giovedì 31 marzo 2016

La neolingua: dal “1984” al….2016
Federico Catani

 da “Notizie ProVita”, febbraio 2016

1984” di George Orwell  è un romanzo angosciante e tristemente profetico. La storia si svolge in un futuro prossimo: l‘autore scriveva nel 1948 e l’ha intitolato “1984”, appunto. Londra è la capitale dell‘Oceania, un macrostato retto da un regime totalitario al cui vertice c’è il Grande Fratello, che nessuno ha mai visto, se non nei grandi manifesti affissi ovunque. La società è governata secondo i principi del Socing, il socialismo inglese, che é il Partito unico. Tutti sono costantemente sorvegliati da onnipresenti teleschermi, anche in casa. I teleschermi trasmettono propaganda e vedono e ascoltano ogni movimento e ogni parola, anche durante il sonno: in questo modo il governo può controllare e reprimere facilmente ogni minimo atteggiamento, sebbene inconsapevole, che riveli pensieri contrari all'ortodossia del Partito.
La neolingua é diventata realtà, e chi controlla i mass media la utilizza per attuare un vero e proprio lavaggio del cervello a tutti, bambini compresi”.
Per plasmare un‘umanità nuova, fedele alle sue direttive, il Grande Fratello introduce una nuova forma di linguaggio, la neolingua. Attraverso un lessico creata ex novo, infatti, è possibile instillare in ogni membro del Partito (cioè in ogni suddito) l'unica verità, quella che il Partito stesso decide di volta in volta. Nella neolingua sono ammessi solo termini che abbiano un significato preciso, privo di potenziali sfumature eterodosse: l’obiettivo é quello dl rendere impossibile un pensiero critico individuale.
Tutte le parole sgradite vengono censurate e catalogate come “psicoreato”: in tal modo diventa impossibile anche solo pensare a un argomento “proibito”. Infatti, se si sono eliminate le parole, non esistono più i concetti atti a mettere in discussione l’operato del Partito. La neolingua é particolarmente espressiva nei nomi dei vari dicasteri governativi. Il Ministero dell’Amore  è preposto a imprigionare, torturare, rieducare chiunque mostri il minimo segno di eterodossia; il Ministero della Pace si occupa di guerra; il Ministero dell’Abbondanza stabilisce i razionamenti di cibo; il Ministero della Verità fa propaganda e cancella e riscrive la storia, nell’eventualità in cui non si conformi agli interessi del Partito.
I contenuti di libri, giornali, film e documenti, per esempio, vengono riscritti continuamente: tutti i fatti scomodi al Partito sono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti.
Ovunque sono presenti i cosiddetti “buchi della memoria”, nei quali i membri dei Partito gettano i documenti da distruggere. Anche la famiglia stessa viene ridotta a uno strumento di controllo: i bambini vengono incoraggiati a osservare i genitori e a riferire al governo ogni loro possibile comportamento ostile al Partito.
“1984” è dunque un romanzo distopico, ovvero immagina una società fantastica mostruosa, nella quale nessuno vorrebbe vivere. Eppure quanto Orwell scrive non è poi cosi distante dalla società in cui viviamo.
Viviamo davvero in un mondo che ha dimenticato
il principio di identità e di non contraddizione”.
La neolingua é diventata realtà, e chi controlla i mass media la utilizza per attuare un vero e proprio lavaggio del cervello a tutti, bambini compresi.
La parola “sesso” è sempre più interscambiabile con i termini “genere”, “orientamento”, “identità di genere”, in omaggio ai diktat della teoria gender. 
Di aborto si parla poco, preferendo usare l’espressione “interruzione volontaria della gravidanza” o, meglio ancora, la sua asettica sigla IVG, per indurre a pensare che non si tratta di uccidere qualcuno, ma di un diritto volto a tutelare la libertà delle donne. E infatti sono ben note anche le diciture “diritti sessuali e riproduttivi” o “aborto terapeutico”.
Lo stesso vale per la fecondazione artificiale: non va chiamata così, ma “procreazione medicalmente assistita”, o PMA. Il termine “utero in affitto” non si può utilizzare e in certi Paesi, come ad esempio il Canada, chi vi ricorre è passibile di ammenda: si deve dire “gestazione di sostegno”. Così come si parla di “donatori” di gameti per nascondere che in verità si tratta di un rapporto di compravendita. Il termine “eutanasia” serve a mascherare l’omicidio di un malato.
Per non parlare poi del cosiddetto “matrimonio egualitario”, ovvero il “matrimonio” omosessuale. 
Il matrimonio, per definizione, è tra un uomo e una donna. In questo caso invece se ne estende indebitamente il significato, applicandolo a situazioni del tutto diverse. Tanto che poi, quale logica conseguenza. si arriva a parlare di adozioni gay (e la stessa parola “gay” non dovrebbe aver nulla a che vedere con l’omosessualità).
Chi si oppone si macchia del grave reato di omofobia, concetto totalmente inventato per scopi ideologici. Cosa significa infatti omofobia? Quando si è omofobi? Con la legge Scalfarotto, per ora ferma al Senato, ci si avvicina molto al sistema di psicopolizia dell’Oceania orwelliana. 
Non c’è forse anche oggi un Ministero della Verità che impone con la forza le sue menzogne? Un ministero che modifica il linguaggio adattandolo, per rimanere in tema, all'ortodossia omosessualista?
E chi non si piega non viene forse perseguito duramente e rieducato (si veda l‘esemplare caso di Guido Barilla) dal Ministero dell’Amore che, in nome del dialogo e della tolleranza, non accetta la benché minima forma di pensiero eterodosso?
La neolingua imposta dal Grande Fratello serve a impedire ogni deviazione. I membri del Partito (tutti i sudditi) devono essere in grado di emettere giudizi eticamente o politicamente corretti con Io stesso automatismo con cui le mitragliatrici sparano i proiettili. Obiettivo finale, come detto, e impedire che si arrivi anche solo a ipotizzare pensieri o concetti eterodossi. Oggi accade grosso modo lo stesso.
E alla fine tutti ci ritroviamo, inconsapevolmente, a ritenere normale tutto quanto ci vogliono far credere lo sia: che due uomini si sposino e abbiano dei figli; che una donna tenga in grembo un bimbo per nove mesi per poi darlo ad altri ricevendo in cambio denaro; che ogni sentimento d‘affetto è amore; che esistano tanti tipi di famiglie; che per un bambino l‘importante sia essere amato, e non importa se a farlo sono due omosessuali; che vietare l’aborto è una barbarie; che pretendere un figlio, con ogni mezzo, è giusto; che embrioni o feti malati debbano essere eliminati “per il loro bene”; che non sempre la vita sia degna di essere vissuta e che dunque sia preferibile togliersela, e cosi via.
Tutti ci ritroviamo, inconsapevolmente,
a ritenere normale tutto quanto ci vogliono far credere lo sia”.
Tutto, anche nella nostra società, é programmato per manipolare le menti. Nella neolingua esiste il termine “nerobianco”. Come altre parole, si riferisce a due significati che si negano a vicenda: il nero, ad esempio, è bianco quando il Partito ordina che sia così. Ma, attraverso il bipensiero, indica anche la capacita di credere davvero che il nero sia bianco, e di sapere che cosi effettivamente è. A dispetto della realtà.
Se i fatti smentiscono l’ideologia, tanto peggio per i fatti. Viviamo davvero in un mondo che ha dimenticato il principio di identità e di non contraddizione. In Oceania, se il Partito dice che 2+2=5 bisogna credere e sapere che cosi é. Quanti ricorrono a termini normali, classici, con un loro specifico significato, legati al mondo reale, vengono considerati pazzi, antiquati ed eretici e vanno quindi messi a tacere, minacciati e riformati.
Se però qualcuno continuerà ancora a dire “pane al pane e vino al vino” - sostenendo che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma: che la famiglia è fatta da uomo, donna e figli; che l’aborto è un omicidio; che i figli non si comprano... - potrà orgogliosamente ritenersi un anticonformista. Un vero ribelle al nuovo Grande Fratello di oggi: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”, diceva Orwell. E ne vale la pena.

martedì 29 marzo 2016

★ Samurai- Disciplina,sangue,sudore. 5 di 8 ★

Diagnosi della Erasmus Generation: l’ultima “privatizzazione

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La famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso al Cairo perché per conto di “docenti britannici” s’era introdotto nella opposizione clandestina con cui simpatizzava, e su cui scriveva articoli su Il Manifesto,   pretende né più né meno che l’Italia rompa i rapporti  con l’Egitto. “Lo si deve non solo a Giulio – proclama  – ma alla dignità di questo Paese”.  E  non solo le tv e i magistrati,  ma il governo, per bocca di Gentiloni e tweet di Renzi, dà loro corda.  Anche se la Farnesina fa’ sapere che per ora, non è in vista il richiamo del nostro  ambasciatore. Meno  male.
A Palazzo MArino, con la famglia
A Palazzo Marino, con la famglia
Ma che cosa significa questo? Perché  si rivela qui una tendenza, segnalata da una serie di altri fatti. Cominciamo con le “due Vanesse” andate di  testa loro in Siria a combattere Assad e poi fattesi rapire dagli amici, per il cui riscatto lo Stato, ossia tutti noi, abbiamo pagato almeno 6 milioni di euro – di fatto co-finanziando la guerriglia.  Passiamo per il funerale di Stato, con messaggio del presidente della Repubblica,  funerale in pompa magna,   che la famiglia   ha voluto  “laicissimo” ma a cui hanno presenziato “i rappresentanti delle tre religioni monoteistiche” di quella giovane uccisa –  dopotutto –  durante  un concerto pop a Parigi: Valeria Solesin, dottoranda alla Sorbona, esaltata mediaticamente come “solare, cosmopolita cervello in fuga”  nonché  “transnazionale”, “ex-volontaria  di Emergency”, a cui L’Espresso ha  dedicato la copertina: “Donna dell’Anno”  in quanto espressione più alta della “generazione Bataclàn”,  la gioventù “competitiva sul piano globale”,    che vive felicemente all’estero cogliendo”le opportunità  offerte dalla “Unione Europea”;  la generazione che  “sa unire studio e divertimento” ed è rimasta uccisa da chi “odia i nostri stili di vita” aperti e disinibiti.
Morta al Bataclàn
Morta al Bataclàn
Mettiamoci il lutto per le sei ragazze Erasmus morte in Spagna: coi genitori che parlano ai media con l’alto e contenuto dolore, e i media che riportano le loro parole, con la retorica  che un tempo era riservata alle famiglie di caduti per la patria, non a un incidente stradale (dopotutto) dopo una notte brava.
Come interpretare questa  tendenza? Finalmente non ho scoperto la diagnosi esatta:  è  “un rinnovato processo di privatizzazione della politica”, quale   esito tragicomico della  ulteriore “de-sovranizzazione  della politica”  stessa. Ed essa si configura come “la sollevazione culturale neoliberale della Erasmus Generation”, che è a sua volta una articolazione  continentale della “Fun Generation, Selfie Generation de-territorializzate e omologata   negli stili di vita e nei desideri di consumo, alla classe media globale newyorkese e californiana”.
Non sono parole mie. Le prendo da uno dei libri più illuminanti che ho letto negli ultimi anni: “L’immagine sinistra della globalizzazione – Critica  del radicalismo liberale”, di cui è autore Paolo Borgognone (Editore Zambon, 1044 pagine, 28 euro).

Immagine-sinistra-della-globalizzazione
Il tema del libro è  il documentato resoconto di come “i dirigenti della sinistra si siano riciclati impunemente nella sequenza Pci-Pds-Ds-Pd fino a diventare i più zelanti esecutori delle politiche liberiste, e i più convinti piazzisti dell’Europa delle banche, dell’euro, del pareggio di bilancio e dell’austerità” (ricordate Bersani reggicoda di Monti?) e   come la gerarchia (ex)comunista sia stata capace di “legittimarsi agli occhi” dei poteri globali quale “ affidabile gestore dei processi di ‘modernizzazione’ tardo-capitalistica”, riciclandosi  – come già ha notato Costanzo Preve,   in “personale politico di gestione dell’attuale americanizzazione culturale”.
Ma la diagnosi di Borgognone non si ferma qui: affonda il bisturi critico sui    figli di “questa  classe media di nuovo conio, disinibita e illimitata nella propria antropologia del desiderio capitalistico senza confini”, approdata alla “religione idolatrica del mercato – monoteismo del denaro e delle ‘libertà individuali’,  (che) sostituisce alle classi sociali le indistinte moltitudini snazionalizzate, dedite ai flussi del desiderio” secondo “i modelli di consumo   della subcultura del nomadismo cosmopolitico della rete globale internet”.
erasmus generation
Armati di questa diagnosi, possiamo vedere che le due Vanesse, non meno del povero Regeni, hanno privatizzato  lo “interventismo dei diritti umani” ; pulsione tanto più naturaliter amerikana in quanto  hanno preteso di farla come iniziativa privata  individuale:  promotori di rivoluzioni colorate e primavere arabe in forma di micro-impresa.  Nemmeno si rendono conto di quanto sia imperialista  la loro attitudine: come un Dipartimento di Stato in sedicesimo, le due Vanesse  sanno meglio dei siriani quel è il loro bene, e Regeni ha capito meglio degli egiziani dove sta’ per loro il progresso dove devono esser guidati. E dove? Ovviamente  nel McWorld   dei desideri standard  e dei consumi globali,  dove si è affrancati da ogni appartenenza;  della libertà di Facebook, di cui loro stessi sono il prodotto e che considerano l’unico possibile: perché – come sancì la Tatcher – Non c’è Alternativa al mercato globale. Le due Vanesse in fondo hanno combattuto perché le ragazze siriane godano delle discoteche e delle libertà sessuali, come loro, in un mondo senza visti dove fare del turismo: sessuale o guerrigliero secondo le voglie.
Poiché la “Erasmus Generation” studia sì (forse:  sei mesi in una università estera di secondo piano, uniti”al divertimento”), ma da turista del mondo:   non frequenta il pensiero né la cultura profonda, sicché può succedere che per equivoco il povero Regeni prenda –  usiamo il gergo della neo-generation– per “società civile” quelli che sono i Fratelli Musulmani o altro settarismo regressivo wahabita e assassino. L’uno credeva di partecipare ad una “rivoluzione democratica”  per abbattere “l’autoritarismo”;  le Vanesse si  sono  intruppate e ficcate  nei più inestricabili odi di kabila e di etno-linguistica, di religione e tribù di cui nulla capiscono, pensando che siano la parte “avanzata”  della società, in lotta illuministica contro il “fascista Assad”;  convinti che turcomanni e curdi, cirenaici e tripolitani, nonché terroristi wahabiti   ardano dalla voglia di  sciogliersi nella “massa vagabonda, senza patria   e senza stato, cittadina del non-luogo virtuale globalizzato”  di cui loro si sentono cittadini.  Anche questa incapacità di comprendere le culture “altre”, o  meglio rifiuto in nome di una  omologazione vista come compimento della storia umana  nel Mercato Globale, li denuncia come “culturalmente americanizzati”, totalmente subalterni alla “logica speculativa del ‘mondo senza confini’ nonché ‘senza classi sociali”, di cui nemmeno intuiscono che esso  è il nuovo totalitarismo: quello che perpetua gli equilibri geopolitici stabiliti dalla NATO perché – come proclama incessantemente “il circo mediatico” , l’umanità  nei suoi millenni   “non ha inventato niente di meglio del mercato  – servile apologia diretta dello stato di cose presenti”, ed  intimazione minacciosa a non cambiarle. Altrimenti  vi arriva la rivoluzione colorata e il regime change, coi bombardamenti delle democrazie.
Vediamo qui che effettivamente, la Erasmus Generation sta provocando la ulteriore de-sovranizzazione dello Stato:  la famiglia Regeni pretende imperiosamente che lo Stato si adegui alle scelte private del figlio e ne faccia la politica estera nazionale;  lo Stato esiste ormai solo per pagare i riscatti delle operatrici a  cui è saltato in mente di ficcarsi nella guerriglia in Siria;  il capo dello Stato ha il dovere di celebrare la Vittima del Bataclan come eroina caduta per “il nostro stile di vita”. Del resto, non è strano.  E’  solo una ulteriore evoluzione del  riconoscimento delle nozze gay e dell’utero in affitto  per legge: le leggi esistono solo per legalizzare e legittimare ogni genere di   godimento immediato; lo Stato non osi chiedere, per contro, alcun sacrifico e dovere in nome del destino comune. Esistono solo individui, narcisi della Selfie Generation.
Matteo Renzi, il selfie-tipo,  ne ha coscientemente rivendicato il potere  di governo,   nell’ambito del la “estensione illimitata della american way of lifein un’Europa scientemente defraudata dello proprie tradizioni  nazionali e popolari”: “Noi – sancì nel febbraio 2014 – viviamo in un momento in cui la generazione Erasmus, che tra l’altro è rappresentata nel governo, ha conosciuto il sogno degli Stati Uniti d’Europa come concretezza, conosciuto l’euro come moneta unica”; una generazione che ha “una prospettiva di futuro e non di vivere di rimpianti e ricostruboschi_madia_mogherini_lorenzin_645zioni fasulle del passato”.
Ovviamente Renzi alludeva qui  a Federica Mogherini, ex Erasmus e nostra gloria  in Europa. La Mogherini che piange  per le vittime di Bruxelles e un attimo dopo  conferma che “la policy europea verso la Siria e l’opposizione siriana non subirà alcuna revisione”.  Il che ha un significato preciso: la UE mantiene l’embargo crudele contro Assad, che impedisce al  governo di Damasco persino di acquistare medicinali per i bambini malati, mentre insiste a favorire i “ribelli”; ossia coloro che (secondo la versione ufficiale) hanno   fatto gli attentati a Bruxelles. A questi ribelli, l’Europa non impone alcun embargo: nemmeno di armi.  La Francia, per esempio,continua a venderne a iosa all’Arabia Saudita, e così la Gran Bretagna, senza che la UE abbia da eccepire.
Perché? E’ ovvio: perché Washington lo vuole, e questa è la stella polare verso cui si orienta la Mogherini: naturaliter.  Lo stesso Renzi ha avuto modo di constatare come questa ex Erasmus abbia tradito il suo stesso governo, rifiutandosi di prestargli un qualche appoggio nei rapporti con la Germania (la servile richiesta di “flessibilità” nella spesa pubblica) e nella sua vaga richiesta di mettere fine all’embargo contro Mosca. Ma cosa pretendeva, in fondo, il nostro Fonzie? E’ quello a cui la generazione Erasmus è stata addestrata:   seppellire ogni patria nell’individualismo del godimento  immediato, nella “sinistra neolibertaria, ultracapitalistica” e globale.  Squaletti in carriera in nome di  tutti i poteri forti transnazionali, spietati, perché  sanno cosa è bene per noi, meglio di noi.
Ora sono al potere, e completano l’opera dei loro padri piddini e vendolisti.   Una sola speranza: che – come tutti i fenomeni di moda- passano di moda. Non c’è nulla che invecchi tanto presto quanto la gioventù postmoderna.

lunedì 21 marzo 2016

Ave o Maria - Meditare con la Madonna e Meister Eckhart.

Il rapporto di Madre Teresa con i soldi

Il rapporto di Madre Teresa con i soldi

Quanto ha ragione Chesterton: quando uno cessa di credere in Dio, non è che non crede più niente; invece crede a tutto.
C’è chi crede persino a Christopher Hitchens. Chi è, direte voi. Chi è stato: morto nel 2011, Hitchens era un giornalista, e polemista di successo. Marxista per una vita,  materialista ateo militante, l’11 Settembre lo trasformò in neocon. Questo per dire che ha sempre sbagliato giudizio, prima e dopo. Doveva una parte della sua notorietà a dei libri violentissimi contro Madre Teresa: s’era dato la missione di smascherarla come “fanatica, fraudolenta, fondamentalista” e furba avida di denaro. Un suo libello derisorio dal titolo “La posizione della missionaria – Teoria e pratica i Madre Teresa” (si noti il fine riferimento sessuale) è stato la base per un video-documentario dal titolo sobrio: Angelo dell’Inferno, Hell’s Angel, diffuso anni fa dal network Channel 4.

In vista della prossima canonizzazione di Madre Teresa, il materiale calunnioso di Hitchens è stato ripreso da un gruppo dell’Università di Montreal (dipartimento di “psico-educazione”, qualunque cosa ciò significhi) che ne ha fatto uno studio pubblicato su una rivista universitaria Studies in Religion/Sciences religieuses che stabilisce in modo”assolutamente scientifico” che so, Madre Teresa non era una santa – al contrario – e la sua agiografia è stata esaltata da una ben orchestrata frode mediatica vaticana.
Un lettore importuno che mi sfida imperiosamente a provare a smentire Hitchins, se ne sono capace, mi ha obbligato a leggere un articolo sulla questione. Leggo l’atto d’accusa in breve elevato dagli esimi studiosi   di psico-educazione di Montreal: il Vaticano nel farla santa non ha tenuto conto delle falle e difetti della suora, che consistono in ciò: “il suo modo alquanto dubbio di curare i malati, i suoi contatti politici discutibili, la sua gestione sospetta delle enormi somme che riceveva, e le sue opinioni eccessivamente dogmatiche riguardanti, in particolare, l’aborto, la contraccezione, il divorzio”.
Che dire? L’ultima accusa dovrebbe bastare a rivelare l’animus di ostilità demenziale dei critici: essi considerano un bene aborto, contraccezione e divorzio, e quindi non-santa una suora che considerava queste cose un male. “ Oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”, disse quando le fu conferito il Nobel. E’ una frase di limpida verità e addolorata saggezza per chi abbia conservato il lume della ragione. Ma l’umanità d’oggi non vuol sentirsi evocare certi nessi casuali – aborto porta all’omicidio universale –  perché preferisce tenersi attaccata ai suoi vizi e delitti; la stupidità volontaria rende persino degradante dover controbattere questo tipo di argomenti. Ma come profetizzò ancora Chesterton, verrà un momento in cui si dovrà combattere per affermare che due più due fa’ quattro: è questo, quindi turiamoci il naso e procediamo  nell’umiliante compito.
Nella stanza dei morenti
Nella stanza dei morenti
Anche le altre pecche che quelli imputano a Madre Teresa, son precisamente gli elementi che depongono a favore della sua santità; coi loro rilievi, i signori riescono solo a dimostrarsi totalmente ignoranti della dottrina cattolica, più generalmente dello spirito religioso, e tanto più della specifica spiritualità della suora albanese e delle sue missionarie.
Il suo “dubbio modo di curare i malati”? Ma Madre Teresa non curava i malati, non fondò ospedali e non era quella la sua intenzione; all’inizio, dedita ai “più poveri fra i poveri”, ne trovava fra la spazzatura di Calcutta, deformi, divorati dagli insetti, dementi, affamati e morenti abbandonati – e li portava in un locale nell’angolo del tempio di Kalì. Li lavava, li nutriva e li faceva sentire amati, vegliava la loro agonia accarezzandoli. Una vecchia disse: “Sono vissuta come una bestia e ora muoio come un angelo”.
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Li toccava molto
Li toccava molto
Non poteva guarirli; li toccava molto, loro la toccavano. Era quel contatto fisico di quei corpi piagati e spesso ripugnanti, che restituiva loro dignità e affetto. “Sono Gesù come povero”. Migliaia di giovani donne, studenti, turisti stranieri, vedendo come lei “toccava il povero”, hanno voluto anche loro “toccare il povero”, e molti sono rimasti nell’ordine da lei fondato. Toccare il povero era la sua pedagogia, la prima lezione: raccomandava alle sue suore di fare il sacrificio di astenersi dal toccare il povero, e lasciassero che lo facessero i volontari appena arrivati, gli studenti, i giovani stranieri, le ragazze di alta casta che venivano apposta – “touch the poor”, era tutto. In quello stanzone del Kalighat, ha accompagnato alla morte 23 mila poveri. Quelli di Montreal dicono che “medici hanno criticato la mancanza d’igiene, il cibo scarso, l’assenza di analgesici”, dicono che ci godeva a vederli soffrire. Migliaia di volontari, studenti, turisti, stranieri, hanno trovato un’altra verità: han toccato Cristo crocifisso.
"Touch the poor"
Una volontaria “touch the poor”
Madre Teresa “accettò donazioni da Duvalier” (il dittatore di Haiti) e da altri personaggi politici che non piacciono, magari anche dei tizzoni d’inferno. Ora, è persino imbarazzante dover ricordare che Madre Teresa volle vivere, con le sue suore di mera carità; “Chiedere l’elemosina, quando è fatto per Cristo, è un’attività bellissima”. per principio non rifiutava i doni, da chiunque venissero, perché deliberatamente aveva deciso di affidare sé, le suore, e le sue opere, in modo assoluto e incondizionato (“cieco”, diranno loro) alla Provvidenza – che non le mancò mai.
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Anni fa, il cardinale di New York chiese che gli mandasse   delle sue suorine per curare i malati di Aids, abbandonati da tutti; la malattia faceva paura e aveva fatto il vuoto intorno a questi sciagurati, spesso omosessuali che erano stati ricchissimi; lei accorse con le suore, allestì in un magazzino dismesso del porto un ricovero, e cominciò a prendersi cura dei malati,lavarli, cambiarli, raccoglierne le padelle con le feci infette…. Il cardinale le disse: “Posso dare alle sue suore uno stipendio piccolo, 600 dollari al mese”. Lei: “Perché, non esiste la Provvidenza a New York?”, e rifiutò. Come si vide dopo, anche a New York la Provvidenza c’era.
Oltretutto, è strano che la frase “chi sono io per giudicare?” venga lodata dal mondo quando la dice Francesco a favore degli invertiti, e sia invece imputata a colpa a Teresa perché ricevette soldi da Duvalier; da qualche parte delle Scritture è detto che le elemosine coprono molti peccati… chi siete voi per giudicare?
Era bellissima
Era bellissima
Un’altra cosa dev’essere chiara: per principio, le offerte che lei e le sue vergini ricevevano ogni giorno, alla sera dovevano essere tutte spese. Nella cassa del convento non doveva rimanere niente nella notte. Non fu un problema nei venticinque anni in cui lei e le sue ragazze operarono, del tutto ignorate dal mondo, a curare morenti, togliere i pidocchi a bambini di strada, soccorrere famiglie affamate, salvare migliaia di neonati abbandonati, ridare dignità ai lebbrosi: la Provvidenza era quella che potevano dare gli abitanti di Calcutta, riso, verdure, qualche medicinale. Una volta in cui erano rimaste senza nulla con cui sfamare i loro orfani, per uno sciopero imprevisto le scuole di Calcutta rimasero chiuse e le suore si videro recapitare due camion di panini per la prima colazione, destinate alle mense scolastiche, dono del municipio.
Le cose cambiarono dal 1967, quando la BBC diffuse il primo reportage su d lei, opera del giornalista Malcolm Muggeridge, che l’aveva scoperta e si convertì al cattolicesimo dopo quell’inchiesta. Allora cominciarono a piovere donazioni milionarie da ricche personalità, sinceramente colpite, che volevano visitarla. Lei riceveva tutti nel suo ufficetto, ringraziava qualunque fosse la cifra; una volta fece alzare un imprenditore svizzero che le aveva appena staccato un assegno di un milione di franchi, perché era arrivata una coppia di fidanzati di Calcutta che aveva deciso di dare a lei le rupie messe da parte per la festa di nozze – grandi e costose feste in India, da cui dipende la considerazione sociale che si riscuote tra vicini e parenti – perché quelli, disse, faranno un matrimonio da poveri, quindi il loro sacrificio è maggiore di quello dello svizzero.
Del resto esortava: “Amatevi fino a farvi male; se non fa male, che amore è?”.
Anche quando riceveva un milione, a sera la cifra era tutta spesa. Non si tennero mai conti nel convento; la Madre riteneva che se obbligava  una delle sue suore – che avevano fatto il voto di servire i più poveri fra i poveri in castità, obbedienza e povertà – ad occuparsi di libri contabili, l’avrebbe obbligata a tradire la sua vocazione e avrebbe esso in pericolo la sua anima. “Dove sono finite quelle enormi somme?”, chiedono quelli di Montreal. Eppure la risposta è facile. E’ nei 600 conventi, ricoveri, orfanatrofi, città di lebbrosi che aprì in India, nei biglietti aerei per spedire 5 mila suore e 45o fratelli maschi nei quattro continenti e – da quando l’URSS è crollata- nei paesi dell’Est dove prima era vietato entrare; sempre a prendersi cura dei “più poveri dei poveri”. Anche solo a riordinare e pulire i monolocali dei vecchi sospettosi, a lavare i loro panni, a fare le serve ai miserabili – là preda di miserie di tipo nuovo unite a quelle di sempre.  Alcune delle sue suore che incontrai in India al funerale della Madre – belle, giovani polacche –    venivano dalla Russia. Continuavano il lavoro anche a Calcutta. “Ma per noi è essere in vacanza; qui togli i pidocchi ai bambini e loro ti sono grati. Nell’Est, i poveri sono anche cattivi”, dissero come un dato di fatto. I miserabili là avevano perso l’idea stessa che potesse esistere la bontà, non si fidavano, si chiudevano a riccio, spesso erano alcolizzati violenti, incapaci di riconoscenza. Ci voleva altro per scoraggiare quelle suorine, come si capiva dal loro intrepido sorriso.
Anche Bruce Chatwin volle vederla, seguirla nei suoi giri. Quel giorno avevano trovato un lebbroso abbandonato nella spazzatura di Calcutta; le piaghe delle mani e dei piedi, trascurate, s’erano riempite di grassi vermi, larve di moscone. Madre Teresa e le sue suore, con delle pinze e dei tamponi disinfettati, avevano cominciato ad estrarglieli. “Non lo farei per un milione di dollari”, scappò detto a Chatwin. “Nemmeno io”, rispose lei.  Lo faceva perché quel  lebbroso era il Cristo – quello che sulla croce rantola “Ho sete” –  che  lei aveva giurato di servire.
Ecco, questo era il suo rapporto col denaro. Chi siete voi per giudicare. Specialmente questo Hitchins, scelto come autorità esperta dai cosiddetti studiosi di Montreal; uno che ha scritto di sé. « Sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sé e per sé »
E’ proprio vero che siete disposti a credere a chiunque, a tutto, pur di non credere a Dio fra noi.
Io non ho avuto la fortuna di parlare con Madre Teresa; quando il giornale mi mandò a Calcutta, era già ricoverata, poi fu il funerale. Al funerale vennero le autorità internazionali. Ricordo il nostro presidente Oscar Luigi Scalfaro, durante la visita dell’orfanatrofio dei bambini abbandonati, il Nirmala Shisha Bahvan. Una suora prese un bambino dalle centinaia di culle e lo tese a Scalfaro; il nostro cattolicissimo presidente fece un salto indietro, sul volto gli si dipinse, oltre lo schifo, il terrore  vile di essere infettato. Dalla carità, evidentemente.
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Ovviamente direte che io (non Hitchins, che si è auto-dichiarato “ostile alla religione”) sono prevenuto a favore. Ebbene, è perché – oltre le altre opere di Madre Teresa – ho visto, a Calcutta, oltre la ferrovia, lo Shanti Nagar, la Città della Pace come l’aveva chiamata lei, insomma l’ospizio per i lebbrosi. In India, la maledizione della lebbra colpisce non solo il malato, ma la sua famiglia allargata. Ho visto anche l’ospedale dei lebbrosi di Mumbai, anche quello tenuto da suore italiane; un ospedale moderno, efficiente, che ricovera migliaia di lebbrosi nei vari stadi del male. La cosa sconvolgente è che attorno a questo edificio di vetro e cemento, s’è agglomerata uno slum enorme, un ghetto disperato delle madri, mogli, padri  e dei figli dei ricoverati; un agglomerato di stracci più che di capanne, con rigagnoli di liquami aperti – perché i familiari sono stati rifiutati dal loro villaggio, dai loro vicini. Ho visto mutare la faccia di un padre di famiglia a cui avevano diagnosticato il morbo di Hansen; perdeva tutto, la mendicità e l’umiliazione sarebbero state il suo destino, e lo sapeva.
Nello Shanti Nagar ho visto – credetelo o no –lebbrosi felici.
No, non è un ospedale quello che Madre Teresa ha voluto per loro. E’ una piccola città autosufficiente, dove i lebbrosi lavorano e vivono come vogliono. Sono loro che tessono – con le loro mani senza dita – i sari delle suore di Madre Teresa, di quella cotonina bianca con la striscia azzurrina; fabbricano le stampelle e le protesi per i lebbrosi come loro; è il loro incarico, e con questo hanno avuta restituita la loro dignità  di esseri umani, non mostri da cui fuggire.
Sono i lebbrosi stessi a produrre il loro cibo, coltivando i loro orti. Nello Shanti Nagar ho visto tanti fiori e piante; e  due piscine, due laghetti rettangolari belli e limpidi: uno per allevare le anatre, l’altro un vivaio per le carpe e le tinche.   Questi due ponds erano onnipresenti nei villaggi indiani, da millenni; servivano, diciamo, a fornire l’apporto proteico.  Erano esattamente quelli che Gandhi avrebbe voluto per tutta l’India liberata: non una grande potenza, senza industrie moderne, ma piena di villaggi autosufficienti, ciascuno con le sue due piscine, i suoi telai e le sue capanne familiari – swadeshi, autosufficienza, autarchia a misura umana. Morto Gandhi, il progetto è stato abbandonato; realizzato veramente, non fu mai. Sopravvive solo grazie a Madre Teresa, nella Città della Pace. Era possibile. Lo è ancora e sempre. Madre Teresa ha dato a Gandhi ciò che a Gandhi mancava, ne ha completato l’opera.
Chi siete voi per giudicare, scemi  di Montreal.

Giulietto Chiesa "A tutto campo" - Quale futuro per l'Unione Europea?

giovedì 3 marzo 2016

Speranza in St. Andrea. Inteso come faglia

Speranza in St. Andrea. Inteso come faglia

Da qualche giorno, uno spesso strato di Monossido di Carbonio – una coltre, dicono gli osservatori – staziona sull’intera California, specie sulle faglie di Cascadia e Sant’Andrea. L’anomalia è segnalata anche dai metereologi dello US National Weather Service, che tengono sotto controllo in tempo reale le correnti oceaniche, i venti ed anche le concentrazioni chimiche nell’atmosfera.
Ramesh Singh
Ramesh Singh
Si dà il caso che il geofisico Ramesh Singh sia diventato famoso tra i colleghi per aver scoperto che una concentrazione anomala di CO nell’aria è un segno precursore di un imminente terremoto (a qualche giorno di distanza). Il professore ne raggiunse la prova nel 2001, quando il Gujarat (India occidentale) fu colpito da un sisma di magnitudo 7,6, che fece 20 mila morti. Una settimana prima il 19 gennaio, l’aria si arricchì di monossido, perché – dice la teoria – il gas viene spremuto fuori dalla terra dal crescere di pressione che “influenza il regime idrologico attorno all’epicentro”. Il 26 gennaio avvenne il tragico sisma, e subito il CO si abbassò.
Grazie alla sua scoperta adesso Singh è al Dipartimento di fisica della Chapman University in California, a capo di un progetto, finanziato da India, Francia ed Usa, che   appunto tiene d’occhio i livelli di monossido anche grazie a un satellite specializzato.
La concentrazione attualmente rilevata sulla California è assolutamente anomala e rilevante, come mostra questo sito :
Come si sa, la faglia di Sant’Andrea è una frattura geologica, che percorre la California per 1300 chilometri, e rende la zona altamente soggetta a violentissimi terremoti. Da anni si teme e si aspetta qui “the Big One”, quello grosso, che può devastare Los Angeles e San Francisco.

Come ho spesso ricordato in questo sito, la mistica stigmatizzata Teresa Neumann, morta nel 1962, interrogata da un soldato americano delle forze d’occupazione in Germania se gli Usa sarebbero stati in guerra contro l’URSS; rispose di no; ma che gli Stati Uniti “verso la fine del secolo” sarebbero stati rovinati economicamente da catastrofi naturali. E’ la stessa Neumann che previde l’instaurazione nel mondo di quella che chiamò “l’età di Caino”: “… la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino”. Fino al 2017, dunque. Questa età sarà caratterizzata da “l’ignoranza, il disprezzo per la cultura, l’arroganza, la superbia, la violenza, il materialismo”. vedo rovesciare sulla terra una cesta piena di serpenti, che strisciano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto” (…) “ ho visto l’asino dettare legge al leone… In quel tempo, troppi leoni avranno il cuore dell’asino e si lasceranno trarre in inganno”. 

Santa Teresa Neumann
Santa Teresa Neumann
La foto dell’epoca è piuttosto fedele, penso che la  possiate riconoscere.
C’è chi ha fatto notare che il 1997 è l’anno di fondazione del Project fora New American Century (PNAC), il pensatoio da cui uscirono i consiglieri  eviceministri di Bush jr., Cheney, Wolfowitz, Rumsfeld, e i promotori della guerra senza fine.
Ora, the Big One sarà una tragedia spaventosa, che però occuperà l’America sui fatti suoi, invece che spargere nel mondo le guerre per Sion. Se questo accadesse, per esempio, l’ISIS perderebbe il suo più forte sostenitore, Kiev e i baltici l’istigatore delle loro paure, Israele avrebbe un sostenitore dei suoi delitti e delle sue trame indebolito, il capitalismo terminale globale potrebbe subire una battuta d’arresto. Chissà