martedì 31 gennaio 2017

La connessione di “Francesco” con “spirit cooking” . Via Young Pope.

In Usa non so  che network sta diffondendo ora The Young Pope. L’amico americano ha notato “con orrore”   che nella seconda puntata del serial  di Sorrentino,  viene citata  Marina Abramovic  come la più importante artista contemporanea.   “E’ la firma di John Podesta! E’ il segno che Papa Francesco è la pedina della “primavera cattolica”  progettata da Podesta!”.
L’eccitazione  dell’amico può indurre il lettore a non capire.  Marina Abramovic è la strega che, come risulta dalle mail intercettate e diffuse la Wikileaks, aveva invitato i due fratelli Podesta a un rituale  da lei chiamato “Spirit  Cooking” (cottura degli spiriti) .
In un’altra mail  del febbraio 2012 – attenti alla data! –  John Podesta e una sua interlocutrice criticano i  vescovi Usa,  perché contrari alle leggi sulla contraccezione e il gender – e quindi contro la Clinton nella campagna elettorale presidenziale prossima ventura.  “C’è bisogno di una Primavera Cattolica in cui siano i cattolici stessi a chiedere la fine  di una dittatura medievale e l’inizio  di un po’  di democrazia e  rispetto per l’eguaglianza dei generi nella Chiesa”.  E’  chiaro che sanno che le “primavere arabe” sono state fabbricate dall’Amministrazione Obama,  e quindi progettano di fabbricarne una nel Cattolicesimo: una rivolta “dal basso” controllata dal Dipartimento di Stato per seminare  nella Chiesa la nuova morale “aperta” e permissiva.
(Potete trovare la mail qui:  Re: opening for a Catholic Spring? just musing . . .From:john.podesta@gmail.com To: sandynewman@gmail.com CC: tara.mcguinness@gmail.com Date: 2012-02-11 11:45 Subject: Re: opening for a Catholic Spring? just musing . . .
Secondo l’amico americano,   il filmone tv di Sorrentino è stato  concepito come ausilio della  “primavera cattolica” progettata dai Podesta, per creare lo stato  psichico collettivo favorevole  al cambiamento. Lo scopo è apertamente dichiarato nella recensione che Wired (il blog dei tecnologi   della “Gnosi di Silycon Valley”)  ha dedicato a Young Pope:  “… con lo scorrere degli episodi, ci si accorge che The Young Pope sarà anche una serie canonica nella forma ma il suo obiettivo… è sovvertire dal di dentro l’architettura profonda di un’istituzione consolidata… Per scoprire dove arriverà nella sua lenta decostruzione di un ordine superato impegnato nell’eterno rinnovamento, dovremo restare a guardare”.
L’amico americano appunta i sospetti sul  regista  Sorrentino, già noto per film “suggestivi” sul piano politico (si ricordi Il Divo, pietra tombale su Andreotti):
“Le riprese del film  cominciarono nell’estate del 2015 (e il copione era quindi già’ scritto da un pezzo). A quel tempo gli autori non potevano immaginare 1) che Hillary sarebbe stata trombata da Trump e 2) che Wikileaks  ( Russian US intelligence  uniti))  avrebbe fatto uscire la storia di Podesta e Hillary Clinton che promuovono da tempo il Vatican Spring e la connessione tra Podesta-Clinton e Abramovic.
The Young Pope doveva essere una pietra tombale  sull’idea di chiesa cattolica e di Papato come autorità morale suprema  che ancora  persiste, nonostante tutto,   tra la gente in Italia e nel mondo. Questa immagine “tradizionale” esiste sia tra i credenti ufficiali, sia tra quelli in liberta’… Il “pericolo” per questi burattinai e’ che la Chiesa possa ridiventare (specie in condizioni di crisi mondiale seria) un punto di ri-adunata. Quindi sale sulla cartagine conquistata e distrutta”.
Quindi, gli dico,   sei convinto –   anche tu come un noto complottista – che Bergoglio è stato messo sul soglio  dagli “americani” per fondere la Chiesa con il protestantesimo.  Ma the young Pope non  somiglia mica a Bergoglio.
“Il  Pio XIII di Sorrentino non e’ letteralmente Francesco, ma e’ simile nella sua  apparente incontrollabilita’, nella furia distruttrice dei sui nemici, nella incoerenza che spaventa e il tutto da considerare come manifestazione divina:  ma di un dio pagano e irrefrenabile. Un dittatore egomaniaco, incomprensibile ma insfidabile che deve spezzare l’ordine precedente e far trionfare l’anarchia col sostegno del “popolo”.
“Secondo me, quelli che hanno attuato il golpe Bergoglio si rendono conto  che la conquista della Sedia papale non basta; non significa che la chiesa è  distrutta. Percio’ l’azione di distruzione dall’interno deve essere coadiuvata  da un azione di oscuramento delle menti.”
E  conclude rincarando: “Guarda come Canal+ del tuo amico Bollore pompa questo film satanico. http://www.programme-tv.net/programme/series-tv/r381949-the-young-pope/8381207-the-young-pope/

Cattolici Usa:  chi ha messo lì Bergoglio?

Se  il mio amico vi sembra eccedere in cospirazionismo, è perché conosce molto bene di cosa son capaci i servizi dello Stato Profondo. Anche influire su un conclave per  mettera  sulla cattedra il loro candidato? Anche.
Lo hanno  scritto a tutte lettere su The Remnant (periodico cattolico Usa) esponenti del cattolicesimo in una lettera clamorosa: dove invitano il neo-presidente Trump   ordinare alle sue  polizie una inchiesta che risponda “alle  seguenti domande: 
  • A che scopo la National Security Agency ha monitorato il conclave che ha eletto Papa Francesco? [6]
  • Quali altre operazioni segrete sono state attuate da agenti del governo USA sulle dimissioni di Papa Benedetto e sul conclave che ha eletto Papa Francesco?
  • Agenti governativi hanno avuto contatti con la “Mafia del cardinale Danneels”? [7] 
  • Le transazioni monetarie internazionali con il Vaticano sono state sospese durante gli ultimi giorni prima delle dimissioni di Papa Benedetto. Le agenzie di governo degli Stati Uniti sono state coinvolti in questo? [8] 
  • Perché le transazioni monetarie internazionali sono riprese il 12 febbraio 2013, il giorno dopo che Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni? E’ pura coincidenza? [9]
  • Quali iniziative, se del caso, sono stati effettivamente prese da John Podesta, Hillary Clinton, e altri legati alla gestione Obama coinvolti nel dibattito che intendeva fomentare una “Primavera cattolica”?
  • Qual era lo scopo e la natura della riunione segreta tra il vice presidente Joseph Biden e Papa Benedetto XVI in Vaticano il o intorno al 3 giugno 2011?
  • Quali ruoli sono interpretati da George Soros e altri finanziatori internazionali attualmente residenti nel territorio degli Stati Uniti? [10]
Potete leggere l’integrale su Radio Spada, da cui ho stralciato l’essenziale,  ringraziando:

Ho  messo in neretto la  quarta domanda perché è importantissima:  può spiegare che le dimissioni di Benedetto XVI non furono   spontanee, bensì   forzate – e  dunque illecite.
Infatti  “Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso  improvvisamente e inspiegabilmente,  lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran. Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).
Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi. Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro-.  […] Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) ha spiegato :
Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate. Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.
“ C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  
Le citazioni di cui sopra sono tratte dal mio sito, precisamente dal mio articolo “Ratzinger non  poté né vendere né comprare”,  al quale  gli autori del Remnant hanno avuto la bontà di rimandare in nota come conferma alle loro tesi.
Le altre note  del Remnant (le riprendo qui sotto) non sono meno importanti.  La nota 6 ad esempio rimanda a un articolo dove si afferma che la National Security Agency di Obama e della Clinton spiò il Conclave – e probabilmente lo influenzò.
  1.  http: //theeye-witness.blogspot.com/2013/10/a-compromised-conclave.html
    7.  http://www.ncregister.com/blog/edward-pentin/cardinal-danneels-part-of-mafia-club -opposed-to-benedetto-xvi
    8.  http://www.maurizioblondet.it/ratzinger-non-pote-ne-vendere-ne-comprare/
    9.  https://akacatholic.com/money-sex-and- modernismo /
    10.  http://sorosfiles.com/soros/2013/03/soros-funded-catholic-groups-behind-african-socialist-as-next-pope.html
Dunque “Francesco”  sarebbe la creazione della Primavera Cattolica progettata da Podesta, l’amico della Abramovic. Se  avesse vinto Hillary, come loro prevedevano,  il programma globalizzatore di dissoluzione della fede cattolica sacramentale sarebbe stato potenziato dal  coordinamento tra Casa Bianca e Santa Sede. Invece oggi, il progetto è ostacolato dalla mera presenza di Trump. Francesco sta emergendo come  l’avversario politico internazionale di più alto grado, per così dire, del neo-presidente

I media hanno  promosso la Abramovic.  Tutti insieme.

Adesso vediamo chiaro che Sorrentino, su commissione, ha realizzato una intelligente preparazione psichica   per le masse televisivizzate a questo progetto.  La  citazione di Marina Abramovic non è solo una firma dei Podesta. Nei mesi  scorsi, tutti i giornali italiani si sono riempiti di lusinghiere, adulatorie articolesse sulla strega,   tutte a giurare  come sia  una grande e importante artista, e tutte a dire che la sua biografia, appena uscita  in Italia, è tutta  da leggere perché è bellissima.
Non solo su Repubblica e il Fatto Quotidiano,
ma  anche,  insospettabile,  sul Giornale di Berlusconi:
Per la cronaca,  nella bellissima autobiografia la Abramovic dichiara: “Ho avuto tre aborti. Un figlio sarebbe stato un disastro per la mia carriera”. Se avesse vinto Hillary, l’avrebbero venduta alle masse conformiste come il modello di nuova arte adatta ai tempi nuovi globali.  Come  le belve e le scimmie che Francesco ha fatto  proiettare sulla chiesa madre per profanarla.

E’ andata  male.  Ma solo per ora: la canea di “spontanee  manifestazioni”  (pagate da Soros) che infuria in Usa contro l’incauto decreto di Donald  sull’immigrazione, dice  che la guerra è solo agli inizi, e può finire   con un impeachment, o  l’assassinio  del colpevole.
O anche con la secessione della California e una nuova guerra  civile americana. Che, per chi scrive, rispetto alla vittoria di Trump nel suo  avvicinamento a Putin, sarbbe il “second best”, la migliore soluzione dopo quella. Una rivoluzione americana distrarrebbe  gli Usa  dalle sue imprese sataniche mondiali.


Post Scriptum:
Sul contesto in cui  The Young Pope nomina la Abramovic,  si  può leggere qui:

Pio XIII: «Chi è lo scrittore più importante degli ultimi 20 anni?… attenta però, non il più bravo. La bravura è degli arroganti… L’autore che ha destato una curiosità così morbosa da diventare il più importante…?»
Sofia Dubois: «Non saprei. Philip Roth?» Pio XIII: «No. Salinger. Il più importante regista cinematografico?» Sofia Dubois: «Spielberg?» Pio XIII: «No. Kubrick. L’artista contemporaneo?» Sofia Dubois: «Jeff Koons?… Marina Abramovich?» Pio XIII: «Bansky. Il gruppo di musica elettronica?» Sofia Dubois: «Ohh, non so assolutamente niente di musica elettronica» Pio XIII: «E poi c’è chi dice che Harvard è una buona università… comunque, i Daft Punk. E invece la più grande cantante italiana?» Sofia Dubois: «Mina» Pio XIII: «Brava. Adesso lei sa quale è l’invisibile filo rosso che unisce tutte queste figure che sono le più importanti nei loro rispettivi campi? Nessuno di loro si fa vedere. Nessuno di loro si lascia fotografare».

I Rotschild: 8 volte più ricchi degli 8 più ricchi

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Per un  giorno, i media hanno parlato della ricerca di  Oxfam International   da  cui risulta che la ricchezza degli 8 principali miliardari supera quella della metà povera della popolazione mondiale, 3,6 miliardi.  Gli otto sono
Bill Gates   con  75 $  miliardi
Amancio Ortega – $ 67 mdi
Warren Buffett – 60,8 $ mdi
Carlos Slim Helu – 50 $ mdi
Jeff Bezos – 45,2 $ mdi
Mark Zuckerberg – 44,6 $ mdi
Larry Ellison – 43,6 $ mdi
Michael Bloomberg – 40 $ mdi

Addizionate insieme, le loro ricchezze valgono  426, 2 miliardi di dollari.

Questa disparità   estrema, ha concluso  Oxfam, “invoca un cambiamento fondamentale nel modo in cui gestiamo le nostre economie,  perché funzionino per tutti, non solo per alcuni”.
Nel novero dei primi otto non appare il nome Rotschild. Per varie ragioni:  qui non abbiamo a che fare con  persone fisiche, ma con una dinastia,  i  cui membri presiedono  a fiduciarie private a capitale fisso – niente società per azioni (scalabili),  ma   solo aziende familiari, accuratamente sottratte  ai mercati finanziari goym, e partecipazioni  incrociate.
Insomma  è ancora la struttura  instaurata dal capostipite  del 18mo secolo, Mayer Amschel Rotschild.  Basato in Germania,  l’avo   sparse i suoi cinque figli nelle diverse capitali  europee, ciascuno muniti di capitale e conoscenze per  aprirvi  una banca d’affari: Parigi e Francoforte, Londra, Vienna e Napoli (era  allora uno degli stati dalle finanze più  prospere).  E’  stata dunque  la prima multinazionale del credito,   che profittò delle guerre europee scatenate dalla  Rivoluzione  giacobina  e da Napoleone.  Prestando agli stati  che la guerra indebitava (tipicamente,  all’impero austro-ungarico,  a quello britannico), da cui accettava titoli e buoni del Tesoro, e cogliendo  tutte le buone occasioni per prendere il controllo finanziario delle più diverse industrie,  a  corto di liquidità.
Il figlio che ebbe maggior successo fu  quello che si stabilì a Londra  Nathan Meyer  Rotschild:  sposò  Hanna Barent Cohen da  cui ebbe 7 figli e   una cospicua dote finanziaria;  nel 1811, durante le guerre napoleoniche, finanziò  di fatto lo sforzo bellico britannico quasi da solo  – senza trascurare di finanziare in segreto anche il Bonaparte.   Il 18 luglio 1815  fu  un corriere della  Rothschil & Sons  che informò il governo britannico che a  Waterloo le cose si mettevano male per Napoleone; il governo non ci credette, e allora Nathan  stette al gioco:  si  mise a svendere titoli del debito inglese, come se sapesse che presto sarebbero stati carta straccia.   Gli altri ricchi inglesi, nel panico, lo imitarono; la Borsa collassò. Mani forti anonime  (agenti dei Rotschild) avevano già fatto  incetta di titoli a prezzi da liquidazione fallimentare;  quando arrivò la notizia che a Waterloo Napoleone  aveva perso, Nathan era il padrone della London Stock Exchange.  Ancora nel 2015  il Regno Unito sta restituendo a rate i capitali presi  a prestito dai Rotschild.


Oggi,  le ricchezze  della dinastia restano inimmaginabili; essa riesce in gran parte a dissimularle con il metodo delle  ditte   non quotate, dove non si pubblicano bilanci, dove lavorano e sono impiegati direttamente i membri della famiglia, matrimoni fra consanguinei,  eredi che continuano a collaborare strettamente; da due scoli, non è mai apparso alla luce un litigio fra i parenti, che abbia prodotto un  frazionamento di ricchezze, capitali e imprese.  Non  a caso il motto della famiglia, sotto lo scudo rosso, è (in latino) “Concordia, Integritas, Industria”.
Oltre alle finanziarie N.M. Rotschild &  Son di Londra e la Edmond de Rotschild Group  in Svizzera,  la dinastia ha incalcolabili partecipazioni in istituti di credito,  nel settore immobiliare,  minerario ed energetico.  I vigneti che l’uno o l’altro membro hanno in Francia, in Sudafrica, in California, Sudafrica ed Australia, sono   attività da tempo libero.    Le partecipazioni che contano, in “investimenti globali”, non sono affatto visibili. E’ dubbio se i Rotschild siano oggi quello che fu la ditta di Nathan, che divenne praticamente il banchiere centrale   d’Europa,   coprendo debiti pubblici,  salvando banche nazionali,  finanziando infrastrutture  pubbliche durante la rivoluzione industriale.
Sicché non si può valutare se dice il vero il sito Investopedia, che   ha provato a fare una valutazione approssimativa  e decreta (senza specificare i cespiti e le attività)  che la ricchezza  che  la dinastia controlla oggi ammonta a 2  trilioni di dollari:  2 mila miliardi.  Se fosse vero, vuol dire che i Rotschild  sono otto volte più  ricchi degli otto più ricchi miliardari.

I milionari annusano il collasso, e scappano

(dalla società che hanno creato)
Non certo i Rotschild, ma i “mezzi milionari”, i gestori di hedge funds,   i fondatori di startups di successo,  i ricchi in  milioni (ma non miliardi), stanno comprando bunker di lusso  in  rifugi   anti-atomici  riciclati in condomini costosissimi, assoldando squadre di guardie armate,   investendo in campi d’aviazione  in Nuova Zelanda: almeno secondo un articolo del New Yorker  che sta facendo   rumore  fra quelli che contano.  Perché i nuovi ricchi   temono una rivolta sociale:  “Le  tensioni prodotte dall’acuta disparità di reddito  stanno diventando così’ forti, che alcuni dei più  agiati dl mondo stanno prendendo misure per proteggersi”-
In vendita in Nuova Zelanda: pista d’atterraggio.
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Una volta, i “preppers”, quelli che si preparano a lottare e sopravvivere in un collasso sociale totale accumulando proiettili e scatolame  in qualche deserto americano, erano la “frangia lunatica”  fatta  per lo più da reduci di guerra tornati disturbati dall’Irak, o complottasti paranoici; gente senza tanti mezzi comunque.  Adesso sono le menti  rillanti di SIlicon Valley  a prepararsi  all’Armageddon, sia quello naturale (terremoto della faglia di Sant?Andrea)  sia il collasso sociale e politico della società.
Antonio García Martínez,   40 anni, ha   ammesso di aver acquistato “due ettari di bosco in un’isola del Nord  Pacifico e d’averla attrezzata con generatori, pannelli solari, casse di munizioni”. Il fondatore di PayPal , Peter Thiel, ha non solo comprati terreni in Nuova Zelanda, ma fondato là una ditta  che aiuta i suoi pari (pari-reddito) a cercare là ridenti rifugi. Nei fatti,   nei primi 10 mesi  del 2016, mani straniere  hanno acquistato 3500 chilometri quadrati in  Nuova Zelanda. Il posto così lontano è oggetto  dei loro appetiti, anche  perché  ritenuto sicuro   se scoppia una epidemia globale…
Reid Hoffman, creatore di LinkedIn, ha raccontato al giornalista dell New Yorker: “Dire che  hai comprato una casa in Nuova Zelanda è  come un ammicco  fra noi.  Si fa’ la stretta di   mano massonica e ci si scambiano notizie del tipo: niamo, “Sai, conosco un mediatore che vende vecchi silos per missili ICBM,  a prova di atomica…”.  O si discute su temi come: “Bisogna comprarsi un aereo privato. Bisogna  prendersi cura anche della famiglia del  pilota. Devono essere sull’aereo”.
E’   istruttivo vedere  come abbiano  paura della società  che  loro stessi hanno creato,  e  ne vogliano fuggire. Come pensano di salvare se stessi per via individuale, accumulando munizioni   generatori solari,   trincerandosi coi propri pari in condomini fortificato:   uno spasimo terminale di individualismo americano    e di spirito del West,  con i carri in circolo contro gli  indiani.
“Se avessimo avuto una più equa distribuzione del reddito, messo più fondi e energia nelle scuole pubbliche, nei parchi, nelle artio  e nella sanità pubblica,   avremmo tolto molta della rabbia che si sente nella società.  Le  abbiamo tutte smantellate, queste cose”, ammette Rob Johnson , che ha fondato un Institute  for  New Economic Thinking (istituto per  un nuovo pensiero economico),  dove  cerca di  riproporre  le strane idee  della società come un sistema di corresponsabilità  a questi  ricchi spaventati.  Ma lamenta la mancanza di “spirito di responsabilità  verso il  prossimo”  e l’apertura  alla possibilità, fra   i ricchi, di una più decisiva politica fiscale di redistribuzione.

martedì 10 gennaio 2017

PTV No-comment - La scia del terrore

Nella Mente Eletta si rafforza un progetto….Maurizio Blondet 9 gennaio 2017

    

Il  diplomatico, che si chiama Shai Masot, ne parla ad una assistente di un sottosegretario, Robert Halfon, del gruppo “Amici di Israele”  nella politica britannica. L’assistente ha il nome italiano di Maria Strizzolo (sarà una Erasmus?) e risponde  ammiccando:   “Mai dire mai  –  si può ben trovare qualcosa…un piccolo scandalo magari”.
Il "diplomatico" delle eliminazioni
Il “diplomatico” delle eliminazioni
Nel video  – che è stato rubato da un infiltrato della tv Al Jazeera, presente alla conversazione – i  due ammiccano e ridacchiano. Shai Masot  evoca  un altro nemico da abbattere, Crispin  Blunt, deputato conservatore membro del ministero degli Esteri, “veramente  troppo pro-arabo”.  La Strizzolo assicura che la persona si trova già “in una lista”.
Una lista di deputati non abbastanza filo-giudaici da eliminare.
La faccenda è stata rapidamente soffocata dal governo inglese. “L’ambasciatore israeliano [Mark Regev] si è  scusato, è  chiaro  che quei  commenti non riflettono le posizioni sue o del governo israeliano. Il Regno Unito  tiene relazioni di fiducia con Israele e consideriamo la questione chiusa”, dice il comunicato del Foreign Office. Unica a dimettersi, dopo aver cercato di difendersi accusando, all’italiota (“le mie parole sono  state riferite  fuori contesto  ed ottenute con l’astuzia e il sotterfugio”) è stata la Strizzolo. Che ha cancellato anche il suo sito Facebook, dove si definiva compiaciuta  di sé “Italian geek, adopted UK as my home, driven by curiosity, Conservative. Love politics,cheese&chocolate …”, ossia “Secchiona italiana, ha adottato  il Regno Unito come mia patria indottavi da curiosità.  Conservatrice, ama la politica, il formaggio  e il  cioccolato”. Un’ altra Giulio Regeni da usare e poi gettare; ne  abbiamo delle grosse riserve.
Non è il caso di notare che se, poniamo, nell’ambasciata  russa si fosse parlato di “una lista”   già pronta di deputati inglesi da “eliminare”,   ciò sarebbe stato bollato come un’intollerabile e pericolosissima ingerenza straniera, gravissimo incidente diplomatico.
Voglio solo far notare come l’episodio si inserisce in una serie di atteggiamenti, come dire?, sempre più padronali del regime israeliano  verso i goym in generale. Un atteggiamento sempre più apertamente sostenuto da un’ampia parte degli ebrei all’estero.
Il 24 dicembre, c’è stata l’inusitata risoluzione del Consiglio di Sicurezza di condanna degli insediamenti illegali giudaici nei territori rubati ai palestinesi;  dove per una prima ed ultima volta (inutile meschina vendetta di Obama senza conseguenze)  il voto di condanna non è stato annullato dal veto americano.   Netanyahu  ha convocato gli ambasciatori dei 14  paesi che hanno votato sì per una  lavata di capo  sovrana; l’ha  fatto apposta il giorno di Natale,   per sfregio alla fede cristiana di molti di loro (“Cosa avrebbero detto a Gerusalemme – ha osservato un diplomatico, ovviamente anonimo  – se un ambasciatore israeliano fosse stato convocato nel giorno di Kippur?”). Inoltre, Bibi  ha convocato anche l’ambasciatore Usa trattandolo come   uno straccio (ancorché  si chiami Shapiro..). Inoltre ha richiamato gli ambasciatori da Senegal e Nuova Zelanda, che avevano osato non votare a favore   suo; ha fatto cancellare un programma di aiuti  israeliani al paese africano; al neozelandese ha sibilato che il voto del suo paese era “una dichiarazione di guerra”; ha cancellato la visita in Sion del primo ministro di Kiev (ancorchè anche lui si chiami   Groysman ). Ha infine ovviamente dichiarato che lui della “vergognosa” risoluzione Onu  se ne frega, come di tutte le altre – perché, è implicito, il diritto  ebraico sul mondo  supera   il diritto internazionale di tutti i goym, e quindi avrebbe costruito ancora più case per i giudei di prima sulla terra rubata.
Il 4  ottobre,   quando l’Unesco ha definito Israele “potenza occupante”  di  Gerusalemme mettendo in dubbio –  in base, veramente, alle più recenti scoperte archeologiche e agli studi  dello storico Shlomo Sand  sulla “Invenzione del popolo ebraico”     –  che esista un  diritto degli attuali ebrei (khazari) sul “muro del pianto” e sul “monte del Tempio”,  Netanyahu  ha naturalmente espresso  propositi punitivi contro l’Unesco. Ma non quanto il suo ministro  degli Esteri, Avigdor Lieberman, in vista di un altro incontro scientifico in programma a Parigi sul Medio Oriente, ha  detto che in Francia si stava organizzando “un altro processo Dreyfus” e  si è rivolto agli ebrei francesi così: “Se volete restare giudei, che i vostri figli e nipoti restino giudei, dovete lasciare la Francia e venire a stabilirvi in Israele”.

Soros  per mutare le leggi dei paesi “cristiani”

Altri  indizi.  Georges Soros ha lanciato (e finanziato attraverso la sua Open Society  Foundation ) una campagna triennale per far cancellare in Irlanda la legge (relativamente) anti-aborto vigente –  iscritta nella Costituzione –  perché, si legge nel documento della Foundation, avendo l’Irlanda “una delle leggi più restrittive  al mondo, una vittoria qui avrebbe forte impatto sugli altri paesi cattolici in Europa,  dimostrando che cambiare è possibile anche nei posti più conservatori”. Il documento cita anche Messico, Zambia, Nigeria, Tanzania,  l’America Latina, come paesi   da far evolvere verso”la salute  e l’autonomia riproduttiva della donna”.  Improvvisamente, in Irlanda, i gruppo pro-aborto “mostrano di avere  vaste risorse che non avevano qualche anno fa”,  dice  Cora Sherlock, del Pro Life Ireland.
E’ lo stesso Soros  che promuove l’ondata di rifugiati in Europa dal 2005;  dove la sua fondazione  Pro-Asyl, che è  detta “la filiale tedesca della Open Society”,  ha dichiarato che l’Europa deve ricevere  un milione di richiedenti asilo all’anno.  Soros è colui che ha messo nel mirino   per  l’eliminazione  l’ungherese Orban, con queste parole: “Il  piano di Orban ritiene che la protezione delle frontiere è il fine, è i rifugiati sono l’ostacolo. Il nostro piano, al contrario, considera la protezione dei rifugiati il fine, e i confini dei paesi l’ostacolo”.
Insomma Soros  ordina sia la grande sostituzione delle popolazioni d’Europa, sia  di cambiare le leggi  in tutti i paesi cattolici, in modo da accelerare  l’esaudimento dell’ordine emanato anni fa da Noel Ignatiev,  professore giudeo di Harvard, di “abolire la razza bianca”.
genocidabianco

Lo scopo di “abolire la razza bianca è   così desiderabile”, ha scritto Ignatiev, “che si può   trovare difficile credere che ci si opponga qualcuno, che non sia un suprematista bianco militante”.

“Eliminare la  razza bianca”

“Il solo modo per risolvere i problemi sociali del nostro tempo”,  ha spiegato Ignatiev, “è abolire  la razza bianca, il che significa né più né meno che abolire i privilegi della pelle bianca. Fino a quando questo compito non è adempiuto, ogni riforma parziale sarà  inefficace, perché l’influenza bianca permea  ogni questione politica, interna ed estera”.
E’ una idea che ha sempre più corso in certi ambienti, specie dopo la vittoria di Trump. “Il mio desiderio per Natale è il Genocidio Bianco”, ha esalato il professor George Ciccariello-Maher, docente di Storia Politica alla Drexel University di Filadelfia:  “Per essere chiaro:  quando i bianchi sono stati massacrati nella rivoluzione di Haiti è  stata una bellissima cosa”.
“Gli ebrei devono esser lieti del fatto che l’Europa cristiana perde la  sua identità, come punizione  per quello che hanno  fatto a noi nei secoli in cui siamo stati in esilio lì.  Non perdoneremo mai i cristiani d’Europa per aver sgozzato milioni di nostri bambini, donne e vecchi…Non solo nell’Olocausto ma per generazioni,  nella continuità ipocrita tipica di tutte le fazioni della cristianità.  Ora non ci saranno   residui né superstiti della impurità  del Cristianesimo, che ha versato tanto sangue da cui non potrà mai avere perdono”: Rabbino Baruch Efrati,  capo di una  jeshiva negli insediamenti illegali dei Territori Occupati.   “Mozart, Pascal, l’algebra boleana, Shakespeare,  il parlamentarismo, le chiese barocche, Newton,l’emancipazione femminile, Kant, i balletti di Balanchine  eccetera non riscattano quello che questa specifica civiltà  ha abbattuto sul mondo. La razza bianca è il cancro della storia umana” (Susan Sontag – che lo ha scritto nel  1967).

“Duemila anni di antisemitismo cristiano”

Come che sia, l’idea ha ovviamente attratto i negri militanti americani, ben lieti di sfogare il loro odio. In Europa  l’idea della eliminazione totale dei bianchi non-giudei fa strada anche nella sinistra intelligente,  preludio ad una entrata della idea nel  mainstream  (grazie alla finestra di Overton)  fino a renderla auspicabile.  Michel Onfray,  neo filosofo parigino della “sinistra dionisiaca”, celebratore “dell’ateismo filosofico  e dell’edonismo”, ha appena pubblicato il suo recentissimo saggio Décadence,  dove non si contenta di rilevare che la civiltà occidentale “è in fase terminale”, ma se ne rallegra: era ora, “dopo 2 mila anni di antisemitismo cristiano, e  il suo terribile   coronamento nella Shoah”; oggi “il Dio del Vaticano è morto sotto i colpi del Dio della Mecca”. Il sottotitolo del suo Dècadence è indicativo: “Da Gesù all’11 Settembre, vita e morte dell’Occidente”.
onfray
Onfray si scaglia contro il Concilio che “ha fatto di Dio un amico a cui si dà del tu”, finendo per indebolire il cristianesimo  in Europa a tal punto che esso non combatte più l’Islam (e  quindi non protegge  gli ebrei), di cui beninteso lui ha paura ed odio  –   come un israeliano.  Questo propagandista dell’edonismo  (è autore di un Manifesto Edonista)  nello stesso tempo si scaglia  contro “Il crollo del giudeo-cristianesimo, il calo del tasso di fecondità, le legislazioni post-cristiane che liberano la sessualità e la separano dalla procreazione”  – quasi non fosse la conseguenza dell’edonismo imperante da lui promosso. Lui ci vuole  allo stesso tempo Crociati e sessualmente liberati: siccome non lo siamo, vuole la nostra fine  come  civiltà.

La precedente  palingenesi (fiumi di sangue)

Chi ha l’orecchio esercitato ai segnali di quella “cultura”,   vi riconosce i prodromi di quella tendenza  collettiva che loro per primi riconoscono in sé. “Due  aspetti che in fondo già  erano nelle parole dei profeti:  da un lato la natura catastrofica e distruttiva della redenzione, e dall’altro il carattere utopico delle realizzazioni messianiche”.  Per la sua natura profonda, il messianismo ebraico è una teoria della catastrofe” (Gershom Scholem).  “Siamo distruttori, persino degli strumenti di distruzione che volgiamo a conforto. Gli ebrei resteranno distruttori eterni” (Maurice Samuel). “Di colpo l’ebreo protese la mano verso il Palazzo d’Inverno, ed era come se le parole uscissero da una prodigiosa profondità:   Versa la Tua  collera sui popoli che non Ti conoscono…distruggine la casa così che non resti pietra su pietra, come facesti per Assur e Babel!” (Schalom Asch).
Quando dal 1918, si proposero di “eliminare i kulaki come classe”,  e  prima la borghesia come classe, non si fermarono davanti all’eliminazione di decine di milioni,   le esecuzioni  a  catena,   la fame che sparsero nel paese, gli orrori dei genitori che macellavano un proprio figlio per nutrire gli altri.  Ora che   fra loro si fa strada l’idea, che prima covava marginale,  di “abolire la razza bianca”,  e farla finita “con duemila anni di antisemitismo cristiano”,  non si creda che non se ne sentano capaci: “La nostra è una nuova morale.  La nostra  umanità è assoluta, perché ha le sue basi nel desiderio dell’abolizione di ogni oppressione e tirannide. A noi tutto è permesso”, si leggeva sul primo numero di Spada Rossa (Krasnyi Mec), organo della CEKA di Kiev (e il 75  per cento dei suoi membri erano ebrei).  Già  nell’agosto 1919, quando volontari antibolscevichi riconquistarono temporaneamente Kiev e videro la sala di esecuzione della polizia politica: “Tutto il cemento del grande garage era inondato di sangue. Il sangue non correva, formava vaste pozze di diversa ma sempre immensa vastità. Stagnava un orribile miscuglio fatto di poltiglia rossa, cervello, frammenti di cranio, ciocche di capelli e resti umani […] Una fossa larga venticinque metri, profonda altrettanto e lunga dieci metri, era piena completamente di sangue”.  Nel bolscevismo “una elite di intellettuali governano autocraticamente in nome di una dottrina sacra  e rivendicano una giurisdizione totale sulla vita umana individuale e  collettiva al fine di rigenerarla “  (Luciano Pellicani).
(Le citazioni sono da Giudeobvolscevismo, di Gianantonio Valli, Edizioni Ritter)
Se pensate che esageri, è   perché  non avete più notizie dalla Striscia di Gaza: lì la gente vive ancora accampata sulle macerie di Piombo  Fuso (2008),  fra le rovine di  Protective Edge  (2014): il 75% della case sono distrutte,  la gente  campa all’aperto   nel gelido inverno mangiando  pasti come questo:
Gaza, brodo di zampe di gallina
Gaza, brodo di zampe di gallina
L’eliminazione fisica dei prigionieri di Gaza  continua.  Solo che i media –  che tanto hanno strillato sui “bambini di Aleppo”  – non dicono una parola.
Adesso l’intelligence militare sionista  ha fatto uscire,  a cura dello  Institute for National Security Studies (INSS),    la  2016-2017 Strategic Survey for Israel.   Vi si lamenta “la campagna internazionale per delegittimare Israele”  (ossia “il genere umano ci odia”, proiezione freudiana del “odiamo il genere umano”). Soprattutto si nota che “nonostante i buoni rapporti fra Mosca e Gerusalemme”,   una   maggiore e prolungata presenza militare russa nella regione,   conseguenza dell’intervento che ha cambiato le sorti a favore del presidente Bashar al-Assad, “restringe la libertà di azione militare di Israele”:
“Dalla prospettiva israeliana – continua il rapporto –  lo scenario  migliore è la scomparsa del regime di Assad, insieme alla rimozione di Iran e Hezbollah dalla Siria, e dall’altra parte  la sconfitta dello Stato Islamico e  l’instaurazione di   un regime moderato sunnita  in Siria”.
Insomma non hanno rinunciato a una virgola del loro programma:  eliminazione di Assad. Eliminazione di Iran. Eliminazione di Hezbollah. Insediamento di tagliagole salafiti  in Siria.


Come  modello di moderazione  sunnita, infatti, il rapporto indica “le  alture di Golan, dove ribelli moderati sunniti stanno combattendo con successo  sia Assad sia lo Stato Islamico”:  ovviamente avendo chiaro che si tratta di “Al  Nusra”, ossia Al Qaeda,  i cui combattenti Israele ha armato e curato se feriti.
Nouriel Roubini, il ben noto  speculatore finanziario e docente alla Stern School of Business  di New York, boccia  Donald Trump. Paventa che metterà fine alla “Pax Americana, l’ordine mondiale sotto guida americana che ha prodotto 70  anni di prosperità” (sic),  e  “poggia sulla liberalizzazione dei commerci  basata sul mercato, sull’accresciuta mobilità del capitale e la messa in atto di politiche sociali giudiziose (sic) il tutto sostenuto dalle multiple garanzie americane di sicurezza in Europa, in Medio Oriente e in Asia, attraverso la NATO ed altre  alleanze”.
“La Russia sfida già oggi l’America e la UE sui territori dell’Ucraina, di Siria, nei paesi baltici,  e nei Balcani”, “sosterrà i movimento pro-russi in Europa. Se  l’Europa vede sparire l’ombrello militare americano, nessuno sarà più lieto che il presidente russo Vladimir Putin”.
No, non rinunciano ad un microgrammo del loro programma.  “La svolta isolazionista dell’America e  il perseguimento dei suoi scopi strettamente nazionali rischia di sboccare in un conflitto  mondiale”.
Titolo dell’analisi di Roubini: “America prima di tutto, e poi la guerra  mondiale
Il senatore McCain e il suo complice senatore Lindsey Graham si sono portati avanti. Come  abbiamo già detto, a  Natale  sono andati in Ucraina a sostenere la guerra di Kiev contro Mosca: “La nostra lotta è la vostra lotta”, ha arringato McCain.  E anche, con tipica sobria valutazione: “Se  Putin vince in Ucraina, allora può invadere il resto del mondo. In patria, spingeremo per misure adeguate. E’ tempo per loro di pagare un prezzo pesante”.

Dio aiuti il popolo russo, che ha pagato già un prezzo di sangue troppo alto all ‘incubo ricorrente  ebraico di rigenerazione dell’umanità attraverso la sua eliminazione.

domenica 8 gennaio 2017

La Cia minaccia apertamente la Casa Bianca. Perché si sente forte?

   

Persino la Botteri dovrebbe essersene accorta: è in  corso una guerra civile negli Stati Uniti.   Una guerra non (ancora) dal basso, ma che  oppone i vertici. Una guerra pericolosissima. Anche per noi vassalli, ovviamente, perché deciderà se saremo in mano ad  un superpotere  totalmente criminale  o meno.
E’ la guerra civile  che oppone la Cia al presidente eletto Donald Trump. Ovviamente, nella frase qui sopra,  “la Cia”  è una semplificazione. Sta per i numerosi “servizi”  in attività clandestina che, dall’11 Settembre 2001, sono stati autorizzati (dall’amministrazione Bush jr.)  ad ogni genere di operazioni criminali, torture, assassini,  false flag, disinformazione, reclutamenti di terroristi islamici eccetera; e che negli 8  anni dell’Amministrazione Obama hanno acquisito una autonomia e un potere senza precedenti.
Il punto è che tale contropotere si sente abbastanza forte distruggere Donald Trump: altra semplificazione,  “Donald Trump” essendo la figura su cui settori “sani” dei servizi e dell’apparato militare hanno puntato per  neutralizzare quel contropotere,  da troppi anni deviante.
James Clapper, direttore della National Intelligence
James Clapper, direttore della National Intelligence
Il 5 gennaio, in udienza al Senato, James Clapper, ha confermato per l’ennesima volta che la Russia   coi suoi hacker ha influenzato le elezioni americane,  anche se “non possiamo valutare” come ha influito “sulle scelte fatte dall’elettorato”; e  ha ridefinito  la Russia “una minaccia esistenziale per l’America”, evidentemente contro la volontà politica espressa dal prossimo presidente.
Clapper, 75 anni, è  il capo (dimissionario) è il Direttore della National Intelligence  (DNI). Il suo Ufficio (ODNI) è l’’organo di collegamento fra i 17 “servizi”  Usa, civili e militari, esteri ed interni, e  la Casa Bianca:  in pratica è il mezzo con  cui i servizi “parlano”  con un’unica voce al presidente.
Clapper è anche quello che, nella veste di DNI, e  certo  per conto di  Obama,  ha sbattuto fuori dalla DIA (Defense Intelligence Agency) il generale Michael Flynn, che ha diretto  questi servizi militari fino al 2013, ostacolando le  losche manovre Cia  e del Dipatimento di Stato sottoHillary Clinton Clinton in Libia e Siria di armamento dell’IS.  Ed ora,   si ritrova Flynn come consigliere della sicurezza nazionale di Donald,  che gli ha affidato apertamente  il compito di ristrutturare la Cia e gli altri servizi. “Il team di Trump ritiene che il mondo dell’intelligence  è diventato troppo politicizzato”, ha confidato al Wall Street Journal  un anonimo che fa parte del team; “Tutti devono essere snelliti.   Il punto sarà la ristrutturazione delle agenzie e di come interagiscono”.
Flynn essendo del ramo, sa esattamente dove tagliare e come ristrutturare, e colpire dove fa più male. Rabbia e panico nella “community” sono palpabili. È ancor più impressionante   che essa  sfidi apertamente  il presidente che entrerà in carica fra pochi giorni. E’ una rivolta che, mi pare, non ha precedenti (salvo forse l’assassinio di Kennedy);  prima, almeno, l’intelligence fingeva lealtà; ora ha gettato la maschera.
L’insistenza con cui  accusano Mosca di aver di fatto aiutato la vittoria di Trump, senza fornirne indizi decisivi, ha lo scopo di far pendere sul neo-presidente un’accusa di tradimento? Intendono delegittimarlo al punto da arrivare alla sua sostituzione con vicepresidente Pence, molto più docile?  Forse  sperano  di delegittimarlo quanto basta per renderli impossibili i cambiamenti maggiori in politica estera che Trump ha progettato: la fine del conflitto con la Russia e la sua associazione nella stabilizzazione del Medio Oriente, la riduzione del bellicismo NATO,  l’esportazione della democrazia…
E’ molto istruttivo vedere come il  Carnegie Endowment for  International Peace, storico think  tank dedito a tale missione, abbia appena lamentato, per voce del suo  vicepresidente Thomas Carothers, che “sotto Trump”   le “prospettive di diffusione della democrazia Usa”  sono “negative”:  citando espressamente il “brutale Duterte dittatore delle Filippine” e Orban dell’Ungheria: due paesi bisognosi di democrazia, che dovranno aspettare.
La Commissione Difesa davanti alla quale Clapper  ha ripetuto le accuse dei  servizi contro Putin (di fatto contro Trump) è capeggiata da una vecchia conoscenza: il senatore dell’Arizona John McCain, quello che per anni ha canterellato Bomb Bomb Bomb Iran  sicuro di far piacere ai suoi amici neocon, quello che ha avuto le mani in pasta nella creazione del Califfato.  E adesso, prima ancora  che cominciasse l’udienza di Clapper, ha detto: “Ogni  americano deve essere allarmato dalle aggressioni  della Russia  alla nazione”.

McCain in Ucraina, di nuovo

McCain con Lindsey Graham
McCain con Lindsey Graham
McCain,  insieme al suo complice e subalterno di sempre senatore Lindsey Graham, hanno passato parte delle feste natalizie sapete dove? In Ucraina dell’Est, nella “zona di combattimento avanzato” di Shirokyn, dove   hanno arringato le milizie neo-nazi e i pochi “regolari” che fanno  provocazioni contro il Donbas separatista  (e dopo tale incoraggiamento hanno portato sul fronte artiglierie pesanti in spregio a Minsk 2) e criticando esplicitamente la politica di riavvicinamento a Mosca di The Donald.
Sono due senatori  repubblicani, che sicuramente Trump avrà contro  nel Congresso; come forse la maggioranza del Partito, che ha vinto le elezioni grazie a lui ma lo detesta e non lo riconosce come suo  organico  esponente: il Grand Old Party  (GOP)  è  il partito dei  complesso militare-industriale, di quella Boeing e Lockheed di cui Trump ha  denunciato i sovraccosti che  accollano alle finaze pubbliche coi loro aerei,  per non parlare dei neocon come Kagan (il marito della Nuland); dall’appeasement con Putin hanno solo da  perdere.
Ed hanno molti mezzi per fermare  il cambiamento,  in associazione come sono con  il contropotere che abbiamo chiamato, per semplificazione,  “la Cia”.   Nel maggio scorso, il senatore Graham è giunto a “prevedere”   (ossia a minacciare) “un altro 11 Settembre”  se Trump veniva eletto presidente al posto di Ted Cruz. “C’è una guerra civile dentro il GOP”, disse allora.
In Senato, questi repubblicani voteranno  contro Trump: quanti saranno con loro e a fianco dei democratici, è da vedere.  La loro opposizione potrà non  limitarsi al voto contrario.  Il 4 dicembre scorso, il senatore democratico Chuck Schumer (ebreo, uomo di Wall Street), ha commentato in questo modo i propositi di Trump di riformare la Cia: “Lasciatemelo dire: se te la prendi con la Intelligence Communiy – loro  hanno sei modi da domenica per fartela pagare”.
E la giornalista  che lo intervista, Rachel Maddow, lesbica  militante  (onde si ritiene “progressista” )  e stella della MSNBC,   ridacchia con lui con un’aria di intesa.
Il Wall Street Journal raccoglie le lamentele di  una fonte che dice: “E’ orribile. Nessun presidente ha mai tanto  sfidato e diffamato così tanto la Cia, sperando di poterne uscire senza ostacoli”.
Vi si aggiungano le operazioni  finali di Barak H. Obama, che non possono essere  ridotte a meschine pugnalate alla schiena di un cattivo perdente, ma forse vanno intese come la preparazione a qualche evento gravissimo: dal massiccio riarmo della NATO, con l’ammasso di truppe e mezzi ai confini della Russia: si va dallo sbarco di 2500 automezzi militari a Bremerhaven ed avviati verso  la Polonia, a cui si sono aggiunti 84  elicotteri da combattimento (dodici elicotteri Classe CH-47 (Chinook), 24 AH-64 (Apache), 30 OH-58 (Kiowa) e 50 UH-60 (Blackhawk))  per  una esercitazione enorme in extremis, chiamata Atlantic Resolve;  fino all’enigmatico ritiro di  tutte le portaerei Usa (dieci, coi relativi gruppi navali d’appoggio) da tutti i mari. E’ la prima volta dal 1945 che accade. La cosa è così strana che il noto blogger Alex Jones ha paventato sia la preparazione ad un qualche “false flag”, magari nell’imminenza dell’inaugurazione di The Donald. Sembra anche che il generale Mattis,   che sarà il nuovo ministro della Difesa tra un paio di settimane, non ne  fosse informato e sia rimasto estremamente irritato.  Ultimo,   con un decreto, Obama  ha dichiarato “infrastruttura critica” tutto l’apparato elettorale (a cominciare dagli elenchi computerizzati dei registrati  al voto) mettendolo sotto controllo del Dipartimento della Sicurezza Interna, come per sottrarlo  ai fantomatici hackers di Putin   – o come se lui dovesse aprire una nuova elezione fra poco.

La forza e quantità dei poteri che sono contro Trump e con “la Cia”  in questa sfida – dai Kagan ai neocon dei due partiti, dal Sistema Militare Industriale , al NewYork Times, Washington Post e stelle televisive  “giornalistiche”  e  “di sinistra”  schierate coi neocon a  sparare fake news  (e spesso J, complici della falsificazione fondamentale avvenuta  con l’11 Settembre, versione ufficiale), è tale da far tremare le vene e i polsi chiunque. E “la  Cia” infatti si sente abbastanza forte da sfidare  il presidente parvenu, non scelto dal sistema.

Ma Trump sbatte fuori Woolsey,  neocon

L’altra parte –  a  cominciare da Trump –  non sembra intimorita, il che depone –se non altro – a favore del   suo coraggio; coraggio anche fisico.  Dal transition team di Donald  siè dimesso l’ex capo della Cia James Woolsey: uno dei neocon più pericolosi e compromesso con l’11 Settembre.  Woolsey è stato infatti  firmatario del  documento  “Rebuilding of American Defense” (emanato dal Project for a New American Century) in cui si auspicava “una nuova Pearl Harbor”  come scusa per invadere l’Irak; auspicio che l’attentato alle Torri  Gemelle esaudì finalmente.  Tra i firmatari,  con Woolsey,   figuravano Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz (il supersionista allievo di  Leo Strauss), Richard Armitage, Michael Leeden…
L’inserzione nel transition team di un simile personaggio aveva fatto pensare ad un’altra presidenza, la terza, in mano al sistema neocon-israeliano.  Adesso Woolsey (o un anonima fonte  “a lui vicina”)   ha lamentato al Washington Post  che  era sempre più a disagio di dare “il suo nome e la sua credibilità al transition team senza essere ai consultato”; che “non è stato coinvolto nelle discussioni,  la sua opinione non è stata ricercata”, insomma  il gruppo di Trump  hanno fatto  come non ci fosse.
Steve Pieczenik s’è rifatto intervistare da Alex Jones ed ha evocato “l’omosessualità del mulatto”, il fatto che Obama è stato “creato dalla Cia”,  che “non sa cosa fare col mezzo milione di gente che ha aiutato ad ammazzare in Siria”, il patetico “ebreo” John Kerry,  il coinvolgimento del gruppo Hillary e Cia nell’11 Settembre”:  sono  rapide allusioni a panni sporchi e sporchissimi che la gruppo attorno a Donald può  sciorinare a danno degli avversari, se è il caso.  Ha  evocato chiaramente “la necessità di ripulire tutta la zona neocon”  e la Cia che ha “creato Al Qaeda e ISIS”.  La minaccia di rivangare la verità sull’11 Settembre è tale da portare ad esecuzioni capitali, se si aprisse un processo.
Insomma pare una  sfida all’ultimo sangue. Senza compromessi. Con accuse reciproche che possono trarre l’una parte o l’altra in tribunale  per alto tradimento.  Forse è prematuro, quindi, valutare l’intenzione dell’amministrazione Trump nel rovesciare l’ostilità verso la Russia in vicinanza:  sarebbe il progetto di mettere un cuneo fra  Mosca e Pechino, unite da  un’alleanza (o semi-alleanza) dalla politica ostile di Obama e dei neocon.  Sarebbe un progetto di importanza strategica storica, non necessariamente un  male – salvo, ovviamente, per la classe dirigente dell’Europa che ha sbagliato  tutta la politica estera degli ultimi dieci  anni,  opponendosi al “destino manifesto” che  era l’integrazione con la Russia.


Lo sparatore di Fort Lauderdale:  “Voci nella testa mi dicono di lottare per l’IS”

Fisionomia medio-oorientale
Fisionomia medio-orientale
Non sarà sfuggito il profilo   di Esteban Santiago, il giovane che ha fatto strage all’aeroporto di Fort Lauderdale:   ex soldato, un anno di servizio in Irak, sofferente di turbe mentali, disoccupato per essere stato rimosso dalla Guardia Nazionale di Alaska per ripetute assenze :  il profilo tipico del  “solitary assassin” , se non del “terrorista dell’IS” che urla Allah Akhbar e viene fulminato dalla polizia; tanto più che per la sua fisionomia potrebbe passare per un medio-orientale.
Quindi non è  affatto da  svalutare o  beffeggiare  ciò che lui stesso andò a dire, un anno fa  (o a novembre per altre versioni), ad agenti dell’FBI di Anchorage: che “udiva delle voci in testa che gli dicevano di guardare materiale dello Stato Islamico”, ma che “lui non voleva far male a nessuno”.  Una prima versione del suo racconto apparsa sui media, e poi modificata, diceva che il povero sciagurato, all’FBI, aveva detto: “Il governo mi ha obbligato a vedere video dell’IS” e “a combattere per l’IS”. Secondo la CBS, nel 2011 o 12, Santiago fu “trattato”  dalla Homeland Security per “pornografia infantile”: gli sarebbe stato sequestrato un computer (probabilmente con le immagini vietate?) e tre armi; ma poi non sarebbe stato più perseguito “per  scarsità di indizi”.
E’  decollato da Anchorage dopo aver dato come unico bagaglio quello in cui teneva l’arma da fuoco. Dopo un scalo a Minneapolis, sceso a Fort Lauderdale in Florida, ha preso il bagaglio  e   si è diretto alla toilette: qui ha caricato l’arma, è tornato in sala  e  ha  cominciato a sparare, mirando alla testa delle persone. Non ha detto una parola. Ha continuato a sparare finché  ha esaurito  il caricatore; allora ha buttato l’arma e si è steso sul pavimento a braccia e gambe aperte  in attesa di essere ammanettato. Si comportato  come un automa.
Per coincidenza, ha assistito alla sparatoria Ari Fleischer, ex portavoce del presidente Bush jr., ebreo neocon, che ha tenuto un resoconto della tragedia in diretta a forza di tweet.
Forse è lecito vedere in questa  tragedia l’azione di uno strumento del contropotere che abbiamo chiamato “la Cia”.   Una sua scheggia  impazzita, o un elemento di quella strategia della tensione che dura da troppi anni.