giovedì 1 maggio 2014

Ambiguità della scienza (Raimon Panikkar)

In uno dei novenari in cui sono solito raccogliere le mie riflessioni su vari argomenti, parlo della necessità di scoprire i limiti della stessa scienza, che è stata estrapolata dal campo scientifico e che si è diffusa come un cancro nella mentalità dell'uomo moderno, sia orientale sia occidentale. La scienza non è più un monopolio dell'Europa e dell'Occidente. In India ci sono più di 2 milioni di scienziati, dei quali più di 1 milione si dedica alla difesa, come del resto il 55% di tutti gli scienziati del mondo.

Relativizzare la scienza

Che cosa dobbiamo fare della scienza? Prima di tutto, non adorarla come se fosse il nuovo vitello d'oro. Secondo, sfuggire al suo fascino; terzo, superare quello che la scienza ci ha voluto far credere, vale a dire che essa ci offra una spiegazione della realtà, cosa che i veri scienziati non hanno voluto mai fare. Siccome c'è un vuoto cosmologico nella civiltà dove la scienza è prosperata, si sono convertite le spiegazioni scientifiche in spiegazioni cosmologiche. Vista in una certa prospettiva, la teoria del big bang, ad esempio, è di un'ingenuità così straordinaria che, se non si pensasse che il mondo attuale ha quasi tre milioni di soldati e che esiste la follia degli armamenti, verrebbe da credere che questa cosa non sia possibile tra gli uomini sapienti; quarto, superare la giustificazione della figlia prediletta della scienza, la tecnologia, la quale ci fa credere, grazie alla propaganda, di essere indispensabile per la vita in modo tale che senza la medicina allotropica, senza gli antibiotici (che ironicamente significano anti-vita), senza tutto quello che ha introdotto la mentalità scientifica, l'uomo morirebbe di fame, di malattie. Questo è semplicemente falso. Quinto, e più importante perché è anche più pacifico, scoprire i limiti interni della scienza.
La scienza contemporanea quella per esempio di un Sheldrake, di un Capra, di Prigogine o di David Böhm, che io vorrei distinguere dalla scienza moderna, non è più significativamente la scienza della causalità, nemmeno la scienza che vuole spiegare tutto con paradigmi matematici, è tutta un'altra concezione, scaturita da una crisi interna della scienza, dove la probabilità stessa è messa in causa. La scienza forse, da questo punto di vista, sta arrivando essa stessa ai propri limiti e questo è un momento importantissimo. Tra qualche giorno, in un'altra capitale europea, parteciperò a un convegno su «Scienza e spiritualità» dove, insieme ai nomi che ho citato e ad altra gente ancora, discuteremo su questo tema. Non si può negare che negli ultimi trecento anni la parte più importante del globo sia vissuta con questa credenza e, se chiediamo rispetto per i pigmei, si può avere rispetto anche per i Paesi che si credono soprasviluppati perché hanno una mentalità scientifica, ma vanno trattati con gli stessi metodi, ossia vanno relativizzati.
La scienza stessa sta arrivando ad una scoperta dei propri limiti. La conseguenza più immediata sarebbe una completa revisione della forma di educazione della scuola primaria e secondaria in tutti quei paesi, come l'Italia, dove la scienza ha un primato che uccide veramente la creatività, la spontaneità. impedisce la gioia e la vera educazione dei giovani. Questo mi fa venire in mente l'affermazione di Gandhi, il quale sosteneva che l'unico modo per sviluppare l'intelligenza è l'esercizio dell'artigianato e il funzionamento delle proprie mani. Si potrebbe così superare quella specie di fatalismo occidentale che pensa che non possiamo fare a meno dell'impresa tecnico-scientifica. La conseguenza più a lungo termine è quella che io ho chiamato l'emancipazione dalla tecnologia.

Tecnica e tecnologia

Io faccio la distinzione fra technè e tecnologia, tra la macchina di primo grado e la macchina di secondo grado. La technè, che possiamo tradurre con «tecnica», ma che si potrebbe tradurre con «arte», è patrimonio di tutte le culture. Tutte le culture hanno technè, cioè una certa manipolazione della materia o del mondo materiale, e del mondo anche non materiale, per il benessere umano; un certo fare arte, articolare le cose e servirsi di tutte le possibilità inerenti alla natura per il benessere degli uomini. Technè non è soltanto il martello o le vele o l'elettricità forse, tradotta in un certo qual modo, ma è tutto ciò che utilizza le forme primarie di energia. Con questa technè si fabbrica la macchina di primo grado, l'utensile. Questo utensile è buono o cattivo secondo l'uso che ne faccio; la penna o il martello sono buoni o cattivi secondo l'uso che se ne fa, dunque sono ambivalenti. Non avviene così con la macchina di secondo grado, con quella che chiamerei tecnologia. È solo l'inerzia della mente che ci impedisce di vedere con chiarezza questo fenomeno. E non è a caso che lo sviluppo si sia prodotto fondamentalmente all'interno della civiltà europea.
Dentro la civiltà cinese, ad esempio, c'è un momento, il 1300, di una forza straordinaria, nel quale ci si rende acutamente consapevoli della necessità d'una svolta, per non arrivare alla bomba atomica e quindi alla distruzione del mondo. In Occidente, invece, ci siamo arrivati senza soluzione di continuità, tanto che non abbiamo nemmeno una parola per spiegare quello che non è un universale culturale, che non è technè, che non è patrimonio di tutti i popoli, ma è tecnologia. La tecnologia porta, è la parola che a me piace di più, alla tecnocrazia: il kratòs, il potere, sta in questa forma di utilizzazione della macchina di secondo grado! La macchina di secondo grado che si realizza non in maniera naturale, ma utilizzando macchine di primo grado che permettono di trasformare le forme di energia e di realizzare l'accelerazione. Penso agli acceleratori atomici del Cern, ad esempio. La macchina di secondo grado non soltanto condiziona le nostre abitudini, ma addirittura ci obbliga, altrimenti facciamo bancarotta.
Cambia così lo stile di vita, cambiano le nostre vite, cambia il modo di pensare. Questa sarebbe una rapida analisi della macchina di primo grado e di questo utensile di secondo grado che hanno leggi differenti, che hanno accelerazioni diverse: non dimentichiamo quella legge, conosciuta da tutti ormai, che un cambiamento quantitativo genera anche un cambiamento qualitativo. Perciò io nego che la tecnologia moderna sia neutrale e universale. La technè è gestita dallo spirito, devi essere ispirato e allora trovi tutto, pure la gioia, e allora non hai nemmeno bisogno e desiderio che ti paghino, perché quello con cui ci si realizza non è monetizzabile.
Comincia così un processo di demonetizzazione della cultura che vorrei approfondire. Invece nella tecnologia è la ratio che ha sostituito la technè e allora ... Chateau Neuf du Pape! Ci sono 5 mila motivi per abbandonare la produzione artigianale del vino dei Castelli, del Frascati, lo sapete molto meglio di me. Ormai o ne produci 5 milioni di bottiglie oppure non è possibile, non è redditizio: ecco il cambiamento quantitativo a cui sei obbligato, altrimenti non puoi far niente. E tu cominci ad avere un'altra concezione della vita e, evidentemente, anche un altro vino.

Superare la conoscenza scientifica

Non ho l'intenzione di demonizzare la scienza e nemmeno la tecnologia. Ho chiarito abbastanza che cosa non dobbiamo fare con la scienza, forse non ho sufficientemente sviluppato che cosa ne possiamo fare. Ho parlato dell'emancipazione dalla tecnologia, di ridurre la scienza ai suoi limiti e in un terzo momento, che non ho elaborato a sufficienza, di superare la scienza moderna, portando l'esempio che nella scienza contemporanea ci sono spunti enormemente positivi per questo superamento.
Comunque e qui verte il mio dibattito per esempio con Prigogine, premio Nobel per la fisica col quale ho discusso parecchie volte — e dopodomani penso che questo dibattito continuerà — , non sono d'accordo con lui nel voler ridurre tutto a scienza, anche se egli apre enormemente i limiti, i confini e la concezione di questa scienza. La scienza moderna, finora anche quella contemporanea, è legata alla misura ed esclude gli eventi unici: un evento unico non è oggetto di scienza. E per me, e forse per la vita umana, gli eventi unici e irripetibili sono quelli più importanti e più decisivi, eppure non sono oggetto di scienza. La scienza consiste nel capire, nel conoscere.
Ho analizzato a lungo questo atteggiamento e mostrato che la parola capire o la parola conoscere può avere due sensi: il senso in cui la scienza moderna l'utilizza e il senso in cui altre tradizioni, inclusa l'occidentale, l'hanno utilizzato. Se «scienza» dopo Bacone (è lui ad affermare che conoscere è potere) vuol dire poter non soltanto controllare, ma conoscere i comportamenti, per me questo capire o conoscere non è ciò che la gran parte dell'umanità, Occidente incluso, ha inteso con queste parole. C'è una forma molto specializzata, molto ridotta, di «capire e conoscere» che è il calcolare, il prevedere, l'avere una certa conoscenza dei comportamenti di regolarità o anche di situazioni caotiche, del caos nel senso fisico della parola, che ci porta a una grande fiducia e a un gran risultato: la scienza del positivo.
Io ho passato 7 anni a fare niente altro che scienza. La scienza è un'attività umana affascinante, non soltanto per il rigore e il metodo che si richiedono nella ricerca scientifica, ma anche per tutto questo sforzo di trovare e di districare i comportamenti e i misteri della natura, sebbene facendole violenza. La scienza usa le cose più grandi che l'essere umano abbia fatto, sarebbe assolutamente contro il mio parere voler dire in questo senso qualcosa di negativo della scienza. Ma la scienza ha estrapolato in maniera non scientifica, volendo diventare cosmologia e volendo soppiantare tutte le altre forme di conoscenza. Che questo sia avvenuto non per responsabilità della scienza ma per colpa dei teologi, che praticavano una teologia completamente assurda, angusta, può darsi, ma non è il punto in discussione. La responsabilità risiede in Bellarmino, se volete, e in tutta la teologia del suo tempo, ma questo è un altro paio di maniche.
È proprio il desiderio di fare un discorso scientifico in quanto scientifico che mi porta a dire quello che sto cercando di dire. Ma assolutamente non vorrei dare l'impressione di demonizzare la scienza o di non riconoscere che la scienza non abbia fatto nulla di positivo. Mi vorrei ben guardare dalla volontà di ritornare indietro, all'età prescientifica e acritica, al romanticismo dei villaggi, della vita semplice; non solo perché non si può tornare indietro, che è già una tautologia, ma perché penso che il fenomeno scientifico, in questo senso, sia un contributo stavo per dire essenziale, direi esistenziale che non si può togliere nel fiorire della vita umana. Ma, come capita spesso nella vita spirituale delle persone, quello che è stato un grande mezzo per tante realizzazioni positive può diventare a un certo momento un ostacolo. Questa, a mio parere, è la situazione in cui si trova la scienza moderna oggi, senza parlare adesso della relazione della scienza con la tecnologia, che mi appare come un atteggiamento diverso, benché la tecnologia sia un ibrido e oggigiorno non si possa fare scienza moderna senza il profitto ecc., ma questo è tutto un altro discorso.

La relazione ambigua tra scienza e cosmologia

Bisognerebbe anche studiare molto più in profondità la relazione tra scienza e cosmologia. La mia tesi, detto in maniera schematica, è che la scienza ci offre un elemento, un parametro per la cosmologia di cui noi abbiamo bisogno, ma che le due cose non si possano identificare e che non possiamo avere una cosmologia che sia frutto esclusivamente della ricerca scientifica. Per questo motivo io ce l'ho con gli scienziati che vogliono fare della scienza una cosmologia. Il best-seller Dal Big Bang ai buchi neri di Stephen Hawking, recentemente tradotto in italiano, ne sarebbe l'esempio più chiaro. Bisognerebbe esercitare a questo punto proprio una doppia critica: una è l'estrapolazione ascientifica che consiste nel passare da conoscenze scientifiche a intuizioni cosmologiche. Penso che la scienza moderna non ci dia una visione del mondo e non ce la voglia dare, ma siamo noi che, non potendo vivere senza cosmologia, prendiamo l'unica cosa che abbiamo in mano, ossia tutta l’imponente costruzione scientifica, e ne facciamo una cosmologia. Mi pare che stia avvenendo proprio questo, come ho scritto in uno dei miei saggi che aspettano di essere completati e che s'intitola Il conflitto delle cosmologie.
La mia seconda critica è una critica dello statuto epistemologico della scienza. Prima di addentrarmi nell'argomento vorrei premettere una osservazione di carattere sociologico. Siccome ho vissuto anche in ambienti puramente scientifici, dove ho lavorato con passione sui mesoni con Hideki Yukawa, sulla fotosintesi, mi sono accorto che in certi ambienti esistono sempre dei tabù. Un tabù dei seminari dei tempi andati era il sesso; nei seminari non si parlava di sesso. Tra gli psicoanalisti un altro tabù, che con alcuni amici abbiamo cercato di rompere, è parlare di Dio: di Dio non si parla. In parecchi ambienti criticare la scienza non è possibile perché la scienza è universale, neutrale e due più due fa quattro dappertutto. lo contesto anche il fatto che due più due faccia quattro dappertutto: due più due fa quattro soltanto dove il due e il quattro non significano niente. Ma non è questo il punto. Credo, comunque, che i tabù continuino a funzionare, anche se ritengo che gli scienziati, dal punto di vista sociologico, siano fra le persone più intelligenti della società.
Ho sperimentato che a volte parlare con tutta questa gente religiosa, spirituale, non è molto stimolante sotto il profilo intellettuale. Non voglio però fare una critica né allo scientismo né alla tecnoscienza. La mia critica nel senso tecnico della parola, è una critica epistemologica, verte sullo statuto epistemologico della scienza come conoscenza. Parlo della scienza moderna postgalileiana, della scienza fisico-matematica, della scienza che matematizza, che per esprimere qualsiasi cosa ha bisogno di parametri che si ripetono, quantitativi e, in certo qual modo, comprensibili, anche se non immediatamente intelligibili, come avviene con il calcolo delle probabilità, le geometrie non euclidee o le matrici, che hanno aperto nella scienza campi straordinariamente profondi e fecondi. Quindi il mio discorso è strettamente filosofico e si limita a individuare i limiti della scienza moderna come conoscenza della realtà.

I limiti interni della conoscenza scientifica

La scienza deve procedere per astrazioni, questo è ovvio. E la mia critica è che la scienza utilizza non solo una prima astrazione, ma una seconda, una terza, una quarta: cioè in qualsiasi problema dobbiamo ricavare subproblemi e trovare subsistemi. La fisicochimica è l'esempio classico, ma oggi anche la macrobiologia o la microbiologia cominciano a farlo. Di questi subsistemi noi possiamo in un certo qual modo trovare il comportamento e dedurre le regole che lo permettono. Io sostengo due cose:
  1. che se anche potessimo trovare tutte le regolarità interne e il comportamento di tutti i subsistemi o sub-subsistemi, questi o l'integrazione di questi non ci darebbero ancora il comportamento del sistema. E oggi sia nella metereologia, sia nel problema del campo di Prigogine, nei sistemi del disordine, si arriva ormai persino nella scienza stessa ad accettare che il riconoscimento dei sub-sistemi e l'integrale dei subsistemi non porta alla conoscenza del sistema. Questo vuol dire che si sta andando fuori dalla realtà per farne l'integrazione;
  2. che tutta la scienza, intesa come questa conoscenza fisico-matematica della realtà, è un'astrazione sia della realtà oggettiva sia - fatto più grave ancora - del soggetto conoscente. Il soggetto conoscente deve usare, per così dire, il cannocchiale scientifico dell'astrazione matematica, mentre la realtà sia nel soggetto sia nell'oggetto è molto più variopinta, in quanto realtà non in quanto cosa.
Dunque, trovare i limiti propri dell'attività scientifica: questa è la mia critica. All'interno dell'attività scientifica ho soltanto da imparare e penso che si tratti di una delle conoscenze che, sociologicamente parlando, hanno realizzato più progressi nella storia dell'umanità. Nessun risentimento contro il mondo scientifico o contro la scienza, forse critica al suo predominio nella società. Questo però è un altro piano, ma soprattutto ribellione a questa riduzione del pensare e del conoscere, al calcolare nella forma più profonda del termine.
Ho spiegato più volte che l'origine filologica delle due grandi radici culturali indoeuropee è quest’attività per la quale l'uomo è l'uomo, il pensare. Pensare è già qualcosa come pesare. Le due radici sono men e med. Da men viene mens-mentis, mein, mensura, e anche, nei linguaggi anglosassoni e germanici, mount che deriva da moon, perché la luna serve a misurare, mind, e dunque la misura, la quantità, la quantificazione, lo studio dei comportamenti di una certa realtà che si possono tradurre in termini matematici misurabili.
I colori, prima della scoperta del significato di onde e di frequenza, non si potevano misurare; quindi i colori, basti pensare a Goethe, non entravano nella scienza. Oggi abbiamo trovato i parametri di correlazione e possiamo dire giallo, verde ecc... perché abbiamo trovato una certa lunghezza, un certo numero di Angstron, una certa frequenza, che ci permettono di stabilire una correlazione, ma nessun uomo attuale identificherà il numero di Angstron che definisce il verde con il colore verde. Nel colore verde ci sono molte altre cose. Nella luna anche ci sono tante altre cose. Domandate ai cani quando c'è un'eclisse, domandate ai poeti o agli innamorati; ma noi ormai pensiamo che la luna sia un corpo fisico punto e basta e che le altre siano metafore belle per coloro che ancora non sono scienziati. Contro questo riduzionismo sì esercita la mia critica, non contro ciò che la scienza può dire sul peso, la densità, l'atmosfera, i crateri e tutti gli altri aspetti della luna. La mens rende l'uomo uomo e quindi qualsiasi cosa che vada contro la razionalità, il rigore, la misura sarebbe oscurantismo. L'altra radice è med da dove, molto significativamente, vengono le parole: «medicina», «meditazione», «moderare», nel doppio senso della parola, nel senso di essere modesto, di avere perciò il senso della situazione e nel senso di guidare. «Moderatore» è colui che comanda, ma che comanda adattandosi alla realtà, avendo un sesto senso per vedere come le cose si devono condurre, perché ha visto e sentito qualcosa di più. «Medicina» è la forma di mederi, di farti arrivare alla salvezza, salus; salute e salvezza, soter e soteria, in sanscrito sarvam, che vuol dire «tutto». E meditazione è questo rientrare in armonia con la realtà senza forzarla.
Lo strumento della scienza invece è l'esperimento, che fa una certa violenza a quello che ho dinanzi a me. Io cerco di mantenere fisso un certo numero di punti, stabilisco alcune variabili, incido con qualsiasi cosa, vedo come esse reagiscono al mio colpo e prendo nota delle loro reazioni. Osservazione, esperimento, esperienza L'altra forma dì conoscenza, che è stata un po' atrofizzata e che per incentivo creativo forse è la più importante, e l'osservazione. L'osservazione è diversa dall'esperimento. Quando Faraday, sei anni prima di fare la scoperta che permette tutta la nostra civiltà tecnologizzata, scrisse nel suo diario «to convert magnetism into electricity», questa intuizione non era frutto di alcun esperimento, ma di un'osservazione. Quando Kekulé, viaggiando in un caldo pomeriggio d'estate in uno di questi bus di Londra passò per lo zoo londinese e vide che le scimmie si arrampicano le une sulle altre agitando le braccia; nella sua mente scoccò l'idea della struttura del carbonio, l'esagono del carbonio. Non era un esperimento, era un’osservazione. Poi ha trascorso tutta la notte, dice lui, a riflettere su questa visione: congettura che questo vada bene per carbonio e idrogeno e comincia a trovare la struttura di tutta la chimica organica.
«Je commençais a supposer», dice Lavoisier... Tutto è collegato, ma l'esperimento non è l'osservazione. Forse l'osservazione è propria del genio o dell'uomo paziente, ma senz'altro è patrimonio di tutti: tutti possiamo osservare. Noi abbiamo perso questa capacità di osservazione, perché per l'osservazione bisogna essere pazienti, bisogna rispettare i ritmi (potrei citare la mela di Newton). L'osservazione non fa violenza alla realtà, lascia che la realtà ti parli, si avvicini a te e tu sei aperto osservando. Noi abbiamo quasi dimenticato l'osservazione perché abbiamo a che fare con l'esperimento nel quale procediamo molto più speditamente. Facciamo esperimenti su tutto: persino la sessuologia fa esperimenti (o per lo meno un certo tipo di sessuologia, un'altra è molto più saggia), la psicologia fa esperimenti. C'è anche l'osservazione, ma spesso l'equilibrio non è troppo stabile. L'osservazione è un'altra finestra sulla realtà, meno violenta dell'esperimento perché accetta determinati ritmi nell'entrare in contatto con il reale, con la consapevolezza che chi osserva entra in un rapporto tale con l’osservato da modificarlo.
La grande autoaccusa dell'Occidente è che abbiamo dovuto aspettare fino al 1926, quando il suo libro è stato pubblicato, perché Heisenberg ci parlasse del principio di indeterminazione. Se abbiamo avuto bisogno di aspettare fino ad Heisenberg per capire che l'osservatore modifica l'osservazione significa che avevamo perso il senso dell'osservazione. C'è ancora un'altra grande capacità che è rimasta abbastanza sottosviluppata ed è l'esperienza. Se l'osservazione ha una certa qual direzione centrifuga, l'esperienza ha una direzione centripeta. Cioè io sono il modificato, la cosa fa parte di me, mi sono aperto e la realtà dal di fuori è entrata dentro di me e ha fatto parte di me. Combinare giustamente esperienza, osservazione ed esperimento e non buttarsi solo sull'esperimento, questo è il mio richiamo centrale quando parlo della scienza. E non vorrei essere interpretato un po’ alla svelta come uno che intende mettere un freno alla scienza, atteggiamento che considero sbagliato.

Il classificatore non entra nella classificazione

A proposito dell'evoluzione, voglio osservare che l'evoluzione è parte dell'osservazione e perciò molti dicono che l'evoluzione non è una scienza, ma un’ipotesi di lavoro molto utile che serve a un certo inquadramento di numerosi fatti. Io ho una riserva nei confronti dell'evoluzione, sia dal punto di vista logico sia scientifico, almeno nel senso in cui si utilizza questa parola oggi. Non ho nessuna autorità per dire se l'evoluzione o la non evoluzione sia un'ipotesi plausibile o probabile o provata nel campo dell'evoluzione delle specie. Per quanto riguarda un senso globale dell'evoluzione del cosmo, penso che sia un'ipotesi molto utile e molto plausibile, ma non posso accettare l'evoluzione come filosofia per la seguente ragione: l'evoluzione è frutto del genio classificatore dell'Occidente; da Aristotele, passando per Porfirio, fino alla scienza moderna è tutto un classificare. Si classificano le cose: solforico non è solforoso o solfidrico, la specie A non è la specie B, la sottospecie C è già diversa dalla sottospecie D e via discorrendo.
È questa classificazione che ci permette di vedere un rapporto, e anche un'evoluzione, se proiettiamo una situazione statica in un paradigma dinamico, in un tempo a cui si conferisca un certo movimento, come avviene dei fotogrammi con i quali si realizza un film. Ma due cose per principio non possono entrare in nessuna classificazione — e la scienza moderna si basa fondamentalmente sul classificare —: il criterio di classificazione, che non può entrare nella classificazione senza dare origine a un circolo vizioso, e il classificatore. E quando io domando che cos'è l'uomo e mi si risponde animale, bipede, parlante, saggio, habilis, proveniente dalle api; prima o dopo il pithecantropus erectus, uomo di Neanderthal, mi accorgo che tutte le classificazioni lasciano fuori un'unica cosa, che è quella che interessa a me e che forse interessa ciascuno di noi: che cosa sono io, non che cosa è l'uomo, che cosa sei tu. E alla risposta che cos'è l'uomo, messo in terza persona, l'uomo, che è il classificatore non può trovare risposta inserendosi nella classificazione. Quindi nessuna risposta evolutiva di una classificazione mi può dire chi è il classificatore. È la domanda che costituisce la tragedia della gioventù di oggi. che chiede di sapere che cosa sia il classificatore mentre noi le rispondiamo con le classificazioni. Il classificatore è un'altra cosa: è il mistero umano o cosmoteandrico, divino, materiale . Eccoci ancora un'altra volta dinanzi ai limiti della teoria dell'evoluzione.

lunedì 10 febbraio 2014

p-Teletrasporto

Il Giornale OnlineQuesto è un estratto dal rapporto speciale: Studio Psichico di teletrasporto  di Eric W. Davis, approvato per la pubblica distribuzione e distribuzione illimitata nell’agosto 2004. Rilasciato dal Laboratorio di ricerca dell’Areonautica, Comando bellico dell’Areonautica degli Stati Uniti, Base areonautica Edwards CA93524-7048 


Traduzione: Matteo Bedendo
Editing: Laura Rizzotto 


5.1 Fenomeno PK
Il p-Teletrasporto è una forma di psicocinesi (o PK) simile alla telecinesi, ma usata di solito per rivelare il movimento di oggetti (chiamati apports) attraverso altri oggetti fisici o attraverso grandi distanze. La telecinesi è una forma di PK, la quale descrive il movimento di oggetti immobili, senza l’uso intermedio di nessuna forza fisica conosciuta o strumentazione.

Riguardo alla PK e il relativo paranormale (a.k.a. “psi”, “paranormale” o parapsicologia),ci sono state ricerche compiute e/o documentate, rigorosamente controllate in moderni laboratori scientifici da Rhine (1970), Schmidt (1974), Mitchell (1974a, b, vedi anche i riferimenti all’interno), Swann (1974), Puthoff e Targ (1974, 1975), Hasted e altri (1975), Targ e Puthoff (1977), Nash (1978, vedi anche i riferimenti all’interno), Shigemi e altri (1978), Hasted (1979), Houck (1984a), Wolman e altri (1986, vedi anche i riferimenti all’interno), Schmidt (1987), Alexander e altri (1990), Giroldini (1991), Gissurarson (1992), Radin (1997, vedi anche i riferimenti all’interno), Tart e altri (2002), Shoup (2002),e Alexander (2003).

Un noto programma teorico/sperimentale/operativo diretto da H. E. Puthoff, R. Targ, E. May e I. Swann fu condotto all’SRI International e all’NSA, e sponsorizzato diverse volte dalla CIA, l’Agenzia per la difesa dei servizi segreti (DIA), e il Comando per la sicurezza e servizi segreti dell’esercito (INSCOM) per più di due decenni; e il programma fu continuato più avanti da E. May al SAIC (Alexander, 1980; Puthoff, 1996; Targ, 1996; Schnabel, 1997; Tart e altri, 2002).

Fu chiamato il Programma per la visione a distanza, e fu un programma compartimentalizzato ad accesso speciale, avente una vasta gamma di nomi in codice, durante i suoi 22 anni di operatività. La visione a distanza riguarda la precognizione e la chiaroveggenza, e permette a chi la pratica di acquisire informazioni indipendentemente della distanza intercorrente o dal tempo. Il programma di visione a distanza terminò nel 1994 e il Presidente W.J.Clinton lo declassificò ufficialmente nel 1995.

Il lettore dovrebbe notare che i veri primi programmi su psi, PK e controllo mentale delle forze armate e servizi segreti americani R&D furono condotti da H.K. (Andrija) Puharich, M.D., L.L.D. Durante il suo servizio militare al Centro per le armi chimiche e guerra biologica a Fort Detrick, Maryland tra i 1940 e il 1950, Puharich ebbe un interesse nella chiaroveggenza e PK, e si cimentò nelle teorie per accrescere e sintetizzare elettronicamente e attraverso farmaci le capacità paranormali. Mentre era nell’esercito, Puharich partecipò a una moltitudine di esperimenti parapsicologi, e tenne conferenze a gruppi dell’esercito, aviazione e marina sulla possibilità della guerra mentale. Egli fu riconosciuto come esperto di ipnosi e microelettronica. Il fenomeno PK fu anche esplorato nel programma per la visione a distanza.

Il colonnello J.B. Alexander (USA, ritirato) accredita all’ingegnere professionale aerospaziale Jack Hpuck di “aver catturato PK fenomeni e averli trasformati in una forma osservabile” (Houck, 1982, 1984a, b; Alexander e alti, 1990; Alexander, 2003). Durante le passate tre decadi, Houck (seguito da Alexander) tenne un numero di sedute PK, durante le quali ai partecipanti veniva insegnato il processo di induzione PK, e come far iniziare delle manifestazioni PK usando diversi tipi di campioni metallici (forchette, cucchiai, ecc.). Le persone erano capaci di piegare completamente o contorcere i loro campioni metallici senza che nessuna forza fisica venisse in alcun modo applicata.

Molti consulenti scientifici governativi e ufficiali militari graduati presero parte e/o furono testimoni di questi eventi, i quali si svolsero al Pentagono, nelle case degli ufficiali o scienziati, e in un incontro trimestrale dell’INSCOM presenziato dal comandante in capo e un gruppo di colonnelli e generali al comando di unità INSCOM su tutto il globo. La deformazione spontanea dei campioni metallici che fu osservata all’incontro sulla PK condotto durante il ritiro INSCOM, causò un grande scalpore tra i presenti. Altri rilevanti osservatori qualificati presero parte alla sessione, ed esaminarono criticamente l’evento.

Lo psichico Uri Geller (1975) è il modello originale per dimostrare il piegamento dei metalli attraverso PK. Durante una conferenza che tenne al campidoglio americano, Uri causò il piegamento all’indietro di un cucchiaio con nessuna forza applicata, e poi il cucchiaio continuò a piegarsi dopo che lo mise giù e continuò con la sua conferenza (Alexander 1996).

Jack Houck continua nei suoi dettagliati lavori sperimentali e di raccolta dati su micro e macro-fenomeni PK. Esperimenti di PK scientificamente controllati furono condotti, all’Università di Princeton nel laboratorio di ingegneria per la ricerca di anomalie, da Robert Jahn (Decano emerito della Facoltà di Ingegneria), il quale ha riferito che in laboratorio erano stati ripetutamente ottenuti consistenti risultati nel modificare cose materiali con la mente (Jahn e Dunne, 1987). Negli anni ’80 Jahn partecipò ad un incontro riguardo la PK al Laboratorio di ricerca della marina, e avvisò che oppositori stranieri avrebbero potuto utilizzare micro– o macro-PK per indurre i piloti di caccia americani a perdere il controllo del loro aereo e schiantarsi.

Le prime ricerche di esperimenti sul p-Teletrasporto avvennero durante il 19° secolo e primi del 20° secolo. I molti casi che furono studiati, e gli esperimenti compiuti, erano senza dubbio dovuti a frodi, e pochi di essi erano stati condotti sotto condizioni controllate, in quel periodo. Tuttavia, i più credibili rapporti scientifici di fenomeni di p-Teletrasporto e relativi (controllati) esperimenti avvennero nel tardo del 20° secolo (vedi ad esempio, Alexander e altri, 1990; Radin, 1997).

Alcuni di quei lavori scientifici coinvolsero l’investigazione di Uri Geller e una quantità di altri ricorrenti fenomeni spontanei di PK (Hasted e altri, 1975; Puthoff and Targ, 1975; Targ and Puthoff, 1977; Nash, 1978; Wolman e altri, 1986). Lo psichico Uri Geller (1975) e Ray Stanford (1974) dichiararono di essersi teletrasportati in diverse occasioni. I casi più conclamati di teletrasporto umano del corpo da un posto a un altro sono accaduti in assenza di testimoni. Ci sono anche un piccolo numero di rapporti attendibili d’individui, che riportarono di essere stati teletrasportati da/a UFO durante un incontro ravvicinato, che furono scientificamente investigati (Vallee, 1988,1990,1997). Ma ci sono un maggior numero di tali rapporti che sono empirici, là dove il fatto testimoniato tende a essere inaffidabile.

Tuttavia, confineremo la nostra discussione agli esperimenti controllati in laboratorio che sono stati fatti e riportati.

Uno degli esempi più interessanti di esperimenti controllati con Uri Geller fu quello in cui fu capace di far scomparire un cristallo di vanadio di carburo (Hasted e altri, 1975). Il cristallo fu racchiuso in modo che non poteva essere toccato, e posto in modo tale che non poteva essere scambiato con un altro cristallo con un gioco di prestigio.

Una serie più spettacolare di esperimenti rigorosamente controllati (e ripetibili!) accaddero nella Repubblica Popolare Cinese (PRC). Nel settembre del 1981, uno straordinario articolo fu pubblicato nella PRC sul giornale “Zirah Zazhi” (traduzione: Giornale sulla Natura) e questo articolo era intitolato, Alcuni esperimenti sul trasferimento di oggetti compiuti da abilità inusuali del corpo umano (Shuhuang e altri, 1981). L’articolo riportava che bambini dotati, erano capaci di causare un apparente teletrasporto di piccoli oggetti (micro-trasmettitori radio, carta fotosensibile, orologi meccanici, tafani, e altri insetti, ecc.) da un posto ad un altro (che era distante metri) senza che loro avessero toccato gli oggetti in anticipo.

L’esperimento era operato in condizioni eccezionali e ben controllate (entrambe cieco e doppio-cieco). I ricercatori coinvolsero non solo osservatori dalle varie università della PRC e istituti di ricerca medica, ma anche rappresentanti dalla Commissione per le scienze della difesa nazionale della PRC. A causa del coinvolgimento di quest’ultimo, fu ritenuto necessario che fosse preparato un rapporto non classificato per i servizi segreti dalla DIA (vedi Shuhuang e altri, 1981), che incluse una dettagliata traduzione inglese dell’articolo.

Un’ulteriore ricerca implementata dall’Istituto di Ingegneria di Medicina aerospaziale a Pechino fu riportata nel numero di luglio del 1990 della rivista cinese “Scienze somatiche” (Kongzhi e altri, 1990; Jinggen e altri, 1990; Banghui, 1990), che fu anch’esso tradotto in inglese dalla DIA. In molti articoli sono riferiti esperimenti riguardanti la registrazione e la fotografia ad alta velocità del trasferimento di campioni test (noci, scatole di cerini, pillole, unghie, fili, carta fotosensibile, carta trattata chimicamente, spugne imbevute in FeCl3, ecc.) attraverso le pareti di buste di carta sigillata, buste di carta di tipo KCNS a doppio strato, bottiglie di plastica sigillata e tubi con tappi sigillati, e un contenitore sigillato di film plastico senza che le pareti di nessuno di questi contenitori fossero state aperte.

Tutti gli esperimenti cinesi riportati usavano bambini dotati e giovani adulti, che possedevano ben conosciute e straordinarie abilità di PK per causare il teletrasporto dei vari campioni test. In tutti i casi sperimentali che furono presentati, i campioni in esame teletrasportati erano completamente inalterati o invariati rispetto al loro stato iniziale, anche gli insetti erano invariati dall’essere stati teletrasportati. Gli esperimenti erano ben controllati, scientificamente registrati, e i risultati degli esperimenti erano sempre ripetibili.

L’articolo cinese è tutto estremamente interessante e molto ben scritto, e mostra fotografie e diagrammi schematici di come gli esperimenti erano impostati. Il protocolli degli esperimenti erano ampiamente dettagliati, e attraverso dati e analisi statistiche erano presentati i risultati. L’unione dei risultati dei diversi esperimenti cinesi mostra che:

1. differenti gruppi di ricerca progettarono differenti protocolli sperimentali, usarono differenti psichici dotati, usarono differenti contenitori sigillati, e usarono differenti campioni d’esame (insetti vivi, grandi quantitativi di oggetti inanimati, e anche micro-trasmettitori radio erano utilizzati per tracciare i luoghi dei campioni) che dovevano essere teletrasportati;

2. il tempo richiesto per il teletrasporto dei campioni in esame attraverso le diverse barriere passava ovunque da una frazione di secondo a diversi minuti, e questo non dipendeva dal test utilizzato, dal contenitore sigillato che era usato (o dallo spessore della barriera), quale protocollo sperimentale era in atto, o quale psichico era stato utilizzato;

3. la fotografia e la registrazione ad alta velocità registrarono in una serie di esperimenti che i campioni test fisicamente si fondevano o si mischiavano con le pareti dei contenitori sigillati; e registrarono in una differente serie di esperimenti che il test semplicemente scompariva dall’interno del contenitore solo per riapparire in un altro luogo (accadde dopo secondi per molti minuti), in modo tale che il campione in esame non subì una totale disintegrazione/reintegrazione materiale durante il teletrasporto; questo dato è importante, perché senza l’aiuto degli strumenti di monitoraggio elettronico, gli organi sensoriali di una persona media e un normale metodo di rilevamento sono incapaci di percepire l’esistenza (ambigua) del campione durante il processo di teletrasporto;

4. i micro-trasmettitori radio utilizzati come campioni test in una serie di esperimenti (Shuhuang e altri, 1981) inviarono un segnale radio a diversi strumenti/ricevitori elettronici stazionari, così che il campione potesse essere tracciato e monitorato (attraverso misurazioni del segnale d’ampiezza e frequenza) durante il processo di teletrasporto; gli esperimenti svelarono che c’era una ampia fluttuazione d’intensità (in entrambe ampiezza e frequenza) del segnale monitorato con l’effetto che ciascuno sarebbe completamente scomparso o diventato estremamente debole (nella misura in cui gli strumenti di monitoraggio potevano appena rilevarlo); ci si accorse che c’era un correlazione definita tra il cambio in forza (ossia la frequenza radicale cambiava rispetto a dove era osservata) del segnale radio monitorato e il teletrasporto del test, tale che il segnale debole o assente indicava che il campione era “non esistente” (o in uno stato fisico alterato) durante il teletrasporto (nota: il segnale di ampiezza e frequenza del test monitorato dal micro-trasmettitore era stabile prima e dopo il teletrasporto);

5. prima e dopo “il passaggio attraverso la barriera/parete del contenitore”, il test e la barriera/parete del contenitore erano entrambe oggetti solidi completi;

6. agli psichici dotati non era mai permesso di vedere (erano bendati in molti esperimenti) o toccare ogni campione test o i contenitori sigillati prima e dopo che gli esperimenti erano condotti, e solo per gli esperimenti che necessitavano il tocco del campione e i contenitori (si usavano entrambi i protocolli, cieco e doppio-cieco);

7. i risultati degli esperimenti erano tutti ripetibili;

8. le condizioni di falsi e giochi di prestigio furono totalmente eliminati, e diversi testimoni indipendenti esterni (esperti tecnici e di spionaggio militare) erano presenti ogni volta per assicurare la completa fedeltà degli esperimenti.


Gli esperimenti con il radio micro-trasmettitore e la fotografia e la registrazione ad alta velocità offrono dati importanti per determinare quale sia il meccanismo del teletrasporto, e verrà discusso più avanti nella Sezione 5.1.1.

I cinesi non furono capaci di dare nessuna significativa spiegazione fisica che poteva spiegare i risultati. Alcuni ricercatori affermarono che era necessario chiamare in causa una nuova fisica, la quale in qualche modo unificasse la coscienza umana (cioè, la fisica della coscienza) con la fisica quantica e dello spazio-tempo, per comprendere i fenomeni relativi al p-Teletrasporto e alla PK. I ricercatori erano entusiasti dei loro risultati ripetuti, ed erano appena capaci di sondare l’alterato “stato d’essere” che i campioni in esame ebbero durante il teletrasporto.

È anche importante sottolineare che durante la Guerra fredda la DIA produsse tre (ora declassati) rapporti sulla ricerca parapsicologica del’Unione sovietica e i suoi alleati del Patto di Varsavia (LaMothe, 1972; Maire e LaMothe, 1975; rapporto DIA, 1978; altri studi relativi furono riportati da Groller, 1986, 1987).

Lo scopo dei rapporti era quello di raccogliere e riassumere informazioni dei servizi segreti, descrivere in grande dettaglio, e stimare l’Unione sovietica e il Patto di Varsavia R&D (Ricerca e Sviluppo) su parapsicologia e parafisica. I rapporti evidenziarono la storia della Russia pre-rivoluzionaria (Zarista), della seconda guerra mondiale, del dopoguerra, del Dipartimento di ricerca e sviluppo sovietico sulla psicotronia, sulla mente umana/controllo comportamentale, e l’intero spettro della parapsicologia.

Le informazioni sovietiche menzionano anche di materiale del Dipartimento di ricerca e sviluppo su parapsicologia/psicotronia, che i militari sovietici presero da vari centri di ricerca nazisti in Germania alla fine della seconda guerra mondiale. L’intero spettro dei fenomeni parapsicologi fu esplorato dai sovietici, che risultò in una gran quantitá di dati sperimentali e relativa letteratura di ricerca scientifica.

Un rapporto della DIA sottolineò, che c’era un dibattito scientifico est contro ovest nella letteratura scientifica sulla veridicità dei fenomeni paranormali e dei relativi dati scientifici, oppure se fossero paragonabili scientificamente agli studi scientifici occidentali e filosofici. Un altro rapporto della DIA elenca i nomi e gli affiliati di tutti i ricercatori, come anche i nomi dei vari centri di ricerca sovietici e del Patto di Varsavia che erano coinvolti. Anche, Pratt (1986) esamina e riassume la storia della ricerca psicotronica sovietica.

I servizi segreti americani erano preoccupati della possibilità che i sovietici e i loro alleati del Patto di Varsavia stessero conducendo progetti di ricerca e sviluppo sul controllo mentale ed effetti psicotronici con l’intento di scoprire come utilizzare e controllare i potenti fenomeni, che potevano essere usati contro gli Stati Uniti e i suoi alleati. LaMothe (1972) annotò come i sovietici abbiano ricercato metodi per influenzare il comportamento umano per oltre 60 anni.

I sovietici e i suoi alleati esplorarono approfonditamente la tecnologia dell’influenza che loro chiamarono “comportamento offensivo controllato”, che è definita come “ricerca sulla vulnerabilità umana come si applica a metodi di influenza e alterazione del comportamento umano” (LaMothe, 1972). Inoltre, LaMothe (1972) descrive le tecniche rivoluzionarie che i sovietici studiarono per influenzare il comportamento umano che includevano: suono, luce, colore, odori, deprivazione sensoriale, sonno, campi elettromagnetici, biochimica, autosuggestione, ipnosi, e fenomeni parapsicologici (come psicocinesi, telecinesi, percezione extrasensoriale ESP, proiezioni astrali, chiaroveggenza, precognizione e sogni, ecc.). Il rapporto LaMothe (1972) divenne un aiuto nello sviluppo di contro misure per la protezione del personale americano e/o dei suoi alleati.

Psicotronico è la parola generale che era usata nella prima Unione sovietica e dai paesi del Patto di Varsavia per classificare i molti fenomeni psichici che erano sotto investigazione scientifica. Le conclusioni che furono raggiunte nel rapporto della DIA sono che all’interno della categoria psicotronica, i sovietici identificarono due caratteristiche separate (LaMonthe, 1972):

1. bioenergetici: quei fenomeni associati con la produzione di effetti obiettivamente percettibili come psicocinesi, telecinesi, effetti di lievitazione, trasformazioni di energia, cioè l’alterazione o interessamento della materia;

2. bioinformazioni: quei fenomeni associati con l’ottenimento di informazioni attraverso mezzi, oltre che con i normali canali sensoriali (cioè ESP), come telepatia, precognizione, e chiaroveggenza, come l’uso della mente per inserirsi nei pensieri di altri e acquisire informazioni presenti o future circa eventi obiettivi nel mondo.


Questi fenomeni coinvolgono l’uso della mente e/o qualche “campo” del corpo per colpire altre menti e oggetti inanimati indipendentemente dalla distanza o dal tempo trascorso, e senza coinvolgere nessuno strumento convenzionale.

Bioenergetica e bioinformazione sono due classificazioni che fanno parte di un solo ramo della scienza, che i sovietici preferiscono chiamare biocomunicazione. La ricerca sovietica sulla biocomunicazione è principalmente interessata all’esplorazione dell’esistenza di un definito gruppo di fenomeni naturali, controllati da leggi che non sono basate su nessuna influenza (energetica) conosciuta.

I tipi di fenomeni di biocomunicazione (psicotronici) includono speciali attività biofisiche sensoriali, cervello e controllo della mente, comunicazione telepatica o trasmissione bioinformatica, bioluminescenza e emissioni bioenergetiche, e gli effetti di stati alterati di coscienza sulla psiche umana. La psicotronia e la visione a distanza forniscono capacità che hanno, ovviamente, applicazioni di spionaggio. I sovietici e i loro alleati del Patto di Varsavia investirono milioni di dollari in ricerca e sviluppo psicotroniche perché capirono ciò, e videro il potenziale profitto per le applicazioni militari e di spionaggio.

La risposta degli Stati Uniti ai programmi di ricerca e sviluppo psicotronici sovietici era il Programma per la visione a distanza. In aggiunta, l’esercito americano iniziò il progetto JEDI nel 1983, che cercò di incrementare il potenziale umano usando modelli comportamentali e fisici eccellenti, che si potevano insegnare, attraverso mezzi non convenzionali (Alexander e altri, 1990).

Il progetto JEDI era inizialmente un esperimento per modellare le prestazioni umane, attraverso le capacità di programmazione neuro-linguistica (PNL), là dove furono usate tecnologie avanzate d’influenza, per modellare eccellenti prestazioni nell’essere umano. Il programma passò sotto le protezioni dell’esercito (INSCOM) e la Scuola per l’organizzazione dell’efficacia, e fu sponsorizzata come un gruppo di un’agenzia interna del governo degli Stati Uniti. Infine, dovrebbe essere sottolineato che il programma addestrò con successo centinaia di persone, tra cui membri del Congresso (come Al Gore, Jr. e Tom Downey), prima di essere chiuso.

C’è un gran numero di dati di ricerca basati su fatti scientifici da tutto il mondo che attestano la fisica realtà del p-Teletrasporto e i relativi fenomeni anomali di Psi (Mitchell, 1974b; Targ e Puthoff, 1977; Nash, 1978; Radin, 1997; Tart e altri, 2002).

Gli scettici non dovrebbero rapidamente scartare la materia trattata in questo capitolo, perché si deve rimanere con la mente aperta circa questo argomento e considerare il p-Teletrasporto come una valida e ulteriore esplorazione scientifica. L’argomento psicotronico è controverso all’interno della comunità scientifica occidentale. Il dibattito tra gli scienziati e filosofi scientifici è altamente sovraccaricato a volte, e diviene malevolo al punto tale che rispettabili scienziati scettici cessano di essere imparziali rifiutando di esaminare i dati degli esperimenti o le teorie, e preferiscono scavalcare discorsi razionali facendo attacchi personali e adducendo argomenti irrazionali (da salotto).

Il p-Teletrasporto e i relativi fenomeni sono veramente anomali, e sfidano i paradigmi scientifici moderni. Lightman e Gingerich (1991) scrivono, “Gli scienziati sono riluttanti nel cambiare i paradigmi, per la pura ragione psicologica che essi gli sono familiari, il che è spesso più confortevole della non familiarità, e che la fiducia in tali incongruenze non è confortante”. Le teorie cambiano col tempo, quando delle anomalie si inserisco nello scenario. Le anomalie sono particolarmente di aiuto per sottolineare il punto di inadeguatezza di un vecchio modello e indicarci la via verso uno nuovo.

Fatti scientifici anomali sono inaspettati e difficili da spiegare all’interno di un quadro teorico esistente. Kuhn (1970) descrive le scoperte scientifiche come un processo complesso, in cui un fatto di natura anomala è riconosciuto, e poi seguito da un adeguamento del quadro teorico esistente (cioè, un modello) che fa del nuovo fatto non più un’anomalia. Kuhn affermò che, “le scoperte iniziano con la consapevolezza di un’anomalia; attraverso il riconoscimento che la natura ha in qualche modo violato la pre-indotta aspettativa, che governa la normale scienza”.

Questa dichiarazione descrive esattamente e con chiarezza, cosa accadde durante la rivoluzione storica che ebbe luogo nella fisica tra la classica meccanica/elettrodinamica era nel 19° secolo e la quantica/atomica/nucleare/relativistica era nel 20° secolo. Queste non sono le uniche volte, nella storia dell’uomo, che i modelli scientifici sono cambiati drammaticamente. La scoperta del p-Teletrasporto già iniziò nel 20° secolo, così lasciateci continuare le scoperte e creare un nuovo modello fisico per il 21° secolo.
25 novembre 2003 di Eric W. Davis

Traduzione: Matteo Bedendo
Editing: Laura Rizzotto 

Impronte umane di 800000 anni scoperte nel Norfolk, Regno Unito




Gabriele Lombardo

E’ sensazionale la scoperta divulgata il 7 febbraio 2014 nel Norfolk in Inghilterra, si tratta di una scoperta che retrodata la presenza di comunità umane ad 800.000 anni fa, parliamo della presenza umana in Europa e fuori dall’Africa, stiamo parlando di impronte umane impresse nel fango limaccioso a decine e di più persone presenti in rocce visibili nel Norfolk orientale con la bassa marea. La notizia della BBC NEWS riporta la scoperta del dottor Nick Ashton del British Museum che conferma una precedente scoperta di fossili e utensili ritrovati nella stessa area da una precedente spedizione. Sembra da ciò che si evince che questi uomini potrebbero appartenere al ceppo dell’Homo Heidelbergensis vissuto nel Regno Unito e surclassato dal Neanderthal dopo molto tempo e fino a 40000 anni fa.

Fonte: 

Buddha e l'ottuplice Sentiero..5/10

Walter Russel