mercoledì 30 novembre 2016
martedì 29 novembre 2016
KIEV, “ESERCITAZIONE” CON MISSILI SULLA CRIMEA. LA UE, COMPLICE.
Maurizio Blondet 3
Il regime di Kiev farà una ‘esercitazione con missili” ( veri) nella spazio aereo della Crimea, nello spazio sovrano della Federazione Russa – ma che Kiev tratta come suo territorio nazionale. I missili saranno sparati dove volano aerei russi civili e militari, si allarma l’agenzia russa di aviazione civile Rosaviatsiya. Il regime, come se non esistesse la Russia, ha semplicemente diramato giovedì l’annuncio di “zona pericolosa” a tutte le quote di volo, insomma restrizioni dei voli, su Crimea, presso Sinferopol, il 1 e 2 dicembre prossimo. La zona di pericolo comprende lo sazio aereo su tratti di mare che sono acque territoriali russe. L’atto è del tutto unilaterale, il regime non si è coordinato con Mosca. Il ministro della Difesa russo, venerdì, ha convocato l’attaché militare dell’ambasciata ucraina per una nota di protesta ufficiale.
L’estrema gravità della provocazione si capisce meglio se si ricorda che gli ucraini, coi loro missili o caccia, hanno abbattuto due aerei civili: nell’ottobre 2001, Il Tu-154 della Siberia Airlines in rotta da Tel Aviv a Novosibirsk (68 morti) abbattuto sicuramente da un missile ucraino durante un’esercitazione missilistica, e il Boeing 777 della Malaysia diretto da Amsterdam a Kuala Lumpur con 298 persone a bordo, mentre sorvolava il territorio ucraino, l’8 marzo 2014, di cui immediatamente il regime di Kiev accusò i separatisti del Donbass con un missile BUK “lanciato da professionisti russi”. Il fatto che Obama abbia altrettanto immediatamente confermato la tesi di Kiev (mentre i resti dell’aereo avevano segni di mitragliamento, come fosse stato attaccato da un caccia col cannoncino di bordo), e che tutta l’inchiesta posteriore, olandese, tenti di sviare la responsabilità sulla Russia, lascia sospettare che anche questa volta il regime di Kiev punti a creare un “casus belli” irreversibile – con la complicità dell’Amministrazione Usa; e della UE, che moltiplica i segnali di ostilità e si comporta come la Russia fosse un paese nemico (come ha dimostrato la pronuncia dell’europarlamento contro i media russi che si vedono in Europa).
In questo senso, anche la data della “esercitazione con missili dal vivo” è sinistramente indicativa: 1 e 2 dicembre, un mese prima del giuramento di Donald Trump. E’ ben possibile che i potenti nemici interni di Trump, e l’oligarchia UE che non gli ha risparmiato manifestazioni di odio, specificamente a causa della sua intenzione di rappacificarsi con Putin, gli stiano preparando una crisi irreversibile, magari anche con false flag e stragi di passeggeri in volo? Obama ancora per poco nella stanza dei bottoni offre un’ultima occasione a tutti gli avversari della distensione Usa-Mosca. E Obama è stato ben capace, nell’agosto 2013, di accusare Damasco di aver usato i gas nervini “contro il suo stesso popolo”, sapendo benissimo che a lanciarli erano stati i cosiddetti ribelli, come parte di un piano per provocare l’intervento occidentale in Siria; ricordiamo bene che John Kerry declamò allora: “Sappiamo bene da dove e in quale momento i razzi sono stati lanciati. Sappiamo che provenivano solo da zone controllate dal regime”, mentendo spudoratamente (e i media mainstream diffusero la fake news, la falsità, sapendola falsa). Insomma è gente senza scrupoli, quella che ha troppo da perdere dall’insediamento di Trump; e ciò vale ancor più per il regime di Kiev, in bancarotta, abbandonato dalla sua popolazione, che sta per perdere il protettore atlantico.
Il timore della provocazione irreversibile da parte ucraina è stato espresso anche da The Saker. “Kiev cerca disperatamente di provocare la Russia prima che Trump abbia giurato”.
Qualche giorno fa due soldati russi sono stati rapiti dal FSB, in piena zona di confine e sotto le telecamere di sorveglianza russe, dichiarando poi che i due sequestrati, essendo di origine ucraina, erano traditori. Il numero di provocazioni commesse dalla parte ucraina si moltiplicano: più intensi bombardamenti sul Donbass, l’assassinio di “Motorola”, il popolarissimo comandante militare della Novorussia; l’infiltrazione ripetuta di sabotatori in Crimea, arrestati dai russi. Senza che Mosca abbia mai reagito. Perché è evidente che “lo scopo del regime di Kiev è di trarre i russi dentro il territorio ucraino”, in modo che la UE e la NATO possano strillare a pieni polmoni all’aggressione militare. Sono mesi in cui Lettonia, Lituania ed Estonia preparano la loro popolazione a un “Invasione russa”, e hanno chiesto ed ottenuto lo stanziamento di truppe e armamenti NATO; a metà novembre il governo di Varsavia ha fatto esumare il corpo del presidente Lech Kaczinsky, morto nel 2010 in un incidente aereo in Russia che il fratello gemello, oggi eminenza grigia della Polonia, vuol credere organizzato da Mosca.
E il 24 novembre Poroshenko è arrivato a Bruxelles per un “vertice” con Juncker e Tusk, dove non solo si è trattato di concedere agli ucraina l’entrata in Europa senza visti, ma dove – a detta del numero due della delegazione ucraina Kostiantyn Yeliseyev “ci siamo accordati che la UE continuerà a sostenere e dare solidarietà all’Ucraina per la sovranità e l’integrità territoriale – Siamo profondamente grati per l’irremovibile posizione della UE sulla questione della Crimea [ossia che la Russia l’ha occupata illegalmente]; e dopo le discussioni abbiamo accresciuta fiducia che le sanzioni contro la Russia saranno estese. Speriamo in una decisione in questo senso a dicembre”. Come mai tanta fiducia?
Anche in Siria avvengono eventi pericolosi: gruppi di jihadisti notoriamente sostenuti dagli Usa sono comparsi con in mano missili anti-aerei; un tipo di armamento che fino a questo momento Obama aveva vietato di consegnare ai “suoi” ribelli, per l’ovvio rischio cui sottopongono i voli civili. Adesso questo tabù è caduto. Caccia siriani e russi potranno essere abbattuti, invelenendo un conflitto che sembrava vicino alla conclusione, con la liberazione di Aleppo.
Si aggiungano le manovre americane per sottrarre a Trump la vittoria. La candidata dei verdi Jill Stein (J) riceve milioni di dollari necessari per poter aprire il riconteggio dei voti in Wisconsin, e forse Pennsylvania e Michigan – negli Stati in cui Trump ha vinto, con lo scopo di dimostrare che ci sono stati brogli. A darle i quattrini non sono privati “dal basso”, come vorrebbe far credere: i suoi conti ricevono 160 mila dollari l’ora, giorno e notte, da un programma di bonifico computerizzato – dietro cui è dato sospettare George Soros. I particolari del trucco si possono leggere qui:

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In vari stati, fra cui Washington e Colorado, il partito democratico sta facendo pressioni sui grandi elettori per “convincerli” a non votare Trump, ma a dirigere il loro voto verso candidati di terza fila, come Mitt Romney e John Kasich. Non hanno ancora rinunciato a rovesciare i dati elettorali.
lunedì 28 novembre 2016
giovedì 24 novembre 2016
mercoledì 23 novembre 2016
Bombardato “l’ultimo ospedale di Aleppo” – L’ennesimo ultimo
Maurizio Blondet 0
Uno vorrebbe occuparsi di persone più serie. Ma quando si sente per l’ennesima volta tale Goracci (da noi pagata) ripetere in tv che i bombardamenti russi hanno distrutto “l’ultimo ospedale pediatrico di Aleppo”, sicché “i bambini di Aleppo” sono lasciati senza cure Dall’immensa crudeltà di Assad e Putin, bisogna pur avvertire i nostri lettori: la signora da voi pagata emana menzogne di propaganda. E nemmeno se le inventa lei, presunta inviata speciale sul posto; copia la propaganda da una centrale comune di cui si servono tutti i giornalisti che danno false informazioni su Aleppo. Se se le inventasse lei, sarebbe almeno – si spera – più creativa. Non ripeterebbe per l’ennesima volta l’ennesima storia su “l’ultimo ospedaledi Aleppo”, su “l’ultimo pediatra ucciso ad Aleppo”, sui “bambini di Aleppo” sotto le bombe – giusto per dare la sensazione che ad Aleppo Est non ci siano che bambini e ospedali (pediatrici), invece che qualche migliaio di tagliagole che terrorizzano la popolazione rimasta in mano loro. Ma quanti “ultimi ospedali” ha bombardato la Russia ad Aleppo?, si domanda Liveleaks – che ci ha fatto un video (qui sotto)
“L’ultimo pediatra ucciso ad Aleppo” è una notizia vecchia: l’hanno diffusa già il 28 aprile scorso, Telegraph, Los Angeles Times, Abc News, Washington Post…che ha avuto almeno un dubbio, e ha parlato di “uno degli ultimi pediatri”.
La storia dell’”ultimo pediatra ucciso” ad aprile è stata alquanto indebolita da una lettera aperta che 15 medici nella Aleppo assediata hanno scritto ad Obama, ad agosto:dove sei (6) dei firmatari si autodefiniscono “pediatri”:
Ancora tanto vivi da scrivere un testo sulle “atrocità” del regime siriano; un testo di propaganda sotto dettatura dei jihadisti, magari. Dicono che sono i soli rimasti a curare una popolazione di 300 mila in Aleppo Est. Era infatti la popolazione che vi abitava prima; adesso sono per lo più scappati, e si valuta che i rimasti siano circa 40 mila.
Le menzogne ripetitive hanno fonti che vogliono essere autorevoli. Per esempio sono degli osservatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO) a raccontare, il 19 novembre, che “tutti gli ospedali in Aleppo est sono fuori uso per i bombardamenti” (All hospitals in eastern Aleppo out of action after bombardments: officials). E’ credibile, l’OMS? E’ credibile per chi ha dimenticato che nel 2010 l’OMS lanciò un allarme-pandemia di influenza perché le case farmaceutiche potessero guadagnare miliardi spacciando vaccini inutili. Era il virus H1N1. l’OMS previde 2 miliardi di infetti e milioni di morti, invece l’influenza si rivelò più debole di un’influenza di stagione. Chi vuole ricordare quello scandalo, legga qui:
Oltretutto, questi “osservatori dell’OMS” ad Aleppo sono stati immediatamente smentiti da Medecins Sans Frontières, che in Siria fa’ anch’esso la sua parte per diffondere propaganda anti Assad, ma evidentemente non si è coordinata con l’OMS: ,
– 2:20 AM – 21 Nov 2016
MSF says four out of eight hospitals in eastern Aleppo city are currently out of service, including the only dedicated pediatric hospital.
Traduco: Medécins Sans Frontières dice che 4 degli 8 ospedali in Aleppo Est sono attualmente fuori uso, compreso il solo dedicato ad uso pediatrico.
Insomma OMS dice “tutti”, MSF dice “4 su 8”. E’ deplorevole questa discrepanza, a questo punto la povera Goracci non saprà quali menzogne “di fonte autorevole” diffondere.
Perché, siamo giusti, mica può dare informazioni come questa:
Aleppo Est: Jihadisti sparano sui civili. Volevano uscire.
E’ successo il 17 e 18 novembre. Un numero imprecisato di civili ha provato a inscenare manifestazioni di protesta perché la milizia che si autodefinisce Consiglio Militare Supremo dell’Esercito di Conquista vietava loro di abbandonare la città . La manifestazione è stata sedata con piogge di proiettili. “17 persone, di cui due adolescenti di 13 e 15 anni, sono stati uccisi sul posto, 40 altri sono stati feriti . I terroristi hanno arrestato e portato in destinazione incognita una decina di uomini, che ritenevano come promotori della sommossa. La sera stessa sono stati fucilati. Questo durante la prima manifestazione” La fonte è di quelle che non piacciono alla Goracci, il portavoce del ministero Difesa di Mosca – che però ha qualche informazione diretta, bisogna riconoscere, su Aleppo Est. Il cosiddetto Consiglio Militare Supremo che controlla già i tunnel (da dove si poteva uscire) ha fatto minare gli accessi alla città per impedire a chiunque di entrare e uscire per via di terra. Un piccolo particolare rende la notizia dell’eccidio credibile: il Consiglio Militare Supremo non comprende nessun siriano; è composto interamente di jihadisti esteri, sotto comando saudita. I sauditi fanno queste cose anche contro la loro popolazione, in Arabia.
La propaganda diffusa dalla nostra costosa inviata copiando dalla centrale, dà l’impressione che i russi e siriani bombardino una Aleppo Est vittima inerme. Non è vero: i terroristi assediati eseguono intensissimi tiri di artiglieria sui quartieri – civili – di Aleppo Ovest, dove vive la maggioranza della popolazione aleppina. Domenica 20, di mattina, i loro tiri hanno colpito una scuola nel quartiere di Forkane: 10 bambini uccisi oltre numerosi feriti. La fonte è il governo di Assad. Non è richiesto alla nostra inviata di credergli sulla parola; potrebbe andare sul posto, dato che si trova ad Aleppo Ovest.
Patetico e disonorevole l’estremo tentativo dell’inviato ONU, Staffan de Mistura, per salvare dal loro destino il ‘governo’ terrorista ad Aleppo Est, e soprattutto la pietosa finzione che si tratti della “opposizione” legittima. Lo ha rivelato il ministro degli esteri di Damasco Walid Al-Mouallem. Nell’incontro, mentre i delegati siriani hanno proposto la libertà di uscita per i jihadisti assediati,siano “ 5 o seimila o settemila, che tengono ostaggio la popolazione” (Staffan de Mistura, l’ottobre scorso, li ha valutati in 900 – e s’era detto disposto ad accompagnarli personalmente e fisicamente fuori, sotto garanzia ONU), il delegato ONU ha lanciato la proposta: Ad Aleppo Est esiste una ‘amministrazione locale’ – in pratica, Damasco dovrebbe lasciare la parte della città sotto tale “amministrazione’.
Di questo “Comitato locale” ha parlato il 19 ottobre anche Hollande, quando ha ricevuto e premiato il caporione dei Caschi Bianchi (il pronto soccorso jihadista, formato dai servizi britannici), dicendo che gli sarebbe piaciuto accogliere “anche il capo del comitato locale di Aleppo, eletto democraticamente, che assicura coi suoi servizi che può una vita ad Aleppo, acqua, cure, scuole”….
Qui sotto un video per vedere come recitano bene gli Elmetti Bianchi:
Naturalmente il ministro siriano ha rifiutato, stupefatto di tanta faccia tosta. A questo punto l’ONU e il suo emissario sono passati alle minacce. Sotto questa forma: “Una vittoria militare totale ricercata da Assad in Siria, invece che un accordo di pace negoziata,lascerà la Siria esposta ad terrorismo sunnita”. E già, è questa la teoria di Obama: Assad must go, perché è lui con la sua presenza che istiga lo spontaneo terrorismo sunnita. E Obama aveva anche i mezzi per dimostrare la sua tesi visto che i terroristi islamici sunniti li ha creati lui coi suoi compari del Golfo – i grandi finanziatori di Hillary Clinton. Ora Obama, prima di lasciare la Casa Bianca, ha dato ordine di eliminare i suoi capi di Al Nusra; perché in Trump non troverebbero comunque un amico.
Bisogna di nuovo aver paura dei tedeschi (Obama ha rivotato Merkel)
Maurizio Blondet 26
I governanti europei, accolto Barak Obama nel suo viaggio d’addio la settimana scorsa, gli hanno fatto l’ultimo regalo: hanno prolungato di un altro anno le sanzioni alla Russia (costo per l’Italia 7,3 miliardi), poi hanno giurato nelle mani dell’uscente di : 1) arrivare comunque a firmare il TTIP, detestato da tutti i popoli delle due sponde atlantiche; 2) ampliare la globalizzazione sempre di più; 3) continuare a tenere aperte le frontiere all’immigrazione senza limiti; 4) mantenere la NATO così com’è, in posizione di aggressivo riarmo; 5) continuare e a perseguire normative mondiali contro il riscaldamento globale; 6) sul Medio Oriente, e specialmente la Siria, continuare ad obbedire alle direttive che Obama ha indicato, compresa la finta guerra al terrorismo dell’IS.
“I leader sono d’accordo sulla necessità di lavorare collettivamente per far avanzare l’agenda transatlantica, specie nel portare stabilizzazione al Medio Oriente e Africa del Nord [sic], come assicurare la soluzione diplomatica dei conflitti in Siria e Ucraina dell’Est”, così suona il comunicato della Casa Bianca dettato da Obama alla fine dei tre giorni d’incontro.

Non si è trattato solo di un palese vilipendio alle intenzioni politiche del nuovo presidente Usa, negate una per una puntigliosamente – dalla NATO per Trump ‘obsoleta’ fino al riscaldamento globale (”un imbroglio”) e alla sua dichiarazione che in Siria non bisogna rovesciare Assad bensì lo Stato Islamico, fino alla sua volontà di mettere un freno alla mondializzazione – no, è stato molto di più. E’ stato come se i sei governanti europei che si sono stretti attorno a Obama come loro maestro spirituale, lo avessero votato di nuovo – al posto degli americani. Non riuscivano a staccarsi da lui. Smarriti di essere liberi (non sia mai), la Merkel ha riunito a tavola con l’adorato Nobel per la Pace che torna nel nulla, oltre a Juncker, Hollande e Renzi, Teresa May e Rajoi: e tutti hanno giurato nelle mani di Sua Nullità di mantenersi legati a lui nel difendere “i nostri valori” comuni”. Oviamente quelli del politicamente corretto. Tutto il repertorio.
Obama e la Merkel hanno firmato a due mani un editoriale, apparso sui mainstream, degno di due piccioncini convolati a luna di miele: “Germania e Stati Uniti sono profondamente uniti insieme … i nostri due paesi condividono la congiunta responsabilità di proteggere e preservare il nostro modo di vita”, fra cui sottintendono cose come le nozze gay e la scelta del gender (“impegno alla libertà personale”), senza rinunciare agli interventi umanitari come in Siria e Libia: ”Il nostro rispetto per la dignità umana ci obbliga a fornire aiuto umanitario a milioni di rifugiati nel mondo”, milioni da accogliere; inoltre “la partnership Usa e Germania è stata essenziale per ottenere un accordo globale a Parigi che offre al mondo un progetto per proteggere il nostro pianeta” : la lotta al riscaldamento globale con costrizioni arbitrarie per trattato.
Agli smarriti, Obama ha assicurato che Trump cambierà, che finirà per rientrare nei ranghi mondialisti, perché la carica di Presidente Usa ha una qualità (mistica, trascendente) che dona un speciale grazia di stato, da cui l’infallibilità globalista. Leggere per credere: C’è qualcosa nelle solenni responsabilità di questo ufficio…che ti forza a concentrarti, che esige serietà”, ha detto Obama, implicando ovviamente che Trump non è serio: “E se non sei serio su questo lavoro, allora probabilmente non durerai molto a lungo. Perché ciò porta problemi”. Magari un attentato?
Qualunque cosa vogliano dire queste alate, ispirate parole …. Il tono degli addii è stato questo, elegiaco e grandioso insieme – il momento dei commossi reciproci abbracci, del cantarsela e suonarsela, delle alte e vibranti auto-celebrazioni dei propri successi immaginari. Obama è arrivato al punto – senza ridere – da definire la UE, l’Unione Europea di Merkel e Juncker, “uno dei più grandi successi politici ed economici del mondo”.
E mica è bastato. Obama ha passato alla Cancelliera la fiaccola dei “valori democratici nel mondo”, palesemente messi in pericolo dall’elezione di Trump. Le ha affidato lo stendardo della civiltà occidentale in pericolo; sia lei la vostra guida, o europei.
“Angela, guida l’Occidente al posto mio”
Non sto esagerando minimamente. Infatti il più “grande” e ufficioso dei media germanici, Der Spiegel, in un fondo di un suo capo redattore Dirk Kurbjuweit, ha titolato: “L’America ha abdicato dalla guida dell’Occidente” – e non contento, vi ha aggiunto: “E’ tempo per l’Europa, e Angela Merkel, di occupare quel vuoto”.
Letteralmente così. Alla Merkel spetta la guida del mondo occidentale, perché “ha forti principi morali, come ha dimostrato durante la crisi dei rifugiati”.
Vale la pena di analizzare questo articolo, per constatare le storture mentali, la mistura di servilismo e di presunzione impolitica, l’autoillusione quasi al limite della demenza, che nutre la classe dirigente tedesca.
Il giornalista esordisce baciando la mano che ha punito il popolo tedesco: “L’Occidente è nato nel gennaio 1917. Quando il presidente Woodrow Wilson entrò in guerra contro la Germania, dicendo alla sua nazione che era tempo per gli americani di assumersi la responsabilità di ‘pace e giustizia- – Il mondo deve esser reso sicuro per la democrazia”, disse Wilson.
“Cento anni dopo: Trump. Uno che non vuole la globalizzazione. Che proclama il nazionalismo americano, l’isolazionismo, il ritiro parziale dal commercio mondiale e nessuna responsabilità per il cambiamento climatico”.
[…] “La dignità umana è il centro della civiltà occidentale […] I diritti umani. Un razzista non può incarnare questo progetto. Trump non ha alcun senso della dignità propria o di altri. Non è qualificato per essere il leader dell’Occidente”.
“Siamo oggi dinnanzi al vuoto – la paura del vuoto. Cosa accadrà all’Occidente, all’Europa, alla Germania senza gli Stati Uniti alla loro testa?” . Frase rivelatrice: lorsignori hanno paura del vuoto di potere. Ma, psicanaliticamente, proiettano la loro paura su quelli che hanno votato Trump. Secondo il giornalista, Trump è stato portato al potere dalla “paura. Non più la paura di perdere la libertà, ma la paura della libertà stessa”.
Gli americani hanno avuto paura degli uomini “liberi di attraversare i confini alla ricerca di nuovi luoghi dove insediarsi. Liberi di esportare i loro prodotti e dunque di entrare in competizione con altri paesi. Liberi di battersi per diritti uguali in quanto donne, in quanto omosessuali e in quanto non bianchi. […] Ciò che è unicamente tipico dell’Occidente, la libertà, è oggi percepito come minaccia”.
“Se Trump governa come ha promesso, la ‘terra dei liberi’ (Usa) abdicherà al suo compito di leader del mondo libero. Allora, sarà il momento dell’Europa. Deve resistere al populismo. […] Dovrà provvedere alla propria sicurezza, e ciò nel tempo di Vladimir Putin, di Recep Tayyip Erdogan e dello Stato Islamico che esiste presso l’Europa”
Sorvoliamo sul fatto che le suddette minacce alla nostra sicurezza, Putin, Erdogan e lo Stato Islamico, sono pure creazioni della politica di Obama-Merkel. Ecco la conclusione dell’aedo di Spiegel:
“Senza l’America, compiti immani hanno davanti i leader occidentali. Sono compiti per la cancelliera Angela Merkel: lei rappresenta una nazione forte [rieccoli!] ed ha una forte fibra morale, come ha dimostrato nella crisi dei rifugiati”.
Una crisi che ha provocato lei da sola e da zero; come ha provocato la rovina della Grecia e dei paesi mediterranei per taccagneria, e alla fin fine anche il Brexit – perché gli inglesi sanno riconoscere una dittatura tedesca, quando ne rivedono una. Ma questo non conta per Kurbjuweit di Spiegel, ormai accecato dal fulgore titanico che, ai suoi occhi, assume la Cancelliera: la vede già nell’atto di adempiere al compito immane di garantire le libertà: di commercio, di nozze omosessuali, di farsi invadere da milioni di africani, di salvarci da Trump e dai populisti. Lo farà perché è, sola in Europa, alla testa di “una nazione forte” (e ricca),disciplinata e obbediente a imporre la democrazia: senza chiedere il minimo parere agli altri popoli europei, come ha sempre fatto: sia con l’euro, sia quando ha deciso che dovevamo tutti accettare i milioni di immigrati che lei ha chiamato, o quando ci ha ingiunto di pagare 3 miliardi a Erdogan perché si tenesse i profughi che prima, lei aveva invitato. . La libertà alla tedesca comprende le nozze gay e l’immigrazione di massa, ma non la democrazia del voto.
“Merkel deve divenire un leader decisivo per l’Europa”, proclama infine il giornalista di Spiegel. Senza la minima preoccupazione se gli altri membri dell’Unione Europea vadano magari consultati. Infatti Merkel ha annunciato che correrà per un quarto mandato. Questo articolo mostra che bisogna di nuovo aver paura dei tedeschi: dopo ottantenni di sottomissione servile, si sono di nuovo montati la testa e si sentono in grado di guidare la civiltà? Così, di punto in bianco? .
Un post scriptum per Matteo Renzi. Era uno dei sei che hanno celebrato Obama, e l’hanno rivotato al posto del popolo americano in quella demente celebrazione a Berlino. Vedo che il fatale comunicato dice: i partecipanti “sono unanimemente d’accordo sul fatto che [..] le sanzioni alla Russia legate all’Ucraina devono restare in vigore” fino a che non saranno in opera gli accordi di Minsk. Gli accordi di Minsk che sono violati da Kiev, non da Mosca. La Egemone Merkel ha fatto anche dello spirito, dicendo che i progressi erano “invisibili”. Renzi era lì. Non ha rotto la bella unanimità. Non ha eccepito che noi subiamo un danno di oltre 7 miliardi per un contenzioso che non riguarda in nessun modo l’Italia. Renzi ha già smesso di disturbare la UE. Si acquatta a fare il servetto della nuova Egemone. Nonostante tutto, è davvero meglio Trump.

L’enigmatica copertina di Economist per il 2017: spaccatura in seno alla cristianità? giudizio sul mondo? La Morte? Un astro misterioso per fine anno. Spesso le “profezie” di Economist si avverano. Nei bei tempi “previde” l’uccisione di Moro con mesi di anticipo, con una copertina che diceva: “E’ finita la commedia” – in italiano nel testo.
martedì 22 novembre 2016
Col “perdono all’aborto”, El Papa autorizza la persecuzione dei medici obiettori.
Maurizio Blondet 9
Aborto, il perdono del Papa”, titola il Corriere. Ma che dico? Tutte le prime pagine dei giornali, tutte le aperture dei radio-giornali e delle tv sono per lui ed esultano con lui a grandi strilli: El Papa che ha depenalizzato l’aborto. Perché così l’hanno voluta intendere i media. “Il via libera all’aborto facile: tanto poi basta una bella confessione e tutto è a posto”. Lo ha tolto dai “valori non negoziabili”. Adesso, è negoziabile.
Ora, vi dico subito quale sarà l’effetto di questo ennesimo atto di infinita miserikordia, malvagia e furbissima, di El Bergoglio: la persecuzione dei medici obiettori. Corre già da mesi sui media una campagna strisciante contro di loro. Una campagna che si è valsa di falsità mediatiche evidenti, come quando a ottobre i giornali e tv strillarono che una donna era morta a Catania perché il medico si era rifiutato di estrarle il feto perché obiettore: “Finchè è vivo non faccio niente”, avrebbe detto ….Solo che l’indagine ha mostrato la completa infondatezza di questa circostanza. Pura invenzione di un gruppuscolo abortista e radicale locale.
Pura propaganda di regime. Del regime di totalitarismo della dissoluzione in cui viviamo, e che ha fretta di disconoscere il diritto delle coscienze che si rifiutano di uccidere: come? L’aborto è legale, e loro disobbediscono a una “legge dello Stato” rifiutandosi di praticarlo. Già insinuano apertamente: non obiettano per motivi morali, ma “per fare carriera”, per qualche motivo abietto, che “lo Stato” dovrà pur scoprire e smascherare – frugando in quelle coscienze, per vedere cosa nascondono. La coscienza non è più inviolabile e insindacabile.
Da oggi, il totalitarismo avrà un’arma decisiva contro questi medici: Ma come osate? In nome di quale “morale” volete sottrarvi al dovere verso lo Stato? Il Papa ha sdoganato l’aborto, lo ha “spostato nello scaffale più basso”, e voi invece vi intestardite? Lui ha miserikordia e voi no! Non sarete mica tradizionalisti, conservatori! Trumpiani, magari! Lasciatevi frugare nella coscienza. Obbedite alla legge dello Stato, altrimenti – licenziati dal servizio sanitario nazionale. Niente più stipendio.
Naturalmente, è umano, molti cederanno. Non ci sarà che un piccolo gruppo che non potrà più “né vendere né comprare” perché non ha il marchio della Bestia. Non facciano conto sulla miserikordia di El Papa: non l’ha usata per gli ottocento Francescani dell’Immacolata, non l’ha usata per padre Manelli – a proposito: persino la giustizia civile lo ha assolto dalle calunnie che gli hanno sparato addosso gli ecclesiastici avversari, come mai non viene reintegrato nei suoi diritti divini e sacerdotali? – non ha alcuna misericordia coi preti che i suoi vescovi progressisti disincardinano e lasciano privi di ogni sussistenza. Questa è la misericordia di El Papa.

Peraltro, a spese di queste anime mediche, Bergoglio ha attuato una mossa astuta, da quel consumato demagogo sovversivo che è, volto a rafforzare il suo potere rivoluzionario: i media sono tutti con lui contro i “conservatori”, contro “i legalisti che pongono condizioni alla misericordia” – in chiaro, nella guerra che scatena contro i quattro cardinali che gli hanno chiesto di chiarire i passi dubbi della sua pseudo-enciclica Amoris Laetitia, con un sì o un no, e non avendo avuto risposta, hanno reso pubblico il loro dissenso. Con un certo coraggio, dal momento che El Papa è vendicativo, ed usa i poteri che ha dentro al Chiesa gerarchica come un dittatore staliniano: “senza alcun limite legale”. Come quei dittatori , pensa che siccome il diritto “mette limiti alla misericordia”, ha abolito il diritto nella Chiesa: chi è perseguitato non ha più una istanza cui appellarsi per avere giustizia, per provare la sua innocenza.
Per la Scaraffia, con questo degradazione dell’aborto da gravissimo peccato ad infrazione, “la chiesa smette di essere una agenzia dispensatrice di norme e diventa una madre che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze”.
Come se la Chiesa dei duemila anni precedenti non avesse mai accolto i peccatori. La Chiesa dispensatrice di norme ha convertito miliardi di esseri umani al Cristo, ha generato decine di milioni di anime sante. La Chiesa “tutta misericordia” di Bergoglio toglie diritti, si allea al totalitarismo per perseguitare i medici che hanno una coscienza. Confermando la sua riduzione a strumento dello stato totalitario globale in fieri.
lunedì 21 novembre 2016
giovedì 17 novembre 2016
LO STRANO ‘EFFETTO TRUMP’ – MOSTRA L’INNATURALITA’ DEL SISTEMA
“Donald Trump può essere un buon presidente, dopotutto”, scrive il giornale economico francese “La Tribune”: “Accusare la politica commerciale cinese non è assurdo”.
“Trump può davvero rimettere sui binari l’economia Usa”, concede su Asia Times David Goldman, speculatore americano basato ad Hong Kong, e (quando scrive di geopolitica con lo pseudonimo di “Spengler”) suprematista ebraico e neocon. “L’economia Usa è il 10 per cento più piccola di quanto potrebbe essere in una ‘normale’ ripresa dopo il 2008; basta che guadagni la metà del terreno perduto, ed è un 5% in più di Pil”.
La fa facile, Spengler. Ma va segnalata l’aria di ottimismo e sollievo che, negli ambienti più lontani del mondo, accompagna la vittoria di The Donald. Durerà poco, temo, ma è notevole. In un attimo, non si parla più di TTIP, né di trattati commerciali globali che tolgono sovranità agli stati per darla alle multinazionali. Sui mercati rincarano le materie prime e i titoli industriali e calano i titoli finanziari o “vuoti” (come Facebook), in previsione di una reindustrializzazione un ritorno all’economia reale che Trump ha annunciato, ma non si sa nemmeno se sia realizzabile.
Trump non ha fatto che qualche telefonata (a Putin, Xi Jinpin, Teresa May, non a Juncker), non ha ancora emanato direttiva alcuna, è ancora ben lontano dall’essersi insediato alla Casa Bianca, è persino contestato in patria; eppure già tutto avviene come se la sua politica mondiale, che ha espresso solo come intenzione e imprecisione , venisse naturalmenteeseguita. Bulgaria e Moldavia hanno eletto governanti filo-russi; la giunta di Kiev è nel panico e si prepara a reprimere nel sangue la “nuova Maidan”, una rivolta della popolazione che ha impoverito e depredato, mentre i caporioni si sono arricchiti sotto la protezione del Dipartimento di Stato,che li ha usati in funzione anti-Mosca. Adesso si sa persino, dai sondaggi, che il 68 per cento degli ucraini vorrebbero come presidente – udite udite – lui, Vladimir Putin .
All’Est, un ritorno al reale
Il sollievo in Russia è ancora più evidente. “La vittoria di Trump ha scongiurato la terza guerra mondiale”, ha dichiarato Sergei Glaziev, uno dei più vicini collaboratori di Vladimir Vladimirovic. Ma a Mosca non ci si limita a godere lo stato d’animo da fine dell’incubo, cominciano le pulizie: il ministro dello sviluppo economico, Aleksei Ulukaiev, viene arrestato per tangenti: ora, si da il caso che Ulukaiev sia uno dei tre o quattro altissimi esponenti del governo che dagli eurasiatici (Dugin, lo stesso Glaziev) vengono additati come “la quinta colonna” di Wall Street e del Fondo Monetario, ideologicamente affini a Washington. “Finalmente Putin è in posizione di smantellare la Quinta Colonna”, valuta l’analista Umberto Pascale da Washington.

Ciò che avviene nell’Est Europa è in qualche modo un “ritorno al reale”, al destino manifesto di piccole e grandi nazioni; il fatto che avvenga spontaneamente, alla sola comparsa di Trump, accusa quanto “innaturali” fossero le costruzioni che ha imposto Washington nel decennio passato. La rottura dell’Ucraina con la Russia finanziata con 5 miliardi dalla Nuland, la forzata introduzione di Bulgaria, Moldavia (e Romania) nella NATO; la stessa chiusura di noi europei in una guerra fredda assurda che rischiava di diventare da un giorno all’altro calda, il cui scopo non era altro che quello indicato da Brzezinski: impedire l’integrazione economica fra Russia e l’Europa occidentale, mostrano quel che erano: forzature, imposte per coercizione. Sistemazioni artificiali, mantenute solo dalla hubrys americanista. E’ bastato che la coercizione si rilassasse, che il buonsenso desse l’impressione di insediarsi a Washington, ed ecco che le cose tornano a posto. Fine della globalizzazione, ritorno alle nazioni, pace con la Russia secondo il destino manifesto europeo.
Mostra anche quanto è innaturale la costruzione chiamata Unione Europea, come di colpo sia divenuta obsoleta ed arcaica questa costruzione che i maggiordomi locali dell’americanismo hanno prima disciolto nel mercato globale (liquidando la miglior proposte di De Gaulle, la “fortezza Europa”) e da ultimo, ampliato a dismisura per intrusione e sfida alla Russia, finendo per identificarla con la NATO stessa, per farne insomma uno strumento bellico – dove per lo più a dettare il Nemico sono estoni e lituani e polacchi.
Adesso: “La UE ha riunito un incontro urgente, nel panico perché Trump può smettere di pagare il 73% della NATO”, sunteggia brutale ma chiaro un blogger. Dunque la NATO esiste solo perché Washington la mantiene coprendo il 73% delle spese – ovviamente nell’interesse americanista, non di noi “protetti”. E anche la semplice vaga intenzione di Trump di far pagare anche noi per la difesa nostra (che è la loro), crea panico nelle oligarchie che hanno fatto coincidere la UE con la NATO, da Stoltenberg alla Mogherini, da Juncker a Schulz.

La Mogherini, pseudo-ministra dell’UE che non esiste, Erasmus Generation incapace di capire ed accettare il ritorno al reale, ha riunito d’urgenza una cena a 28 per allestire in gran fretta una linea comune – di fatto – contro Trump e le sue intenzioni appena più o meno vagamente espresse: ha preteso di legare The Donald “a principi e valori molto chiari, accordo sul clima e sul commercio, flussi migratori, realizzazione dell’accordo con l’Iran” – tutte le cose che Trump straccerà. Risultato, la cena a 28 è stata un fallimento. Il ministro degli esteri francese non è andato “per precedenti impegni”, ed ha mandato un funzionario, il rappresentante permanente a Bruxelles, che la Mogherini vede tutti i giorni. Stessa cosa hanno fatto Regno Uniti, Malta, Irlanda; la Lituania ha mandato un viceministro; l’Ungheria, un direttore ministeriale. Ma sì, è venuto almeno i ministro tedesco Steinmeier? “Molto in ritardo”.
Insomma, gli stessi ‘pilastri dell’europeismo’ Made in Usa, Parigi e Berlino, non hanno voluto o riconoscere alla Mogherini il potere che la UE fa’ finta di darle: era una finzione innaturale, ed è caduta. E’ bastato che la pressione si rilassasse, e s’è visto che l’Unione Europea non è né unione né Europa, ma solo un’artificiale accozzaglia tenuta insieme dalla hubrys americanista. Che adesso par venuta meno. Juncker, che prima ha insultato Trump, adesso con Schulz ha scritto una lettera in cui, secondo il Financial Times, i due hanno “implorato” di aiutare a garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina contro “le minacce alla sua sovranità” (sic) – cioè a mantenere attiva e muscolare la forzatura che ha separato Kiev da Mosca con il sopruso e la “rivoluzione colorata” (di sangue versato dai cecchini polacchi) a Maidan. Che cosa patetica e ridicola. I due compari di bevute implorano che venga continuata “la cooperazione tra UE ed Usa, la sola che fa’ la differenza nell’affrontare la minaccia senza precedenti di Daesh”: ma Trump ha detto chiaro che Daesh, ossia l’IS, è una creazione di Obama, una minaccia fittizia, e già in Siria e Irak, le milizia islamiste sono in via di ripiegamento. Il progetto di destabilizzazione del Medio Oriente per contentare i sauditi, e dare al Katar il mercato energetico europeo togliendolo a Mosca, è finito, arrotolato e messo via come una carta geografica che non serve più. Trump manco ha risposto a Juncker.. La UE si riunisce per allestire “una difesa comune europea”, visto che Washingon non coprirà più le spese. Patetico. Non c’è un bisogno naturale di una difesa comune, l’ostilità con Mosca sta già venendo meno, perché innaturale. A maggior ragione, viene meno l’utilità di Juncker e di Stoltenberg. E della Mogherini. Creature della hubrys, e nient’altro.
L’innaturalità della UE (e NATO)
LA UE è comunque condannata, ha spiegato sul blog liberista Mises.org Alasdair McLeod, in un articolo che potete leggere in italiano,e di cui mi limito a chiarire qualche tecnicità:
Con l’euro, e l’emissione di titoli di debito pubblico nella moneta “forte”da parte di paesi ad economie deboli, si doveva capire che “il rischio obbligazionario sovrano sarebbe stato misurato in base ai bund tedeschi, tradizionalmente i titoli a rendimento più basso in Europa. Non passò molto tempo prima che il differenziale tra i bund e gli altri titoli di debito nell’Eurozona venisse considerato un’opportunità di profitto piuttosto che un segnale di rischio relativo.
Ossia: chi aveva soldi (le banche tedesche, piene di profitti delle esportazioni) li investirono i titoli pubblici di Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, perché “rendevano di più”. Il rischio di investire in questi paesi parve artificialmente annullato: questi paesi “non potevano fallire” perché sotto l’ombrello della moneta comune – garantita dalla Germania.
“Le banche, le compagnie di assicurazione e i fondi pensione hanno beneficiato del notevole aumento dei prezzi delle obbligazioni emesse dai membri periferici dell’Unione Europea, e hanno investito di conseguenza. A loro volta i paesi periferici erano fin troppo disposti a soddisfare questa domanda mediante l’emissione di enormi quantità di debito, in violazione del Trattato di Maastricht. Il credito bancario s’ampliò, lasciando il sistema bancario commerciale altamente esposto”.
La Grecia è fallita perché ha emesso buoni del suo Tesoro a vagonate, e Deutsche Bank (e tutti gli altri enti finanziari tedeschi) li hanno comprati. Quando poi è fallita, Deutsche Bank (e Berlino) non vogliono riconoscerne l’insolvenza, non la lasciano fallire; le impongo austerità disumane, e intanto le prestano miliardi su miliardi perché possa continuare a pagare i ratei a Deutsche Bank. Berlino non si riconosce corresponsabile: impone austerità anche a Italia e Spagna e Portogallo, perché rivuole i suoi soldi. Con ciò, affossandoci sempre più nella recessione, e nell’insolvenza. Ma se coi paesi piccoli, Grecia, Portogallo e Cipro, “la Germania, guidata dal suo Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, è riuscita a sottomettere e ora sono zombie economici. Il vero problema viene con l’Italia, anch’essa sull’orlo del fallimento e con un rapporto debito/PIL oltre il 133% e in aumento. Se l’Italia andrà a gambe all’aria, sarà seguita da Spagna e Francia. Herr Schäuble non può forzare i creditori tanto facilmente, perché in questa fase l’intero sistema bancario della zona Euro finirà nei guai, così come il governo tedesco stesso. I risparmiatori tedeschi stanno diventando consapevoli che saranno loro a dover pagare il conto”.
Tanto più che per la loro ottusa avidità, sono stati irretiti nel “Bizzarro” sistema di saldi chiamato TARGET 2”: cioè il sistema di pagamento interbancario escogitato per i grossi pagamenti in euro in tempo reale. Un italiano o un greco che compra una BMW non lo sa, ma il suo pagamento viene alla Germania attraverso il TARGET 2, dove le banche eurozona si compensano crediti e debiti in tempo reale. Ovviamente – chi l’avrebbe detto? – l’Italia e la Grecia hanno accumulato enormi passivi, e la Germania un enorme attivo lì. 500 miliardi, diciamo. McLeod., brutale, spiega: “TARGET è il mezzo attraverso il quale i paesi membri avrebbero potuto acquistare a credito le merci tedesche. Buon per la Germania, ma il problema era che il credito veniva fornito dalla Germania stessa. È come se prestaste denaro all’acquirente della vostra attività in quella che risulterebbe una transazione truccata. Questo difetto nella costruzione del sistema è ora un vulcano pronto ad eruttare in qualsiasi momento”. Se si disgrega l’euro e i paesi tornano alle monete nazionali, vanno in bancarotta, ma la Germania perde i suoi crediti di 500 miliardi.”.
Conclusione: “Ci sono tutti gli elementi per una catastrofe politica ed economica. Resta da vedere se sarà innescata da elementi interni o esterni. In entrambi i casi, la crisi della zona Euro ora sembra essere solo una questione di mesi”.
Attenzione, perché la stessa forzatura, in misure ancor più titaniche, è alla base della globalizzazione. In che senso? L’America regge la sua superpotenza dai piedi d’argilla su un gigantesco indebitamento estero. Non ha più un attivo commerciale dagli anni’60. Il suo deficit è di 463 miliardi di dollari annui. Il problema del deficit è che “va finanziato”: ossia bisogna che qualcuno ti presti il denaro che spendi per comprare le merci straniere. Da decenni il deficit americano è finanziato da Cina e Giappone (ed altri asiatici), che lo finanziano comprando enormi quantità di buoni del Tesoro americani. Con ciò, Cina e Giappone consentono agli americani di comprare, a credito, le merci che i due paesi producono. Esattamente come in Europa dove “il TARGET 2 è il mezzo con cui i paesi membri possono comprare a credito le merci tedesche”.

Si capisce così perché gli Usa hanno imposto la globalizzazione, ossia l’apertura di tutti i mercati in tutti i paesi – e poi hanno fatto entrare la Cina nel sistema globale, senza esigere che la Cina sottostesse alle regole del liberismo, per esempio aprisse il suo mercato interno e non tenesse svalutata la sua moneta artificialmente: perché era sottinteso che la Cina avrebbe comprato le vagonate di buoni del Tesoro Usa, finanziando il deficit e sostenendo il dollaro, a patto che “non ricevesse lezioni da Washington” sulle regole del liberismo, E’ così che si è industrializzata la Cina e l’America si è impoverita. Ora, Trump ha questo problema, se vuole deindustrializzare l’America: chiudere alle merci della Cina? E Pechino comprerà ancora i Treasuries?
Questo è il nodo altamente innaturale – la causa vera e inconfessata dellla globalizzazione, – che The Donald ha promesso di sciogliere. Auguri.
Noi godiamoci l’allentamento momentaneo delle forzature e della hubrys, il sollievo e il senso di liberazione, senza troppo scrutare il futuro.
mercoledì 16 novembre 2016
PIECZENIK: “Mai più 11 Settembre, mai più false flag”. E invece Obama..
Maurizio Blondet
Steve Pieczenik ha postato un altro dei suoi video. Si rallegra della vittoria di Trump, che attribuisce alla mobilitazione dei “16 servizi di intelligence”, ed elenca “ciò che il popolo americano non vuole più”: “Non più false flag, non più 11 Settembre, non più Sandy Hook, Sparatorie di Orlando, o altri imbrogli, propaganda e stronzate! Quel che vogliamo oggi è la verità”. Abbiamo già spiegato che Pieczenik è un esponente dello “Stato profondo”, l’uomo che al tempo del rapimento Moro fu mandato in Italia dal Dipartimento di Stato per assicurarsi che Moro non tornasse a casa; a modo suo un servitore dello Stato – e di quegli apparati nazionali che i neocon hanno sbattuto fuori l’11 Settembre, prendendo a forza il comando della politica estera Usa nella “lotta al terrorismo islamico”, per il bene di Israele. Se evoca oggi “Mai più 11 Settembre”, sta avvertendo: sappiamo che siete stati voi, possiamo riaprire l’inchiesta.
L’accenno a Sandy Hook è parimenti significativo: è il massacro in una scuola elementare nel Connecticut, avvenuto il 14 dicembre 2012, dove un malato mentale ha ucciso 27 bambini e insegnanti. Un evento su cui i blogger alternativi hanno fin dall’inizio gettato il dubbio: la versione ufficiale non concorda coi fatti. Stessa cosa per la sparatoria di Orlando, la strage nella discoteca gay “Pulse”, nel giugno di quest’anno, attribuita a un musulmano – che poi risultato essere frequentatore della stessa discoteca. I cospirazionisti americani hanno subito denunciato un”false flag” nel quadro della strategia della tensione. Tesi ferocemente screditate dai media. Oggi, Pieczenik, allusivamente, conferma: sappiamo che siete stati voi.
Ma chi sono i “voi”? Li vediamo affrettarsi ad infiltrare anche l’amministrazione Trump. Esempio: sono usciti articoli adulatori sul generale Michael Flynn, che tutti danno come suggeritore di Trump per il Medio Oriente e la pacificazione con Mosca. Quando era capo della DIA (Intelligence militare) fino al 2014, Flynn ha raccontato come ha sabotato – insieme al capo degli stati maggiori di allora, ammiraglio Dempsey- il piano di Obama di armare i jihadisti in Siria per abbattere Assad,collaborando sotto sotto coi russi.
Adesso risulta che Michael Flynn ha scritto un libro – Field of Fight – che ha come sottotitolo “come possiamo vincere la guerra contro l’Islam radicale e i suoi alleati”, dove egli racconta sì degli “insabbiamenti e falsificazioni” di Obama a favore dell’IS e di Al Qaeda, ma segnala il “ruolo centrale dell’Iran nella crescita dell’Islam radicale” (non dell’Arabia Saudita!). Ora, il libro è stato scritto dal generale insieme a Michael Ledeen.
Vecchia conoscenza, Ledeen. Neocon, membro della cosca sionista che ha preparato l’11 Settembre, mestatore ben noto in Italia, agente degli israeliani e dei golpisti dell’11 Settembre, coinvolto con la P2, dichiarato persona non grata da Cossiga. Molto recentemente è ricomparso in Italia a fianco di Marco Carrai, l’”intimo amico” di Renzi, un evidente agente israeliano, a cui Renzi ha affidato l’incarico di suo consulente al DIS (l’organismo di coordinamento dei Servizi segreti), il che equivale a consegnare la nostra intelligence al Mossad.
Apparentemente, il generale Flynn non potrebbe aver niente da spartire con Ledeen, di cui non ignora certo le parti che ha giocato l’11 Settembre. Il punto di contatto sembra essere nella volontà – ferocemente ebraica – di far sì che il presidente stracci il trattato sul nucleare con l’Iran. I giudei – colti dalla loro tipica Sindrome pre-traumatica (si fanno traumatizzare da eventi non avvenuti, e solo immaginati) tentano da un decennio di indurre Washington a bombardare per loro l’Iran, specie le sue centrali atomiche. Il generale Flynn sembra guadagnato a questa strategia, come anche lo stesso Trump.
La scelta di Rudolph Giuliani nel governo Trump sembra assicurare che non sarà aperta un’inchiesta sull’11 Settembre, e i suoi veri mandanti. Giuliani, a quel tempo sindaco di New York, fu pesantemente partecipe al piano della distruzione delle Twin Towers. D’altra parte l’entrata nella cerchia di governo di Steve Bannon, il direttore dei Breitbart.com (che ha portato a 18 milioni di lettori: una audience che il New York Times se la sogna), antisistema proclamato e quindi bollato ad altissima voce dai media come “antisemita” (oltreché anti-islamico e anti-gay), può rassicurare sul coraggio di Trump di non piegarsi alla nota lobby, e la conferma della pulsione “rivoluzionaria” che l’ha portato alla vittoria elettorale. Sono “mixed signals”, come dicono loro.
Segni di confusione nella cerchia di “The Donald”, amano dire i media. O segni delle pressioni contrastanti e delle molteplici volontà di infiltrazione, per non parlare del bisogno di guardarsi le spalle dai colpi di coda dell’uscente Obama.
Obama occulto sabotatore in Siria
Tipo questo: “Una mezza dozzina di convogli di automezzi lunghi pieni di armi, raccolte rapidamente dai quartieri militari Usa a Baghdad, hanno passato il confine per dirigersi alla milizia curda PYD-YPG in Siria. […]. Le consegne sono state ordinate espressamente dal presidente Barack Obama, un cambio di 180 gradi rispetto al rifiuto, durato cinque anni, di rifornire i combattenti curdi di armamento americano d’alta gamma, missili anti-aerei e anti-tank. Altri convogli sono stati organizzati per la stessa destinazione”.
La fonte è DEBKA, 14 novembre, il sito israeliano che fornisce tante informazioni quante disinformazioni Made in Mossad. Se questa informazione è vera come probabile (gli israeliani odiano Obama), vuol dire che il Nobel per la Pace – in esercizio supremo della sua doppiezza ben nota- sta giocando un brutto tiro ad Erdogan e ai suoi corpi speciali, mandati in Siria a sterminare i curdi; e nello stesso tempo mettere i bastoni fra le ruote ad una alleanza di fatto, in via di consolidamento, fra Trump e Putin nella guerra all’IS – creatura di Obama.
DEBKA, invocando sue fonti a Mosca ed Ankara, sostiene che si sta consolidando appunto quell’accordo, con piena coscienza di Trump, e non solo; anche una convergenza fra le truppe turche e l’aviazione russa per montare un’offensiva onde riconquistare Rakka insieme, a gennaio, prima della inaugurazione di Trump. Un piano di cui Trump sarebbe perfettamente al corrente, anzi avrebbe dato il suo assenso “senza dubbio in convulsi consultazioni tra Mosca e Ankara”. Secondo DEBKA, è possibile che Turchia e Russia, “i cui aerei spia stanno tracciando i convogli per i curdi, decidano di bombardarli prima che giungano a destinazione”, ai 45 mila militanti curdi in Siria; anche questo in perfetto accordo con Trump.
Dunque Obama (e Ashton Carter) stanno armando in extremis i curdi , in violazione delle intenzioni di Trump e prima che prenda pienamente il potere…Se è vero, esiste quindi già un lotta occulta fra Trump e l’amministrazione uscente col suo stato profondo. Può sembrare incredibile fantapolitica e complottismo campato in aria. Ma la guerra occulta contro Assad non ci ha mai risparmiato sorprese, e rivelazioni di alleanza inverosimili. Solo da poche settimane abbiamo scoperto che Obama aveva lasciato entrare nella sua cerchia esponenti dei Fratelli Musulmani, e che Hillary prendeva milioni dai sauditi e dagli emiri del Golfo per condurre la Superpotenza ad eseguire la “loro” politica estera.
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