giovedì 7 maggio 2015

Piano Xylella per devastare l’economia di sopravvivenza del sud

Sit-in in Procura a Lecce per fermare il mostruoso piano anti-xylella
Giovedì 16 aprile 2015 ore 11,00
Tutti sotto la Procura di Lecce per chiedere di fermare ruspe e motoseghe e si accerti tutte le responsabilità di questa mostruosa vicenda che vuole il Salento e i suoi millenari ulivi e ogni specie vegetale e d'insetto cancellati per sempre compiendo un vero e proprio BIOCIDIO senza il minimo scrupolo!
Si smascheri questa gigantesca Frode !!!
I cittadini del Salento si raccolgono attorno alla Procura della Repubblica per chiedere il ripristino di quello stato di legalità che la maxi-frode biocida della “Xylella” e il folle piano su di essa costruito hanno nei fatti sospeso portando il Salento tutto in un baratro, mettendo in ginocchio l'intera economia non solo agricola ma anche turistica etc., ed comportando uno stato di agitazione sociale inevitabile che vede in questo momento centinaia e centinaia di cittadini presidiare le campagne di giorno e di notte a difesa dei vitali olivi e dell'ecosistema tutto dai “raid”assassina-olivi e per le velenifere chimicizzazioni.
Si sta chiedendo pertanto:
- un intervento urgente della Procura di Lecce e non solo per sequestrare i cantieri volti al taglio degli alberi d’olivo a Oria, a Veglie, come in altri paesi del Salento, (Leggi a tutela degli olivi: LEGGE dello Stato 14 febbraio 1951, n. 144; LEGGE REGIONALE 4 giugno 2007, n. 14 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia”; Legge dello Stato 14 gennaio 2013, n. 10 in particolare "Disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale”);
- così il sequestro dei cantieri per il taglio della flora spontanea lungo i canali, fossi, strade, nelle aree verdi, (atti questi che calpestano la Direttiva Habitat 92/43/CEE; Rete Natura 2000; United Nations Conference on Environment and Development - UNCED, conferenza internazionale di Rio de Janeiro - del 1992 per la difesa della biodiversità ratificata dall’Italia; tra i principi fondanti della Carta Costituzionale italiana l’articolo 9 che afferma che la Repubblica tutela il Paesaggio);
- il divieto di irrorazione di insetticidi, pesticidi e erbicidi in nome della Xylella,(ciò in violazione dell'articolo 32 della Costituzione italiana che prevede la tutela della Salute dei cittadini; i principi di Precauzione e Prevenzione sanciti dalla Costituzione Europea; la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo);
- di impedire la distruzione delle piante bloccate ingiustamente all’interno dei vivai, nonostante esse siano completamente sane e del tutto prive di Xylella come risultato dalle analisi. Un’assurdità la loro distruzione prevista nel piano anti-xylella, come i divieti dei reimpianti in Salento delle innumerevoli piante olivi, mandorli, rosmarino, alaterno, acacia, oleandri, albicocco, pesco, pruno, malva, …, punti assurdi che chiediamo alla Magistratura di approfondire come sia stato possibile inserire all’interno di atti e decreti pubblici.
In questo momento in cui è evidente che le istituzioni hanno smarrito la luce della Ragione chiediamo alla Magistratura di riportare razionalità, logicità, legalità, scientificità e, soprattutto, moralità nella nostra terra che è stata messa assolutamente in ginocchio non dal batterio, ma da quanto da taluni è stato mostruosamente costruito intorno ad esso.
Jura novit curia
Questo sit-in urgente e spontaneo all'indomani degli iniqui eccidi di olivi verdissimi e in fiore ad Oria (Br) dove gli esecutori di questa pura follia hanno dirottato la loro azione su alcuni grandi alberi all'interno di un campo recintato per neutralizzare il cordone pacifista di tantissime persone presente in loco, e giunte da ogni dove, a difesa di quei “nonni verdi”. Un “raid” che ha portato alla morte di alcuni grandi olivi e dove le operazioni di massacro sono state compiute in pochi minuti barbaramente, ovviamente, senza alcuna profilassi fitosanitaria, a ulteriore conferma di quanto tutta sia una messa in scena mediatica strumentale, non a caso erano state convocate in loco le televisione di mezzo mondo, e a dimostrazione ancora del pressappochismo di tutta questa intollerabile operazione, senza il rispetto di alcuna norma di sicurezza per gli stessi operatori taglialegna che hanno rischiato, come si apprende dalla stampa, di essere schiacciati dagli enormi rami che gli stessi stavano martirizzando a colpi di motoseghe.
Nel principio del “da mihi fatum dabo tibi jus”
Il sit-in è volto a richiedere l’intervento urgente da parte della Magistratura al fine di fermare e sequestrare i cantieri per eradicazione di olivi, biocidio di flora spontanea, e non, irrorazione di insetticidi, pesticidi e erbicidi, distruzione delle piante sane presenti nei vivai, al fine di impedire danni al patrimonio pubblico e privato, nel frattempo che le indagini proseguono, al fine di individuare le colpe che stanno portando a un tale pandemonio costruito intorno al microrganismo “xylella”, in un assurdo procurato allarme e con danno di immagine incalcolabile al territorio salentino e pugliese tutto con un’inevitabile conseguente agitazione della popolazione che tenta di reagire per difendersi da questo vero e proprio cataclisma istituzionale.
Tanti esposti sono stati già precedentemente depositati in Procura a Lecce da innumerevoli cittadini e associazioni-comitati in merito alla questione “Xylella” e agli innumerevoli punti poco chiari che stanno ammantando l’intera vicenda, sottolineando la sproporzione e inammissibilità di numerosi dei punti contenuti nel piano anti-xylella, in particolare:
- eradicazioni di olivi, nonostante il fatto che ovunque gli alberi colpiti da sintomatologia di secco di alcuni rami abbiano dimostrato grandi capacità di ripresa e rivegetazione con ritorno a una piena produttività;
- uso di pericolosi pesticidi per la salute umana e di ogni essere vivente, che, come segnalato in numerosi comunicati della LILT (Lega Italiana Lotta contro il Tumori) e di ISDE (Medici per l’Ambiente) - vedi allegati -, ucciderebbero insetti utilissimi come le api scompensando completamente il nostro ecosistema e con la ratio, inammissibile, di cancellare una specie dell’entomofauna salentina quale il cicadellide Philaenus spumarius vivente nel Salento da ben prima dell’arrivo dell’uomo, che, terroristicamente, è additato come responsabile della sintomatologia che in realtà tanti studi dimostrano essere prioritariamente collegata ad altri fattori diversi dal batterio xylella di cui il cicadellide viene considerato vettore in Salento sulla base di studi incerti e non corroborati e avvalorati da controverifiche in seno alla comunità scientifica come vettore;
- paradossale immorale cancellazione della flora spontanea, e non, lungo i margini di strade canali e fossi, margini poderali e aree verdi, pubbliche e private, con la cancellazione di ben oltre 100 specie vegetali sol perché potenziali ospiti per xylella, e diserbo dell’intera flora nelle aree agricole e naturali anche con l’uso del fuoco sempre nell’ottica di cancellare l’habitat della xylella e del suo “additato” vettore, il cicadellide Philaenus spumarius (volgarmente detto ‘sputacchina media’), come se dopo la fuga di un leone da uno zoo, anziché dargli la caccia per ricatturarlo, si mettesse fuoco all’intera foresta in cui si fosse eventualmente rifugiato.
Si fa qui notare come tale cancellazione ovunque della flora spontanea è un atto di desertificazione artificiale che troviamo paradossale dover pure evidenziare per la sua criminosità adducendo a tal fine norme e leggi poiché si tratta della cancellazione-assassinio dell’ecosistema di un intero territorio alla tutela del quale esistono migliaia di leggi e convenzioni internazionali, europee, nazionali e regionali, come ovvio datochè alla base del Diritto vi è la tutela della vita delle persone, e tale tutela è imprescindibile dalla tutela dell’ecosistema in cui gli uomini vivono, quell’ecosistema che questi assurdi biocidi mirano a cancellare, distruggere e avvelenare. Si sottolinea qui proprio a dimostrazione delle contraddizioni e follie del piano anti-xylella come la cancellazione di tale flora equivale alla cancellazione della nidificazione degli uccelli insettivori che hanno il loro nido tra arbusti e alberi, la cui distruzione comporterebbe la decrescita della popolazione di tali uccelli con conseguente esplosione di quelli insetti proprio autoctoni come la Zeuzera pyrina, rodilegno giallo, che si sa essere con certezza una delle principali cause del CoDiRO (il nome dato recentemente alla sintomatologia degli ulivi che presentano disseccamenti di alcuni rami intono alla quale è stata costruita questa assurda frode della 'Xylella'). Proprio l’incuria nei confronti degli oliveti dove sono venute meno le antiche pratiche che vedevano dei contadini specializzati cercare i buchi nel tronco causati dalla Zeuzera e nei quali tali esperti coltivatori inserivano un filo di metallo, detto “u zippu”, per uccidere tali bruchi, sono alla base della manifestazione del CoDiRO, infatti, da tali fori-ferite del legno si propagano quei funghi che insieme alla Zeuzera portano al disseccamento dei rami. Pertanto è doveroso qui evidenziare come quelle potature drastiche, che sono state previste e consigliate per combattere la Xylella, in realtà hanno favorito e favoriscono, come si nota sul campo, la propagazione delle infezioni fungine che, come si sa, si propagano per via di spore e che sono favorite dalle ferite dei tronchi non opportunamente protette e disinfettate e/o provocate da strumenti non adeguatamente sterilizzati. Così anche l’aver permesso l’asporto della legna secca, dicendo che la Xylella nella legna secca muore e non è elemento di ulteriore contaminazione perché non sporigena, in realtà ha favorito e favorisce la propagazione contaminante delle infezioni fungine, poiché i funghi-muffe, invece, hanno la capacità di propagarsi per via di spore; si crea, pertanto, un circolo vizioso che, nel mentre si pensa di combattere la xylella, alla quale ingiustamente si cerca di attribuire il CoDiRO, favorisce la diffusione di quei funghi che il CoDiRO invece causano. Così vedendo i sintomi di CoDiRO, si dice che è xylella in un circolo vizioso assolutamente assurdo e deleterio!
Che siano tali funghi responsabili del CoDiRO lo dimostra anche il fatto che sono gli stessi funghi che causano il mal dell’esca della vite, cosiddetto perché il legno dei tralci diventa poroso e spugnoso ottima esca per il fuoco, infatti tanti contadini che hanno tagliato tronchi di alberi di olivo affetti da CoDiRO hanno osservato questa singolare spugnosità del legno dei tronchi. Nel mal dell’esca le tossine prodotte dai funghi e trasportate dalla linfa tramite i vasi verso le foglie determinano insieme all'ostruzione dei vasi stessi e conseguente riduzione dei flussi linfatici, la decolorazione delle foglie e loro disseccamento, lo stesso fenomeno di “bruscatura” delle foglie dei rami di olivo colpiti da CoDiRO!
È inoltre grave che si presenti come un’epidemia pandemica assolutamente mai verificatesi con tale estensione quella del CoDiRO, termine di neoconiatura, quando la scienza agronomica salentina ci dice che proprio in maniera endemica gli olivi salentini a distanza di molti decenni presentano cicliche pandemie che poi naturalmente superano, come dimostra l’esistenza di tantissimi olivi plurisecolari perfettamente vegeti e produttivi in tutto il Salento, tale sintomatologia degli alberi era chiamata “la Brusca” proprio a causa della medesima sintomatologia di bruscatura delle foglie dei rami colpiti disseccati. Ne trattò ampiamente l’agronomo fisiocratico di Martano (Le) del ‘700 Cosimo Moschettini, che ne dedicò ad esso un intero libro (vedi allegati). Oltre che nel ‘700 di cui abbiamo nota nella letteratura scientifica la brusca si ripresentò in maniera estesa negli uliveti salentini tra ‘800 e ‘900. (vi alleghiamo alcuni estratti del Cosimo Moschettini).
Sarebbe anche interessante approfondire come sia possibile che nel CoDiRO, dove “Co-” sta per “Complesso”, funghi-muffe e batterio Xylella dovrebbero collaborare insieme nell'attacco disseccante ai rami, quando solitamente proprio i funghi-muffe (questi sempre presenti negli olivi colpiti da CoDiRO) emettono notoriamente sostanze antibiotiche atte ad uccidere, o inibire, proprio la crescita dei batteri per accaparrarsi risorse alimentari e spazi, che in questo caso sono rappresentati dai medesimi vasi degli alberi. Non è forse un caso se, per metterci dentro al CoDiRO la Xylella, si sente dire spesso, e si legge nelle relazioni ufficiali e/o presentate come “scientifiche”, che al più la Xylella potrebbe essere un co-fattore del CoDiRO, ma non certamente la causa prima (da attribuirsi a Zeuzera e funghi – immancabile nella sezione dei grossi tronchi disseccati tagliati il foro o i fori macroscopici scavati dal bruco delle Zeuzera che è una falena, farfalla notturna, è la macchia alone legata ai funghi propagatisi nel legno a partire dal foro della Zeuzera), inoltre la Xylella non compare su tutti gli alberi colpiti da CoDiRO a differenza dei funghi, e ad essa guarda caso poi si cerca di attribuire eziologie e sintomatologie che sono le stesse e ben note di quelle del mal dell'esca dovute ai funghi. Ulteriori elementi questi a definizione di un quadro traballante scientificamente, ma sul quale è stato costruito lo stato assurdo e drammatico di cose che il Salento sta patendo a causa di questa frode.
Né si è mai data la giusta importanza all'indebolimento dell'ecosistema olivicolo dovuto all'uso di fertilizzanti chimici, pesticidi e erbicidi chimici, come alla scomparsa di uccelli insettivori, come il Torcicollo (Jynx torquilla), una sorta di picchio degli olivi chiamato nel dialetto salentino Trancoddhu che fa il nido nei tronchi cavi di olivo e che è, con la sua lunghissima lingua con cui cattura nei buchi del legno i bruchi xilofagi (mangiatori di legno), un grandissimo ripulitore degli uliveti dalla Zeuzera; nessuna indagine su eventuali cali della popolazione di questo uccello si son mai fatti come invece sarebbe il caso, cali forse dovuti ai pesticidi o alla pressione venatoria; un uccello insettivoro questo la cui scomparsa da sola può avere enormemente favorito la diffusione pertanto proprio del CoDiRO.
Ragionare in questi termini agroecologici è quello di cui tutti abbiamo bisogno mentre assistiamo a scelte imposte da una politica assurda e suicida nel verso proprio di quell'agrochimica e di quei biocidi forsennati che sono le cause prime e vere, insieme ad una agricoltura orientata nel verso dell'industrializzazione, che hanno favorito quel problema, il CoDiRO, oggi così assurdamente strumentalizzato in questa frode!
Gravissimo che sia stato eseguito quel “raid” taglialegno ad Oria e minacciati altri interventi simili nelle scorse ore nelle aree del nord della provincia di Lecce, nonostante le illegittimità che hanno portato il TAR Lecce a sospendere alcuni tagli di olivi che erano stati previsti in seno al piano anti-xylella nel feudo di Oria a seguito del ricorso effettuato dai proprietari di quegli olivi, ricorso oggi trasferito dal TAR Lecce al TAR Lazio, in merito ai quali provvedimenti riportiamo queste note diffuse sulla stampa dagli avvocati che stanno seguendo quei ricorsi per conto dei proprietari:
“Auspichiamo a questo punto un tavolo tecnico che possa tenere conto delle evidenze scientifiche depositate in atti e soprattutto dell’ultimo parere scientifico dell’Efsa (del gennaio 2015 e quindi successivo alla decisione della Commissione europea 23/7/2014 e allo stesso decreto ministeriale 277/2014) e dal quale risulta che la pratica delle eradicazione degli alberi non ha dato i frutti sperati quanto alla eliminazione della Xylella fastidiosa nel mondo e pertanto così sarebbe anche in Salento.”
Precedenti storici che suggeriscono, nell’eventualità che si dimostrasse la effettiva presenza di Xylella nel Salento, la necessità di attuare strategie di coesistenza con il batterio, e anche laddove dovesse essere causa di danni per le piante, (sempre che si dimostrasse che tale batterio non sia già endemico, qui da sempre e in maniera asintomatica, dunque assolutamente non pericoloso), punti tutti oscuri di questa “strana vicenda”.
Facciamo poi notare che, se tale batterio fosse giunto in Salento prima del 2000, prima cioè che fosse inserito tra i patogeni da “quarantena” a livello europeo, non avremmo dovuto assistere ad una tale enorme mobilitazione civica che ha portato già 20.000 persone nella manifestazione nel giorno della Domenica delle Palme, in piazza a Lecce, la già definita e storica pacifista “Rivoluzione dei Ramoscelli d’Olivo”, a chiedere di fermare senza “se” e senza “ma”, questo assurdo piano anti-xylella; e suscita domande il fatto che nonostante ormai secoli di continui traffici commercialitra Europa e America il batterio abbia scelto di giungere in Salento proprio dopo la sua collocazione nella lista dei patogeni da quarantena a livello europeo, batterio detto “fastidioso” proprio perché sarebbe difficile da diagnosticare e sul quale forse proprio per questo e sulla sua capacità di vivere su più piante alcune multinazionali hanno impostato strategie (vedi Brasile) per affermare le loro piante brevettate anche OGM presentate come “resistenti” ad un batterio che forse solo loro hanno la “tecnologia” per vedere! Non bisogna allora marginalizzare l’acume popolare che a questa xylella salentina ha attribuito i termini di ora “fantomatica”, ora “vantaggiosa” per alcuni.
Da più parti ormai si parla sui media nazionali e internazionali di “frode della xylella”, come anche di interessi “agro-mafiosi” in merito a quanto sta accadendo intorno alla faccenda xylella in Salento e Puglia, guarda caso con un piano che sembra essere stato programmato per scattare proprio nei mesi in cui a Milano si è in procinto di inaugurare l’Expo 2015 sul cibo e l’alimentazione, contestatissima manifestazione internazionale, poiché vede da protagoniste la forte presenza delle multinazionali degli OGM e dei pesticidi. (Non è un caso forse che in alcuni recenti convegni delle associazioni di categoria agricole hanno vistoi loro responsabili locali salentini dichiarare “porteremo la questione xylella all’Expo 2015”. E forse non è un caso che proprio quei soggetti che da diverso tempo stanno chiedendo all'Expo di aprire le porte alle multinazionali o che sono protagonisti di Expo abbiano parlato della necessità di aprire in Italia la ricerca alle bio-tecnologie per gli OGM, anche nel verso proprio della produzione di olivi OGM “resistenti” a Xylella; “imprenditori”, “ricercatori” e “accademici” comparsi più volte sulla scena della questione xylella in Salento). Motivo per cui serpeggia sempre più nell’opinione pubblica, come si legge in rete, l’idea che quella della xylella sia la prima falsa grande “carestia mediatica” costruita con il cavallo di troia della xylella, fantomatico e agro-terroristico, per indicare sotto i riflettori dell’Expo nella ricerca OGM, nelle piante brevettate e negli organismi geneticamente modificati, la soluzione a un falso problema, (facendo così aprire all’Italia, che ha da sempre chiuso le porte agli OGM, le porte a questi), che invece cittadini e agricoltori salentini, quelli in particolare che hanno detto No per scelta etica ai pesticidi, stanno dimostrando essere un problema facilmente superabile con il ritorno ai metodi della tradizione, adoperati adesso anche da altri contadini i cui oliveti erano stati colpiti da CoDiRO: potature minime delle parti colpite, (non quelle aggressive che invece il CoDiRO lo favoriscono), poltiglia bordolese contro gli attacchi fungini, alberi che rinascono rigermogliano e tornano produttivi in breve tempo. Non meraviglia pertanto che questi bravi operosi contadini siano additati sulla stampa denigratoriamente come santoni questi salvifici contadini che stanno smascherando la truffa, da quanti invece difendono, per ragioni poco chiare, un piano anti-xylella talmente efferato. Di fronte a un'Italia che dice No agli OGM, il tentativo di mistificare la realtà, esasperare contadini e altri operatori presentando come unica speranza per avere un futuro proprio gli OGM, cosìcché fossero i cittadini a richiedere al Governo di aprire le porte al business delle multinazionali. Un piano, riportiamo dalle ricostruzioni molto interessanti che circolano in rete, ancorato poi nei business speculativi locali legati alle biomasse facili, da distruzione degli alberi, (lucro sul legno per produrre remunerativa energia elettrica iperincentivata dalle nostre bollette, nelle centrali a combustione di biomasse), e alla liberazione di suolo per varie speculazioni cementizie o di altro genere sempre consuma-suolo (che da sempre vedono uno ostacolo nella presenza degli olivi e nei vincoli ad essi correlati – leggi e vincoli a loro tutela non a caso forse in Puglia demoliti da sospetti emendamenti), in più facendo giungere tanti fondi pubblici per la “emergenza” e “calamità” accresciute mediaticamente da gestire ed introitare in vario modo costruendo clientele politiche e con la scusa della falsa ricerca, il solito strumento subdolo dell'emergenzialismo in questo caso addirittura per poter sospendere diritti di libertà e salute come di tutela dei beni privati potendo persino accedere a poteri speciali e all'uso di forze militari per interventi coatti contro i cittadini.
E' da notare che il Salento è un tripudio di alberi verdi e sanissimi di olivo ovunque e con gli uliveti in ripresa, dalle radici quando non anche dai tronchi, pure quelli del gallipolino che sono stati i più colpiti dal CoDiRO. Per cui è sospetto che ci siano intere classi di dirigenti, istituti di ricerca non salentini e associazioni di categoria che stiano, invece, negando tale realtà con un bombardamento mediatico a livello nazionale e internazionale che sta affossando l’immagine del Salento e dell’intera Puglia con un assurdo procurato allarme che ha portato già la Francia e l’Algeria e regioni italiane, come la Sardegna, a tentare di chiudere le loro frontiere a numerosi prodotti agricoli e vivaistici pugliesi.

Le Torri dell’Himalaya

Le Torri dell’Himalaya (note anche come Torri di pietra a forma di stella) sono una serie di torri situate per lo più in Kham, una provincia antica del Tibet, e in Sichuan, Cina.

Le torri possono trovarsi sia in prossimità dei centri abitati che nelle regioni disabitate. La pianta di molte di queste strutture, che possono superare i 60 metri d’altezza, è a forma di stella, oppure avere un perimetro rigorosamente rettangolare. Chi le ha costruite? Quando? E soprattutto, perché?
Le Torri a stella dell'Himalaya
Nel 1982, l’esploratore francese Michel Peissel era impegnato in una spedizione in Tibet, quando notò per la prima volta una serie di alte e misteriose torri di pietra a forma di stella che puntellavano le valli himalayane lungo il confine cinese. Purtroppo, Peissel fu costretto ad interrompere la sua spedizione a causa di un incidente che gli provocò la frattura di entrambe le gambe, impedendogli di approfondire la sua scoperta.
Molti anni più tardi, nel 1998, un’amica di Peissel, Frederique Darragon era in procinto di recarsi in Tibet per una ricerca sul leopardo delle nevi. Peissel le disse di essere sicuro di aver visto le torri, chiedendole di confermare la sua scoperta.
Frederique seguì le indicazioni di Peissel, riuscendo a trovare le torri e rimanendo così affascinata da queste che decise di abbandonare il progetto sul leopardo delle nevi per concentrarsi esclusivamente sulle torri. Il suo obiettivo era chiaro: tracciare tutte le torri della regione e scoprire la loro storia.
Come racconta The Wall Street Journal, la Darragon trascorse diversi mesi all’anno viaggiando in solitaria attraverso la Cina, spesso a piedi e in zone che ancora oggi sono raramente visitate dagli occidentali.
Dopo tre anni di ricerche, finalmente la Darragon individuò le prime torri, mentre si trovava nei pressi di Danba.
 
“Quando ho capito che né gli occidentali né i cinesi avevano studiato le torri e che praticamente non si sapeva nulla di esse, non ho potuto resistere e ho cominciato a cercare di risolvere il loro mistero”
scrive l’esploratrice in un resoconto pubblicato sul Journal of Cambridge Studies nel 2009.
Le Torri dell'Himalaya Sezioni trasversali
Torri sezioni trasversali by Frederique Darragon
Un avvincente documentario trasmesso da Discovery Channel, diretto e narrato da Micheal Peissel, mostra tutto ciò che la ricerca della Darragon ha portato alla luce.
Le torri, straordinarie per la loro architettura e il loro impatto sul paesaggio himalayano, sono alte in alcuni casi più di 60 metri e sono state costruite tra i 600 e i 1000 anni fa.Le Torri a stella dell'Himalaya2Alcune di esse sono state inglobate in villaggi contadini; altre, invece si trovano in luoghi isolati anche a 3 mila metri di altitudine. Alcune torri sono state attualmente convertite in ricoveri per yak e pony, ma la maggior parte di esse è rimasta vuota. Le torri punteggiano quattro regioni (Qiangtang, Gyalrong, Miniak e Kongpo), coprendo un’area complessiva simile al Texas.
Le Torri a stella dell'Himalaya3
Le domande che assillano i ricercatori sono almeno due: chi le ha costruite e qual era il loro scopo originario?
Peissel e Darragon hanno cercato di dare risposta a queste domande sfuggenti, ma il problema principale è che mancano fonti scritte. Infatti, le tribù che hanno vissuto nella regione per secoli parlano dialetti diversi e non hanno lingue scritte.
 
“La gente di una valle non è in grado di comunicare con le persone della valle vicina!”
spiega la Darragon.
Le Torri a stella dell'Himalaya4Tuttavia, nel corso dello studio, la Darragon ha fatto diverse scoperte sorprendenti. Alcune delle torri sono alte come i moderni edifici di 15 piani e sono in grado di resistere a violenti terremoti grazie alla loro particolare pianta a forma di stella, un dispositivo antisismico emulato anche dagli abitanti del posto per costruire le loro case.
Inoltre, l’esploratrice ha scoperto che molti dei villaggi in cui si trovano le torri portano gli stessi nomi dei 18 regni descritti in alcune leggende ancestrali del luogo. Comunque, il materiale storico e tradizionale è davvero esiguo per avanzare ipotesi sul loro scopo originario.
Darragon, con l’aiuto di altri ricercatori, ha istituito una fondazione in Cina con lo scopo di raccogliere fondi per lo studio delle torri. Inoltre, sta lavorando perché questi monumenti possano essere inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
 
“Le torri sono l’unica prova dell’esistenza di culture raffinate in queste terre molto lontane, e sono destinate a diventare un’attrazione turistica”
dice la Darragon.
 
“Ma abbiamo bisogno di proteggerle in modo che la gente del posto ne possa beneficiare”.
D’altronde, le torri potrebbero essere ancora in piedi tra 1000 anni…