giovedì 21 gennaio 2016

Nuovi milioni di disoccupati in vista: siamo pronti?

Nuovi milioni di disoccupati in vista: siamo pronti?

I media hanno finalmente scoperto che 62 ricchi hanno la ricchezza della metà dell’altra popolazione del mondo. Grazie ad Oxfam, la ong inglese, possono pubblicare dati come se fossero una sorpresa. 7 milioni di italiani, l’11,5% della popolazione, vivono in “grave deprivazione materiale”, e nel 2004 erano solo, si fa per dire, il 6,4 per cento: è stato quasi un raddoppio. Il numero di quelli che, pur avendo un lavoro, sono poveri, è parimenti cresciuti: dall’8,9 all’11per cento. Nel complesso 22 italiani su cento sono miseri, e il loro numero è aumentato-   Nello stesso periodo, è triplicato il numero dei miliardari in Italia: erano 13 nel 2004, sono 39 oggi a possedere almeno mille milioni di euro. Ciò mentre il paese ha perso il 25 % delle attività economiche a cominciare dall’entrata nell’euro e poi nella grande depressione dal 2008.
La politica dei governi ha solo aggravato le disuguaglianze. Se questi sono stati l’effetto generale del capitalismo globalizzato in tutto il mondo, la particolarità italiana sta nel fatto che è il paese peggio governato dalla UE. E non date la colpa (solo) ai governi; è la Casta multiforme e parassitaria, esemplificata da direttori generali di ministeri con stipendi pari a quello del presidente Usa, o apparati regionali criminosi, che si sono pagate profumatamente per la mancata distribuzione, l’incompetenza, il saccheggio dei produttori.
Fra le cose che non si sottolineano abbastanza, c’è la rivelazione che questa disparità estrema della ricchezza costa 7 punti di Pil: la celebrata “efficienza” del capitalismo senza freni è una reale e concreta palla al piede dell’economia.
Il punto che noi siamo arrivati con questa condizione sociale nel secondo avvitamento della recessione innescata nel 2008 coi subprime americani. Il crollo delle banche italiane, che fa’ stupidamente godere quelli che “il papà della Boschi si è fatto consigliare da Carboni” ( la Massoneria governa le banche toscane dai tempi in cui i Savoia cacciarono il Granduca; mazziniani come Augusto Duchoqué furono al centro del cosiddetto “trasformismo creditizio” a capo della Banca Nazionale Toscana, e al patriota Giacomo Alvisi, con le sue Banche del Popolo social-mazziniane, dobbiamo la prima bolla in cui lasciarono le penne i lavoratori toscani rossi, che ci avevano creduto: niente di nuovo sotto il sole), dicevo la fuga degli “investitori” dalle banche toscane e dai loro titoli a interessi quasi zero, che ha messo a nudo i 200 miliardi di crediti marci del sistema bancario italiano, sono solo la risacca locale del crollo globale in corso.
Nelle prime due settimane del 2016 sono collassate le azioni di Wall Street, collassati i mercati cinesi; si inabissano gli emergenti, precipitano le borse dei petrolieri arabi, cade la Russia in un attimo. Cadono anche i mercati dove le banche centrali pompano liquidità a perdifiato, o dove impongono interessi negativi per i depositi; misure del tutto inefficaci nella colossale tempesta perfetta innescata.
In Usa, la menzogna della ripresa non regge più, e i titoli crollano. “La menzogna consensuale è svanita, qualcosa di grosso è cambiato”; avverte l’analista Wolf Richter. “E’ arrivato il mostro della deflazione, è davvero arrabbiato”, annuncia Chris Martenson, un altro.
Svanita la menzogna “consensuale”, gli operatori Usa scoprono per esempio che le azioni Intel (i microchip)son cadute di oltre il 9% in un colpo; ma come, anche la grande sofisticata industria avanzatissima? La realtà è che il business del digitale è nel pantano. -16% le vendite di PC. Basta dire che a Taiwan – la centrale dell’industria, dove si fabbricano e progettano semiconduttori del mondo intero – ha oggi una disoccupazione al 12 per cento, pari a quella italiana.
Cosa è successo? Quello che il capitalismo fa’ succedere in modo ricorrente, se lasciato agire liberamente: il 1929. La grande depressione, a deflazione maligna. Il motivo è spiegato da una tabella. Riguarda gli Stati Uniti? No, il mondo intero:
Il debito è cresciuto il doppio del Pil
Il debito è cresciuto il doppio del Pil

La finanza, mentre toglieva potere d’acquisto ai salari, ha finanziato la “crescita” indebitando i salariati, gli imprenditori, gli stati, il mondo. Risultato: il debito è salito del doppio rispetto alla crescita del Pil. E’ facile capire che se tu prendi prestiti per il doppio dei tuoi guadagni, finisci presto a far la fila alle mense Caritas.

E’ la grande ricaduta, come nel ‘37

I segnali c’erano, e da anni: il calo tremendo dei traffici marittimi segnalati da Baltic Dry Index. Da molto temo la Cina ha preso a “esportare deflazione” nel mondo, svendendo la sua sovrapproduzione, poniamo, di alluminio e acciaio che le sue industrie non assorbono più, e cessando di comprare rame come prima,facendone calare il prezzo. Ma non basta: un giorno gli storici del futuro (se ci sarà un futuro) si domanderanno per quale malvagia idiozia le grandi potenze, tutte insieme – in un clima mondiale di per sé deflattivo da fine del ciclo del debito- si sono messe ad applicare attive politiche per aggravare la deflazione. La monarchia saudita guidando con la sovrapproduzione follemente volontaria,
il calo storico del prezzo del greggio, da 100 a 28 dollari, per distruggere lo shale americano, mettere in difficoltà i russi e contrastare il concorrente-nemico Iran. Washington che sceglie proprio questo momento per far tornare l’Iran all’onore del mondo,   in cui gli ayatollah non vedono l’ora di rovesciare milioni di barili del loro greggio, deprimendone i prezzi a livelli che un giorno saranno considerati suicidi. Non bastasse, gli Usa  hanno provocato il caos in una parte notevole del mondo, che ha cessato di essere un “mercato” di consumo o luogo di attrazione del turismo; hanno imposto (all’Europa) sanzioni alla Russia che provocano recessione a questa e a quella, con riduzione di consumi. La Unione Europea a guida germanica ha dato il suo decisivo contributo alla deflazione imponendo austerità, il pareggio di bilancio degli stati, il rientro dai debiti, taglio dei salari come unica via per riacquistare competitività mondiale. La cancelliera Merkel passerà alla storia (se ci sarà una storia) come quella che ricalcò le orme del cancelliere Heinrich Bruening, che nel 1930 “curò” la crisi economica (nata dall’America, 1929) e la disoccupazione galoppante con fori riduzioni delle spese dello stato, aumento dei dazi doganali, tagli ai sussidi di disoccupazione (“così quei fannulloni si metteranno a lavorare”) e, nel ’31, “decretò una riduzione generale dei salari, che furono tagliati del 15%” per rendere più competitivi i lavoratori. A quel punto, non-lavoratori: sette milioni di salariati, un terzo della forza produttiva di allora, aveva perso il lavoro, perché le loro industrie, aggravate da costi incomprimibili (leggi: gli interessi sui debiti contratti con la finanza, tasse, ammortamenti ed affitti) cessarono di pagare i debiti, e anche le banche fallirono con loro.
Poi, venne Hitler e il risanamento dell’economia con i metodi creativi del banchiere Schacht, ariano d’onore.   Per gli americani, la politica di Roosevelt fallì nel 1937, quando –come oggi – un piccolo tentativo della Fed di alzare i tassi (l’occupazione era un poco migliorata) provocò   un nuovo collasso più tragico del ’29 dei mercati azionari (il Dow Jones crollò del 46%!), una nuova recessione, fallimenti a catena di imprese, e i disoccupati aumentarono dal 14 a quasi 20%.
Nel 1937 il Dow Jones crollò, come oggi
Nel 1937 il Dow Jones crollò, come oggi
La crisi che si apre è molto più grave (allora la Cina non esisteva come mercato né produttore ed esportatore di disordine finanziario), e di lunga durata, perché stavolta nessun dittatore “populista” potrà prendere il potere ad imbavagliare la finanza speculativa e il Bruening del nostro tempo; sicché anche noi   avremo altri milioni di disoccupati. Che si andranno ad aggiungere a quelli rimasti sul lastrico dalla crisi del 2008 debitamente aggravata dalle ricette di austerità diligentemente applicate da Monti e Bersani per conto di Bruxelles e di Draghi, e mai riassorbiti – in un paese che ha il tasso di inattività più alto d’Europa. Quanti saranno, anzi saremo? Da 3,5 milioni a 6? Dal 12,4 al 22 per cento della Spagna, al 25% della Grecia? Difficile dirlo.
Teniamo, nel delineare il nostro scenario, che vivono qui 5 milioni di stranieri – che si sentono stranieri, se non estranei e nemici – che finiranno in disoccupazione, ed occuperanno le strade ed i centri di aiuto e provvidenze. Teniamo conto che la depressione globale aggraverà anche le zone del mondod a cui già provengono a milioni i clandestini e i profughi: quanti milioni in più scenderanno nelle nostre coste, si presenteranno ai confini, premeranno per entrare? Saranno disarmati o no? Chi darà l’ordine alla nostre forze armate di sparare? (e quali forze armate?)
Intravvedo uno scenario in cui bisognerà andare a far la spesa al supermercato in convoglio e scorta armata, perché altrimenti centinaia di affamati per le strade ci rapineranno il cibo dal carrello. Le vecchiette che si avventurano da sole dal panettiere si vedranno portar via il borsellino da grossi senegalesi o cosiddetti siriani, o anche da italiani troppo a lungo senza lavoro né speranza di averne mai uno; ai semafori le portiere delle auto verranno aperte da mendicanti minacciosi di tutti i colori.
Esagero?
E’ lo scenario che ha in mente il capo dell’esercito elvetico, generale Andé Blattmann, quando qualche giorno fa ha confidato: “…Le prospettive economiche sono cupe, si assiste a sbarchi imprevisti di flussi migratori di massaImpossibile non stupirsene. Così, da una parte, alla crisi si aggiunge maggiore concorrenza sul mercato del lavoro, dall’altra dobbiamo sobbarcarci i costi degli aiuti. Inoltre, non si possono escludere disordini sociali; il vocabolario si fa pericolosamente aggressivo».  Per concludere: «Dobbiamo prepararci a conflitti, crisi e catastrofi». Per questo, la Svizzera ha pensato bene di riattrezzare il proprio esercito, «pronto a combattere per il Paese e per la nostra gente”. Gli svizzeri si difenderanno. E noi?

Il punto di Giulietto Chiesa: "L’Unione affonda nella sua insignificanza"

lunedì 4 gennaio 2016

Humans live here - Qui vivono persone

“Francescani dell’Immacolata” IN VATICANO C’E’ UNA NUOVA INQUISIZIONE CATTO-PROGRESSISTA.


5 Gen, 2014

Ma il Papa sa quello che – a nome suo – stanno facendo ai “Francescani dell’Immacolata”? Appena due giorni fa Francesco ha giustamente proclamato che “il Vangelo non si annuncia con le bastonate, ma con amore e gentilezza”.
Eppure sui Francescani dell’Immacolata – senza alcun motivo e alcuna colpa da parte loro – si è abbattuta una tempesta di bastonate. Stanno radendo al suolo quello che è uno dei pochi ordini religiosi vivi, ortodossi e pieno di vocazioni (stimato e sostenuto da Benedetto XVI).
Il peggio è che la distruzione viene perpetrata in nome di Francesco. Ma è mai possibile che il Papa della gentilezza approvi questi metodi e questa persecuzione?

COLPISCONO I MIGLIORI

Fra l’altro i “Francescani dell’Immacolata”, nel disastro generale degli ordini religiosi (senza vocazioni, spesso in crisi dottrinale e disciplinare, con molti noti errori), dovrebbero essere portati ad esempio: infatti loro vivono radicalmente la povertà, vivendo solo di carità, hanno molte vocazioni, conducono una vita fortemente ascetica, fanno tante opere di carità per i poveri e i diseredati, annunciano la Buona Novella con zelo missionario e sono obbedienti alla Chiesa (in questi mesi di repressioni subiscono tutto con mitezza e nel silenzio).
Molti fedeli sono scandalizzati dall’accanimento con cui vengono colpiti. C’è gente che piange per i forzati allontanamenti di questi buoni frati dalle comunità dove hanno lavorato fino ad ora.
Io non ho mai avuto a che fare con loro, ma, da osservatore imparziale, li ammiro. E mi chiedo: perché tanta durezza contro religiosi che per i fedeli rappresentano un grande esempio di vita e un vero riferimento spirituale?
Eppure non si è avuto un tale accanimento nemmeno nei casi di religiosi, preti e teologi in cui c’erano grossi problemi di dottrina, disciplina e altro.
Il post-Concilio, per esempio, fu una catastrofe. A decine di migliaia buttarono l’abito religioso: “Si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata” affermò Giovanni Paolo II, “si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi  nel ‘relativismo intellettuale e morale’ e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico senza dogmi definiti e senza morale oggettiva”.

IL DISASTRO DEI GESUITI

Anche la Compagnia di Gesù, come Bergoglio sa bene, è stata nella tempesta e alcuni suoi membri hanno alimentato la confusione teologica. Eppure non sono mai stati presi provvedimenti come quelli adottati oggi contro i “Francescani dell’Immacolata”.
Secondo le statistiche ufficiali dal 1965 (quando finisce il Concilio) al 2005, i membri della Compagnia di Gesù (i gesuiti) sono crollati del 45 per cento, i salesiani del 24 per cento, i Frati minori del 41 per cento, i Cappuccini del 29 per cento, i Benedettini del 35 per cento, i Domenicani del 39 per cento.
Al contrario i “Francescani dell’Immacolata”, famiglia religiosa nata negli anni Settanta da padre Stefano Maria Manelli e da padre Gabriele Maria Pellettieri, hanno attratto subito tante vocazioni.
Riconosciuti dalla Chiesa nel 1990, con decreto pontificio del 1998, oggi sono circa 400 frati in 55 case nel mondo e altrettante suore con 47 case su tutto il globo. Anche le vocazioni – che in tutte le diocesi languono – fra loro crescono a ritmi impressionanti. Davvero una comunità benedetta da Dio.
Così l’11 luglio scorso la Congregazione vaticana dei religiosi ha deciso di colpire col commissariamento questa fiorente famiglia religiosa.

PERSECUZIONE

Da allora al fondatore, padre Stefano M. Manelli, è stato imposto l’isolamento (i suoi frati non possono né scrivergli, né telefonargli, né andare a trovarlo, né parlargli in alcun modo); tutti i frati che avevano ruoli di responsabilità sono stati esiliati in luoghi remoti, spesso all’estero; i movimenti laicali legati alla congregazione sono stati ibernati; il seminario è stato chiuso e sono state sospese le ordinazioni diaconali e sacerdotali.
Il commissario non ha potuto prendere in pugno le riviste dell’ordine perché appartengono ai laici, così ha proibito ai religiosi della congregazione di collaborarvi. In sostanza si è usato il pugno di ferro.
Nessuno può credere che il Pontefice della tenerezza abbia voluto o autorizzato una cosa simile. Troppo grande sarebbe la contraddizione fra il suo insegnamento (“amore e gentilezza, non bastonate”) e la pratica concreta che ricorda i fantasmi dell’Inquisizione.
E’ pur vero che in passato l’Inquisizione, i cui metodi furono spazzati via grazie a Joseph Ratzinger, nel corso della sua storia colpì diversi santi.
L’ultimo fu padre Pio. Com’è noto il santo cappuccino, fra 1960 e 1961, dovette subire – sotto il cosiddetto “Papa buono” – provvedimenti restrittivi e punitivi molto duri. Erano del tutto ingiusti, come poi ha dimostrato la piena riabilitazione voluta da Paolo VI e la canonizzazione del frate stigmatizzato fatta da Giovanni Paolo II.
Ma fa un certo effetto che si perseguitasse un santo come lui, proprio mentre nella Chiesa si portavano in palmo di mano teologi come Karl Rahner che Roncalli nominò fra i consultori del Concilio Vaticano II.
Rahner ha avuto un’influenza assai nefasta nella teologia post-conciliare (basti dire che Hans Kung è stato il suo degno allievo). La sua teoria dei “cristiani anonimi” fu un autentico veleno.
Tuttavia Rahner è intoccabile anche oggi. Ci sono teologi che si permettono di mettere in discussione i dogmi della  fede cattolica, la Madonna e i santi. Ma Rahner non si può discutere.
Invece fra le coraggiose iniziative di riflessione teologica che i “Francescani dell’Immacolata” hanno intrapreso negli anni passati c’è stato proprio un convegno di studi intitolato significativamente “Karl Rahner: un’analisi critica”. In netto contrasto con la “teologia progressista” oggi dominante.

INQUISITORI SINISTRI

Molti sospettano che fatti del genere abbiano contribuito a mettere i “Francescani dell’Immacolata” nel mirino del potere clericale, dove oggi siedono ecclesiastici che hanno avuto trascorsi nella “Teologia della liberazione”, come il cardinale brasiliano João Braz de Aviz che è proprio il capo della Congregazione vaticana che ha deciso il commissariamento.
In un’intervista di qualche tempo fa il prelato ha raccontato come visse quella fase della sua vita, ma curiosamente lì non ha fatto sua la condanna degli errori della Teologia della liberazione che fu firmata da Giovanni Paolo II e da Joseph Ratzinger.
Anzi ha affermato: “rimango convinto che in quella vicenda è passato comunque qualcosa di grande per tutta la Chiesa”.
Sì, una grande catastrofe. Ecco ora nuovi disastri “progressisti”, come l’annichilimento dei “Francescani dell’Immacolata”. Se questi frati fossero stati seguaci di Rahner, Kung o della Teologia della liberazione, la loro persecuzione avrebbe suscitato uno scandalo sui media. Invece sono fedeli alla Chiesa, dunque nessuno li difende.
C’è chi sostiene che si tratti di una sorta di vendetta trasversale contro Benedetto XVI per il “Motu proprio” che liberalizzò la messa tradizionale. Esso suscitò pesanti reazioni e opposizioni in Curia e fra i vescovi.
Mentre i “Francescani dell’Immacolata” attuarono fedelmente il “motu proprio” volendo essere in comunione col Papa. E’ questa la loro colpa?
Io credo che la loro distruzione danneggi tantissimo pure l’attuale papa. Perché annichilisce un carisma prezioso per la Chiesa e perché porta acqua al mulino dei lefebvriani che hanno attaccato pubblicamente Bergoglio. Adesso costoro possono dire: “vedete, nella Chiesa di Francesco c’è posto per tutti, meno che per i cattolici”.
Avendo sempre difeso il Pontefice da questi attacchi, io spero che, informato dei fatti, quanto prima egli metta fine a questa incredibile persecuzione e ristabilisca la verità e la giustizia.

Antonio Socci

Da “Libero”, 5 gennaio 2014
Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

La questione dei Francescani dell'Immacolata

















Ecco cosa è accaduto e sta accadendo ad un Ordine in grande espansione
e molto amato dai fedeli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Come noto, i FI hanno "assaggiato" la chiesa misericordiosa 
voluta da papa Bergoglio: sono stati commissariati con l'accusa 
di non sentire cum Ecclesia. 
Tale incredibile argomentazione, per altro smentita dai fatti (come era ovvio), 
non può che insinuare il pensiero di quello che sarebbe il vero obiettivo 
di un intervento delle autorità vaticane tanto ingiusto quanto di inaudita violenza: 
ostacolare e colpire in qualche modo la celebrazione della Messa Tradizionale
e chi intende fare apostolato con tale Messa, con conferenze, libri, 
riflessioni e rimeditazioni del Concilio Vaticano II.  
Come ha scritto e sintetizzato al meglio Camillo Langone, 
c’era un ordine religioso che era una speranza della chiesa, composto da frati 
così devoti alla Vergine da chiamarsi frati dell’Immacolata: 
giovani (l’età media più bassa fra tutti gli ordini), in crescita numerica 
(altra felice eccezione), fedeli amanti di Madonna Povertà 
e quindi scalzi anche d’inverno,  indossanti il saio grigio cenere 
che era il saio di san Francesco(nero e marrone sono colori venuti dopo), 
cosicché quando vedevi uno di loro camminare svelto 
per le vie di Firenze ti sembrava animarsi un quadro del Sassetta.
Un brutto giorno l’ordine si è spaccato e la minoranza è riuscita 
a ottenerne il commissariamento: 
il commissario è stato scelto nella persona di un frate di ordine avverso 
e subito dopo ecco proibita la Messa in latino, confinato il fondatore, 
esiliati i suoi collaboratori, diffusi innumerevoli comunicati 
dal linguaggio minaccioso e approssimativo 
(chi odia il latino spesso non ama nemmeno l’italiano), 
e infine chiuso il seminario, dispersi i seminaristi, 
distrutte le vocazioni, condannata Madonna Povertà e raschiato il Sassetta.


Dove ci sta portando la NATO di Erdogan Maurizio Blondet

Se, come pare difficilmente evitabile dopo il crimine deliberato saudita (1), casa Saud farà guerra all’Iran, è molto probabile che Erdogan entri nel conflitto, ovviamente da sunnita a fianco dei Saud. Ora, l’utilità del richiamo inascoltato che dovevamo uscire dalla NATO al più presto, forse comincerà a farsi chiaro anche nelle menti più ottuse – come sono precisamente quelle che ci governano in Europa. La Turchia non è solo membro della NATO; è anche il membro più armato e forte, l’unico che abbia un vero esercito. Sta facendo una politica consona agli interessi non si dice europei, e magari anche nostri, ma della stessa NATO, Erdogan? Forse a Bruxelles e a Berlino – dove al capo della famiglia mafiosa stendono tappeti rossi – non è chiaro fino a che punto egli ha ampliato il suoi interventi militari oltre i confini turchi, in zone casualmente ricche di petrolio?  Specialmente dopo la sua rielezione a novembre.

Manifestazione a Teheran dopo l'assassinio dello sceicco
Manifestazione a Teheran dopo l’assassinio dello sceicco
Siria. NATO e UE fanno finta di non sapere che, oltre ad armare e rifornire ISIS e comprarne il greggio, Ankara ha dispiegato la “    Brigata Turcmena Sultan Murat”, che finge di essere composta da turcomanni, minoranza etnica e “ribelli moderati”, ma è inquadrata e rimpolpata da militari turchi. Secondo il giornale Yeni Safak, filo-Erdogan, questa brigata “consoliderà le varie brigate turcomanne ed altri gruppi   combattenti in un Esercito Unificato Turcomanno” che dovrà prendere il controllo di Aleppo e Baybucak via Latakia. Aleppo è il centro da cui dovrebbe passare il progettato gasdotto che   dovrebbe portare il gas del Katar alla Turchia, e da qui raggiungere il lucroso mercato europeo per arricchire Erdogan & famiglia con le grasse royalties che noi europei (del Sud) dovremo pagargli: per il privilegio di avere, su ordine Usa, rinunciato al gas russo, molto più economico e vicino, che il progettato gasdotto deve appunto (nei progetti Usa) rimpiazzare, togliendo a Mosca la sua clientela sud-europea.
Domanda sommessa: tutto ciò è in qualche modo nel nostro interesse? Ci conviene come membri della NATO?
Irak Come forse saprete, Ankara ha mandato qualche centinaio di soldati, con una trentina di carri armati,alle porte di Mossul, nella zona petrolifera di Bashika, senza l’invito del governo iracheno. Alle proteste ed intimazioni di Baghdad, Ankara ha risposto che i suoi sono lì per addestrare i miliziani del Governo Regionale del Kurdistan, ossia del Kurdistan iracheno, a cui americani ed israeliani hanno promesso lo stato indipendente. Il quotidiano Hurriyet ha spiegato che i militari non se ne andranno, sono lì per costituire una base permanente turca in Irak. Permanente.
Cipro. E’ dal ’74 occupata per metà dalle forze armate turche. La novità è che da qualche mese la flotta turca afferma la sua potenza navale sulle zone di mare cipriote sotto cui si ascondono grandi giacimenti, gli stessi che anche Israele s’è in parte già accaparrata. In cosa si esercita la prepotenza di Erdogan? Per esempio nel minacciare le navi di esplorazione norvegesi e italiane che, s contratto del governo di Cipro, stanno facendo le prospezioni nella “Exclusive Economic Zone” (EEZ) delle acque cipriote. Sì, avete letto bene, anche italiane. A luglio, una cannoniera turca ha accostato aggressivamente la Odin Finder, un vascello di prospezione battente bandiera italiana, obbligandola a cannoni puntati a ritirarsi dallo specchio di mare su cui stava operando, con la pretesa che quella non era zona cipriota, ma turca. Una seconda nave da guerra turca s’ unita alla prima, e poi sono rimaste a pattugliare la zona. Dopo che i nostri si sono ritirati. Che lo specchio di mare sia in EEZ, ci sono pochi dubbi. Ma Ankara pretende che Cipro interrompa le esplorazioni per idrocarburi fino alla conclusione dei “negoziati di riunificazione” delle due metà di Cipro.
La nave italiana minacciata dal nostro alleato
La nave italiana minacciata dal nostro alleato
Non è consolante per noi italiani avere un così valido alleato NATO? Pronto a difenderci con tutte le sue formidabili armi?
Grecia. Le forze aeree turche hanno violato ripetutamente lo spazio aereo greco nel 2014. Quanto ripetutamente? Solo 2 mila e 244 volte. Secondo i greci, la frequenza di queste violazioni è deliberata, ed ha lo scopo di aggravare la situazione finanziaria di Atene, alleato nella NATO: ad ogni violazione i caccia ellenici devono comunque decollare per ricacciare gli intrusi, e ciò costa, per 2244 volte, centinaia di milioni.
Katar: il felice principato che arde dalla voglia di vendere a noi europoidi il suo gas,   superando la ragguardevole distanza con un facile accorgimento: rovesciare l’attuale governo della Siria, ha in allestimento sul proprio territorio una base militare turca permanente: tremila uomini, e forze aeronavali adeguate. Nel darne l’annuncio a dicembre ambasciatore turco in Katar, Ahmet Demirok: “Non stiamo costruendo una nuova alleanza, ma riscoprendo gli storici e fraterni legami” (di quando il Katar era parte dell’impero Ottomano, che andava dalla Bosnia a Golfo Arabico). E’ appena il caso di ricordare che il Katar non è solo uno dei massimi finanziatori di DAESH, ma che è anche sede della più grossa base Usa nell’area, con 10 mila soldati, ad Al Udeid. Domanda: Washington avrà dato il suo placet all’insediamento turco? E come domandarsi se Washington a dato il suo assenso all’abbattimento del Sukhoi russo da parte dell’aviazione turca: silenzio. Magari sarebbe il caso di chiedere al nostro massimo alleato nella NATO, la sola Superpotenza rimasta – che ci protegge e difende –  se per caso ha deciso di lasciare in gestione a Erdogan e al reuccio wahabita l’area medio-orientale, dopo averla ridotta ad un grumo di   devastazioni e di sangue? Giusto per sapere a cosa ci serve stare nella NATO, a noi, e così ci guadagniamo ad obbedire agli ordini euro-occidentali.

Erdogan guarda a Sion

E Israele, direte voi? Come vede la cosa Israele, con una Turchia in piena espansione militare esterna (senza contare dello sterminio dei curdi che sta attuando all’interno)? Sarà inquietaMa no:

“Erdogan: la Turchia ha bisogno di Israele”, ha buttato in pasto alle agenzie il capo della famiglia:   “La Turchia deve riconoscere che ha bisogno di Israele”. Dimenticato l’assalto piratesco della Mavi Marmara, nel 2010, in cui le forze armate israeliane piombarono sulla nave che portava aiuti a Gaza ammazzando nove attivisti, fra cui dei turchi. Tutto dimenticato. Ora Ankara “ha bisogno di Israele” per condurre la sua politica neo-ottomana; ne ha bisogno specialmente dopo la rottura dei rapporti con Mosca, contro cui è sostanzialmente in guerra sul territorio siriano.
Magari una guerra di otto anni che dissangui i musulmani, sul modello di quella che Washington istigò Saddam a scatenare contro l’Iran dal 1980 all’88, è negli auspici di Sion e della superpotenza da essa posseduta;   tanto più che stavolta l’emorragia coinvolgerebbe Hezbollah oltre all’odiato Iran. Da questa guerra uscirebbero al lumicino tutti, russi compresi. A meno che non ritengano necessario risolvere la cosa più in fretta con il ricorso a bombe atomiche tattiche.
Ma la UE è cosciente di ciò che ha fatto, assistendo ed aiutando Erdogan in funzione anti-russa? Sono sonnambuli. La patetica Mogherini ha “condannato” i 47 assassini dei sauditi, ricordando che la UE è contraria “alla pena di morte di generale”. Già, i nostri valori. Provi con la promozione delle nozze gay, magari fra la classe alta saudita trova orecchie più benevole. La NATO ha inviato in Turchia un aereo AWACS per difenderla da Putin;   dai giornali tedeschi leggo che “l’Arabia Saudita è il più stretto alleato della Germania e degli Stati Uniti nella regione”. Scusate, avete detto “alleato”? Berlino vende armi ai monarchi, noi vendiamo Ferrari e Armani. Ma alleati, da quando? A nostra insaputa? Anche in questo ciò che è utile per la Germania è utile per noialtri?
Sarebbe da chiarire. La NATO è diventata una strana cosa: a Nord è diretta di fatto da baltici e polacchi che si vogliono riempire di armamento americano per regolare gli antichi conti con Mosca; lì la UE è tutta con Kiev e pretende da Putin che restituisca la Crimea al regime neonazista (i neonazisti ci vanno benissimo, lì?); nel Mediteraneo, la NATO è diretta di fatto dalle ambizioni e aggressività di Erdogan. Sì; e noi? Noi dobbiamo solo continuare a sanzionare la Russia, subendo i danni; aspettare che sia un giorno Erdogan a fornirci il gas che oggi ci fornisce Gazprom, una volta sterminato Assad e qualche centinaia di migliaia d siriani che stanno con lui, specie cristiani; mentre s’intende, Berlino “pratica” le sanzioni alla Russia sotto forma di raddoppio del North-Stream.
Ora, da una guerra sciiti-sunniti con Erdogan nostro alleato che ci si ficca, possiamo guadagnarci solo un rincaro repentino e stellare del greggio, se basta. Se non basta, essere coinvolti in un conflitto demente, in guerra con i jihadisti e gli ottomani, contro russi e persiani. Non so se vi rendete conto. E’ in qualche modo nel nostro interesse nazionale? Ah pardon, m’è scappato “nazionale”. Non succederà più.

Note
  • Il massacro di 47 sciiti, prigionieri, compreso il rispettato e rispettabile sceicco Nimr Baqr al-Nimr, è senza dubbio una deliberata provocazione. Opera dell’astro nascente nella famiglia reale saudita, Mohamad bin Salman Al Saud, attuale ministro della guerra, nonché secondo nella linea di successione al decrepito re Salman bin Abdulaziz, e quindi alla disperata ricerca di vincere il primo posto accrescendo il suo punteggio con colpi di testa militari. E’ stato lui ad invadere lo Yemen, ed a rincarare la dose di armamenti moderni, come i missili anticarro TOW, ai jihadisti siriani (che non sono siriani, ma al 90 per cento, mercenari pagati venuti da altrove). Già da tempo i servizi tedeschi, BND, avevano avvertito il loro governo che la politica cauta dei vecchi regnanti sauditi stava per cedere il posto ad un “Interventismo aggressivo” ed “impulsivo”, ossia sventato. Ma Angela Merkel non esce dalla bolla del suo sogno, con milioni di “immigrati siriani” da impiegare alla Volkswagen.

George Carlin: "Le cose che sappiamo di loro, ma gliele lasciamo fare."