venerdì 27 dicembre 2013

Regalo di Natale di Letta agli italiani: 2,1 miliardi di tasse in più nel 2014


Il Bildeberger Letta ha promesso la fine dell’austerity ma nello stesso ha aumentato le tasse per oltre 2 miliardi di euro su un’economia reale già in agonia. O è un dissociato mentale o è il solito politicante. Di certo, questo “modus tassandi” stritola l’economia e consegna l’Italia all’abbraccio mortale del MES, il trattato firmato durante il governo Monti (un altro Bildeberger) che consente a un istituto sovranazionale di controllare le nazione in cambio di un prestito. Tale potere dispositivo del MES sulla politica economica degli Stati debitori avviene al di fuori di ogni controllo democratico e non è soggetto a nessun tribunale poichè gode dell’immunità giudiziaria (ovvero dell’impunità assoluta). Il vero scopo dell’austerity non è il risanamento dei conti pubblici (l’aumento dell’IVA al 23% ha prodotto meno entrate per il fisco) perchè diminuendo il potere d’acquisto delle famiglie, la produzione agricola e industriale si contrae generando licenziamenti, povertà e scarsi rendimenti per lo stato. Il vero scopo dell’austerity è il fallimento degli stati perchè gli architetti della globalizzazione (l’elite finanziaria internazionale che ha creato il Bildeberg e manovra le sue marionette) vogliono appropriarsi dei loro beni pubblici, gli unici che fino ad ora erano stati esclusi dal mercato e dal controllo privato.  Il popolo farà in tempo ad accorgersene prima che anche l’acqua pubblica finisca all’asta dei poteri forti?  
segue l’articolo di Raffaello Binelli:

Da Palazzo Madama via libera definitivo alla manovra varata dal Governo: i sì sono stati 167, i no 110. Dalle tasse che aumentano al lavoro che non c’è, quello di Letta è il Governo degli impegni non rispettati. Matteoli (Fi): “Letta è come Houdini, prova a illudere gli italiani”. Romani (Fi): “Prende in giro tutti”


L’aula del Senato ha detto sì alla fiducia posta dal Governo sulla legge di Stabilità con 167 voti favorevoli. Sono stati 110 i voti contrari (Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà e Lega).
via libera anche al ddl bilancio, con 158 voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto. L’opposizione al momento delle votazioni ha lasciato l’assemblea.
Con il sì del Senato in terza lettura, la manovra economica per il 2014 (che comprende il ddl stabilità e il ddl bilancio) diventa legge.
Dopo tante chiacchiere il governo rifila un panettone decisamente amaro agli italiani. Fatto soprattutto di tasse, tagli alla spesa sulla carta e promesse, tante promesse per il futuro (vedi l’abolizione delle province e la nuova spending review). Intanto la seconda rata dell’Imu è scattata e il governo non è riuscito a evitare l’aumento dell’Iva. Ma torniamo alle tasse: aumenteranno di 2,1 miliardi. E’ questo il saldo previsto dalla Legge di Stabilità, tra entrate che vengono aumentate (8,2 miliardi) e quelle che, invece, vengono tagliate (6,1 miliardi). Complessivamente la manovra vale 14,7 miliardi nel 2014, di cui 12,2 miliardi di coperture e circa 2,5 miliardi di interventi a deficit. Il provvedimento determina il prossimo anno un aumento netto delle entrate, quindi del prelievo fiscale e contributivo, pari a 2,1 miliardi nel 2014, a circa 600 milioni nel 2015 e a 1,9 miliardi nel 2016. Le misure sulla casa invece dovrebbero comportare parità di gettito, con un peso equivalente Imu-Tasi pari a oltre 3,7 miliardi. E pensare che il governo era nato per ridurre la pressione fiscale e “non far pagare i soliti noti”.
Quella varata dal Governo e ratificata dal Parlamento appare una manovra sbilanciata: il 67% delle coperture per il 2014 viene da maggiori entrate, per scendere al 59% nel 2015 e nel 2016. Il prelievo fiscale e contributivo aumenta: come dicevamo di 2,1 miliardi nel 2014, di 600 milioni nel 2015 e di 1,9 miliardi nel 2016. A fornire i calcoli definitivi, dopo l’iter parlamentare, è stato il relatore Giorgio Santini (Pd), nel suo intervento in aula a Palazzo Madama. Bontà sua il relatore parla in termini positivi della manovra, dicendo che “indubitabilmente con questa legge di stabilità si avvia in Italia, dopo molti anni, una riduzione della pressione fiscale”. Poi però si fa subito l’esame di coscienza e ammette: “Lo si fa non nella misura che si poteva auspicare e che servirebbe a colmare il grave disagio che vivono le famiglie, le comunità e le imprese”.
“Non so se preso dal clima natalizio, che gli ha dato una spinta all’eccessivo ottimismo, o se diventato per due ore un novello Houdini, Letta oggi ha provato a illudere gli italiani. Ha dipinto il 2014 come l’anno della ripresa, della crescita, dei posti di lavoro, delle riforme, della diminuzione delle tasse, della ritrovata concordia nazionale”. Lo dichiaraAltero Matteoli (Fi-Pdl). “Molte di queste mirabolanti realizzazioni -aggiunge- si dovrebbero attuare addirittura tra gennaio e febbraio, durante i quali si discuterà di legge elettorale, di riforme costituzionali, di Bossi-Fini, del mercato del lavoro, di delega fiscale e chi ne ha più ne metta. Auguri Presidente! Purtroppo per gli italiani – conclude il senatore – la realtà è ben diversa. Se poi il governo, anche a gennaio proseguirà con l’improntitudine che ha caratterizzato l’approvazione della Legge di Stabilità, del decreto salva Roma, solo per fare due esempi significativi, la sua fine è scontata”.
“Il disegno di legge di stabilità – dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani – è il provvedimento che per primo ci ha convinti a non concedere la fiducia al governo e che conferma tutte le buone ragioni che avevamo per lasciare questa maggioranza: nessuna strategia, nessuna scelta di sviluppo, nessun coraggio. Soldi distribuiti a pioggia agli amici e agli amici degli amici, come una qualsiasi legge finanziaria della prima Repubblica. Si tratta -continua- di un disegno di legge che prende in giro gli italiani su punti fondamentali, come la riduzione del cuneo fiscale. Sapete, signori ministri, quanto rimarrà per il taglio del cuneo fiscale? Non credo, ho l’impressione che non lo sappiate. Una legge che prende in giro gli italiani sulle tasse della casa: avete sostituito l’Imu con altre imposte non meno gravose, ma ancora più confuse, così da aggravare l’incertezza e la paura di chi ha investito nella casa i risparmi di una vita”.
Fonte: Il Giornale

domenica 22 dicembre 2013

Bruxelles completamente paralizzata: contadini e artigiani contro l’UE VIDEO


di
Daniele Di Luciano
Bruxelles completamente paralizzata: contadini e artigiani contro l’UE VIDEO

BRUXELLES COMPLETAMENTE PARALIZZATA DALLA RIVOLTA DI CONTADINI E ARTIGIANI CONTRO L’UNIONE EUROPEA!
BRUXELLES – Mentre va in scena il summit europeo, fuori dai palazzi di potere entrano nel vivo le proteste anti austerity dei “Forconi d’Europa”. Centinaia di manifestanti hanno bloccato il traffico con barricate di legname, anche incendiate, per le arterie principali di Bruxelles nei pressi del palazzo dove ha sede l’Unione Europea.
A guidare le proteste sono contadini e artigiani. Fin dalle prime ore del mattino trattori e cumuli di fieno occupano la strada principale che porta alla sede UE di Bruxelles. Ad essere prese di mira da cori, cartelli e dichiarazioni sono le autorità europee, colpevoli di aver creato un’Europa iniqua, senza lavoro.
Tronchi di albero in fiamme non hanno impedito però ai leader degli Stati membri europei di arrivare a destinazione e partecipare alla riunione giornaliera, ma manifestanti e sindacati della CNE stanno facendo sentire la loro voce.
Il leader dei sindacati Bruno Dujardin ha spiegato ai giornalisti che quello che cercano è una “Europa per la gente, che rispetti i lavoratori e permetta a tutti i dipendenti europei di avere condizioni di lavoro decenti”.  (WSI-Reuters)
Tratto da: Fonte
Qualche giorno prima erano scesi in strada i vigili del fuoco. Ecco il video.

La scienza è in mano ad una casta… La notizia più ignorata del momento



di Enzo Pennetta 

Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.

Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013. 

La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al Guardian il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel e quindi non solo nel momento più importante per la carriera di un ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità. Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al Gurdian aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.

Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalle testate che si occupano di divulgazione scientifica, alcuni quotidiani le hanno almeno dedicato il “minimo sindacale” come Il Corriere della Sera “Schekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza»” (poco più che un trafiletto) e l’Unità “Il Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature”, altri hanno però vistosamente dimenticato di pubblicarla. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale, non una parola sull’autorevole denuncia da parte delle solite testate come Le Scienze, Oggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focus e Ocasapiens, in genere così attente a difendere la buona scienza scegliendosi però bersagli comodi e banali come i creazionisti della Terra giovane o qualche stravagante di turno.

E allora per vedere commentato in modo decente quanto detto da Schekman dobbiamo andare su Wired, un periodico che si occupa in genere di scienza tenendo conto delle sue implicazioni più ampie, per leggere un articolo intitolato “Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche“, che inizia con le seguenti parole:

La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente…

Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.

L’accusa di “tirannia” lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe in ogni caso meritare la massima attenzione, ma così come si usa fare per i critici di minore visibilità la tecnica è la stessa: ignorare per non dare visibilità alle idee. Ma Schekman aggiunge dell’altro, qualcosa che da sempre andiamo sostenendo:

Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni.

Ma il suo laboratorio (all’università di Berkeley in California) le boicotterà – ha detto al Guardian –, evitando di inviare alcun genere di ricerca.

Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.


La scienza con le sue dichiarazioni è un’autorità tale da influenzare le scelte di governi e istituzioni, e se è manipolabile da parte di chi detiene il comando delle principali testate scientifiche è automaticamente vero che le affermazioni su temi sensibili possono essere orientate in base alle convenienze dei governi stessi o delle istituzioni. Le dichiarazioni di Schekman supportano dunque indirettamente che su temi come il Global warming, la pandemia H1N1, l’eugenetica e tutte le implicazioni della visione malthusiana dell’evoluzione, la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” è reale. L’episodio della dichiarazione di Schekman mostra che però neanche per un Nobel per la medicina è facile denunciare i problemi della scienza, figurarsi per soggetti enormemente meno visibili. La denuncia di Schekman rappresenta però un incentivo ad andare avanti per tutti coloro che ritengono la scienza una realtà preziosa che deve essere difesa dalle strumentalizzazioni e da qualsiasi tentativo di piegarne i risultati a vantaggio di interessi particolari.

Fonte: 
Vedi: 

sabato 14 dicembre 2013

ANCHE LA ROMANIA SI RIBELLA ALL’UNIONE EUROPEA! NO ALL’AUMENTO DELLE TASSE CHE VORREBBERO UE-FMI


di
Max Parisi
Bucarest – E’ in atto uno scontro con il Fondo Monetario Internazionale: il governo dice no all’aumento delle tasse (accise) sulla benzina.  Il presidente Basescu si oppone all’accordo tra il governo e il Fondo, che insieme all’Ue ha chiesto un piano di austerity per liberare un prestito da 4 miliardi. Un altro Paese, dopo l’Islanda, va al muro contro muro con l’FMI, ma per conseguenza contro la Bce e l’Unione Europea. Una situazione che ricorda quella da poco vista in Islanda, dove un altro governo di simile orientamento ha scatenato l’ira internazionale (di UE, Bce e Fmi) decidendo di rimborsare alcune rate di mutui a discapito dell’austerity. Insomma, si allarga il fronte dei (piccoli) Paesi riottosi che antepongono le esigenze di vita dei loro cittadini alla disciplina “nazista” dei conti pubblici imposta all’Europa dalla Germania.
E chi pensasse sia ingenerosa l’accusa di “nazismo”, è bene legga quanto segue:
Campare con 485 euro al mese? Chiunque direbbe che è al limite dell’impossibile, specie se si hanno affitto e bollette da pagare.  E invece per i tecnici di Commissione europea, Bce e Fmi – che probabilmente non hanno idea del costo della vita – è fin troppo, specialmente se viene percepito dai più giovani. 
La cosiddetta Troika, che è in Portogallo per una nuova ispezione, vorrebbe partire contestando il salario minimo che equivale – appunto – ad appena 485 euro al mese. Secondo le anticipazioni di stampa i tecnici faranno leva su una riduzione delle buste paga per cercare di ridurre la disoccupazione, salita al 15,6%.  E da quando il Parlamento ha varato il nuovo piano di austerity, il Paese è in preda a proteste e scioperi e le decisioni della Troika ormai sono contestate da tutti. “Non è diminuendo i salari che si farà ripartire l’economia”, ha affermato Antonio Saravia, presidente dell’equivalente portoghese di Confindustria. “Una politica di salari bassi è inaccettabile”, tuonano i sindacati. Insorge persino il ministro delle Finanze, Maria Luis de Albuquerque, secondo cui i salari in Portogallo sono già calati a sufficienza nel settore privato: “Su questo punto abbiamo una divergenza di vedute con il Fondo monetario internazionale”, ha detto. (tratto da un articolo de il Giornale del 4.12.13)
Ecco, come stanno le cose. 

ANCHE LA ROMANIA SI RIBELLA ALL'UNIONE EUROPEA! NO ALL'AUMENTO DELLE TASSE CHE VORREBBERO UE-FMI
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Walter Russel