ha fatto minare gli accessi alla città per impedire a chiunque di entrare e uscire per via di terra.   Un  piccolo particolare  rende la notizia dell’eccidio credibile: il Consiglio Militare Supremo non comprende nessun siriano; è composto interamente di jihadisti esteri, sotto comando saudita. I sauditi  fanno queste cose anche contro la loro popolazione, in Arabia.
La propaganda diffusa dalla nostra costosa inviata copiando dalla centrale, dà l’impressione che i russi e siriani bombardino  una Aleppo Est vittima  inerme. Non è vero: i terroristi assediati  eseguono intensissimi tiri di artiglieria sui quartieri  – civili – di Aleppo Ovest, dove vive la maggioranza della  popolazione aleppina.  Domenica 20,  di mattina, i loro tiri hanno colpito una scuola nel quartiere di Forkane:  10 bambini uccisi oltre numerosi feriti. La fonte è il governo di Assad. Non è richiesto alla nostra inviata di credergli sulla parola; potrebbe andare sul posto, dato che si trova ad  Aleppo  Ovest.
Patetico e  disonorevole l’estremo tentativo dell’inviato ONU, Staffan de Mistura, per salvare dal loro destino il ‘governo’  terrorista ad Aleppo Est, e soprattutto la pietosa finzione che si tratti della “opposizione” legittima.  Lo ha rivelato il ministro degli esteri di Damasco Walid Al-Mouallem.   Nell’incontro, mentre i delegati siriani hanno  proposto la libertà di uscita per i jihadisti assediati,siano “ 5 o  seimila o settemila, che tengono ostaggio la popolazione” (Staffan de Mistura, l’ottobre scorso,  li ha valutati in 900 –  e s’era detto disposto ad accompagnarli personalmente e fisicamente fuori, sotto garanzia ONU), il delegato ONU ha lanciato la  proposta: Ad Aleppo Est esiste una ‘amministrazione locale’ – in pratica, Damasco dovrebbe lasciare la parte della città sotto tale “amministrazione’.
Di questo “Comitato locale” ha parlato il 19 ottobre  anche Hollande, quando ha ricevuto e premiato il caporione dei Caschi Bianchi (il pronto soccorso jihadista, formato dai servizi britannici),  dicendo che gli sarebbe piaciuto accogliere “anche il capo del comitato  locale di Aleppo, eletto democraticamente, che assicura coi suoi servizi che può una   vita ad Aleppo,  acqua, cure, scuole”….
Qui sotto un video per vedere come recitano bene gli Elmetti Bianchi:

Naturalmente il ministro siriano ha rifiutato, stupefatto di tanta faccia tosta.  A questo punto l’ONU e il suo emissario sono passati alle minacce. Sotto questa forma: “Una vittoria militare totale ricercata da Assad in Siria,  invece che un accordo di pace negoziata,lascerà la Siria esposta ad terrorismo sunnita”. E già, è questa la teoria di Obama: Assad must go, perché  è lui con la sua presenza che istiga lo spontaneo terrorismo sunnita. E Obama  aveva anche i mezzi per dimostrare la sua tesi  visto che i terroristi islamici sunniti li ha creati lui coi suoi compari del Golfo – i grandi finanziatori di Hillary Clinton.  Ora  Obama, prima di lasciare la  Casa Bianca, ha dato ordine di eliminare i suoi capi  di Al Nusra;  perché in Trump non  troverebbero comunque un amico.

PTV News 22 Novembre 2016 - Voci di rilevanti cambiamenti a Mosca

Bisogna di nuovo aver paura dei tedeschi (Obama ha rivotato Merkel)

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I governanti europei, accolto Barak Obama nel suo viaggio d’addio la settimana scorsa, gli hanno fatto l’ultimo regalo:  hanno prolungato di un altro anno le sanzioni alla Russia (costo per l’Italia 7,3 miliardi), poi hanno giurato nelle  mani dell’uscente di  : 1) arrivare comunque a firmare il TTIP,  detestato da tutti i popoli delle due sponde atlantiche; 2) ampliare la globalizzazione sempre di più; 3)  continuare a  tenere aperte le frontiere all’immigrazione senza limiti; 4) mantenere la NATO così com’è, in posizione  di aggressivo riarmo;  5)  continuare e a perseguire   normative mondiali contro il  riscaldamento globale;  6) sul Medio Oriente, e specialmente la Siria, continuare ad obbedire alle direttive che Obama  ha indicato, compresa la finta guerra al terrorismo dell’IS.
“I leader sono d’accordo sulla necessità di lavorare  collettivamente per far avanzare l’agenda transatlantica, specie  nel portare stabilizzazione al Medio Oriente e Africa del Nord [sic], come assicurare la soluzione diplomatica dei conflitti in Siria e Ucraina dell’Est”, così suona il comunicato della Casa Bianca dettato da Obama alla fine dei tre giorni d’incontro.
La tavolata d'addio a Berlino
La tavolata d’addio a Berlino (o arrivederci?)
Non si è trattato solo di un palese  vilipendio alle intenzioni politiche del nuovo presidente Usa, negate una per una puntigliosamente – dalla NATO   per Trump ‘obsoleta’ fino al  riscaldamento globale (”un imbroglio”) e alla sua dichiarazione che in Siria non bisogna rovesciare Assad  bensì  lo Stato Islamico, fino alla sua volontà di mettere un freno alla mondializzazione – no, è stato molto di più.   E’ stato come se i sei governanti europei che si  sono stretti attorno a Obama come loro maestro spirituale, lo avessero votato di nuovo – al posto degli americani.  Non riuscivano a staccarsi da lui. Smarriti di essere liberi (non sia mai), la Merkel ha riunito a tavola con l’adorato Nobel per la Pace che torna nel nulla,  oltre a Juncker,  Hollande e Renzi, Teresa  May e  Rajoi: e  tutti   hanno giurato nelle mani di Sua Nullità di mantenersi legati a lui  nel difendere “i nostri  valori” comuni”.  Oviamente quelli del politicamente corretto. Tutto il repertorio.
Obama e la Merkel hanno firmato a due mani un editoriale, apparso sui mainstream, degno di due piccioncini convolati a luna di miele: “Germania e Stati Uniti sono profondamente uniti insieme … i nostri due paesi condividono la congiunta responsabilità di proteggere e preservare il nostro modo di vita”, fra cui sottintendono cose come le nozze gay e la scelta del gender  (“impegno alla libertà personale”), senza rinunciare agli interventi umanitari come in Siria e Libia:  ”Il  nostro rispetto per la dignità umana  ci obbliga a fornire aiuto umanitario a milioni di rifugiati  nel mondo”, milioni da accogliere; inoltre “la  partnership Usa e Germania è stata essenziale per ottenere  un accordo globale a Parigi che offre al mondo un progetto per proteggere il nostro pianeta” : la lotta al riscaldamento globale con costrizioni  arbitrarie  per trattato.
Agli smarriti, Obama  ha assicurato che Trump cambierà, che finirà per rientrare nei ranghi mondialisti, perché la carica di Presidente Usa ha una qualità  (mistica, trascendente) che dona un speciale grazia di stato, da cui l’infallibilità  globalista. Leggere per credere:  C’è qualcosa nelle  solenni responsabilità di questo ufficio…che ti forza a concentrarti,  che esige serietà”, ha detto Obama, implicando ovviamente che Trump non è serio:  “E se non sei serio su  questo lavoro, allora probabilmente non durerai molto a lungo. Perché  ciò porta problemi”. Magari un attentato?
Qualunque cosa vogliano dire queste alate, ispirate parole ….  Il tono degli addii è stato questo, elegiaco e  grandioso insieme – il momento dei commossi  reciproci abbracci, del cantarsela e suonarsela, delle alte e vibranti auto-celebrazioni dei propri successi immaginari. Obama è arrivato al punto – senza ridere  – da definire la UE, l’Unione Europea di Merkel e Juncker, “uno dei più grandi successi politici ed economici del mondo”.  
E mica è bastato. Obama ha  passato alla Cancelliera la fiaccola dei “valori democratici nel mondo”,  palesemente messi in pericolo dall’elezione di Trump. Le ha affidato lo stendardo della civiltà occidentale in pericolo; sia lei la vostra guida, o europei.

“Angela, guida l’Occidente al posto mio”

Non sto esagerando minimamente. Infatti il più “grande” e  ufficioso dei media germanici, Der Spiegel, in un fondo di un suo capo redattore   Dirk Kurbjuweit, ha titolato: “L’America  ha abdicato dalla guida dell’Occidente” – e non  contento, vi ha aggiunto: “E’ tempo per l’Europa, e Angela Merkel, di  occupare quel vuoto”.
Letteralmente così.  Alla   Merkel  spetta la guida del mondo  occidentale, perché “ha forti principi morali, come ha dimostrato durante la crisi dei rifugiati”.
Vale la pena di analizzare questo articolo, per  constatare  le storture mentali,   la mistura di servilismo e di presunzione impolitica,  l’autoillusione  quasi al limite della demenza, che nutre la classe dirigente tedesca.
Il giornalista esordisce baciando  la mano che ha punito il popolo tedesco: “L’Occidente è nato nel gennaio 1917.  Quando il presidente Woodrow Wilson entrò in guerra contro la Germania, dicendo alla sua nazione che era tempo per gli americani di assumersi la responsabilità di ‘pace e giustizia- –  Il mondo deve  esser reso sicuro per la democrazia”, disse Wilson.
“Cento anni dopo: Trump. Uno che non  vuole la globalizzazione. Che proclama il nazionalismo americano,  l’isolazionismo,  il ritiro parziale dal commercio mondiale e nessuna responsabilità per il cambiamento climatico”.
[…] “La dignità umana  è il centro della civiltà occidentale […]  I diritti umani. Un razzista non può incarnare questo progetto. Trump non  ha alcun senso della dignità propria o di altri.   Non è qualificato per essere il leader dell’Occidente”.
“Siamo oggi dinnanzi al vuoto – la paura del vuoto. Cosa accadrà all’Occidente, all’Europa, alla Germania senza gli Stati Uniti alla loro testa?” .  Frase rivelatrice: lorsignori hanno paura del vuoto di potere.  Ma, psicanaliticamente, proiettano la loro paura su quelli che hanno votato Trump. Secondo il giornalista, Trump è stato portato al potere dalla “paura. Non più  la paura  di perdere la libertà, ma la paura della libertà stessa”.
Gli americani hanno avuto paura degli uomini “liberi  di attraversare i confini alla ricerca di nuovi luoghi dove insediarsi. Liberi di esportare i loro prodotti e  dunque di entrare in competizione con altri paesi. Liberi di battersi per diritti  uguali in quanto donne, in quanto omosessuali e in quanto non bianchi.  […]  Ciò che è unicamente tipico dell’Occidente, la libertà, è oggi percepito come minaccia”.
“Se Trump  governa come ha promesso, la ‘terra dei liberi’ (Usa)  abdicherà al suo compito di leader del mondo libero. Allora, sarà il  momento dell’Europa. Deve resistere al populismo. […] Dovrà provvedere alla propria sicurezza,  e ciò nel tempo di Vladimir Putin, di Recep Tayyip Erdogan e dello Stato Islamico  che esiste presso  l’Europa”
Sorvoliamo sul fatto che le suddette minacce alla nostra sicurezza, Putin, Erdogan e lo Stato Islamico, sono  pure creazioni della politica di Obama-Merkel. Ecco la conclusione dell’aedo di Spiegel:
“Senza l’America, compiti immani hanno davanti i leader occidentali. Sono compiti per la cancelliera Angela Merkel:  lei rappresenta una nazione forte [rieccoli!]  ed ha una forte fibra morale, come ha dimostrato nella crisi dei rifugiati”.
Una crisi che ha provocato  lei  da sola e da zero;  come ha provocato la rovina della Grecia e dei paesi mediterranei per taccagneria, e alla fin fine anche il Brexit – perché gli  inglesi sanno riconoscere una dittatura tedesca, quando ne rivedono una. Ma questo non conta per Kurbjuweit di Spiegel, ormai accecato dal fulgore titanico che, ai suoi occhi, assume  la Cancelliera: la vede già nell’atto di adempiere al compito immane di garantire le libertà: di commercio, di nozze omosessuali, di farsi invadere da milioni di africani,  di salvarci da Trump e dai populisti.  Lo farà perché è, sola in Europa, alla testa di “una nazione forte”  (e ricca),disciplinata e obbediente a imporre la democrazia: senza chiedere il minimo parere agli altri popoli europei, come ha sempre fatto:  sia con l’euro, sia quando ha deciso  che dovevamo tutti accettare i milioni di immigrati che lei ha chiamato, o quando  ci ha ingiunto di pagare 3 miliardi a  Erdogan perché si tenesse i profughi  che prima, lei aveva invitato. .  La libertà alla tedesca comprende le nozze gay e l’immigrazione di massa,  ma non la democrazia del voto.
spiegel
“La fine del mondo”
Merkel deve  divenire un leader decisivo per l’Europa”, proclama  infine  il giornalista di Spiegel. Senza la minima preoccupazione se gli altri membri dell’Unione Europea vadano magari consultati.  Infatti Merkel ha annunciato che correrà per un quarto mandato. Questo articolo mostra che  bisogna di nuovo aver paura dei tedeschi: dopo ottantenni di sottomissione servile, si sono di nuovo montati la testa e si sentono in grado di guidare la civiltà? Così, di punto in bianco?  .
Un post scriptum per Matteo Renzi. Era uno dei sei che hanno celebrato Obama, e l’hanno rivotato al posto del popolo americano  in quella demente celebrazione a Berlino.   Vedo che il fatale comunicato dice: i partecipanti “sono unanimemente d’accordo  sul fatto che [..] le sanzioni alla Russia  legate all’Ucraina  devono restare in vigore” fino a che non saranno in opera gli accordi di Minsk. Gli accordi di Minsk che sono violati da Kiev, non da Mosca. La Egemone Merkel ha fatto anche dello spirito, dicendo che i progressi erano “invisibili”.  Renzi era lì.  Non ha rotto la bella unanimità. Non ha eccepito che   noi subiamo un danno di oltre 7 miliardi per un contenzioso che non riguarda in nessun modo l’Italia.  Renzi ha già smesso di disturbare la UE. Si acquatta a fare il  servetto  della nuova Egemone. Nonostante tutto, è davvero meglio Trump.
 L’enigmatica copertina di Economist per il 2017: spaccatura in seno alla cristianità? giudizio sul mondo? La Morte? Un astro misterioso per fine anno. Spesso le “profezie” di Economist si avverano. Nei bei tempi “previde” l’uccisione di Moro con mesi di anticipo, con una copertina che diceva: “E’ finita la commedia” in italiano nel testo.

L’enigmatica copertina di Economist per il 2017: spaccatura in seno alla cristianità? giudizio sul mondo? La Morte? Un astro misterioso per fine anno. Spesso le “profezie” di Economist si avverano. Nei bei tempi “previde” l’uccisione di Moro con mesi di anticipo, con una copertina che diceva: “E’ finita la commedia” –  in italiano nel testo.