giovedì 7 maggio 2015

Le Torri dell’Himalaya

Le Torri dell’Himalaya (note anche come Torri di pietra a forma di stella) sono una serie di torri situate per lo più in Kham, una provincia antica del Tibet, e in Sichuan, Cina.

Le torri possono trovarsi sia in prossimità dei centri abitati che nelle regioni disabitate. La pianta di molte di queste strutture, che possono superare i 60 metri d’altezza, è a forma di stella, oppure avere un perimetro rigorosamente rettangolare. Chi le ha costruite? Quando? E soprattutto, perché?
Le Torri a stella dell'Himalaya
Nel 1982, l’esploratore francese Michel Peissel era impegnato in una spedizione in Tibet, quando notò per la prima volta una serie di alte e misteriose torri di pietra a forma di stella che puntellavano le valli himalayane lungo il confine cinese. Purtroppo, Peissel fu costretto ad interrompere la sua spedizione a causa di un incidente che gli provocò la frattura di entrambe le gambe, impedendogli di approfondire la sua scoperta.
Molti anni più tardi, nel 1998, un’amica di Peissel, Frederique Darragon era in procinto di recarsi in Tibet per una ricerca sul leopardo delle nevi. Peissel le disse di essere sicuro di aver visto le torri, chiedendole di confermare la sua scoperta.
Frederique seguì le indicazioni di Peissel, riuscendo a trovare le torri e rimanendo così affascinata da queste che decise di abbandonare il progetto sul leopardo delle nevi per concentrarsi esclusivamente sulle torri. Il suo obiettivo era chiaro: tracciare tutte le torri della regione e scoprire la loro storia.
Come racconta The Wall Street Journal, la Darragon trascorse diversi mesi all’anno viaggiando in solitaria attraverso la Cina, spesso a piedi e in zone che ancora oggi sono raramente visitate dagli occidentali.
Dopo tre anni di ricerche, finalmente la Darragon individuò le prime torri, mentre si trovava nei pressi di Danba.
 
“Quando ho capito che né gli occidentali né i cinesi avevano studiato le torri e che praticamente non si sapeva nulla di esse, non ho potuto resistere e ho cominciato a cercare di risolvere il loro mistero”
scrive l’esploratrice in un resoconto pubblicato sul Journal of Cambridge Studies nel 2009.
Le Torri dell'Himalaya Sezioni trasversali
Torri sezioni trasversali by Frederique Darragon
Un avvincente documentario trasmesso da Discovery Channel, diretto e narrato da Micheal Peissel, mostra tutto ciò che la ricerca della Darragon ha portato alla luce.
Le torri, straordinarie per la loro architettura e il loro impatto sul paesaggio himalayano, sono alte in alcuni casi più di 60 metri e sono state costruite tra i 600 e i 1000 anni fa.Le Torri a stella dell'Himalaya2Alcune di esse sono state inglobate in villaggi contadini; altre, invece si trovano in luoghi isolati anche a 3 mila metri di altitudine. Alcune torri sono state attualmente convertite in ricoveri per yak e pony, ma la maggior parte di esse è rimasta vuota. Le torri punteggiano quattro regioni (Qiangtang, Gyalrong, Miniak e Kongpo), coprendo un’area complessiva simile al Texas.
Le Torri a stella dell'Himalaya3
Le domande che assillano i ricercatori sono almeno due: chi le ha costruite e qual era il loro scopo originario?
Peissel e Darragon hanno cercato di dare risposta a queste domande sfuggenti, ma il problema principale è che mancano fonti scritte. Infatti, le tribù che hanno vissuto nella regione per secoli parlano dialetti diversi e non hanno lingue scritte.
 
“La gente di una valle non è in grado di comunicare con le persone della valle vicina!”
spiega la Darragon.
Le Torri a stella dell'Himalaya4Tuttavia, nel corso dello studio, la Darragon ha fatto diverse scoperte sorprendenti. Alcune delle torri sono alte come i moderni edifici di 15 piani e sono in grado di resistere a violenti terremoti grazie alla loro particolare pianta a forma di stella, un dispositivo antisismico emulato anche dagli abitanti del posto per costruire le loro case.
Inoltre, l’esploratrice ha scoperto che molti dei villaggi in cui si trovano le torri portano gli stessi nomi dei 18 regni descritti in alcune leggende ancestrali del luogo. Comunque, il materiale storico e tradizionale è davvero esiguo per avanzare ipotesi sul loro scopo originario.
Darragon, con l’aiuto di altri ricercatori, ha istituito una fondazione in Cina con lo scopo di raccogliere fondi per lo studio delle torri. Inoltre, sta lavorando perché questi monumenti possano essere inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
 
“Le torri sono l’unica prova dell’esistenza di culture raffinate in queste terre molto lontane, e sono destinate a diventare un’attrazione turistica”
dice la Darragon.
 
“Ma abbiamo bisogno di proteggerle in modo che la gente del posto ne possa beneficiare”.
D’altronde, le torri potrebbero essere ancora in piedi tra 1000 anni…

venerdì 27 marzo 2015

Vaccini e autismo

vaccini e autusmoNon è vero che le cose vanno sempre male, anzi; e quando c’è qualche elemento positivo da segnalare, io sono la persona più felice del mondo.

Il caso: a fine 2014 un giudice del tribunale di Milano ha riconosciuto un indennizzo di un vitalizio ad un bambino affetto da autismo conseguito a seguito di vaccino esavalente.

E la cosa più interessante è che fra gli elementi probanti, a favore dei genitori querelanti, sia stato utilizzato un documento interno, riservato, della casa farmaceutica sotto accusa, la GSK, (che si può trovare qui) che dichiarava, prima della immissione sul mercato del vaccino, che fra gli effetti indesiderati ci poteva essere proprio l’autismo. Poi però, nonostante questa scoperta clamorosa fatta in fase di test, si era deciso di immetterlo comunque sul mercato “…perchè i benefici erano superiori ai rischi” (sic).
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Mi è piaciuto fra l’altro trovare il riferimento a questo caso su un sito americano, qui, proprio perchè in USA non è possibile, per legge, fare causa alle case farmaceutiche; e chi si ritiene danneggiato dagli effetti indesiderati (non chiamiamoli collaterali, per piacere: sono effetti diretti non desiderati, altro che collaterali!) può solo appellarsi ad una commissione governativa, che:
  • avvia un procedimento
  • che è a porte chiuse
  • senza la presenza di giornalisti
  • e in caso di risarcimento paga coi soldi dei contribuenti, non quelli delle case farmaceutiche.
Una volta tanto i soliti estimatori degli Stati Uniti dovranno ammettere che le cose lì funzionano peggio che da noi, se le lobby farmaceutiche sono riuscite a plasmare la legge in loro favore.
PS: Mi permetto di far notare come, un po’ alla volta, stiano cadendo tutta una serie di paletti e stia venendo a galla la verità che noi “complottisti” denunciamo da anni, come ad esempio sul signoraggio, ammesso ufficialmente dalla Bank of England.
Bene bene. Il risveglio collettivo è iniziato. La centesima scimmia è dietro l’angolo. Potresti essere tu che leggi.
Alberto Medic

Walter Russel