giovedì 12 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
L’IMPERATORE (DELLA FARSA) È NUDO
PEPE ESCOBAR
atimes.com
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Non c’è niente di tragico nella Presidenza di B. Obama, capace di attrarre i talenti analitici di un neo-Plutarco o di un neo-Gibbon. Questa Presidenza è più una farsa pirandelliana, del tipo “Personaggio in Cerca di Autore”.
I candidati ad essere l’Autore sono ben noti – dalla lobby ebraica alla Casa di Saud, da una ristretta cerchia di industriali bellici ad una élite ancora più ristretta dell’alta finanza, gli unici e soli Padroni del Mondo. Il povero Barack è solo un numero, un funzionario dell’Impero, il cui repertorio decisionale non arriva neanche a stabilire in che modo sorridere ai fotografi.
Non c’è niente di tragico nel fatto che in questa settimana – che segna il 12° anniversario del 9/11 – questa Presidenza dovrà combattere per la sua credibilità di “attacco”, tentando di sedurre i falchi Repubblicani del Congresso statunitense, dato che la maggior parte dei guerrafondai pare siano.. Democratici!
I Repubblicani sono divisi tra il sostenere questo Presidente che a loro piace tanto odiare e dargli una bella lezione, e gli ordini di scuderia che gli arrivano dai loro “padroni”, al secolo l’American Israel Public Affairs Committee e le industrie belliche. E quindi, ancora una volta, una farsa, perché l’uomo che era stato eletto per porre fine a tutte le guerre, eccolo pronto ad iniziarne di nuove. E senza il voto delle Nazioni Unite.
In questa settimana di negoziati decisivi, la “strategia” della Casa Bianca si riduce a questo: convincere il Congresso statunitense che gli Stati Uniti devono iniziare una guerra contro la Siria per punire un “crudele dittatore” – anche questo ‘cattivo tanto quanto Hitler’ – che uccide i bambini con il gas. Le prove? “E’ un fatto indiscutibile”.
Dunque, non è un fatto “inconfutabile”. Non è neanche “oltre ogni ragionevole dubbio”. Come ha ammesso con espressione seria il Capo di Stato Maggiore dell’amministrazione Obama, Denis McDonough, si tratta di “…è una questione di senso comune, una percezione forte che prescinde dall’intelligenza e che ci suggerisce che il regime siriano abbia davvero compiuto queste azioni”.
Quindi, se davvero si tratta di “senso comune”, allora vuol dire che la truppa di sicofanti ancora non ha mostrato al suo presidente questo compendio di senso comune, redatto da un gruppo di dieci ex-alti funzionari dell’intelligence americana ad alta credibilità, che liquidano a priori qualsiasi prova venga fornita. Evocando una farsa di 12 anni fa, questo sembra essere un classico caso di “fatti incentrati sulla politica”.
E ad aumentare la farsa: qui non si parla solo di Siria, ma di un messaggio in codice all’Iran: “Se continuate a fare i furbi con noi, vi bombarderemo”.
AL SEGUITO DEI PLUTOCRATI
E poi c’è la farsa sulla “credibilità”. L’amministrazione Obama ha avvolto il mondo nella sua rete, insistendo sul fatto che la responsabilità della “linea rossa” spudoratamente tracciata dal presidente, è difatti una questione globale. Eppure quel “mondo”, dispettoso, non la bevono.
Non la bevono le “piazze” arabe, poiché ne colgono la profonda ipocrisia; questa smania di correre a “punire” il governo di Bashar al-Assad in Siria, mentre nei territori occupati della Palestina si continua a tollerare tutto quello che combina lo Stato segregazionista d’Israele.
Non la beve il mondo musulmano, perchè comprende che la demonizzazione si applica solo ai musulmani : Arafat – bin Laden – Saddam – Gheddafi e ora Assad. Mai avverebbe con la Junta militare di Myanmar, che è stata piuttosto furba nell’inscenare “un’apertura”. Il giorno appresso gli Occidentali facevano la fila per baciare l’orlo dei “longyis” birmani…
Non succederebbe mai con la dittatura di Islam Karimov in Uzbekistan, poichè “noi” abbiamo sempre bisogno di sedurlo, facendogli credere che è uno dei nostri, lontano da Russia e Cina.
Succede invece a volte con la dinastia Kim in Corea del Nord, ma senza conseguenze significative – perchè questi sono dei bastardi asiatici e potrebbero rispondere sul serio ad un attacco statunitense.
Non la beve l’opinione pubblica informata nei paesi in via di sviluppo, perchè guardando alla storia, comprende bene che a Washington non importa tanto il triste e prolungato spettacolo degli Arabi che uccidono altri Arabi o dei Musulmani che uccidono altri Musulmani. E ne è stata una prova lampante la guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988.
Al Gruppo dei 20 della scorsa settimana, il Gruppo BRICS di paesi emergenti – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – come anche Indonesia e Argentina, hanno dichiarato in modo inequivocabile che una guerra in Siria senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite qualificherebbe Obama come criminale di guerra.
Persino tra i “fantocci” europei il sostegno alla Casa Bianca è condizionato. La tedesca Merkel e il “mastino” francese Hollande hanno detto che tutto deve avvenire nell’ambito delle Nazioni Unite.
L’intera Unione Europea vuole una soluzione politica. Va qui ricordato qui che l’Unione Europea di Bruxelles può emettere dei mandati d’arresto contro capi di governi europei colpevoli di crimini di guerra. E’ probabile che a Parigi qualcuno deve aver suggerito che non è il momento di sbattere in prigione nessuno.
”Il male”, come categoria politica, è qualcosa degna della morte cerebrale. Il punto centrale ora ruota intorno all’asse dei guerrafondai – Washington, Israele e la Casa di Saud. Riusciranno la lobby ebraica, la più discreta ma non meno potente Casa di Saud e i neo-conservatori alla “Ritorno dei Morti Viventi” a convincere il Congresso americano a dare il via alla loro guerra?
E poi c’è il caso sempre più strano di al-Qaeda – in pratica la denominazione araba di un database della CIA di mujaheddin addestrati da Stati Uniti/Pakistan/Sauditi negli anni ‘80: questo comodo spauracchio transnazionale che ha ‘legittimato’ una GWOT (Guerra Globale al Terrore) durante gli anni di George W. Bush; l’apertura di al-Qaeda a spostarsi in Iraq; e ora senza più neanche intermediari; la CIA e l’Amministrazione Obama che combattono fianco a fianco con al-Qaeda in Siria. Non c’è da sorprendersi se l’espressione “al-CIAeda” sia ormai così diffusa.
Nella sua personale Torre di Babele dove si accumulano farse dopo farse e dopo farse, la tanto vantata “credibilità” statunitense è in se stessa la più grande tra tutte le farse. Politicamente parlando, nessuno sa come si riuscirà a ricomporre questo quadro. Non sarà attraverso le Nazioni Unite. Non sarà attraverso i paesi BRICS. Non sarà con il G-20 – che è irrimediabilmente diviso; almeno ci sono più parti che hanno voce in capitolo nella vicenda, e non solo i soliti “fantocci” europei.
Si potrebbe fare molto per ristabilire la “credibilità degli USA” se l’Amministrazione Obama avesse il fegato di intimare alla Casa di Saud e al Qatar (“300 persone e una stazione televisiva”, nella famosa espressione del Principe Saudita Bandar Sultan – ovvero Bandar Bush) di porre fine alle loro attività di addestramento militare dei “ribelli” e degli irriducibili jihadis, ed accettare l’Iran al tavolo delle trattative per una vero e autentico nuovo processo di pace “Ginevra II” in Siria. Non accadrà, perchè questo andrebbe oltre la farsa.
Ancora una volta Barack si è dimostrato soltanto uno “strillone” impotente. I plutocrati al potere si stanno molto innervosendo. Il sistema sta crollando e devono agire al più presto.
Hanno bisogno di una Siria docile come le petrolmonarchie arabe.
Vogliono dare una bella lezione alla Russia – per poi discutere da una posizione di forza la difesa missilistica e l’influenza russa nell’Europa dell’Est.
Vogliono dare una bella lezione anche all’Iran e poi continuare, da una posizione di forza, a emettere ultimatum.
Vogliono agevolare un ennesimo tentativo di Israele di conquistare il sud del Libano (“E’ l’acqua! Idioti!” – frase famosa di Bill Clinton durante la sua campagna del 1992, con la quale sottolineava l’importanza primaria dell’acqua nel futuro dell’umanità – ndt).
Vogliono un gigantesco gasdotto che dal Qatar arrivi fino ai clienti europei bypassando Siria e Gazprom. Perché più che ad ogni altro argomento, qui tutto gira intorno al controllo delle risorse naturali e ai canali di distribuzione.
Queste sono delle motivazioni reali – e non hanno niente a che vedere con la farsa. La farsa viene inscenata solo per uccidere qualsiasi possibilità di una vera diplomazia e di un vero dibattito politico. La farsa è una maschera teatrale – come nell’imperialismo “umanitario” – una versione “accettabile” degli anni dominati da Dick Cheney.
Ed è come se Dick Cheney non avesse mai lasciato il palazzo; l’impacciato “strillone” Barack non è che Dick Cheney con un volto “umano”. L’unica cosa buona che nasce da questa tragicissima vicenda è che la “comunità internazionale”, di tutto il mondo, ha potuto vedere l’Imperatore nudo in tutta la sua gloria (farsesca).
I candidati ad essere l’Autore sono ben noti – dalla lobby ebraica alla Casa di Saud, da una ristretta cerchia di industriali bellici ad una élite ancora più ristretta dell’alta finanza, gli unici e soli Padroni del Mondo. Il povero Barack è solo un numero, un funzionario dell’Impero, il cui repertorio decisionale non arriva neanche a stabilire in che modo sorridere ai fotografi.
Non c’è niente di tragico nel fatto che in questa settimana – che segna il 12° anniversario del 9/11 – questa Presidenza dovrà combattere per la sua credibilità di “attacco”, tentando di sedurre i falchi Repubblicani del Congresso statunitense, dato che la maggior parte dei guerrafondai pare siano.. Democratici!
I Repubblicani sono divisi tra il sostenere questo Presidente che a loro piace tanto odiare e dargli una bella lezione, e gli ordini di scuderia che gli arrivano dai loro “padroni”, al secolo l’American Israel Public Affairs Committee e le industrie belliche. E quindi, ancora una volta, una farsa, perché l’uomo che era stato eletto per porre fine a tutte le guerre, eccolo pronto ad iniziarne di nuove. E senza il voto delle Nazioni Unite.
In questa settimana di negoziati decisivi, la “strategia” della Casa Bianca si riduce a questo: convincere il Congresso statunitense che gli Stati Uniti devono iniziare una guerra contro la Siria per punire un “crudele dittatore” – anche questo ‘cattivo tanto quanto Hitler’ – che uccide i bambini con il gas. Le prove? “E’ un fatto indiscutibile”.
Dunque, non è un fatto “inconfutabile”. Non è neanche “oltre ogni ragionevole dubbio”. Come ha ammesso con espressione seria il Capo di Stato Maggiore dell’amministrazione Obama, Denis McDonough, si tratta di “…è una questione di senso comune, una percezione forte che prescinde dall’intelligenza e che ci suggerisce che il regime siriano abbia davvero compiuto queste azioni”.
Quindi, se davvero si tratta di “senso comune”, allora vuol dire che la truppa di sicofanti ancora non ha mostrato al suo presidente questo compendio di senso comune, redatto da un gruppo di dieci ex-alti funzionari dell’intelligence americana ad alta credibilità, che liquidano a priori qualsiasi prova venga fornita. Evocando una farsa di 12 anni fa, questo sembra essere un classico caso di “fatti incentrati sulla politica”.
E ad aumentare la farsa: qui non si parla solo di Siria, ma di un messaggio in codice all’Iran: “Se continuate a fare i furbi con noi, vi bombarderemo”.
AL SEGUITO DEI PLUTOCRATI
E poi c’è la farsa sulla “credibilità”. L’amministrazione Obama ha avvolto il mondo nella sua rete, insistendo sul fatto che la responsabilità della “linea rossa” spudoratamente tracciata dal presidente, è difatti una questione globale. Eppure quel “mondo”, dispettoso, non la bevono.
Non la bevono le “piazze” arabe, poiché ne colgono la profonda ipocrisia; questa smania di correre a “punire” il governo di Bashar al-Assad in Siria, mentre nei territori occupati della Palestina si continua a tollerare tutto quello che combina lo Stato segregazionista d’Israele.
Non la beve il mondo musulmano, perchè comprende che la demonizzazione si applica solo ai musulmani : Arafat – bin Laden – Saddam – Gheddafi e ora Assad. Mai avverebbe con la Junta militare di Myanmar, che è stata piuttosto furba nell’inscenare “un’apertura”. Il giorno appresso gli Occidentali facevano la fila per baciare l’orlo dei “longyis” birmani…
Non succederebbe mai con la dittatura di Islam Karimov in Uzbekistan, poichè “noi” abbiamo sempre bisogno di sedurlo, facendogli credere che è uno dei nostri, lontano da Russia e Cina.
Succede invece a volte con la dinastia Kim in Corea del Nord, ma senza conseguenze significative – perchè questi sono dei bastardi asiatici e potrebbero rispondere sul serio ad un attacco statunitense.
Non la beve l’opinione pubblica informata nei paesi in via di sviluppo, perchè guardando alla storia, comprende bene che a Washington non importa tanto il triste e prolungato spettacolo degli Arabi che uccidono altri Arabi o dei Musulmani che uccidono altri Musulmani. E ne è stata una prova lampante la guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988.
Al Gruppo dei 20 della scorsa settimana, il Gruppo BRICS di paesi emergenti – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – come anche Indonesia e Argentina, hanno dichiarato in modo inequivocabile che una guerra in Siria senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite qualificherebbe Obama come criminale di guerra.
Persino tra i “fantocci” europei il sostegno alla Casa Bianca è condizionato. La tedesca Merkel e il “mastino” francese Hollande hanno detto che tutto deve avvenire nell’ambito delle Nazioni Unite.
L’intera Unione Europea vuole una soluzione politica. Va qui ricordato qui che l’Unione Europea di Bruxelles può emettere dei mandati d’arresto contro capi di governi europei colpevoli di crimini di guerra. E’ probabile che a Parigi qualcuno deve aver suggerito che non è il momento di sbattere in prigione nessuno.
”Il male”, come categoria politica, è qualcosa degna della morte cerebrale. Il punto centrale ora ruota intorno all’asse dei guerrafondai – Washington, Israele e la Casa di Saud. Riusciranno la lobby ebraica, la più discreta ma non meno potente Casa di Saud e i neo-conservatori alla “Ritorno dei Morti Viventi” a convincere il Congresso americano a dare il via alla loro guerra?
E poi c’è il caso sempre più strano di al-Qaeda – in pratica la denominazione araba di un database della CIA di mujaheddin addestrati da Stati Uniti/Pakistan/Sauditi negli anni ‘80: questo comodo spauracchio transnazionale che ha ‘legittimato’ una GWOT (Guerra Globale al Terrore) durante gli anni di George W. Bush; l’apertura di al-Qaeda a spostarsi in Iraq; e ora senza più neanche intermediari; la CIA e l’Amministrazione Obama che combattono fianco a fianco con al-Qaeda in Siria. Non c’è da sorprendersi se l’espressione “al-CIAeda” sia ormai così diffusa.
Nella sua personale Torre di Babele dove si accumulano farse dopo farse e dopo farse, la tanto vantata “credibilità” statunitense è in se stessa la più grande tra tutte le farse. Politicamente parlando, nessuno sa come si riuscirà a ricomporre questo quadro. Non sarà attraverso le Nazioni Unite. Non sarà attraverso i paesi BRICS. Non sarà con il G-20 – che è irrimediabilmente diviso; almeno ci sono più parti che hanno voce in capitolo nella vicenda, e non solo i soliti “fantocci” europei.
Si potrebbe fare molto per ristabilire la “credibilità degli USA” se l’Amministrazione Obama avesse il fegato di intimare alla Casa di Saud e al Qatar (“300 persone e una stazione televisiva”, nella famosa espressione del Principe Saudita Bandar Sultan – ovvero Bandar Bush) di porre fine alle loro attività di addestramento militare dei “ribelli” e degli irriducibili jihadis, ed accettare l’Iran al tavolo delle trattative per una vero e autentico nuovo processo di pace “Ginevra II” in Siria. Non accadrà, perchè questo andrebbe oltre la farsa.
Ancora una volta Barack si è dimostrato soltanto uno “strillone” impotente. I plutocrati al potere si stanno molto innervosendo. Il sistema sta crollando e devono agire al più presto.
Hanno bisogno di una Siria docile come le petrolmonarchie arabe.
Vogliono dare una bella lezione alla Russia – per poi discutere da una posizione di forza la difesa missilistica e l’influenza russa nell’Europa dell’Est.
Vogliono dare una bella lezione anche all’Iran e poi continuare, da una posizione di forza, a emettere ultimatum.
Vogliono agevolare un ennesimo tentativo di Israele di conquistare il sud del Libano (“E’ l’acqua! Idioti!” – frase famosa di Bill Clinton durante la sua campagna del 1992, con la quale sottolineava l’importanza primaria dell’acqua nel futuro dell’umanità – ndt).
Vogliono un gigantesco gasdotto che dal Qatar arrivi fino ai clienti europei bypassando Siria e Gazprom. Perché più che ad ogni altro argomento, qui tutto gira intorno al controllo delle risorse naturali e ai canali di distribuzione.
Queste sono delle motivazioni reali – e non hanno niente a che vedere con la farsa. La farsa viene inscenata solo per uccidere qualsiasi possibilità di una vera diplomazia e di un vero dibattito politico. La farsa è una maschera teatrale – come nell’imperialismo “umanitario” – una versione “accettabile” degli anni dominati da Dick Cheney.
Ed è come se Dick Cheney non avesse mai lasciato il palazzo; l’impacciato “strillone” Barack non è che Dick Cheney con un volto “umano”. L’unica cosa buona che nasce da questa tragicissima vicenda è che la “comunità internazionale”, di tutto il mondo, ha potuto vedere l’Imperatore nudo in tutta la sua gloria (farsesca).
Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e di Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009).
Lo si può raggiungere a questo indirizzo: pepeasia@yahoo.com.
(Copyright 2013 Asia Times Online (Holdings) Ltd. All rights reserved. Please contact us about sales, syndication and republishing.)
Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MID-03-090913.html
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63
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Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63
Il mistero irrisolto del dodecaedro romano: a che diavolo serviva?
I misteriosi reperti sono stati rinvenuti in ogni parte dell'Europa: dal Galles all'Ungheria, dall'Italia alla Germania. La funzione e l'utilizzo del dodecaedro romano rimangono un mistero, anche perchè non sono menzionati in nessun resoconto, cronaca o immagine dell'epoca romana.
C’è un piccolo oggetto antico di 2 mila anni che sta facendo impazzire gli archeologi di tutto il mondo e che non ne vuole sapere di svelare i suoi segreti. Si tratta del “Dodecaedro Romano”, nome attribuito ad una serie di piccoli oggetti cavi in bronzo o in pietra, composti da dodici facce pentagonali piane, ciascuna con un foro circolare di 8 centimentri al centro. Le dimensioni di questi enigmatici oggetti varia dai 4 agli 11 centimetri e si stima risalgano al II o III secolo d.C. Attualmente, tra collezioni private e musei, si conservano circa un centinaio di dodecaedri.
I misteriosi reperti sono stati rinvenuti in ogni parte dell’Europa: dal Galles all’Ungheria, dall’Italia alla Germania. La funzione e l’utilizzo del dodecaedro romano rimangono un mistero e tutti i tentativi di risolvere l’enigma sono andati a vuoto, anche perchè non sono menzionati in nessun resoconto, cronaca o immagine dell’epoca romana. Sono state avanzate le più svariate ipotesi sull’utilizzo del Dodecaedro Romano, dal porta candela al giocattolo, dall’osservazione astronomica al calcolo ingegneristico, dall’oggetto decorativo alla funzione religiosa. C’è anche chi ha avanzato ipotesi più esotiche, considerando la Teoria di Atlantide o l’ipotesi aliena, partendo da una semplice domanda: il misterioso dodecaedro è stato veramente creato e utilizzato dai romani, oppure è stato definito “romano” semplicemente perchè è stato rinvenuto nei siti che una volta facevano parte dell’Impero Romano?
Le ipotesi più semplici
Il Dodecaedro Romano non è menzionato in alcuna fonte antica, quindi, l’unico modo di procedere è avanzando delle ipotesi sul suo utilizzo. Sebastian Heath, professore presso l’Istituto per lo studio del mondo antico presso l’Università di New York, in un intervento su Fox News di qualche tempo fa, ammise di non avere nessuna idea precisa su cosa sia il dodecaedro. Partendo dallo spunto di Heath, i lettori di Fox News hanno avanzato le più svariate ipotesi.
C’è chi crede si tratti di un semplice campanello e chi di un porta candela. Qualcuno ha ipotizzato che, dopo averlo riscaldato, venisse utilizzato per massaggi rilassanti. Secondo un lettore, il dodecaedro potrebbe essere un giocattolo per bambini, o anche un semplice oggetto decorativo. Il prof. Heath è rimasto molto colpito dalla quantità di ipotesi, tutte potenzialmente valide, ma nessuna chiaramente definitiva.
Ipotesi militare
Una recente ipotesi è stata avanzata da John Ladd, un ingegnere in pensione, secondo il quale il dodecaedro era utilizzato dai romani per definire la geometria ottimale delle loro armi. Secondo l’ipotesi di Ladd, il dodecaedro veniva immerso in un fluido, al fine di migliorare la progettazione e la fabbricazione dei proiettili per le fionde. Secondo la complessa teoria dell’ingegnere, grazie alla Spinta di Archimede, i romani erano in grado di determinare la deviazione della traiettoria dei proiettili. Tutta la teoria, con relativi schemi e disegni, è presentata a questo indirizzo. Va detto, però, che non sempre i dodecaedri sono stati rinvenuti in siti militari o campi di battaglia. L’ipotesi non tiene conto che gli oggetti sono stati trovati anche nei pressi di semplici abitazioni.
Ipotesi ingegneristica
Amelia Carolina Sparavigna, del Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia, al Politecnico di Torino, in un interessante articolo ha ipotizzato che il dodecaedro servisse come strumento per misurare le distanze, soprattutto per il rilevamento e a scopo militare. L’articolo dove vengono spiegati i principi di ottica geometrica sottostanti a questa ipotesi lo trovate su arXiv (in inglese) e nel sito del Politecnico in traduzione italiana.
Ipotesi astronomica
Nonostante la storiografia non ci consegni una grande passione, da parte dei romani, per i moti celesti e l’osservazione astronomica, qualcuno ha ipotizzato il contrario. Nel 2010, Sjra Wagemans, della DSM Research, ha proposto una nuova teoria che assegna una funzione astronomica a questi oggetti. Wagemans ha usato una copia di bronzo di un dodecaedro per vedere se era possibile determinare gli equinozi di primavera e in autunno. Secondo Wagemans, il dodecaedro è un oggetto legato al ciclo agricolo, sofisticato e semplice al tempo stesso. Esso era usato per determinare senza un calendario, il periodo più adatto durante l’autunno per la semina del grano. Ed avere un buon raccolto era di vitale importanza per le legioni romane situate in regioni lontane da Roma. Ciò che è notevole è che Wagemans abbia usato un approccio sperimentale, nel testare il dispositivo su un periodo di alcuni anni e in diversi posti a diverse latitudini.
Ipotesi esotiche
Come si è visto, le ipotesi sono tante e non è facile seguire una traccia univoca. Altre ipotesi sono state avanzate anche dai teorici degli Antichi Astronauti, secondo i quali il dodecaedro è ciò che rimane di uno strumento tecnologico molto più complesso e che, probabilmente, i romani nemmeno conoscevano. Forse, gli abitanti dell’antica Roma si sono trovati tra le mani oggetti che non comprendevano, risalenti ad un remoto passato e che sono stati accolti dalla cultura romana utilizzandoli nella maniera più disparata, dal porta candela alla decorazione.
Alcuni studiosi indipendenti, hanno avanzato l’idea che il dodecaedro possa rappresentare un simbolo sacro per i Druidi, antichi sacerdoti che animavano il culto degli antichi dei che una volta abitavano il pianeta. In questo caso, il dodecaedro potrebbe rappresentare il legame dell’uomo moderno con l’antica conoscenza di visitatori alieni entrati in contatto con i nostri antenati. Ovviamente, si tratta di ipotesi estremamente esotiche, ma visto che manca una spiegazione ufficiale condivisa, in questa fase ogni teoria ha diritto di cittadinanza, in attesa di smentita, naturalmente.
Fonte:
lunedì 9 settembre 2013
venerdì 6 settembre 2013
Crimini preventivi
Questa ve la devo proprio raccontare perché è davvero gustosa e poi…chi sa, potrebbe anche tornarci utile.
Dunque ascoltate, c’è un tale, William Woodward, che abita in una tranquilla cittadina – si dice sempre così, prima che succeda qualcosa di grosso e la tranquillità evapori come la nebbia, no? – nello stato della Florida, Titusville. Bene, il nostro William invece di fare il barbecue d’ordinanza del Labor Day – qui era festa lunedì - o magari schiacciare un pisolino, pensa bene di uscire di casa con la sua bella pistola e di sparare a tre suoi vicini di casa – loro sì stavano facendo l’immancabile barbecue della festa del lavoro - ammazzandone due e ferendo gravemente il terzo. Beh, direte voi, dov’è la notizia? Negli USA c’è solo un giorno all’anno in cui qualcosa del genere non può capitare: il 30 Febbraio…
Abbiate ancora un po’ di pazienza, adesso ci arriviamo.
Fatta la sua brava strage il nostro William dice candidamente al magistrato che lui l’ha fatto perché questi vicini “lo infastidivano da – sono parole sue - più di un mese”. Addirittura, a suo dire, pare gli avessero persino rubato un rotolo di nastro adesivo. Pazzesco! E per quest’oltraggio gli ha sparato in testa e poi alla schiena senza trascurare il colpo di grazia quando erano già a terra. Uno di loro, nonostante abbia ricevuto 11 revolverate è incredibilmente ancora vivo[1].
“Il nostro cliente – dicono questi geniali avvocati – si sentiva minacciato dai vicini” e aveva pertanto tutto il diritto di sterminarli, visto che esiste una dottrina della politica estera a stelle e strisce, volgarmente chiamata “Dottrina Bush” o pre-emptive war, guerra preventiva, appunto. Quella che consente agli USA di scatenare un’aggressione nei confronti di qualsiasi Paese al mondo se – a loro giudizio – si sentono da esso minacciati.
Il magazine Florida Today ha inoltre riferito che l’avvocato del nostro William ha altresì fatto riferimento alla famigerata legge della Florida, Stand Your Ground – all’incirca “difendi il tuo territorio” – secondo la quale i possessori di armi da fuoco di fronte a un “imminente” – attenzione a questo avverbio - minaccia non sono tenuti in prima battuta – come in altri Stati – a ritirarsi per eventualmente aprire il fuoco solo in un secondo momento, ma possono farlo subito.
Così la memoria di difesa presentata dai legali al tribunale di Titusville cita la “Dottrina Bush”, utilizzata dal presidente George W. Bush per giustificare l'invasione dell'Iraq, per legittimare un’esecuzione a sangue freddo dei propri vicini di casa. Ora vedremo come verrà accolta dal tribunale questa strategia di difesa, ma se venisse in qualche modo avvallata aprirebbe degli interessanti scenari.
Anche per noi, in Italia, intendo.
Pensate, magari, una volta trovato – e, chiedo venia ai fan di Berlusconi, visto che potrei fare anche altri esempi - l’escamotage per ‘salvare’ il nostro ex-presidente del consiglio dalla condanna confermata in terzo grado di giudizio, potremmo tutti non pagare le tasse, falsificare i bilanci societari e, che so, magari andare a rubare nei supermercati o intrattenerci con qualche minorenne, per poi – una volta condannati - invocare la “Dottrina Berlusconi” non solo per non farci un giorno di galera ma anche per ottenere piena riabilitazione e reintegro nel posto di lavoro.
Che ne pensate?
Poi dicono che dagli USA ci vengono solo brutte notizie…
[1]
[2]
Fonte:
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Karen Hudes, sotto, ha lavorato per ben 20 anni presso la Banca Mondiale e ha confermato che le famiglie dei banchieri centrali possiedo...