Un Testo che fa proprio pensare!!!!
venerdì 11 ottobre 2013
giovedì 10 ottobre 2013
L’UE TRAMA UN ALTRO GOLPE IN ITALIA PER PROROGARE LO "STATO DI NECESSITA’
Enrico Letta ha superato il voto di sfiducia di mercoledì anche grazie ai meccanismi di “stabilizzazione” politica messi in atto da Bruxelles. Tali meccanismi sono atti ad assicurare che saranno prese decisioni conformi allo “stato di necessità” decretato dall’UE. Ciò significa che le elezioni vanno evitate a tutti i costi e che il golpe avviato con la nomina di Mario Monti deve proseguire, per assicurare che gli italiani si immolino per salvare l’euro.
La strategia è stata messa a punto in una cena privata il 20 settembre a Roma, che ha visto attovagliarsi a casa di Eugenio Scalfari Mario Draghi, Enrico Letta, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini, tutti membri della corrente spinelliana del partito britannico.
Due giorni dopo, Scalfari ha impartito gli ordini di marcia in un editoriale su La Repubblica. Dopo aver sentenziato in puro stile fascista illuminato che “la massa non fa progressi”, Scalfari lancia l’allarme: si sta cercando di mettere in discussione “l’esistenza dello stato di necessità” che giustificò il governo UE-diretto di Mario Monti prima, e di Enrico Letta poi, scrive il fondatore del giornale di De Benedetti. C’è il rischio che Letta sia costretto dai ricatti di Berlusconi ad adottare una politica di anti-austerità (anti-euro). Ma, conclude Scalfari, Letta, Napolitano e Draghi “sono i nostri tre punti di forza, che hanno l’Europa come obiettivo preminente per l’avvenire di tutti. Se questa realtà è chiara, occorre operare, ciascuno nell’ambito delle sue competenze, affinché si realizzi”.
Ciò che il partito britannico teme è che il sentimento anti-austerità nella popolazione italiana – che Berlusconi sicuramente sfrutta per salvarsi, ma questo è solo una complicazione per gli smarriti – possa sfociare in un definitivo voto anti-euro in caso di nuove elezioni. Già il fronte anti-euro si sta organizzando su scala pan-europea. Il 23 settembre a Roma si è tenuto il primo incontro degli euroscettici del nord e del sud. Hans-Olaf Henkel dalla Germania e Brigitte Granville (Francia e UK), si sono uniti ai prof. Giuseppe Guarino, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e altri accademici in una conferenza pubblica. Il prof. Guarino, relatore principale e presidente del convegno, ha denunciato il fatto che la politica di zero deficit dell’UE non solo è sbagliata, ma è illegale persino sotto la stessa legge dell’UE. (Nota CdC: Qui è il resoconto dell’incontro.)
Per giustificare l’illegalità, l’UE ha costantemente usato l’argomentazione dello “stato di necessità”, che secondo Karl Schmitt autorizza a sospendere la costituzione. Lo stato di necessità è dettato dall’imperativo di salvare il sistema oligarchico. Nell’estate del 2011, l’UE ha creato uno stato di necessità per l’Italia manipolando il valore dei suoi titoli di stato. La BCE ha prima lasciato cadere i titoli, ed è intervenuta successivamente ad acquistarli per sostenere il governo Monti. Si ripeterà il giochetto con Letta? È questo che Draghi ha discusso nella cena delle trame? Il suo annuncio al Parlamento Europeo che la BCE è pronta ad un’altra mega-iniezione di liquidità per le banche (LTRO) ha a che fare con questo? Che ha chiesto Draghi in cambio ai suoi commensali?
Il Financial Stability Assessment del FMI per l’Italia, rilasciato il 27 settembre, raccomanda l’applicazione del bail-in (prelievo forzoso) per soccorrere le banche italiane. È quanto ha chiesto Draghi? O si è limitato a sollecitare le privatizzazioni, in consueto “stile Britannia”?
La strategia è stata messa a punto in una cena privata il 20 settembre a Roma, che ha visto attovagliarsi a casa di Eugenio Scalfari Mario Draghi, Enrico Letta, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini, tutti membri della corrente spinelliana del partito britannico.
Due giorni dopo, Scalfari ha impartito gli ordini di marcia in un editoriale su La Repubblica. Dopo aver sentenziato in puro stile fascista illuminato che “la massa non fa progressi”, Scalfari lancia l’allarme: si sta cercando di mettere in discussione “l’esistenza dello stato di necessità” che giustificò il governo UE-diretto di Mario Monti prima, e di Enrico Letta poi, scrive il fondatore del giornale di De Benedetti. C’è il rischio che Letta sia costretto dai ricatti di Berlusconi ad adottare una politica di anti-austerità (anti-euro). Ma, conclude Scalfari, Letta, Napolitano e Draghi “sono i nostri tre punti di forza, che hanno l’Europa come obiettivo preminente per l’avvenire di tutti. Se questa realtà è chiara, occorre operare, ciascuno nell’ambito delle sue competenze, affinché si realizzi”.
Ciò che il partito britannico teme è che il sentimento anti-austerità nella popolazione italiana – che Berlusconi sicuramente sfrutta per salvarsi, ma questo è solo una complicazione per gli smarriti – possa sfociare in un definitivo voto anti-euro in caso di nuove elezioni. Già il fronte anti-euro si sta organizzando su scala pan-europea. Il 23 settembre a Roma si è tenuto il primo incontro degli euroscettici del nord e del sud. Hans-Olaf Henkel dalla Germania e Brigitte Granville (Francia e UK), si sono uniti ai prof. Giuseppe Guarino, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e altri accademici in una conferenza pubblica. Il prof. Guarino, relatore principale e presidente del convegno, ha denunciato il fatto che la politica di zero deficit dell’UE non solo è sbagliata, ma è illegale persino sotto la stessa legge dell’UE. (Nota CdC: Qui è il resoconto dell’incontro.)
Per giustificare l’illegalità, l’UE ha costantemente usato l’argomentazione dello “stato di necessità”, che secondo Karl Schmitt autorizza a sospendere la costituzione. Lo stato di necessità è dettato dall’imperativo di salvare il sistema oligarchico. Nell’estate del 2011, l’UE ha creato uno stato di necessità per l’Italia manipolando il valore dei suoi titoli di stato. La BCE ha prima lasciato cadere i titoli, ed è intervenuta successivamente ad acquistarli per sostenere il governo Monti. Si ripeterà il giochetto con Letta? È questo che Draghi ha discusso nella cena delle trame? Il suo annuncio al Parlamento Europeo che la BCE è pronta ad un’altra mega-iniezione di liquidità per le banche (LTRO) ha a che fare con questo? Che ha chiesto Draghi in cambio ai suoi commensali?
Il Financial Stability Assessment del FMI per l’Italia, rilasciato il 27 settembre, raccomanda l’applicazione del bail-in (prelievo forzoso) per soccorrere le banche italiane. È quanto ha chiesto Draghi? O si è limitato a sollecitare le privatizzazioni, in consueto “stile Britannia”?
Fonte: www.movisol.org
Link: http://www.movisol.org/13news167.htm
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Link: http://www.movisol.org/13news167.htm
mercoledì 9 ottobre 2013
domenica 6 ottobre 2013
FISCO: ALLE BANCHE IL CONDONO, AL CITTADINO LEGNATE
Monte dei Paschi patteggia per 260 milioni a fronte di un contenzioso di 1,08 miliardi di euro; Banca Intesa patteggia per 270 milioni a fronte di un contenzioso da1,65 miliardi che risale al 2010, cui si sommano 119 milioni come indicato nella relazione al 30 settembre 2011; la Banca popolare di Milano ha pagato 186 milioni di euro per sanare la pendenza con il fisco che aveva riscontrato 313 milioni di euro da corrispondersi per il periodo 2004 – 2008; Unicredit per il momento ha pagato 99 milioni di euro relativi all’anno 2005, ma avrebbe una transazione in corso che prevede il pagamento di altri 200 milioni di euro che chiuderebbero definitivamente le pendenze con il fisco; il Credem da 45 milioni.
Di cosa stiamo parlando?
Del condono tombale che l’Agenzia delle entrate ha concesso a numerosi istituti bancari su contenziosi miliardari. Evasione, elusione, somme non pagate.
Il maglio di ferro del fisco costringe le imprese a chiudere mentre mostra di essere particolarmente indulgente con le banche….
Tratto da: ilradar.com
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mercoledì 2 ottobre 2013
SCONTRO AL CONGRESSO USA: LO STATO PIU’ POTENTE DEL MONDO DICHIARA FALLIMENTO. E IN ITALIA …?
DI
SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero
Libero pensiero
Siamo al 70esimo posto al mondo come libertà di stampa, siamo considerati la seconda nazione più corrotta nel campo dell’informazione in tutta Europa, seconda soltanto alla Bulgaria. Ma siamo pur sempre la prima, come livello di piattezza, servilismo, mancanza di informazione alla cittadinanza, sia tra i 28 paesi della Unione Europea che tra quelli della zona euro. Come “aderenza ai fatti reali che accadono nel mondo”, l’Onu ci posiziona al 172esimo posto al mondo.
Come dire: gli italiani vivono sotto una cappa di mistificazioni, non-notizie, zero informazioni reali.
In compenso abbiamo solerti giornalisti che informano i contribuenti su quante siano -effettivamente- le ore di sonno a disposizione di un pregiudicato sentenziato in via definitiva e già condannato in primo grado per lenocinio, falso in atto pubblico, dichiarazione mendace nel corso di un processo.
Ieri sera è andata in onda sul canale La7 una trasmissione dal titolo “Piazza Pulita” che fa disonore al giornalismo, sia professionale che dilettantistico. Non solo si sono dilungati su sciocchezze varie, ma hanno presentato come scoop una telefonata tra Berlusconi e un’altra persona che ha, a dir poco, del clamoroso. Il punto è che la telefonata fatta ascoltare era recitata da doppiatori, quindi nessun cittadino normale ha capito nulla di ciò che stavano facendo e l’obiettivo (dal punto di vista dell’informazione) che è stato raggiunto è stato quello di aumentare lo stato di confusione nel paese, nelle menti, nelle orecchie di chi ascolta. Quella telefonata rivelava che il presidente Napolitano, venuto a conoscenza del fatto che i giudici avevano sanzionato la Mondadori a pagare il danno a De Benedetti, aveva scelto di chiamare i giudici, farsi spedire la sentenza, far riaprire la camera di consiglio, eventualmente far alterare la sentenza cambiandola a sfavore di Berlusconi, presentato quindi come autentica vittima di estorsione da parte del Presidente.
Forse, in assoluto, il fatto più grave mai avvenuto nella storia della Repubblica Italiana.
Immediata la risposta del Quirinale: “i fatti presentati nel corso della trasmissione sono destituiti di ogni fondamento e le illazioni relative al presidente attribuite a Berlusconi sono di chiaro intento diffamatorio”.
Le cose, pertanto, sono due: o Napolitano mente e quindi ha ragione Berlusconi, come La7 sostiene, oppure i giornalisti di La7 mentono e quindi sono dei falsari, oppure sono dei dilettanti cialtroni che non si rendono conto che cosa voglia dire fare informazione.
Personalmente non ho la minima idea su chi sia l’autore della telefonata, nè mi interessa saperlo.
Penso che tale servizio giornalistico appartenga a una pagina davvero indecorosa della professionalità, perchè obbliga -se uno vuole essere coerente- a spostare la propria indignazione da Berlusconi a Napolitano, sposando la causa sostenuta dagli avvocati del cavaliere e dalla Santanchè: non sarebbe un delinquente bensì una vittima di un complotto organizzato dalle sinistre, visto che il presidente è in combutta con De Benedetti per scucire la grana al povero Berlusconi che non riesce a dormire.
Lo ritengo di uno squallore insostenibile e mi auguro che si stenda un velo pietoso su questo episodio.
Fine della premessa, diciamo così, pedagogica.
Utile e necessaria per introdurre l’argomentazione del giorno, la notizia bomba del giorno, prima pagina da ieri pomeriggio in tutto il mondo planetario, con l’eccezione della Repubblica Italiana.
La notizia è la seguente:
“Dalle ore 6 di questa mattina, 1 ottobre 2013, l’amministrazione Usa è fallita”.
Non è roba da poco, se permettete.
Il fatto ha comportato l’immediato licenziamento di 800.000 dipendenti pubblici.
Il fatto ha comportato il crollo dei bpt statunitensi sul mercato.
Il fatto comporta la necessità da parte di 1 milione di persone di andare a lavorare sapendo che non verranno pagati.
Il fatto ha un costo di 300 milioni di dollari al giorno che -dati alla mano- se non si interviene provocherà entro la fine di ottobre un crollo di tutti i derivati legati alla spesa pubblica statunitense e un’accelerazione esponenziale dei meccanismi di recessione che determinerà, inevitabilmente, l’esplosione di una crisi finanziaria planetaria.
E’ il prezzo della pace.
E’ il conto che i colossi finanziari e la destra occidentale hanno presentato al mondo per punirli, visto che Obama e Rouhani (il premier mussulmano iraniano) hanno “osato” parlarsi tra di loro, hanno “osato” aprire un tavolo di colloqui e hanno fatto sapere che “stanno osando” porre fine al cosiddetto scontro di civiltà tra Occidente e Asia Minore aprendo una stagione di coesistenza pacifica tra mondi diversi, tra etnie distinte, per investire risorse sia economiche, che politiche, che psicologiche, nel risolvere i veri problemi dell’umanità: lavoro e occupazione.
Il tutto è nato perchè Barack Obama ha finito per cedere ai consigli di Bill Clinton e soprattutto a quelli dei premi Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e Paul Krugman: “vai a vedere il loro sporco e immondo bluff”. I repubblicani al Congresso, infatti, frustrati perchè non c’è più la guerra sulla quale investire, hanno ricattato il governo in carica: “o si cancella la riforma sanitaria, o si abbatte il debito e si tagliano 500 miliardi di dollari subito all’istruzione, alla sanità, ai servizi pubblici, oppure noi blocchiamo costituzionalmente l’emissione di moneta per impedire che superi il tetto consentito e quindi mandiamo lo Stato in default”.
Obama non ha ceduto.
Non solo.
Ha sostenuto pubblicamente che “il debito non è il vero problema, quella è una illusione, è una cartina di tornasole; il vero problema è avviare un piano mondiale di investimenti massicci nel mondo dell’economia reale per creare subito occupazione”.
La destra repubblicana ha scelto i licenziamenti perchè evidentemente vuole la guerra civile.
E’ l’inizio dell’atto definitivo dello scontro tra iper-liberisti e keynesiani, tra i fautori e cultori del servizio privato (da una parte) e gli accesi sostenitori del servizio pubblico (dall’altra parte); tra chi vuole andare a colpire “anche” gli interessi dell’oligarchia privilegiata e chi, invece, vuole far pagare soltanto il contribuente.
L’Italia segue il trend: andare allo scontro.
“No alla cittadinanza”: questo è diventato il mantra in Usa, nell’Europa liberista e nell’Italia piddina-berlusconiana-montiana per seguitare a portare avanti fino in fondo il piano di austerità e rigore basato sulla truffa del debito pubblico da coprire.
E’ bene cominciare a dibattere di queste cose, apparentemente grandi numeri e temi vasti che esulano dalle autentiche esigenze quotidiane di tutti noi, cittadini abbandonati al nostro destino. Ma non è così.
Questa è la guerra vera nel mondo di oggi.
Non sono riusciti a farla in Syria e allora decidono di farla contro la popolazione inerme bombardandola invece che con i missili con le tasse, con la corruzione, con le falsità, con le bugie, con le mistificazioni, con l’espoliazione del bene pubblico, con l’annientamento mafioso e nazista dei ceti più deboli e disagiati.
Se non altro sapere come stanno le cose per fare una scelta di schieramento.
Informatevi, la rete è piena di link a proposito.
Così CNN on line (il sito giornalistico più seguito al mondo, circa 200 milioni di utenti al giorno) riferisce la notizia, facendola scrivere a Lisa Desjardin, una giornalista moderata, squisita professionista.
Il testo si apre così: “Il gioco delle galline è fallito. Nessuno dei due contendenti ha strizzato l’occhio e il prezzo lo pagherà per intero tutta la cittadinanza. Noi americani abbiamo assistito in diretta televisiva, nel corso della notte, all’impasse politica e alla dichiarazione ufficiale di default governativo. Da oggi, ufficialmente, inizia lo smantellamento di tutti i servizi pubblici a favore della cittadinanza”. http://edition.cnn.com/2013/10/01/politics/government-shutdown/
Ezra Klein, grande editorialista di Washington Post, ha scelto il grande impatto della sobrietà oggettiva.
Pubblica in prima pagina la fotocopia della nota ufficiale, firmata dai responsabili dell’amministrazione, presentandola così: “Abbiamo ricevuto da Sylvia Matthews Burwell, capo dell’ufficio budget e responsabile dei servizi pubblici dell’amministrazione in carica la seguente notizia, con la quale ci ha gentilmente informato che dalle 9 del mattino del 1 ottobre 2013 ogni servizio pubblico per la cittadinanza americana viene chiuso e interrotto fino a data destinarsi”.
http://www.washingtonpost.com/blogs/wonkblog/wp/2013/10/01/heres-the-memo-that-just-shut-down-the-government/
Il New York Times gli dedica, invece, molto più spazio e il titolo a piena pagine è il seguente: “Il Governo chiude per l’impasse” e sotto “800.000 persone licenziate; un altro milione, da oggi, vanno a lavorare senza paga”.
Government Is Shutting Down in Impasse
http://www.nytimes.com/2013/10/01/us/politics/congress-shutdown-debate.html?
800,000 Face Furloughs; a Million More Are to Work Without Pay
http://www.nytimes.com/2013/10/01/us/politics/congress-shutdown-debate.html
E poi tutta una serie di analisi argomentate e dibattute da diverse voci.
Trovate il tutto qui: http://www.nytimes.com/2013/10/01/us/politics/congress-shutdown
Infine, il più importante organo di informazione televisivo e on-line dedicato esclusivamente alla finanza e all’economia, Bloomberg, di proprietà del sindaco di New York: “la chiusura del governo provoca 800.000 licenziamenti per via del fallimento del Congresso; costerà all’economia nazionale 300 milioni di dollari al giorno; crollano i buoni del tesoro, ma gli investitori sostengono che il default potrebbe non durare a lungo”.
U.S. Shutdown Idles 800,000 as Deadlocked Congress Fails http://www.bloomberg.com/news/2013-10-01/government-shutdown-begins-as-deadlocked-congress-flails.html
http://www.bloomberg.com/news/2013-10-01/government-shutdown-
E così, il popolo americano, da questa mattina dibatte di politica, si occupa della realtà, argomenta sul proprio futuro, sul significato del liberismo, ormai smascherato nella maniera più impietosa: agenti di colossi finanziari, camerieri e maggiordomi assunti sotto diverse fogge, il cui unico obiettivo consiste nella difesa a oltranza degli interessi di una esigua oligarchia del privilegio e della rendita. A costo di applicare il muoia Sansone con tutti i filistei.E’ esattamente ciò che stanno facendo anche in Italia, perchè gli Usa, come è noto, mostrano e segnalano sempre i trend. E’ bene saperlo. Penso lo stiano capendo anche i bambini.Se non li mandiamo via al più presto, manderanno loro a casa tutti noi, perchè questa è la strategia dell’Aspen Institute, del club Bilderberg, dei membri della Trilateral. Per tutte queste persone, da Letta a Berlusconi, da Monti a Passera, noi cittadini siamo semplicemente, nè più nè meno, che un danno collaterale.
Siamo numeri, non persone. Se non ci facciamo sentire, vedere, e non esibiamo la nostra identità, seguiteranno a pensare che neppure esistiamo.
Che Sansone s’arrangi e crepi sotto le macerie.
Peggio per lui che si è fidato di Dalila e si è fatto tagliare i capelli. Non è colpa nostra.
Quindi, il conto, non lo paghiamo noi: è bene spiegarlo a chiare lettere.
Come dire: gli italiani vivono sotto una cappa di mistificazioni, non-notizie, zero informazioni reali.
In compenso abbiamo solerti giornalisti che informano i contribuenti su quante siano -effettivamente- le ore di sonno a disposizione di un pregiudicato sentenziato in via definitiva e già condannato in primo grado per lenocinio, falso in atto pubblico, dichiarazione mendace nel corso di un processo.
Ieri sera è andata in onda sul canale La7 una trasmissione dal titolo “Piazza Pulita” che fa disonore al giornalismo, sia professionale che dilettantistico. Non solo si sono dilungati su sciocchezze varie, ma hanno presentato come scoop una telefonata tra Berlusconi e un’altra persona che ha, a dir poco, del clamoroso. Il punto è che la telefonata fatta ascoltare era recitata da doppiatori, quindi nessun cittadino normale ha capito nulla di ciò che stavano facendo e l’obiettivo (dal punto di vista dell’informazione) che è stato raggiunto è stato quello di aumentare lo stato di confusione nel paese, nelle menti, nelle orecchie di chi ascolta. Quella telefonata rivelava che il presidente Napolitano, venuto a conoscenza del fatto che i giudici avevano sanzionato la Mondadori a pagare il danno a De Benedetti, aveva scelto di chiamare i giudici, farsi spedire la sentenza, far riaprire la camera di consiglio, eventualmente far alterare la sentenza cambiandola a sfavore di Berlusconi, presentato quindi come autentica vittima di estorsione da parte del Presidente.
Forse, in assoluto, il fatto più grave mai avvenuto nella storia della Repubblica Italiana.
Immediata la risposta del Quirinale: “i fatti presentati nel corso della trasmissione sono destituiti di ogni fondamento e le illazioni relative al presidente attribuite a Berlusconi sono di chiaro intento diffamatorio”.
Le cose, pertanto, sono due: o Napolitano mente e quindi ha ragione Berlusconi, come La7 sostiene, oppure i giornalisti di La7 mentono e quindi sono dei falsari, oppure sono dei dilettanti cialtroni che non si rendono conto che cosa voglia dire fare informazione.
Personalmente non ho la minima idea su chi sia l’autore della telefonata, nè mi interessa saperlo.
Penso che tale servizio giornalistico appartenga a una pagina davvero indecorosa della professionalità, perchè obbliga -se uno vuole essere coerente- a spostare la propria indignazione da Berlusconi a Napolitano, sposando la causa sostenuta dagli avvocati del cavaliere e dalla Santanchè: non sarebbe un delinquente bensì una vittima di un complotto organizzato dalle sinistre, visto che il presidente è in combutta con De Benedetti per scucire la grana al povero Berlusconi che non riesce a dormire.
Lo ritengo di uno squallore insostenibile e mi auguro che si stenda un velo pietoso su questo episodio.
Fine della premessa, diciamo così, pedagogica.
Utile e necessaria per introdurre l’argomentazione del giorno, la notizia bomba del giorno, prima pagina da ieri pomeriggio in tutto il mondo planetario, con l’eccezione della Repubblica Italiana.
La notizia è la seguente:
“Dalle ore 6 di questa mattina, 1 ottobre 2013, l’amministrazione Usa è fallita”.
Non è roba da poco, se permettete.
Il fatto ha comportato l’immediato licenziamento di 800.000 dipendenti pubblici.
Il fatto ha comportato il crollo dei bpt statunitensi sul mercato.
Il fatto comporta la necessità da parte di 1 milione di persone di andare a lavorare sapendo che non verranno pagati.
Il fatto ha un costo di 300 milioni di dollari al giorno che -dati alla mano- se non si interviene provocherà entro la fine di ottobre un crollo di tutti i derivati legati alla spesa pubblica statunitense e un’accelerazione esponenziale dei meccanismi di recessione che determinerà, inevitabilmente, l’esplosione di una crisi finanziaria planetaria.
E’ il prezzo della pace.
E’ il conto che i colossi finanziari e la destra occidentale hanno presentato al mondo per punirli, visto che Obama e Rouhani (il premier mussulmano iraniano) hanno “osato” parlarsi tra di loro, hanno “osato” aprire un tavolo di colloqui e hanno fatto sapere che “stanno osando” porre fine al cosiddetto scontro di civiltà tra Occidente e Asia Minore aprendo una stagione di coesistenza pacifica tra mondi diversi, tra etnie distinte, per investire risorse sia economiche, che politiche, che psicologiche, nel risolvere i veri problemi dell’umanità: lavoro e occupazione.
Il tutto è nato perchè Barack Obama ha finito per cedere ai consigli di Bill Clinton e soprattutto a quelli dei premi Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e Paul Krugman: “vai a vedere il loro sporco e immondo bluff”. I repubblicani al Congresso, infatti, frustrati perchè non c’è più la guerra sulla quale investire, hanno ricattato il governo in carica: “o si cancella la riforma sanitaria, o si abbatte il debito e si tagliano 500 miliardi di dollari subito all’istruzione, alla sanità, ai servizi pubblici, oppure noi blocchiamo costituzionalmente l’emissione di moneta per impedire che superi il tetto consentito e quindi mandiamo lo Stato in default”.
Obama non ha ceduto.
Non solo.
Ha sostenuto pubblicamente che “il debito non è il vero problema, quella è una illusione, è una cartina di tornasole; il vero problema è avviare un piano mondiale di investimenti massicci nel mondo dell’economia reale per creare subito occupazione”.
La destra repubblicana ha scelto i licenziamenti perchè evidentemente vuole la guerra civile.
E’ l’inizio dell’atto definitivo dello scontro tra iper-liberisti e keynesiani, tra i fautori e cultori del servizio privato (da una parte) e gli accesi sostenitori del servizio pubblico (dall’altra parte); tra chi vuole andare a colpire “anche” gli interessi dell’oligarchia privilegiata e chi, invece, vuole far pagare soltanto il contribuente.
L’Italia segue il trend: andare allo scontro.
“No alla cittadinanza”: questo è diventato il mantra in Usa, nell’Europa liberista e nell’Italia piddina-berlusconiana-montiana per seguitare a portare avanti fino in fondo il piano di austerità e rigore basato sulla truffa del debito pubblico da coprire.
E’ bene cominciare a dibattere di queste cose, apparentemente grandi numeri e temi vasti che esulano dalle autentiche esigenze quotidiane di tutti noi, cittadini abbandonati al nostro destino. Ma non è così.
Questa è la guerra vera nel mondo di oggi.
Non sono riusciti a farla in Syria e allora decidono di farla contro la popolazione inerme bombardandola invece che con i missili con le tasse, con la corruzione, con le falsità, con le bugie, con le mistificazioni, con l’espoliazione del bene pubblico, con l’annientamento mafioso e nazista dei ceti più deboli e disagiati.
Se non altro sapere come stanno le cose per fare una scelta di schieramento.
Informatevi, la rete è piena di link a proposito.
Così CNN on line (il sito giornalistico più seguito al mondo, circa 200 milioni di utenti al giorno) riferisce la notizia, facendola scrivere a Lisa Desjardin, una giornalista moderata, squisita professionista.
Il testo si apre così: “Il gioco delle galline è fallito. Nessuno dei due contendenti ha strizzato l’occhio e il prezzo lo pagherà per intero tutta la cittadinanza. Noi americani abbiamo assistito in diretta televisiva, nel corso della notte, all’impasse politica e alla dichiarazione ufficiale di default governativo. Da oggi, ufficialmente, inizia lo smantellamento di tutti i servizi pubblici a favore della cittadinanza”. http://edition.cnn.com/2013/10/01/politics/government-shutdown/
Ezra Klein, grande editorialista di Washington Post, ha scelto il grande impatto della sobrietà oggettiva.
Pubblica in prima pagina la fotocopia della nota ufficiale, firmata dai responsabili dell’amministrazione, presentandola così: “Abbiamo ricevuto da Sylvia Matthews Burwell, capo dell’ufficio budget e responsabile dei servizi pubblici dell’amministrazione in carica la seguente notizia, con la quale ci ha gentilmente informato che dalle 9 del mattino del 1 ottobre 2013 ogni servizio pubblico per la cittadinanza americana viene chiuso e interrotto fino a data destinarsi”.
http://www.washingtonpost.com/blogs/wonkblog/wp/2013/10/01/heres-the-memo-that-just-shut-down-the-government/
Il New York Times gli dedica, invece, molto più spazio e il titolo a piena pagine è il seguente: “Il Governo chiude per l’impasse” e sotto “800.000 persone licenziate; un altro milione, da oggi, vanno a lavorare senza paga”.
Government Is Shutting Down in Impasse
http://www.nytimes.com/2013/10/01/us/politics/congress-shutdown-debate.html?
800,000 Face Furloughs; a Million More Are to Work Without Pay
http://www.nytimes.com/2013/10/01/us/politics/congress-shutdown-debate.html
E poi tutta una serie di analisi argomentate e dibattute da diverse voci.
Trovate il tutto qui: http://www.nytimes.com/2013/10/01/us/politics/congress-shutdown
Infine, il più importante organo di informazione televisivo e on-line dedicato esclusivamente alla finanza e all’economia, Bloomberg, di proprietà del sindaco di New York: “la chiusura del governo provoca 800.000 licenziamenti per via del fallimento del Congresso; costerà all’economia nazionale 300 milioni di dollari al giorno; crollano i buoni del tesoro, ma gli investitori sostengono che il default potrebbe non durare a lungo”.
U.S. Shutdown Idles 800,000 as Deadlocked Congress Fails http://www.bloomberg.com/news/2013-10-01/government-shutdown-begins-as-deadlocked-congress-flails.html
http://www.bloomberg.com/news/2013-10-01/government-shutdown-
E così, il popolo americano, da questa mattina dibatte di politica, si occupa della realtà, argomenta sul proprio futuro, sul significato del liberismo, ormai smascherato nella maniera più impietosa: agenti di colossi finanziari, camerieri e maggiordomi assunti sotto diverse fogge, il cui unico obiettivo consiste nella difesa a oltranza degli interessi di una esigua oligarchia del privilegio e della rendita. A costo di applicare il muoia Sansone con tutti i filistei.E’ esattamente ciò che stanno facendo anche in Italia, perchè gli Usa, come è noto, mostrano e segnalano sempre i trend. E’ bene saperlo. Penso lo stiano capendo anche i bambini.Se non li mandiamo via al più presto, manderanno loro a casa tutti noi, perchè questa è la strategia dell’Aspen Institute, del club Bilderberg, dei membri della Trilateral. Per tutte queste persone, da Letta a Berlusconi, da Monti a Passera, noi cittadini siamo semplicemente, nè più nè meno, che un danno collaterale.
Siamo numeri, non persone. Se non ci facciamo sentire, vedere, e non esibiamo la nostra identità, seguiteranno a pensare che neppure esistiamo.
Che Sansone s’arrangi e crepi sotto le macerie.
Peggio per lui che si è fidato di Dalila e si è fatto tagliare i capelli. Non è colpa nostra.
Quindi, il conto, non lo paghiamo noi: è bene spiegarlo a chiare lettere.
Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/10/scontro-al-congresso-usa-lo-stato-piu.html
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Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/10/scontro-al-congresso-usa-lo-stato-piu.html
martedì 1 ottobre 2013
SEI ANCORA SICURO DI ESSERE LIBERO ?
DI
MARCELLO FOA blog.ilgiornale.it
Ho scritto questo articolo per il Corriere del Ticino usando il mio computer. Quando l’ho finito l’ho mandato via email alla redazione. I lettori l’hanno letto il giorno dopo. Qualcun altro, però, l’ha letto prima di loro, o comunque era in grado di intercettarlo, già pochi minuti dopo l’invio; eppure non era il direttore del Corriere del Ticino, né il redattore a cui l’ho indirizzato. E’ qualcuno che non conosco, che non abita in Svizzera, che opera lontano, dall’altra parte dell’Oceano. Io non sono un terrorista, non sono ricercato, pago regolarmente le tasse; insomma, sono un normalissimo cittadino. Eppure qualcuno sa tutto di me. Sa a chi telefono, perché ha accesso ai dati del mio smartphone. Sa a chi scrivo e soprattutto cosa scrivo perché riesce a intercettare le mie email. Sa cosa leggo perché riesce a monitorare tutti i miei movimenti su internet. Ogni volta che faccio un acquisto online costui prende nota di tutto, mi osserva quando opero sul mio conto di Internet banking, dunque sa quando guadagno, qual è la mia ricchezza privata.
Usando Facebook l’intrusione è ancora più pervicace: perché attraverso Facebook l’utente, gioiosamente, mette a nudo la propria vita privata. Indica chi sono i suoi amici, pubblica le proprie foto tanto più se divertenti, insolite, bizzarre, persino intime senza rendersi che un giorno (e penso soprattutto ai ragazzi) potrebbero essere usate contro di lui. Dice dov’è andato in vacanza, chi ha visto, persino cosa ha mangiato. E non si rende conto che tutto quello che viene pubblicato su Facebook non può più essere cancellato, perché anche quando non lo rende visibile al pubblico, resta impresso in un’immensa memoria, sospesa su qualche nuvola virtuale, a cui egli non ho accesso. Perde il controllo del proprio passato e del proprio presente. Come mai prima d’ora in uno Stato Occidentale.
Da inviato speciale sono stato in Unione Sovietica, nella Ddr, in Cina, in diversi Paesi autoritari o dittatoriali. In quanto giornalista sapevo di essere seguito. Quasi sempre il mio interprete o il mio autista era una spia, incaricato di annotare tutto quello che facevo. Una volta in albergo una manina misteriosa ha aperto il mio computer e ha copiato tutti i dati dal mio hard disk; come 007 non era un granché perché ha lasciato un indizio che mi ha permesso di scoprire subito l’intrusione. Il senso di oppressione era costante e per questo ogni volta che tornavo in Europa provavo una sensazione, spesso euforica, di libertà. Sapevo che a casa mia, nel mio Paese, nessuno avrebbe potuto frugare nella mia vita privata e professionale. Oggi, invece, non è più così.
La realtà svelata dall’ex tecnico della Cia Edward Snowden è sempre più sconvolgente. Microsoft, Apple, Yahoo, Google, Facebook, Blackberry eccetera collaborano – volontariamente o sotto costrizione – con la National Security Agency (Nsa), la superagenzia dei servizi segreti americani, accordando un accesso esclusivo ai loro sistemi. E’ come se ci fosse una sorta di porta segreta di cui solo loro possiedono le chiavi.
Oggi un agente segreto non avrebbe più bisogno di aprire il mio computer e scaricare il mio hard disk. Il processo, in gran parte, è automatico. Ogni tanto, a mia insaputa, i miei dati possono essere prelevati e trasmessi altrove. Il problema è che tutto questo non accade in uno Stato totalitario, ma in Paesi che sono democratici e nell’ambito di un processo dalle conseguenze potenzialmente devastanti.
Un principio fondamentale è stato silenziosamente ribaltato usando il grimaldello della lotta al terrorismo. Prima solo chi era gravemente sospettato di aver commesso dei crimini veniva intercettato e seguito; oggi si mettono sotto controllo tutti nel tentativo di scoprire un manipolo di pericolosi eversivi. E non abbiamo nessuna garanzia, nessuna tutela su come, da chi e per quali fini siano usati informazioni private, talvolta intime, a cui nessuno in democrazia e in stato di diritto dovrebbe avere accesso. Le implicazioni sono colossali, i rischi enormi, la sproporzione tra il male e la cura evidente. Quando si può sapere tutto di te, nessuno può sentirsi davvero al sicuro.
Possiamo ancora dirci davvero liberi?
Usando Facebook l’intrusione è ancora più pervicace: perché attraverso Facebook l’utente, gioiosamente, mette a nudo la propria vita privata. Indica chi sono i suoi amici, pubblica le proprie foto tanto più se divertenti, insolite, bizzarre, persino intime senza rendersi che un giorno (e penso soprattutto ai ragazzi) potrebbero essere usate contro di lui. Dice dov’è andato in vacanza, chi ha visto, persino cosa ha mangiato. E non si rende conto che tutto quello che viene pubblicato su Facebook non può più essere cancellato, perché anche quando non lo rende visibile al pubblico, resta impresso in un’immensa memoria, sospesa su qualche nuvola virtuale, a cui egli non ho accesso. Perde il controllo del proprio passato e del proprio presente. Come mai prima d’ora in uno Stato Occidentale.
Da inviato speciale sono stato in Unione Sovietica, nella Ddr, in Cina, in diversi Paesi autoritari o dittatoriali. In quanto giornalista sapevo di essere seguito. Quasi sempre il mio interprete o il mio autista era una spia, incaricato di annotare tutto quello che facevo. Una volta in albergo una manina misteriosa ha aperto il mio computer e ha copiato tutti i dati dal mio hard disk; come 007 non era un granché perché ha lasciato un indizio che mi ha permesso di scoprire subito l’intrusione. Il senso di oppressione era costante e per questo ogni volta che tornavo in Europa provavo una sensazione, spesso euforica, di libertà. Sapevo che a casa mia, nel mio Paese, nessuno avrebbe potuto frugare nella mia vita privata e professionale. Oggi, invece, non è più così.
La realtà svelata dall’ex tecnico della Cia Edward Snowden è sempre più sconvolgente. Microsoft, Apple, Yahoo, Google, Facebook, Blackberry eccetera collaborano – volontariamente o sotto costrizione – con la National Security Agency (Nsa), la superagenzia dei servizi segreti americani, accordando un accesso esclusivo ai loro sistemi. E’ come se ci fosse una sorta di porta segreta di cui solo loro possiedono le chiavi.
Oggi un agente segreto non avrebbe più bisogno di aprire il mio computer e scaricare il mio hard disk. Il processo, in gran parte, è automatico. Ogni tanto, a mia insaputa, i miei dati possono essere prelevati e trasmessi altrove. Il problema è che tutto questo non accade in uno Stato totalitario, ma in Paesi che sono democratici e nell’ambito di un processo dalle conseguenze potenzialmente devastanti.
Un principio fondamentale è stato silenziosamente ribaltato usando il grimaldello della lotta al terrorismo. Prima solo chi era gravemente sospettato di aver commesso dei crimini veniva intercettato e seguito; oggi si mettono sotto controllo tutti nel tentativo di scoprire un manipolo di pericolosi eversivi. E non abbiamo nessuna garanzia, nessuna tutela su come, da chi e per quali fini siano usati informazioni private, talvolta intime, a cui nessuno in democrazia e in stato di diritto dovrebbe avere accesso. Le implicazioni sono colossali, i rischi enormi, la sproporzione tra il male e la cura evidente. Quando si può sapere tutto di te, nessuno può sentirsi davvero al sicuro.
Possiamo ancora dirci davvero liberi?
Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it/
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