mercoledì 31 luglio 2013

Heracleion: la città sommersa arriva in superficie



Reliquie, sculture alte 4 metri, monete d'oro e lastre giganti sono solo alcuni dei reperti che sono stati ritrovati 

L’antica città di Heracleion, inghiottita dal Mar Mediterraneo più di 1.200 anni fa, presto mosterà i suoi tesori al mondo, lo annuncia il sito Catholic Online. Reliquie, sculture alte 4 metri, monete d’oro e lastre giganti sono solo alcuni dei reperti che sono stati ritrovati enll’antica città portuale, situata 20 Km a nord est di Alessandria.

LA LEGGENDA - Per centinaia di anni si è creduto che la città di Heracleion, conosciuta anche con il nome di Thonis, non fosse altro che una leggenda. La città fu menzionata dallo storico greco Erodoto, secondo il quale Elena avrebbe visitato la città con Paride prima dello scoppio della guerra di Troia.
LA SCOPERTA - La città fu scoperta nel 2000 durante un rilevamento topografico della costa egiziana dal ricercatore francese Franck Goddio e un team dell’università europea per l’aercheologia subacquea.
UN IMPORTANTE PORTO COMMERCIALE - Elsbeth Van der Wilt, un’archeologa dell’Università di Oxford che sta lalavorando al sito, conferma l’ipotesi che la città fosse un importante porto per il commercio sulla lunga distanza nel Mediterraneo. “Gli scavi hanno portato alla luce un discreto numero di pesi in piombo, usati per pagare le merci sia dai religiosi che dai mercanti”. A dare forza all’ipotesi Heracleion fosse un porto importante è stata la scoperta di alcuni pesi provenienti da Atene, infatti “è la prima volta che reperti del genere vengono ritrovati durante uno scavo in Egitto”, ha detto l’archeologa.
LA CITTA’ SPROFONDATA - Gli scienziati non sano ancora darsi una risposta sul come la città venne improvvisamente inghiottita dal mare. Secondo una delle teorie, l’innalzamento del livello delle acque combinato all’erosione della roccia di cui era formata l’isola, avrebbe causato lo sprofondamento della città.


sabato 27 luglio 2013

Il super-treno di Elon Musk farà 600 km in mezz’ora


Il Giornale OnlineL’imprenditore e inventore americano è pronto a svelare il suo Hyperloop, un progetto che manderà in soffitta gli attuali treni ad alta velocità e batterà la concorrenza con gli aerei.

di Roberto Paura

Qualcuno già lo chiama “l’uomo delle meraviglie”. Elon Musk, oggi a capo di SpaceX, la più grande compagnia spaziale privata, ha mandato le sue navicelle automatiche sulla Stazione Spaziale Internazionale, promette di costruire una colonia su Marte nel corso della sua vita e con la Tesla Motors da lui fondata ha iniziato la produzione di massa di auto elettriche. Questo senza contare il suo precedente come fondatore di PayPal, il metodo di pagamento online più usato al mondo. Ora l’imprenditore americano di origini sudafricane, 42 anni, è pronto a svelare il suo ultimo progetto, l’Hyperloop. Anche se i dettagli non sono ancora noti, si sa già che si tratterà di un treno superveloce in grado di coprire la distanza Los Angeles-San Francisco (circa 600 chilometri) in appena mezz’ora. In un paese come gli Stati Uniti che ha gradualmente abbandonato le ferrovie preferendo gli aerei per gli spostamenti interni, l’Hyperloop promette di essere un’autentica rivoluzione, che andrà incontro ai desideri del presidente Obama di un rilancio delle ferrovie ad alta velocità nel paese, sul modello europeo.

Oltre la levitazione magnetica?
Ma le nostre linee ad alta velocità – fiori all’occhiello in Italia – somiglieranno alle vecchie locomotive a vapore in confronto all’Hyperloop immaginato da Musk. 
L’imprenditore americano lo definisce un “quinto mezzo” di trasporto, alternativo in realtà sia ai treni che agli aerei, alle navi e alle autovetture. Annunciato per la prima volta un anno fa, finora i dettagli sono stati oggetto di infinite speculazioni. Quel che si sa è che la realizzazione della prima linea tra le due principali città della California (che distano tra loro grosso modo quanto Napoli e Genova) costerà circa 6 miliardi di dollari. Considerando che la tratta alta velocità Torino-Milano, meno della metà del tragitto, è costata più o meno la stessa cifra, si può immaginare di avere a che fare con qualcosa di davvero innovativo.

Dalle rivelazioni fin qui fatte si sa che l’Hyperloop non avrebbe in realtà bisogno di binari, benché sia generalmente assimilato a un treno. Musk lo definisce più simile a un Concorde da superficie: non supererà il muro del suono ma dovrebbe superare significativamente la velocità di crociera degli aerei di linea e viaggiare a circa 1100 chilometri orari. Per riuscirci, l’Hyperloop dovrà minimizzare l’attrito dell’aria. Ciò fa pensare a un’evoluzione delle attuale ferrovie a levitazione magnetica in funzione in Giappone e su alcune tratte in Germania. Musk ha citato come esempio quello dell’hockey da tavolo (o air hockey). Secondo un abbozzo pubblicato da un ingegnere americano, giudicato da Elon Musk molto vicino al progetto reale, si tratterebbe di un sistema di accelerazione e decelerazione magnetica attraverso un loop (da cui il nome), ossia un circuito chiuso ad anello.

Una metropolitana più veloce di un aereo
Non è chiaro come una simile infrastruttura possa essere realizzata senza eccessivi impatti sull’ambiente circostante.
 Musk ha fatto sapere che si potrebbe realizzare sia in superficie che sottoterra e che non subirebbe limiti a causa delle condizioni meteorologiche, né danni in caso di terremoto (eventualità molto probabile in California). L’idea inoltre è più simile a una sorta di metropolitana piuttosto che a un aereo: non ci sarà bisogno di prenotazione e si potrà salirvi sopra in qualsiasi momento, a patto di pagare il prezzo del biglietto, s’intende. Bisognerà poi vedere cosa ne penseranno le autorità americane, che difficilmente permetterebbero di utilizzare un sistema di trasporto così delicato senza una serie di controlli sui passeggeri come avviene oggi con gli aerei. “Quello che volete è un sistema che non si rompa mai, che sia veloce circa il doppio di un aereo, che vada a energia solare e che parta non appena arrivate, senza dover attendere un orario di partenza specifico”, ha inoltre spiegato Musk, lasciando intravedere la rivoluzionarietà del progetto.

Il sogno di Elon Musk sarebbe quello di non sottoporre il progetto a brevetto ma di renderlo noto in modalità open-source, così da permettere a tutti di migliorarlo con eventuali suggerimenti. L’imprenditore ha inoltre dichiarato di essere aperto a partnership per la sua realizzazione pratica. Le aspettative sono molto alte e l’attesa è ormai prossima al termine: con un tweet, ieri, Musk ha infatti annunciato che il progetto e i dettagli dell’Hyperloop saranno resi noti il prossimo 12 agosto. Se si tratterà dell’alba di un nuovo sistema di trasporto, come del resto già sta avvenendo con le auto Tesla e con le navicelle spaziali Dragon, lo sapremo solo allora.

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mercoledì 24 luglio 2013

Il panino immortale


Il panino immortaleMarcello Pamio - 22 luglio 2013
La fotografa Sally Davies ha deciso di verificare con mano se è vero che i panini McD sono per così dire "immortali".
Per questo motivo sabato 10 aprile 2010 si è recata al McDonald's più vicino e ha ordinato un bel Happy Meal, il panino dedicato ai bambini.Senza mangiarlo, l'ha messo sopra un piatto e ha atteso, fotografandolo ogni giorno, con pazienza la sua decomposizione...Purtroppo per lei, ad oggi, dopo 3 anni e 3 mesi circa, sta ancora attendendo!In un qualsiasi prodotto alimentare, la decomposizione è un processo normalissimo: decomposizione, fermentazione e putrefazione.Un panino che dopo oltre 3 anni è ancora quasi immacolato, indica solo una cosa: non appartiene al Regno della Natura. Perfino i batteri, che rappresentano gli spazzini della natura, e le muffe ci stanno lontani.Additivi, conservanti, aromi e chissà quante altre sostanze chimiche di sintesi sono state usate per sfornare un delizioso panino dedicato ai bambini, un panino che fa impallidire le più avanzate tecniche usate dai mummificatori egiziani....

Inizio esperimento: sabato 10 aprile 20107 ottobre 2010, dopo 180 giorni
2 ottobre 2011, dopo 540 giorni5 gennaio 2013, dopo 1000 giorni

giovedì 18 luglio 2013

Il limone, la medicina naturale per prevenire i tumori

Il Giornale OnlineIl limone ha proprietà depurative disintossicanti dell'organismo e la sua assunzione regolare, preferibilmente al mattino quando si è ancora digiuni, aiuta a regolarizzare l'intestino, e combatte addirittura la cellulite. E' interessante l'uso che viene fatto di una sostanza contenuta nel limone, chiamata limonene, che viene impiegata con successo per la distruzione dei calcoli nella cistifellea e diventata ultimamente famosa, in quanto, secondo recenti studi americani, se assunto regolarmente, avrebbe proprietà antitumorali a livello preventivo, soprattutto per quanto riguarda pancreas, stomaco e intestino. 

Il limone è molto consigliato contro nausea, diarrea e soprattutto per chi ha necessità di irrobustire le difese immunitarie; il suo succo fresco ha la proprietà di prevenire l'arteriosclerosi, ha benefici sul fegato, sul pancreas e sul sangue, favorendone la fluidità. Il limone, quando è veramente fresco, appena colto, oltre che rimineralizzante e antianemico è un buon attivatore delle difese organiche e un ottimo disinfettante.

Curiosità sul limone
Per coloro che in nessun modo intendono rinunciare ai frutti di mare crudi, è importante sapere che poche gocce di succo di limone, eliminano, in pochi minuti, il 92% di microbi e batteri presenti sulle ostriche. Per chi invece ha purtroppo problemi di potabilità dell'acqua, ricordiamo che è possibile renderla potabile aggiungendo ad un litro d'acqua il succo di un limone spremuto. Secondo una ricerca giapponese, le persone che lavorano al computer compiono il 54% in meno di errori se l'ambiente in cui lavorano profuma di limone. Infatti l'olio essenziale di limone viene impiegato per favorire concentrazione e memoria. Spazzolare settimanalmente i denti col succo di limone contribuisce mantenerli bianchi e lucenti, mentre frizionare il cuoio capelluto con una lozione preparata con 2 cucchiaini di olio di oliva, 1 cucchiaino di succo di limone aiuta a combattere la fragilità o la caduta eccessiva dei capelli.

Dalla rubrica alimentazione di AG a cura di Cinzia Marcocchi

Levitazione acustica: quando il potere del suono vince la gravità (e a dimostrarlo è la scienza!)

Il Giornale Onlinedi Caterina Lenti

Fu Henry Kjellson, un ingegnere svedese costruttore d’aeroplani, a raccontare nel libro “The lost techniques”, la strabiliante esperienza del Dr Jale, il suo amico svedese che, avendo il privilegio di soggiornare in un lamastero tibetano, riuscì a documentare e filmare come i monaci riuscissero a sollevare massi pesantissimi e a spostarli a 250 metri d’altezza, utilizzando unicamente la levitazione acustica. Vide con i suoi occhi un fenomeno che per le leggi fisiche del tempo non poteva esistere: col solo suono di tamburi e trombe, i monaci riuscivano a sollevare grosse pietre di pesi differenti dal suolo che, arrivate a 250 metri più in alto, con l’aiuto di alcuni yachs, venivano poi ricevute e sistemate da altri monaci. Evidentemente essi hanno sfruttato un’enorme fonte di energia sconosciuta, ma la scienza ufficiale tolse di mezzo i filmati che furono ufficialmente confiscati e secretati dalla società inglese per cui l’uomo lavorava e ancora oggi sembrano essersi volatilizzati.

Ma i tibetani non furono gli unici a conoscere anticamente la levitazione acustica: secondo alcune leggende arabe giunte sino a noi, gli antici Egizi facevano volare pietre spostandole con la sola forza del pensiero e con il suono, lasciando così intendere che avrebbero potuto usare questo sistema per la costruzione di piramidi. D’altra parte, i sacerdoti egizi erano depositari delle “Parole del Potere”, insegnate dal dio Thot: se le parole venivano pronunciate correttamente, producevano un modello tridimensionale in risonanza con l’Etere, generando l’effetto desiderato o un’ energia. Forse la più interessante testimonianza della levitazione è ancora oggi presente nel villaggio indiano di Shivapur: nel cortile collocato all’esterno della moschea dedicata al Santo Sufi Qamar Alì Dervish c’è una pietra cilindrica di oltre 60 kg ed ogni giorno, durante la preghiera, 11 fedeli la circondano mettendosi a ripetere il nome del Santo, fino a raggiungere una certa intensità acustica: a quel punto gli 11 uomini sollevano la pietra, utilizzando un solo dito ciascuno e, terminata la litania, fanno un rapido balzo all’indietro, per evitare di restar schiacciati dalla caduta a peso morto di essa.

Come non citare Walter Russel, che nel trentunesimo capitolo del libro “A new conceptof the Universe” spiega che l’Universo consiste interamente di onde in movimento e che qualunque teoria che non sia in grado di trovare un appropriato posto all’interno dell’onda, a causa di ciò non ha nessun’ altra collocazione all’interno della Natura. Parole sicure, dure, ma possono resistere indenni ad un esame? Dal lavoro di John Keeky siamo portati a credere sia davvero così. Keely trascorse tutta la sua vita a studiare la forza cosmica misteriosa liberata dai suoi apparecchi, convinto che le vibrazioni del Cosmo producessero una forma di musica le cui ottave, opportunamente accordate, potessero liberare un’energia inesauribile. Nell’Universo, dagli atomi alle galassie, tutto si trova in uno stato particolare di vibrazione. Anche ogni singola parte del nostro corpo ha una vibrazione che deve essere armoniosa per mantenerlo in salute; e le malattie si instaurano se viene alterata la frequenza vibratoria, naturalmente perfetta, di organi, tessuti e cellule che compongono il nostro corpo.

In questo sistema perfetto, i suoni hanno un ruolo fondamentale nel corpo umano e in tutto il Cosmo: se una vibrazione può far ammalare o guarire, ma anche rompere un vetro, probabilmente può anche sollevare un peso. I suoi arcani meccanismi, dotati di sfere metalliche composte da oro, argento e platino, corni in ottone, canne d’organo e fili, furono fatti funzionare sotto lo sguardo attonito di numerosi spettatori e studiati senza successo dai suoi contemporanei, che volevano ad ogni costo smascherare la frode dello scienziato. L’enigma sotteso a secolari ricerche pare essersi quasi risolto. Sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, è stato descritto un nuovo metodo di levitazione acustica in movimento, sviluppato da un team di ricercatori del Politecnico di Zurigo, capeggiato dall’italiano Daniele Foresti. Come egli stesso spiega, la levitazione acustica, ossia l’utilizzo di onde sonore per mantenere in aria piccoli oggetti, esisteva già da diversi decenni, ma si trattava di una levitazione statica, in cui gli oggetti vengono mantenuti in equilibro in un certo punto. Per farlo si sfrutta la pressione esercitata dalle onde acustiche e, variandone opportunamente l’intensità e la frequenza, in questo caso infrasuoni, è possibile far ‘galleggiare’ qualsiasi tipo di piccoli oggetti, anche liquidi.

Il ventinovenne ricercatore italiano, invece, nell’ambito del conseguimento del dottorato in Svizzera, ha avuto la sensazionale idea di utilizzare tanti levitatori, disponendoli uno accanto all’altro, per capire come far passare la ‘palla’ da uno all’altro e guidare così il movimento di un oggetto. Proprio come in una chitarra, dove la forma fa praticamente tutto, poiché mantiene il controllo delle onde e la risonanza, il segreto del primo levitatore al mondo in grado di manipolare e muovere più oggetti contemporaneamente sta tutto nella sua geometria. In cosa consiste nel dettaglio il suo metodo di levitazione acustica? Sfruttando le proprietà del suono, è possibile manipolare piccole quantità di oggetti solidi o muovere piccole quantità di liquidi, senza alcun tipo di contatto con altri strumenti, quindi evitando interazioni o contaminazioni.

Forza di gravità e tocco provocano deformazioni nei materiali che, seppur minime, possono compromettere la perfetta reazione chimica tra due liquidi o altri tipi di sostanze. Lo strumento, messo a punto nei laboratori svizzeri, permette di muovere oggetti con una sezione fino a 7 millimetri, senza limiti di lunghezza ed è utilizzabile su qualsiasi tipo di materiale. Il levitatore può muovere gocce di leghe metalliche fuse, che possono essere mescolate insieme per formare nuovi materiali oppure per l’incapsulamento del solido-liquido. Alcuni esperimenti sono stati anche di tipo biologico, dimostrando i vantaggi della levitazione anche per la trasfezione del Dna, ossia inserendo parti di Dna all’interno delle cellule ed evitando alcune delle problematiche che insorgono con le tecniche tradizionali, con potenziali applicazioni in campo chimico e farmaceutico. Scienza, fisica, musica e medicina sono pertanto termini inscindibili e costantementi interconnessi.

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mercoledì 17 luglio 2013

I cristalli di memoria di Superman diventano realtà?

Il Giornale OnlineTutti ricorderanno certamente il famoso "palazzo del ghiaccio" di Superman, nascosto al Polo, dove l'alieno più famoso del pianeta Terra veniva istruito dai suoi genitori sulle sue origini, sui suoi poteri e sulla sua missione. Istruito, ma in differita perchè i suoi genitori erano morti da tempo, quando Superman giunse sulla Terra. Per imparare si servì dunque di registrazioni... ma non certo su cassetta, o su CD, bensì su sofisticatissimi cristalli di memoria. Ora la scienza sembra avere, ancora una volta, raggiunto la fantascienza: ricercatori della Southampton University, infatti sono riusciti, focalizzando raggi laser all'interno di un cristallo, a modificare la struttura cristallina stessa, in modo prevedibile, riproducibile, e successivamente rilevabile. 

In sostanza, sono riusciti a scrivere un dato e a rileggerlo. Ciò apre interessanti scenari futuri, perchè tutti i dispositivi di memorizzazione attuale soffrono di scarsa longevità (10-20 anni), di sensibilità alle alte temperature, e di altri difetti. Una memoria a cristallo, invece, può mantenere l'informazione per migliaia di anni, sopportando temperature anche dell'ordine di 800°C, ed è anche insensibile all'acqua. Ed è addirittura riscrivibile più volte. Superman a parte, potrebbe essersi realizzata la visione fantascientifica per eccellenza, cioè quella in cui, una volta estinta la razza umana, la sua memoria resterà conservata in preziosi cristalli di memoria che giungeranno fino alle civiltà future?

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Free Energy, a che punto siamo?

Il Giornale OnlineMa è vero che l’energia (in grandi quantità) è estraibile solo da risorse finite e inquinanti? Non esiste un qualche tipo di energia talmente abbondante da poter essere considerata illimitata e, soprattutto, pulita e a basso costo?

Roy Virgilio


La nostra società è basata sul sistema della scarsità. La scarsità serve per mantenere in vita l’apparato commerciale, serve per dare un valore economico alle cose. Più una cosa è scarsa e più può valere. Per questo, chi riesce a controllare l’abbondanza di un bene ne può, di fatto, scegliere il prezzo commerciale. Siamo così assuefatti a questa realtà che persino l’acqua, uno tra i beni più disponibili sul nostro pianeta, è stato fatto diventare scarso, imbottigliato e venduto a prezzi che consentono enormi profitti. Attenzione, il prossimo passo potrebbe essere l’aria…In questo contesto, ecco che un altro bene per eccellenza, l’energia, è mantenuto in uno stato di scarsità cronica. L'uso massiccio di una fonte esauribile e non rinnovabile, quale i combustibili fossili, e la profonda convinzione che sia insostituibile, mantengono il mondo intero schiavo di una condizione in cui l’energia è scarsa, inquinante e costosa. E se da un lato il messaggio che passa è quello di consumare meno energia possibile, dall’altro i bisogni indotti spingono a non poter fare a meno di questa energia. 

Così facendo, la responsabilità dello spreco e dell’inquinamento viene trasferita sull’utilizzatore ultimo, la gente comune, e tolta da chi questo sistema lo crea e lo mantiene. Ma è vero che l’energia (in grandi quantità) è estraibile solo da risorse finite e inquinanti? Non esiste un qualche tipo di energia talmente abbondante da poter essere considerata illimitata e, soprattutto, pulita e a basso costo? Sempre più spesso, soprattutto nel mondo di internet, si sente parlare di Free Energy. Questo termine, che letteralmente vuol dire “Energia Libera” in realtà raccoglie in sé diversi significati, potenzialità e speranze. Ma è vero che può esistere una fonte energetica che possegga queste caratteristiche? È solo una chimera irraggiungibile, un “Santo Graal” che si ricercherà a vuoto per sempre o ha delle basi scientifiche che ne supportano e accolgono la possibile esistenza? Per cercare di scindere i desideri dalle concrete possibilità, iniziamo la nostra ricerca nella fisica quantistica. Senza scendere in particolari difficilmente comprensibili o che richiederebbero almeno un libro per essere descritti, cercherò di fornirvi le basi scientifiche che consentono l’esistenza della free energy e del suo eventuale sfruttamento a scopo energetico.

Il “Vuoto” è pieno
Partiamo dalla base, dallo spazio che ci circonda ovunque. Bisogna sapere che è stato ben verificato che il “vuoto”, il vuoto quantistico, non è per nulla vuoto. Come l’atomo, che letteralmente significa “indivisibile”, è invece frazionabile in nucleo ed elettroni e in altre decine di particelle più piccole, così il vuoto continua a chiamarsi vuoto solo per ragioni storiche ma è esattamente l’opposto del suo significato. È un continuo ribollire di particelle ed energia che fluttuano, appaiono, si annichilano e scompaiono al “livello zero” di tutto l’universo. Il vuoto quantistico è in effetti un supporto per tutte le altre particelle, come il mare è il supporto per qualsiasi corpo o nave che vi galleggi sopra. E questa fluttuazione, questa vibrazione, è sempre presente, anche allo zero assoluto (-273,15°C) quando tutto dovrebbe essere congelato e immobile. Da qui il nome di “energia di punto zero”.

Quindi il vuoto è ovunque, ma non è vuoto. Possiede una sua quantità di energia e interagisce con tutto ciò che esiste nell’universo. Fin qui il concetto è assodato scientificamente. Ma, per tornare alla Free Energy, la domanda fondamentale è: possiamo sfruttare quest’energia per fargli fare del lavoro utile? Possiamo rendere organizzata questa forma di energia altamente caotica e sfuggente? Se riusciamo a imbrigliare l’energia del mare (in verità ancora quasi per niente!!) potremmo fare la stessa cosa con il vuoto? Per cercare di rispondere, voglio portare alla vostra attenzione due particolari effetti fisici già dimostrati che, se sfruttati opportunamente insieme, sembrano poter aprire delle possibilità interessanti.

L’onda solitonica
Vi è una particolare equazione sviluppata dal matematico premio Nobel Erwin Schroedinger (1) che permette un risultato molto interessante. Infatti consente che un onda si possa auto-sostenere e propagare senza scambiare energia col mezzo che attraversa (quindi senza perdere energia nel tragitto). Nella pratica tali onde sono state osservate e successivamente descritte matematicamente nel 1895 da due matematici olandesi, Korteweg e De Vries che, grazie a equazioni non lineari, misero su carta le seguenti particolarità delle onde solitoniche:

  • vi è una dipendenza diretta tra la velocità e l’ampiezza dell’onda;
  • sono onde non dispersive, la loro forma rimane inalterata nella propagazione (possono attraversare enormi distanze con minima perdita di energia);
  • hanno comportamento particellare (infatti quando due onde singole collidono, esse non si disperdono o rompono ma si attraversano reciprocamente acquisendo soltanto una variazione di fase).




La validità di queste teorie viene confermata nel 1993 da ben due esperimenti. Il primo è effettuato dai laboratori “NTT” (Nippon Telegraph and Telephone Corporation) che hanno trasmesso un solitone per 180 milioni di chilometri in fibra e il secondo dai laboratori “Bell Labs” negli USA che, usando un sistema solitonico, riescono ad inviare 10 miliardi di bit/sec. lungo 20.000 km di fibra. Col solitone, l’onda anomala che si propaga indefinitamente senza decadere, ecco che anche la trasmissione d’energia senza fili a distanza, come nei casi legati alle esperienze di Tesla, potrebbe essere possibile economicamente (elevato rendimento), e senza avere controindicazioni (inquinamento elettro-magnetico).

L’effetto Aharonov-Bhom
Come ben sappiamo i campi elettrico (E) e magnetico (B) influenzano tutte le particelle non neutre che attraversano la regione di spazio ove è attivo il campo stesso. Nel 1959 Yakir Aharonov e David Bhom pubblicarono su 'Phisical Review' (2) una teoria secondo cui il solo potenziale vettore (A) può influire sulle particelle senza che sia presente nessun campo e hanno dimostrato con esperimenti pratici che ciò è possibile (3). In due parole, ciò significa che in una zona dove non è presente nessun campo elettrico E né magnetico B (E=B=0), il potenziale vettore A può essere diverso da 0, modificando quindi il comportamento delle particelle che passano in quella regione. Pertanto, usando le equazioni d'onda di Shroedinger, si possono ricavare dei potenziali (ovvero delle quantità sfruttabili). Successivamente, Aharonov e a il fisico J. Anandan si spinsero ancora più avanti, affermando che la modifica di fase è libera da costrizioni adiabatiche (cioè lo scambio di energia è ammesso) anche se legato esclusivamente al mondo particellare.


Le particelle possono essere dei semplici elettroni, come quelli sparati nei tanti esperimenti che hanno confermato questi effetti quantistici o, come abbiamo appena visto, anche delle onde solitoniche, che hanno comportamento particellare. Ed ecco che creando un circuito elettromagnetico con una giusta combinazione di magneti permanenti, bobine, nucleo microcristallino e impulsi solitonici, qualcosa di affascinante accade. Infatti il campo magnetico creato dal solitone, che si muove quasi alla velocità della luce, crea una tensione indotta nella bobina (E=-dA/dt). La bobina non ha un valore induttivo ma è comunque un circuito chiuso sul nucleo (quindi soddisfa l’effetto AB). Il solitone che trova nella sua strada la bobina, per di più quando esiste un potenziale vettore A costante (fornito dal magnete), fa emergere una tensione (equazione di Schroedinger per effetto AB) che sarà proporzionale al numero di anelli della bobina, al valore energetico del solitone e al valore di A dato dal magnete permanente.

A questo punto, usando due bobine di controllo, si possono creare dei solitoni opposti e, trovando la frequenza di risonanza adatta, il rendimento salirebbe. In questo modo il potenziale d’uscita raggiunto potrebbe essere rafforzato sia dalle bobine di controllo, sia dallo stesso effetto AB, creando così più tensione sulla bobina. Si va a creare un effetto a catena che, lavorando come una pompa ad alto potenziale, potrebbe “estrarre” energia dal vuoto grazie al mantenimento di uno stato di disequilibrio energetico, che l’universo tenderebbe a colmare per raggiungere lo stato di minima energia. Queste potrebbero essere alcune condizioni di base adatte ad estrarre l’energia libera contenuta nel vuoto quantistico, rendendola disponibile per uno sfruttamento reale (4).

Overunity e C.O.P.
Sul Web impazzano video e foto di sistemi meccanici e magnetici, che dichiarano di essere riusciti in questo “miracolo” e di ottenere più energia in uscita di quanta ne necessitano in entrata, ovvero, sfruttando l’energia di punto zero, di conseguire la tanto agognata “overunity”. Intanto c’è da fare un chiarimento: di per se l’overunity non è nulla di fantascientifico. Esistono in commercio decine di sistemi overunity, ovvero che emettono più energia di quanta ne richiedono. Dalla semplice “pompa di calore” che fa funzionare il nostro frigorifero o impianto di riscaldamento (in genere emettono dalle 2 alle 4 volte l’energia richiesta), al pannello fotovoltaico che addirittura possiede un C.O.P. (Coefficiente di performance) che è infinito, visto che crea energia senza essere alimentato. Se non sapessimo che capta ed emette l’energia ottenuta dal sole penseremmo di aver trovato un sistema che violi il principio di conservazione dell’energia.

Ma ovviamente nessuno si sogna di affermare questo né per i pannelli fotovoltaici e né per nessuna pompa di calore o altri apparati overunity oggi accettati. Perché invece questi fantomatici sistemi “Free Energy” sono visti come bufale senza speranza? Semplicemente perché cercano di ottenere l’energia dal vuoto quantistico, l’energia di “Punto Zero”. Cosa che fino ad ora, almeno che si sappia, nessuno è mai riuscito a fare. Questo però, come abbiamo visto, non vuol dire che sia impossibile. Certamente l’approccio molto casereccio, spesso troppo superficiale degli apparati presentati sul web e la mancanza di solide basi scientifiche dei ricercatori che si cimentano in queste scoperte di confine, produce l’effetto di danneggiare tutto il settore e così quasi sempre l’argomento è trattato con un atteggiamento di discredito e incredulità. Ma nella marea di accrocchi effettivamente inutili, si nascondono progetti, prototipi e persone molto valide.

Gli apparati esistenti
Nel mio percorso di ricerca delle energie di confine mi sono imbattuto in molti sistemi banali e inconcludenti, ma anche in progetti molto interessanti. A partire dal sistema a moto perpetuo di Finsrud (5) una vera opera d’arte che sembra realizzare il moto perpetuo (senza però possibilità di ottenerne energia), al M.E.G. (Motionless Electromagnetic Generator) (6) coperto da due brevetti negli USA, al sistema “O.R.B.O.” della società Steorn (7) che nonostante diversi problemi e ritardi continua ad essere sviluppato mostrando anomalie difficilmente spiegabili.



Probabilmente questi ultimi due sistemi potrebbero fornire una prima valida strada per l’estrazione dell’energia di punto zero, ma attualmente nessuno dei prototipi che ho analizzato e seguito ha di fatto avuto successo nel suo compito. Per adesso. Ma ogni passo effettuato in questa direzione è un tassello in meno da dover scoprire affinché il quadro complessivo delle conoscenze riesca a fornire il primo estrattore di Free Energy. Inoltre lo studio e l’applicazione pratica di questi principi scientifici porta a strade parallele non previste. È il caso, ad esempio, del motore elettrico che sfrutta il principio del “Parallel Path”. Grazie a costanza, condivisione delle conoscenze e una buona dose di manualità e competenza elettronica due ricercatori romani, che inseguivano il sogno di realizzare un congegno Free Energy, hanno ottenuto non un motore overunity ma uno con un’altissima efficienza, una semplicità costruttiva notevole (quindi bassi costi di realizzazione), e delle proprietà tecniche interessantissime che potranno aiutare il settore dell’automotive elettrico a superare i problemi di bassa autonomia.

Il prototipo, sviluppato in libera collaborazione sul forum Energeticambiente.it (8), una volta raggiunta una certa maturità è stato portato per dei test e verifiche presso l’università di Tor Vergata, dove ha suscitato estremo interesse per le sue peculiarità. Oggi il motore è in fase brevettuale presso l'Università e in sviluppo per produrre un motore hub per scooter elettrici. Questo è un esempio di come le scoperte o i miglioramenti tecnici possano davvero nascere negli scantinati e crescere sul web grazie alla grandissima forza di interazione e condivisione delle informazioni di questo canale. Se le persone che sviluppano questi sistemi lo fanno con onestà e posseggono le basi fondamentali per affrontare i problemi con cognizione di causa e competenza, ecco che non ci sono limiti all’intuizione e alle scoperte possibili. Quello dello sfruttamento dell’energia di punto zero è un prossimo traguardo che la fisica stessa ci dice possibile da raggiungere e che metterà a disposizione dell’umanità un’energia pressoché illimitata, disponibile ovunque e a bassissimo costo. La strada è tracciata, la struttura teorica è presente. Manca solo la chiave di volta. Chi la troverà potrà cambiare il destino dell’umanità. Buona ricerca a tutti!

Note
(1) 
(2) Physical Review Vol. 115 n. 3 del 1 agosto 1959.
(3) 
(4) Per approfondire: 
(5) 
(6) Per approfondire: 
(7) Per approfondimenti: 
(8) le diverse discussioni che racchiudono la storia e lo sviluppo di questo prototipo sono raggiungibili nella sezione Parallel Path di energeticambiente.it: 

Fonte: 
Vedi: 

sabato 13 luglio 2013

Nuova potenziale arma che uccide tutti i tipi di cancro – la sperimentazione umana ha inizio nel 2014


Ricercatori di Stanford sono sulla buona strada per iniziare la sperimentazione umana di una potenziale potente nuova arma contro il cancro, e gli aspiranti partecipanti sono migliaia e migliaia pronti a provare la nuova terapia.
Il progresso arriva appena due mesi dopo la studio innovativo dal dottor Irv Weissman, che ha sviluppato un anticorpo che rompe i meccanismi di difesa del cancro nel corpo infetto. Una proteina chiamata CD47 dice al corpo di non “mangiare” il cancro, ma l’anticorpo sviluppato dal dottor Weissman blocchi CD47 e libera le cellule immunitarie chiamate macrofagi – che possono poi fagocitare le cellule mortali.
La nuova ricerca mostra i macrofagi che in modo miracoloso agiscono in modo intelligente come raccoglitori di cellule cancerogene ripulendo il corpo, ma sottolineando che le cellule cancerose vengano attaccate da “T killer” cellule cancro da combattimento. Le cellule T Killer allora devono “imparare” a dare la caccia e attaccare il cancro e i ricercatori sostengono di aver sperimentato con successo questo tipo di terapia.
 
“E ‘stato del tutto inaspettato che CD8 + T (T killer), le cellule sarebbero mobilitate quando i macrofagi hanno inghiottito le cellule tumorali in presenza di anticorpi anti-CD47-bloccanti,” ha detto il MD / PhD student Diane Tseng, che lavora con il Dott. Weissman.
 Le implicazioni cliniche del processo potrebbero essere profonde nella guerra al cancro.
Quando i macrofagi presentano “T killer” cellule di cancro di un paziente, le cellule T diventano in sintonia con i marcatori molecolari unici sul cancro. Questo li trasforma in un vaccino contro il cancro personalizzato. “Poiché le cellule T sono sensibilizzati ad attaccare particolare il cancro di un paziente, la somministrazione di CD47-anticorpi bloccanti in un certo senso potrebbe agire come una vaccinazione contro qualsiari tipo di cancro”, ha detto Tseng.
 Il team di ricercatori della Stanford avvieranno una fase di sperimentazione in una piccola fase di 10-100 persone e tale sperimentazione clinica umana della terapia del cancro partirà nel 2014.
Ricercatori di Stanford sono sulla buona strada per iniziare la sperimentazione umana di una potenziale potente nuova arma contro il cancro, e gli aspiranti partecipanti sono migliaia e migliaia pronti a provare la nuova terapia.
Il progresso arriva appena due mesi dopo la studio innovativo dal dottor Irv Weissman, che ha sviluppato un anticorpo che rompe i meccanismi di difesa del cancro nel corpo infetto. Una proteina chiamata CD47 dice al corpo di non “mangiare” il cancro, ma l’anticorpo sviluppato dal dottor Weissman blocchi CD47 e libera le cellule immunitarie chiamate macrofagi – che possono poi fagocitare le cellule mortali.
La nuova ricerca mostra i macrofagi che in modo miracoloso agiscono in modo intelligente come raccoglitori di cellule cancerogene ripulendo il corpo, ma sottolineando che le cellule cancerose vengano attaccate da “T killer” cellule cancro da combattimento. Le cellule T Killer allora devono “imparare” a dare la caccia e attaccare il cancro e i ricercatori sostengono di aver sperimentato con successo questo tipo di terapia.
 
“E ‘stato del tutto inaspettato che CD8 + T (T killer), le cellule sarebbero mobilitate quando i macrofagi hanno inghiottito le cellule tumorali in presenza di anticorpi anti-CD47-bloccanti,” ha detto il MD / PhD student Diane Tseng, che lavora con il Dott. Weissman.
 Le implicazioni cliniche del processo potrebbero essere profonde nella guerra al cancro.
Quando i macrofagi presentano “T killer” cellule di cancro di un paziente, le cellule T diventano in sintonia con i marcatori molecolari unici sul cancro. Questo li trasforma in un vaccino contro il cancro personalizzato. “Poiché le cellule T sono sensibilizzati ad attaccare particolare il cancro di un paziente, la somministrazione di CD47-anticorpi bloccanti in un certo senso potrebbe agire come una vaccinazione contro qualsiari tipo di cancro”, ha detto Tseng.
 Il team di ricercatori della Stanford avvieranno una fase di sperimentazione in una piccola fase di 10-100 persone e tale sperimentazione clinica umana della terapia del cancro partirà nel 2014.

giovedì 11 luglio 2013

canzone bellissima....Il Presidente

Una banca e una finanziaria sospendono investimenti alle compagnie petrolifere in Olanda e Norvegia

Il Giornale OnlineLa campagna per convincere i gruppi finanziari a abbandonare le partecipazioni nelle aziende petrolifere ha ottenuto i suoi primi successi in Olanda e Norvegia

di Marina Perotta 

La Campagna internazionale per convincere i grandi gruppi finanziari a abbandonare gli investimenti nelle compagnie petrolifere ha ottenuto i suoi primi due successi: la Rabobank ha annunciato che ha cessato i prestiti a progetti per le estrazione di shale gas a causa delle implicazioni ambientali e sociali mentre la Storebrand, un gruppo di servizi finanziari in Norvegia ha ritirato 13 finanziamenti in partecipazioni a aziende del carbone e 6 a aziende petrolifere. In un comunicato stampa Christine Tørklep Meisingset portavoce di Storebrand, ha detto:

Se le ambizioni globali per limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius diventassero una realtà, molte risorse di combustibili fossili diventeranno non infiammabili e il loro valore finanziario sarà drasticamente ridotto.

Stessa prospettiva per la banca olandese Rabobank che ha annunciato la sospensione dei prestiti alle imprese che si occupano di estrazione di energia non convenzionale, compreso il gas di scisto, a causa delle implicazioni ambientali e sociali. La banca che è specializzata in finanziamenti per l’ agricoltura e imprese del settore alimentare e ha un focus sulla sostenibilità. La Banca è consapevole del fatto che il fracking per la ricerca di shale gas e petrolio dalle sabbie bituminose comporta rischi di contaminazione delle acque e del suolo a causa delle sostanze chimiche iniettate nella roccia shale per estrarre il gas. La restrizione sui mutui si applica anche agli agricoltori che decidono di affittare le loro terre alle compagnie energetiche per le operazioni di estrazione. La banca ha applicato le misure per rallentare la cosiddetta corsa al gas che sta avvenendo rapidamente, soprattutto negli USA.

Un recente studio che ha esaminato 141 pozzi d’acqua potabile in Pennsylvania - dove la produzione di gas naturale è aumentato del 69% nel 2012 - ha trovato metano nell’ 82% dei campioni. Questo suggerisce che le perforazione che si svolgono nelle vicinanze hanno in qualche modo influito sulla qualità dell’acqua. Nel Regno Unito, il governo ha dato il via libera al fracking responsabile e le imprese di estrazione sono state incoraggiati dalle previsioni che stimano che le riserve di gas di scisto in Yorkshire e Lancashire potrebbero superare di gran lunga le stime precedenti. Tuttavia, i rischi che si prospettano, compresa la minaccia di terremoti, sono ancora poco chiari. Nel frattempo, la possibilità che lo shale gas possa fa abbassare le bollette energetiche dei consumatori è sostenuta. Ma l’AIE sostiene che energia eolica, solare e idroelettrica combinate assieme produrranno più energia el nucleare e del gas entro il 2016.

Fonte: 

lunedì 8 luglio 2013

IL REATO DI ALLEVIARE LA POVERTÀ: LA VALUTA DI UNA COMUNITÀ LOCALE COMBATTE LA BANCA CENTRALE DEL KENYA












L’ex volontario delle Forze di Pace Will Ruddick e diversi altri cittadini di Bangladesh (Kenya) rischiano sette anni di prigione per aver messo a punto un modo efficace per alleviare la povertà nelle più povere comunità africane. La soluzione da loro elaborata: una valuta complementare emessa e garantita dalla comunità locale.
La Banca Centrale del Kenya ha già sporto denuncia di contraffazione valutaria.
Le valute complementari possono contribuire realmente a ridurre la povertà. E’ difficile riuscire a dimostrare questa cosa nelle economie complesse, a causa dei numerosi fattori che influenzano i risultati. Ma in un piccolo villaggio africano che detiene un’infinitesima parte della valuta nazionale, fornire ai residenti una valuta alternativa non può che avere un effetto positivo ovvio, immediato e indiscutibile.
Questo è stato dimostrato chiaramente (1) quando Will Ruddick, un medico, economista ed ex-volontario delle Forze di Pace americano, introdusse una valuta complementare in un piccolo insediamento in Kenya chiamato Bangladesh, vicino alla città costiera Mombasa.
L’organizzazione di sviluppo locale di Will, Koru-Kenya (2), ha lavorato insieme a più di cento piccole imprese locali di Bangladesh, che si erano accordate nel riconoscersi reciprocamente l’equivalente di 400 scellini (circa €3.5 o $4.60) di credito reciproco, sotto forma di voucher commerciali chiamati Bangla-Pesa (3). Metà di questi voucher sarebbero stati disponibili per l’acquisto reciproco di prodotti e servizi, e l’altra metà sarebbe servita a finanziare progetti pubblici per la comunità, come raccolta dei rifiuti e servizi sanitari.
Le assegnazioni delle risorse furono decise in modo democratico e trasparente, e la nuova valuta fu completamente finanziata dalla comunità locale stessa e assicurata da un sistema di garanti, senza alcun esborso o avallo da parte del governo del Kenya o di un’agenzia di sviluppo nazionale.
Il progetto fu avviato in Maggio 2013 ed ebbe come effetto immediato un aumento del 22% delle vendite. Questo corrispose a un incremento dei profitti e del potere d’acquisto del 22%.
Gli scambi erano di beni e servizi che senza la presenza di una valuta alternativa sarebbero stati non utilizzati o sprecati, e non perché non fossero commerciabili, ma perché i potenziali acquirenti non avevano il denaro per poterli acquistare.
L’introduzione del Bangla-Pesa riuscì a dare un forte e decisivo impulso all’economia locale, creando un link diretto tra la comunità e le sue risorse, senza il vincolo di quel pezzo di carta chiamato “denaro”. A questo indirizzo internet : link (4) potete trovare un video molto significativo su questo progetto.v Il successo dell’esperimento di Bangladesh ha suscitato il plauso dalle Nazioni Unite, dell’Aja (5) e dell’ Associazione Internazionale dello Scambio Reciproco (6). Bisogna dirlo: nessun altro programma di riduzione della povertà di governi locali può competere con l’efficacia di un simile approccio che, oltretutto, è facilmente replicabile in innumerevoli piccole altre comunità africane. Il progetto era di estenderlo ad altri villaggi in maniera semplice e democratica, così da creare uno strumento locale di scambio per la gente di tutto il continente.
Tutto avviene tramite telefoni cellulari con un sistema fornito da Community Forge, (7) un’organizzazione con sede a Ginevra che sostiene lo sviluppo delle valute locali in tutto il mondo.
Ma il piano fu inspiegabilmente interrotto il 29 maggio scorso, quando Will e cinque altri partecipanti al progetto sono stati arrestati dalla polizia del Kenya e messi in prigione. Oltre a Will, che è sposato con una donna del Kenya impegnata in attività umanitarie ed è padre da poco, tra gli altri arrestati ci sono due piccoli imprenditori locali (genitori e nonni), un giovane attivista, una mamma volontaria e il tutore di sette orfani. (8)
All’inizio la polizia ha accusato il gruppo di ordire un complotto per capovolgere il governo, sostenendo che il Bangla-Pesa fosse collegato al MRC, un gruppo di terroristi secessionisti.
Quando tale collegamento si dimostrò infondato, entrò in scena la Banca Centrale del Kenya con le sue accuse formali di falsificazione valutaria. Will e i suoi compagni di sventura per ora sono stati rilasciati dietro una cauzione di 5,000 euro e sono in attesa del processo, previsto per il 17 luglio prossimo. Se saranno condannati, li attendono sette anni di reclusione in Kenya.
Ma nonostante la difficile situazione, Will rimane ottimista: “La cosa più emozionante” dice “è che questi sistemi hanno dimostrato la capacità di ridurre la povertà – e la mia speranza è che dopo questa vicenda sarà permesso di estenderli a tutti i paesi e i villaggi del Kenya. Ormai l’uso delle valute complementari sarà affermato e riconosciuto come ottimo strumento per combattere la povertà, non ci saranno più dubbi al riguardo”.
Precedenti casi di successo, dalla Svizzera al Brasile
Le valute complementari sono adottate da diversi governi del mondo. Il sistema più antico e diffuso è il WIR della Svizzera, un sistema di scambio tra 60,000 imprenditori – in pratica più del 20% di tutto il sistema di imprese svizzero (http://www.americantradesystem.com/WIR_Bank.htm). Questo tipo di valute hanno dimostrato di avere un effetto anti-ciclico che contribuisce a stabilizzare l’economia Svizzera, rendendo disponibili liquidi e prestiti in quei momenti in cui scarseggia per le piccole imprese il credito convenzionale. Il Brasile è un leader mondiale nell’uso delle valute complementari mirate alla riduzione della povertà. Un fatto interessante è che la sua esperienza è iniziata più o meno nello stesso modo che per il Kenya: la più famosa valuta alternativa del paese, chiamata “Palmas”, rischiò di essere soppressa sul nascere per mano della Banca Centrale del Brasile. Come andarono i fatti ce lo raccontano Margrit Kennedy e i co-autori di People Money:(9)
“Dopo l’emissione delle prime Palmas nel 2003, l’organizzatore locale Joaquim Melo fu arrestato per sospetto riciclaggio di denaro in banche non ufficiali. La Banca Centrale del paese avviò un’azione legale contro di lui, sostenendo che la sua banca stesse coniando denaro falso.
Gli accusati chiesero aiuto per la difesa a testimoni esperti del settore, come l’organizzazione olandese per lo sviluppo “STRO”. Infine, il giudice stabilì che era un diritto costituzionale dei cittadini avere accesso alla finanza e che la Banca Centrale stesse facendo ben poco per quelle aree povere del paese che utilizzavano le valute locali. Emise quindi un giudizio a favore del Banco Palmas.
Ciò che avvenne dopo mostra il grande potere che ha il dialogo. La Banca Centrale creò un gruppo di riflessione e invitò Joaquim a unirsi alle discussioni per capire come poter aiutare la gente più povera. Il Banco Palmas creò quindi l’Istituto Palmas per condividere e diffondere la sua metodologia tra altre comunità e nel 2005 il ministro per “l’economia solidale” creò una partnership con l’Istituto per finanziare la diffusione del metodo. Il sostegno alle banche per lo sviluppo locale che emettono nuove valute fa parte ormai delle politiche di stato.
Il dibattito legale: Credito Reciproco o Contraffazione valutaria?
Se il tribunale del Kenya seguisse l’esempio del Brasile, questo potrebbe essere l’inizio di un approccio molto promettente nella lotta alla povertà in Africa. Il Bangla-Pesa era finanziato da risorse locali, e i locali erano molto felici di averlo per poter far circolare loro prodotti e acquistarne da altri all’interno della loro comunità.
Tuttavia, se sarà giudicato un caso di falsificazione valutaria, esiste purtroppo un precedente storico che fu duramente punito. Nella metà del diciottesimo secolo, quando la Banca d’Inghilterra era detenuta da privati e aveva il diritto esclusivo di emettere la valuta nazionale, la falsificazione delle banconote della Banca d’Inghilterra era considerata un crimine punibile con la pena di morte.(10) Erano i tempi in cui sono ambientate le storie di Charles Dickens “Tale of Two Cities e di “Bleak House”, tempi in cui l’aver affiancato alla valuta nazionale una valuta alternativa avrebbe certamente aiutato a sollevare le masse dalla profonda povertà in cui versavano; ma era proprio interesse della Banca controllare il mercato valutario e mantenerlo “scarso”, proprio per garantire una costante richiesta di prestiti.
Quando nel sistema scarseggia il denaro necessario per soddisfare le esigenze di scambi commerciali, le persone devono contrarre dei prestiti dalle banche pagando degli interessi, assicurando così un bel profitto alle banche stesse. E’ vero anche il contrario: quando gira denaro sufficiente per coprire le esigenze di scambio, cala drasticamente il livello dei debiti e della povertà. In questo caso, il voucher Bangla-Pesa non ha niente a che vedere con una falsificazione della valuta nazionale. Quindi, le accuse fatte sono del tutto infondate.
Lo scopo delle valute complementari, come dice il loro stesso nome, non è di imitare o competere con la valuta nazionale, ma di completarla, permettendo un aumento degli scambi commerciali di prodotti e servizi disponibili nelle comunità locali, prodotti e servizi che, altrimenti, sarebbero rimasti invenduti e sprecati. Oggi, la Banca d’Inghilterra stessa riconosce ufficialmente il ruolo di complementarietà di queste valute(http://www.bankofengland.co.uk/banknotes/Pages/localcurrencies/default.aspx).
L’esperienza del Bangla-Pesa dimostra quello che la classe politica spesso ignora: il Prodotto Interno Lordo è misurato in beni e servizi venduti, non in beni e servizi prodotti; e affinché i prodotti siano venduti, gli acquirenti devono avere il denaro per comprarli. Provate a dare alla gente denaro supplementare da spendere e vedrete che il PIL salirà. (In Kenya, dove quasi la metà della popolazione vive in stato di povertà e di disoccupazione estrema, gli aumenti del PIL riflettono più le pratiche estrattive che le condizioni locali).
Un’idea diffusa è che aumentando gli strumenti di scambio si avrà come unico effetto la svalutazione monetaria e l’aumento dei prezzi; ma i dati mostrano che questo non avviene se prodotti e servizi restano invenduti e i lavoratori rimangono disoccupati. Aggiungere liquidità, in circostanze del genere, dà impulso alle vendite, alla produttività e all’occupazione, più che ai prezzi.
Questo è stato dimostrato in un grande esperimento condotto in Argentina nel 1995, un momento in cui il paese era colpito da una grave crisi bancaria. La mancanza di fiducia nel Peso e la fuga di capitali provocò l’assalto alle banche da parte dei risparmiatori, tale da fargli praticamente chiudere i battenti in poco tempo. Quando iniziò a scarseggiare la valuta nazionale, la gente rispose creandosela da sola. Queste valute locali pian piano si evolvettero nel Global Exchange Network (Red Global de Trueque, detto anche RGT), che alla fine divenne la più vasta rete di valute locali nel mondo. Il modello si diffuse in tutta l’ America centrale e meridionale, raggiungendo i sette milioni di membri e un giro d’affari di milioni e milioni di dollari USA l’anno. A livello locale, anche le province in cui scarseggiava la valuta nazionale, ricorsero all’emissione di una loro “moneta”, pagando gli impiegati con ricevute cartacee chiamate “Buoni di Cancellazione di Debiti”, in unità valutaria uguale al Peso Argentino.
Anche se tutte queste misure aumentarono la quantità di denaro in circolazione, i prezzi non salirono. Al contrario, in alcune province che adottavano oltre alla valuta nazionale quella locale, i prezzi addirittura calarono (11) rispetto ad altre province argentine. I sistemi locali di scambio permettevano la commercializzazione di quei beni e servizi che altrimenti non avrebbero avuto alcun mercato.
Anche a Bangladesh si sono riscontrati questi effetti positivi. “Con il Bangla-Pesa,” dice Ruddick, “abbiamo notato che un credito circolante senza interessi, finanziato dalla comunità locale è uno strumento economico ed efficace per aumentare la liquidità locale e ridurre la povertà”.
Gli accusati quindi devono riuscire a dimostrarlo in tribunale. E’ stata organizzata una raccolta di fondi generale per poter pagare i loro difensori: ecco il link. Per firmare la petizione avviata da una delegazione dell’Aja che sostiene Bangladesh, cliccare qui.
Ellen Brown è un avvocato, presidente dell’Istituto Bancario Pubblico, autrice di dodici testi, tra cui “La ragnatela del Debito” ed il seguito, di recente pubblicazione: “La soluzione della Banca Pubblica”
Fonte: http://webofdebt.wordpress.com
Link: http://webofdebt.wordpress.com/2013/06/28/5801/ - See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/07/08/il-reato-di-alleviare-la-povert-la-valuta-di-una-comunit-locale-combatte-la-banca-centrale-del-kenya/#sthash.LM6mTl0B.dpuf