giovedì 28 marzo 2013

Nasce il supermercato per i disoccupati: lavoro in cambio della spesa gratis


Che cosa c’è da mangiare oggi. Le paure del nuovo millennio si chiamano fare la spesa tutti i giorni e riuscire ad arrivare alla fine del mese. L’umiliazione di offrire un piatto vuoto ai figli di ritorno da scuola è il colpo più duro per i nuovi poveri d’Italia, quasi 4 milioni nel 2013. La soluzione l’hanno trovata in Emilia Romagna, a Modena, dove il Centro Servizi per il Volontariato inaugurerà a maggio l’Emporio Portobello, un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica. Circa 450 i nuclei vulnerabili a cui si intende offrire il servizio: scelti in collaborazione con i servizi sociali in base al quoziente Isee, le famiglie avranno a disposizione in maniera totalmente gratuita una tessera e un tot di bollini per fare la spesa nell’arco di un anno. Nessuna carità: dovranno offrire in cambio il proprio lavoro almeno una volta a settimana.
Lo racconta Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato e portavoce di un nuovo welfare dove la parola d’ordine è dignità. “L’idea ci è venuta semplicemente ascoltando i problemi dei nostri concittadini. La situazione è allarmante”. Gli ultimi dati sono quelli di Confcommercio che racconta di un paese dove, dal 2006 al 2011, la crisi ha creato 615 nuovi poveri al giorno, a fronte di un tasso di disoccupazione dell’11,7%. Così Emporio Portobello vuole dare risposta ai nuovi poveri, cercando di offrire un’ancora di salvezza. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”. La prima regola è essere disposti al cambio di stile di vita. “Portobello sarà composto da tre locali: magazzino, supermercato vero e proprio e un’area di incontro con le associazioni. Intendiamo instaurare con gli utenti un vero dialogo per cercare di assisterli in questa nuova fase di vita. Cambiare lo stile di consumo sarà uno dei primi obiettivi”. E la seconda clausola del patto tra l’Emporio e il cittadino prevede un aiuto concreto: “In cambio chiediamo a chi usufruirà del servizio, di venire almeno una volta a settimana a lavorare come volontario presso la struttura. È il segno concreto che non stiamo facendo nessuna carità, ma cerchiamo di coinvolgere direttamente gli utenti nel percorso di uscita dal disagio”.
A rendere possibile e realizzabile il progetto sono le tante associazioni di volontariato attive sul territorio di Modena e, come ci tiene a sottolineare Morselli, per la prima volta anche laiche. “Siamo abituati a vedere questo tipo di progetti legati solo al mondo del volontariato cattolico, ma in questo caso ci sono anche altre realtà vicine all’associazionismo civico”. Così si va dall’Associazione Porta Aperta Modena, Insieme in quartiere per la città, Arcisolidarietà, Forum delle associazioni familiari della provincia fino all’Associazione Papa Giovanni XXIII e tante altre. Ad essere coinvolta è però tutta la cittadinanza. Sul sito: PortobelloModena.it è possibile dare il proprio contributo. Tante le modalità: si può “donare una spesa”, ovvero fare una donazione di denaro oppure le aziende possono donare direttamente prodotti d’acquisto. Infine c’è un’intensa attività di reclutamento volontari alla voce “dona il tuo tempo”: si cercano studenti o semplici cittadini che per qualche ora a settimana possono dare una mano a gestire la struttura.
“Purtroppo – conclude Morselli – il nuove welfare dovrà passare per forza dal volontariato. Per le famiglie non si tratta più di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, ma nemmeno alla terza settimana. Se mancano i fondi e gli aiuti a livello statale, bisogna che siano i cittadini a rimboccarsi le maniche”. Un’esperienza unica: “All’inizio le nostre ambizioni erano più ridimensionate, ma siamo sommersi di richieste prima ancora di cominciare e stiamo cercando di diventare un punto di coordinamento per la nascita di altre realtà sul territorio. Grazie all’aiuto dei tanti volontari locali abbiamo deciso di accettare la sfida”.

mercoledì 27 marzo 2013

(THRIVE Italiano) PROSPERA

Riscaldare casa a 20 euro l’anno? Dal 2013 con E-cat forse lo si potrà fare


Traduzione a cura di Ezio Marano

 
Se tutto va bene, dovreste presto essere in grado di aggiungere al vostro riscaldamento centralizzato esistente un dispositivo rivoluzionario da 400 a 500 dollari / euro con cui potrete riscaldare la vostra casa con una sola cartuccia riciclabile a base di polvere di nichel, per meno di 20 dollari / euro all’anno.
Fino a poco tempo fa, il prezzo del dispositivo è stato stimato a $ 4,000. Grazie alla volontà del suo progettista, l’ingegnere Andrea Rossi (1950), alla partnership industriale con National Instruments negli Stati Uniti, e alla produzione altamente automatizzata, il prezzo è stato diviso per dieci, al fine di tagliar le gambe al mercato di copie per il reverse engineering che sicuramente appariranno una volta che il sistema sarà avviato in larga scala. Obiettivo: 1 milione di unità domestiche all’anno dai primi mesi del 2013. (*)
Delle dimensioni di un computer portatile (il processore è della misura di un pacchetto di sigarette), e di una sicurezza proclamata come totale, questo sistema rivoluzionario, detto di reazione nucleare a bassa energia,  non emette, secondo Rossi (ed il Professor Focardi – Università degli Studi di Bologna) alcuna radiazione o emissione di alcun tipo.
Il nichel è abbondante sulla Terra e non è costoso, ma è tossico, soprattutto in polvere, e il trattamento deve essere fatto da professionisti. La quantità di nickel consumato nel processo è estremamente ridotta. Per farsene una idea, secondo Andrea Rossi, un solo grammo può produrre 23.000 megawatt/ora di energia (sì, ventitremila megawatt/ora !).
L’E-cat è un sistema rivoluzionario che utilizza il calore di polvere di nichel, un’infima quantità di idrogeno, uno o più catalizzatori specifici, come pure delle frequenze radio per mettere in moto le forze repulsive (Coulomb) tra le particelle subatomiche in modo vantaggioso, un po’ come ciò che accade nelle arti marziali orientali.
Al momento del lancio, il processo di preriscaldamento del sistema consuma 3000 watt per un’ora. Poi, una volta avviato, il consumo di potenza diventa insignificante, come un computer, producendo una quantità straordinaria di energia termica per riscaldare l’acqua in modo stabile e controllato a 120°C. Il sistema può essere completamente fermato nel giro di 30 a 60 minuti.
L’E-cat è in corso di certificazione negli Stati Uniti da UL (Underwriters Laboratories). Una fabbrica completamente robotizzata sarebbe in costruzione, a quanto sembra in Massachusetts, con National Instruments come partner industriale.
Nel giro di 12 a 24 mesi, il sistema sarà anche in grado di generare elettricità, una volta superate le difficoltà di mantenere la temperatura a 400°C (anziché gli attuali 120°C).
La distribuzione e la vendita saranno effettuate attraverso partner autorizzati, nonché via Internet. Pre-ordini, senza impegno finanziario, possono essere effettuati già da ora tramite il sito Ecat.com.
Visti i rischi inerenti a questo tipo di avanguardistico progetto industriale, Andrea Rossi non vuole in questa fase aprire il capitale a degli investitori privati, accettando il solo sostegno  delle imprese e organizzazioni che intendono investire piccole somme di denaro.
In conclusione, questi pensieri di Brian Josephson, Premio Nobel per la Fisica 1973: “Ad oggi, non vi è alcuna base per dubitare delle affermazioni di Rossi” e “reattori del tipo Rossi sono già in produzione e secondo M. Dennis Bushnell Chief Scientist alla NASA, potrebbero “cambiare completamente la geo-economia, geopolitica e risolvere i problemi del clima e dell’energia“. (link)
Se confermato, sembra che siamo davvero in presenza di un cambiamento di paradigma nel settore dell’energia. Probabilmente paragonabile alla scoperta della ruota o del fuoco.
A titolo di paragone, il progetto di fusione internazionale (molto) calda ITER a Cadarache (Francia), dal quale, si spera, a botte di decine di miliardi di euro di denaro pubblico, poter estrarre i primi kilowatt tra cinquanta anni o più e di cui oggi si conosce meglio il carattere altamente aleatorio ed irragionevole (vedi l’articolo pubblicato il 13/01/12 su Mediapart: “ITER, il naufragio”),… può andarsi a rivestire e, soprattutto, cercare di riorientarsi verso un progetto più utile per la società.
(*) Andrea Rossi lavora da 14 a 16 ore al giorno su questo progetto e l’intervista da cui è scaturito questo articolo è stata realizzata il 15 Gennaio 2012 dopo una giornata cosi, tra le 11 di sera e l’1 del mattino. Complimenti all’artista! E tutti i nostri migliori auguri.
Fonti per questo articolo: Intervista a Andrea Rossi il 15 Gennaio dal giornalista scientifico Allan Sterling (Notizie Pure Energy Systems). Riassunto in inglese qui (link). Trascrizione dell’intervista in inglese qui (link). 
Catalyst énegie Focardi e Rossi (Wikipedia, francese)
Per ulteriori informazioni: E-Cat è stato descritto sulla AgoraVox 22/12/11 (link) e 29/10/11 (link), dopo la decisiva semi-pubblica manifestazione a Bologna, di un generatore di E-cat industriale da 1 megawatt.
NDR: Nel link della fonte, qui sotto, trovate altri spunti interessanti

lunedì 25 marzo 2013

"Con tutte le creature" Vittorio Marchi

La Polonia da uno schiaffo a Bruxelles: non vuole più l’euro



La Sovranità La Polonia da uno schiaffo a Bruxelles: non vuole più l’euro. L’Europa dell’austerity non è più una meta, il 18 marzo 2013 la Polonia è stata chiara: niente euro prima del 2015. “Dobbiamo valutare costi e benefici” ha detto il Presidente polacco Bronisław Komorowski. 
E ad onor del vero, allo stato attuale dei fatti, chi si sente di dargli torto? L’Europa di oggi non è più una meta da raggiungere, un conglomerato di Paesi in cui entrare per non rimanere tagliati fuori dal mondo. Anzi, sta diventando sempre più probabile che la tanto agognata Eurozona fra qualche anno non esista più, uccisa dalla crisi e da politiche errate che anziché far ripartire l’economia la stanno strozzando in una morsa assassina. La piccola Polonia ha paura di diventare presto un’altra delle vittime di questa situazione che non accenna a fermarsi. Come la Slovenia, entrata nell’euro solo nel 2004 e già, dopo nove anni di battaglie e di Governi incapaci di far fronte ai problemi, in pericolo default. E allora andiamo a vedere quali sono i timori e i perché che hanno spinto la Polonia a prendere questa decisione. Le radici della decisione “Perché dobbiamo adottare l’euro adesso? Non c’è alcuna fretta. È chiaro, nonché importante e fondamentale, che ci sia un ampio sostegno pubblico. Bisogna convincere il popolo polacco che l’adesione all’euro è una buona cosa per il Paese. Queste le parole pronunciate da Bronisław Komorowski alcuni giorni fa. Parole che faranno storcere il naso ai vertici di Bruxelles che, al contrario, vorrebbero che il Paese polacco accelerasse i tempi. La decisione era già nell’aria. Già un anno fa, nel pieno della crisi, il Ministro delle Finanze Jacek Rostowski aveva palesato i primi dubbi sulla questione, dubbi che oggi vengono confermati dal Presidente Komorowski. Solo dopo un’attenta valutazione di costi e benefici, ma anche, dopo le elezioni politiche e presidenziali che si svolgeranno fra due anni, la Polonia farà una scelta sul proprio futuro. Anche il Premier Donald Tusk è intervenuto dicendo il suo parere sull’argomento: “Solo così la Polonia potrà avere tutti gli elementi che gli permetteranno di scegliere la migliore opzione, al fine di garantire la sicurezza dell’economia polacca e mantenere la propria competitività, anche dopo l’entrata nell’eurozona”. I dubbi polacchi Il PIL polacco è cresciuto del 4,3% nel 2011 e del 2% nel 2012; i conti pubblici sono equilibrati, con un rapporto deficit/Pil del 3,4%, in calo rispetto agli anni passati (ricordiamo che la soglia fissata dal Fiscal Compact è del 3%). Ma cosa ancora più importante: la Polonia non ha subito il contagio della crisi che ha afflitto l’intera Eurozona. E allora perché entrare nell’euro? “Il più grande timore percepito è quello di un peggioramento delle condizioni economiche e di una più elevata vulnerabilità. Non sempre l’euro è visto come un’opportunità, specie in periodi di estrema sofferenza come questi.” Queste le parole che si leggono in uno studio di PKO Bank, la più importante banca del Paese. Del resto, neanche i cittadini polacchi sembrano troppo convinti. Secondo lo stesso studio, solo il 41% della popolazione vorrebbe l’euro al posto dello zloty. La situazione europea Le elezioni italiane sembrano aver dato il colpo di grazia all’Europa. Da ogni parte del mondo arrivano condanne a quell’austerity che fino a pochi giorni fa sembrava la soluzione ai problemi del continente. L’Eurozona pare sull’orlo del precipizio e i dissidi interni si acuiscono sempre di più. La Germania contro tutti. I vertici tedeschi sembrano ormai gli unici a credere che austerity e rigore possano davvero risolvere qualcosa. E allora, in una situazione del genere, siamo sicuri che quella della Polonia non sia una scelta lungimirante?

martedì 19 marzo 2013

L’UE A CIPRO: COME TI METTO LE MANI IN TASCA CON LA SCUSA DEL “DEBITO”


DI
ENRICO GALOPPINI 
europeanphoenix.it 
 





Chissà come sono contenti quest’oggi i ciprioti: hanno scoperto che per sanare il “debito pubblico”, il debito creato dall’adozione della moneta-debito euro, dovranno sopportare un prelievo forzoso sui loro depositi bancari.
Per quelli che hanno fino a 100.000 euro, la gabella sarà del 6,75%, mentre per i ‘paperoni’ che posseggono cifre superiori, corrisponderà al 9,9%.
Facciamo un attimo due conti: se uno ha in banca 20.000 euro, dovrà donare, per la “salvezza delle banche e della patria”, la non indifferente cifra di 1.350 euro. Se ne ha 10.000, l’obolo versato nelle fauci dell’euro-dittatura sarà di 675 eurini sonanti, con 377,5 tintinnanti monetine da un euro che saluteranno un già misero deposito di 5.000.
Poco esaltante la situazione anche per uno con 120.000 euro in banca (bisogna fare lo sforzo di mettersi nei panni degli altri): dovrà sacrificare 8.100 euro (!) sull’altare del ‘dio moneta unica’, dove alcuni però si guardano bene dall’ “unirsi” appassionatamente, come la Gran Bretagna, che la sterlina se la tiene ben stretta mettendo comunque bocca alla grande nella gestione dell’euro.
Da tutto questo effluvio di danari dalle tasche dei ciprioti, dovrà uscire una cifra di 5,8 miliardi di euro, come hanno stabilito i “collaborazionisti” ministri delle Finanze dell’“eurozona”, andati a prendere ordini dalle centrali dell’usurocrazia di Bruxelles. Condizione, questa, per essere beneficiati della ‘manna’ da 10 miliardi di euro, gravata – ça va sans dire – da interessi, il che causerà un immediato aumento del “debito pubblico”, che è quello che vogliono appunto i padroni dei camerieri. Ecco che cosa sono i famosi “aiuti”, regolarmente preceduti da squilli di tromba dei soliti “media”.
Questi delinquenti (perché qui bisogna chiamare la gente col suo nome) forse considerano i risparmi delle persone alla stregua delle noccioline, o della carta straccia che, secondo una consumata prassi, stampano come una qualsiasi tipografia facendo credere ai gonzi (che vanno dai rinomati “economisti” ai baggiani che leggono gli autorevoli “quotidiani”, giù giù fino al classico “uomo della strada”) di avere chissà quali magiche virtù che gli consentono di detenere di ‘segreto’ della “creazione del denaro”.
Mai nessun “analista” o “esperto” che, in simili frangenti, quando la truffa è scoperta al massimo grado, si azzardi ad osservare che per un pincopallino qualsiasi un migliaio d’euro da gettare al vento sono un sacrificio odioso e insopportabile (materialmente e moralmente), corrispondendo ad uno stipendio mensile o quasi. Un mese a tirare la carretta in un lavoro che di solito si fa malvolentieri per poi vedersi divorare il tutto da un cerbero che si divora tutto, anche per campare gente completamente inutile come gli euroburocrati. Non sia mai detto: tutti intenti a rendere “difficile” e capzioso l’argomento monetario, complicando la questione, intortando con grafici, tabelle e citazioni di presunti e autoreferenziali “oracoli” della scienza economica e monetaria, con la ciliegina delle classiche frasi fatte ripetute sin dai tempi dei banchi di scuola.
Dovrebbero dire due-tre cose, e sempre le stesse, se avessero a cuore la loro dignità, e invece la fanno sempre complicata e fumosa, gettando spessi strati di nebbia nelle menti dei lettori, così nessuno, dal popolino depresso nella sua obbedienza atavica, al cosiddetto “ceto intellettuale” con laurea e l’abbonamento al quotidiano, metterà in dubbio la necessità di sopportare anche quest’ennesimo attacco alla giugulare da parte della razza-vampira.
Dovrebbero dire infatti che è completamente senza senso che, mentre ci sono dei cosiddetti “governanti” preoccupati (incaricati) solo di far aumentare il “debito pubblico”, sistemandolo nelle mani di chi lo userà per ricattare la nazione “indebitata”, vi è gente che lavora un mese per accumulare quello che loro considerano un “numero”, un “problema contabile“, una percentuale “irrisoria” da destinare ad un “sacrificio necessario” per “salvare” sempre qualcosa di sacro ed irrinunciabile: le banche (che invece potrebbero tranquillamente fallire come una qualsiasi impresa privata quali sono, se uno Stato degno di tal nome le nazionalizzasse) e lo Stato stesso, simulacro di quel che dovrebbe essere: il “sovrano” che, una volta decapitato per la gioia degli ebeti che pensavano di essersi “liberati”, è stato sostituito da un’entità astratta e smitizzata, la “cosa pubblica” (la “Repubblica”), che in realtà è privata, appannaggio di alcuni coalizzati furboni a danno di tutti gli altri, disorganizzati e divisi, tiranneggiati molto più di prima (e più subdolamente) ma illusi e stuzzicati nella loro natura plebea delle fantastiche opportunità della “società aperta” e della “modernità” senza più “teste coronate”.
Purtroppo va detto che anche gli ultimi sovrani, prima della tirannide democratica, si erano dimostrati inadeguati, anche nella rappresentanza e gestione di quelle che sono le prerogative indiscutibili dell’autorità. L’usuraio di corte e la cattiva abitudine di appoggiarsi a questi parassiti dell’umanità era purtroppo cominciata nell’Ancien Régime, col re sempre più alieno da quei sani sentimenti di “padre di famiglia” che dovrebbero contraddistinguerlo, e troppo coinvolto nella ricerca del “lusso” e nella formazione d’invincibili eserciti per dare sfogo alle sue manie di grandezza, artatamente solleticate da “guerre” dietro le quali c’era sempre il viscido e disgustoso prestamonete incistato a corte.
A questa feccia dell’umanità, le democrazie non hanno fatto altro che srotolare il tappeto rosso prima riservato ai monarchi.
È giunta l’ora di farla finita con questa genia di parassiti. Altro che “lotta agli sprechi”, altro che “casta”, altro che prelievi forzosi e tasse e balzelli d’ogni tipo per non risolvere mai quel che appunto non può avere “soluzione”, stando così le cose.
Se “siamo in guerra”, come qualcuno ha esclamato prima e dopo un clamoroso successo elettorale, si tratta proprio di quella contro i “signori del denaro”.
Qualcuno se ne sta fortunatamente accorgendo, come il Primo ministro ungherese Orbán, presentato come un “nazionalista”, uno “sciovinista”, un “fascista” per il solo fatto d’essersi messo a muso duro contro la piovra dell’euro ed aver anteposto il bene della sua nazione: “troppe banche straniere”, ha sentenziato, mentre procede la magiarizzazione dello Stato e della società, tra gli “oVVoVe! oVVoVe!” dei menestrelli della carta piombata e dei tg.
Non sarà la soluzione perfetta? La via giusta per uscire da questa prigione chiamata “euro”? Di certo c’è che bisogna farla finita con questa Europa e la riduzione a “maiali” (PIGS) di nazioni la cui pura e semplice esistenza è in pericolo.
La gente ha diritto a viver tranquilla, senza il terrore di vedersi piombare addosso gli sgherri d’un potere illegittimo, completamente in ostaggio dell’usuraio, che “legalmente” ti espropria dei frutti del tuo lavoro senza nemmeno guardarti in faccia, con un banale e vigliacco clic dalla tastiera d’un computer.
Enrico Galoppini 
Fonte: http://europeanphoenix.it 
Link

martedì 12 marzo 2013

Educazione e Magia


dal blog di Salvatore Brizzi


I risultati dell’evoluzione scientifica oramai da un secolo contraddicono apertamente l’esperienza della realtà quotidiana così come ci viene trasmessa dai nostri sensi. L’universo è composto di vuoto: il “quasi nulla” è la sostanza del mondo. La realtà non esiste oggettivamente, là fuori, in maniera indipendente da noi. Siamo circondati da un mondo da noi stessi plasmato. Deteniamo le chiavi della nostra prigione. Il gioco del Sistema non consiste nel rubarci le chiavi – ché non potrebbe – ma nel farci dimenticare che le possediamo noi.

Quello in cui crede, non quello che ha, decide il destino d’un uomo e anche l’ammontare delle sue ricchezze materiali. Perché i Paesi con più risorse al mondo (diamanti, oro, bellezze naturali...) sono spesso anche i più poveri e si lasciano sfruttare dagli occidentali? Non è l’avere che manca loro, ma la Volontà, la Responsabilità per gestire quell’avere.

L’educazione profana dei nostri giorni – quella che io amo chiamare edu-castrazione – è un’operazione dolorosa che viene inferta giorno dopo giorno alla psicologia del bambino. La scuola e la famiglia edificano in lui, fin dai primi anni, una mentalità da esecutore obbediente che gli renderà più sopportabili le otto ore di lavoro da adulto.

Il bambino apprende dall’ambiente intorno a sé una gamma di emozioni negative come la gelosia, l’ansia, il senso d’inadeguatezza, il mentire, il rancore... che hanno tutte alla base la stessa filosofia distorta: la vita procede dall’esterno verso l’interno; le cause dei tuoi mali e delle tue fortune vengono da fuori. Il bambino in tal modo si convince che non è lui a creare il mondo, bensì ne è creato. Automaticamente egli non è più padrone di sé, viene defraudato della sua Responsabilità per quanto gli succede. La diretta conseguenza è che smette di avere Potere sulla creazione del proprio mondo. Ecco nascere l’ennesima psicologia da “dipendente” che verrà inserita al suo posto nell’ingranaggio economico: produci-consuma-crepa.

Il nostro abito psicologico da “uomo medio” a uno sguardo più attento si rivela essere un’uniforme carceraria. Non ci viene insegnato a primeggiare, bensì a essere “medi” in tutto ciò che facciamo, anche nell’ammalarci delle malattie più comuni e morire a un’età adeguata affinché tutto il Sistema possa seguitare a funzionare.
Perché solo chi è succube della realtà esterna si rivela un elemento utile per il mantenimento del Sistema.

Il bambino, essendo stato privato della sua regalità, non potrà che trasformarsi in un adulto depresso, impaurito... e dunque aggressivo e violento.

L’Ars Regia – la Magia – è l’arte capace d’insegnare come tornare a essere Re del proprio Regno. Non a caso i “Re magi” erano per l’appunto dei Re, oltre che dei maghi. E sono loro i primi a rendere omaggio al Cristo.

Il mago – l’Eroe – nel suo viaggio a un certo punto discende nelle viscere della Terra,  nel mondo “delle ombre”. Ulisse, Enea e Dante hanno condiviso questa fase del cammino. Questa è l’allegoria dell’immersione nell’abisso dell’inconscio, della visita al nostro intimo, della presa di coscienza con noi stessi e, di conseguenza, del »possesso di sé«. Chi conosce se stesso conosce tutto, perché non v’è nulla al di fuori dell’uomo che non sia anche dentro l’uomo.

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.
(Non muoverti all’esterno, ritorna in te stesso, nell’interno dell’uomo abita la verità)
Diceva Sant’Agostino.


Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

giovedì 7 marzo 2013

Terapia immunologica contro il cancro


Il Giornale Onlinedi Cristina Gandola

Cellule specializzate del sistema immunitario umano possono essere indirizzate in modo preciso contro il tumore per attaccarlo e distruggerlo. Una nuova tecnica di immunoterapia adattativa apre la strada a trattamenti più dolci per contrastare il cancro evitando in parte i numerosi e pesanti effetti collaterali delle terapie antitumorali attualmente in uso. I metodi impiegati per il trattamento e la cura dei tumori prevedono l'uso di sistemi invasivi e aggressivi come interventi chirurgici, chemioterapia e/o radioterapia. Un nuovo studio preliminare condotto da un team di ricercatori del Dana-Faber Cancer Institute e guidato dal dott. Marcus Butler, mette in luce la possibilità di trattare i tumori in modo più dolce, usando il sistema immunitario umano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, porta i risultati di un piccolo trial di fase I in cui la tecnica di immunoterapia adattativa è stata testata su 9 pazienti con melanoma in fase avanzato. Le cellule T prelevate dai pazienti sono state poste in coltura e rese capaci di riconoscere specifici antigeni allo scopo di aggredire, una volta re-iniettate nei pazienti, le cellule tumorali recanti tali antigeni. I ricercatori hanno condotto il trial usando cellule del sistema immunitario umano di pazienti colpiti da melanoma, una delle forme più comuni di cancro. Il metodo, se si rivelerà sicuro ed efficace, potrà essere testato su altre neoplasie.

Per mantenere e migliorare la longevità delle cellule T re-iniettate, i ricercatori del Dana-Faber Cancer Institute hanno elaborato una versione artificiale delle cellule che presentano gli antigeni tumorali, così facendo il sistema immunitario percepisce la presenza del tumore e la necessità di operarsi affinché venga eliminato. Queste cellule producono una particolare molecola, chiamata CD83, che permette alle cellule T di rimanere attive per molto tempo. La tecnica mostra minori effetti collaterali sui pazienti e una più elevata longevità delle cellule T. In condizioni normali, infatti, le cellule T re-iniettate rimangono in vita appena qualche giorno e i metodi per mantenerle in attività causano svariati effetti collaterali.

L'immunoterapia adattativa prevede l'uso di cellule T antitumorali capaci di preparare il sistema immunitario umano a cercare e distruggere le cellule tumorali grazie al riconoscimento di antigeni specifici.


Dopo 10 settimane dall'inizio della terapia 7 dei 9 pazienti hanno mostrato di avere un numero maggiore di cellule T antitumorali specializzate e in 3 di questi pazienti il tumore si è stabilizzato, mentre in 1 paziente il tumore è regredito. Un altro paziente ha avuto una remissione completa e, a distanza di due anni da una singola somministrazione della nuova terapia, non è avvenuta alcuna recidiva. I risultati dello studio mettono in luce che è possibile mantenere alti livelli di cellule T antitumorali in circolo nell'organismo dei pazienti per lungo tempo e che la nuova terapia può risultare efficace per curare il melanoma offrendo un approccio più dolce, non invasivo e con meno effetti collaterali rispetto alle terapie attualmente in uso.

La tecnica di immunoterapia adattativa apre la strada a trattamenti meno tossici e più duraturi per la cura dei tumori. 

La nuova terapia immunologica può essere usata in combinazione con farmaci antitumorali allo scopo di migliorarne l'efficacia e ridurre gli effetti collaterali, infatti, dallo studio emerge che in 5 pazienti in cura con un anticorpo monoclonale per il trattamento del melanoma in fase metastatica, la terapia adattativa ha contribuito alla regressione del tumore in 3 pazienti e interrotto la crescita tumorale in 2 pazienti. Questo studio preliminare di fase I, volto quindi ad accertare la sicurezza della tecnica e la capacità di mantenere vitali le cellule T antitumorali per lungo tempo nei pazienti, fornisce anche indicazioni a supporto dell'efficacia della terapia adattativa in associazione alle terapie attualmente in uso. Tuttavia il metodo messo a punto dai ricercatori americani dovrà superare ulteriori studi clinici per dimostrare di essere valido su un numero molto più elevato di pazienti e la tecnica dovrà essere perfezionata e resa più efficiente. Per questo motivo i ricercatori del Dana-Faber Cancer Institute stanno già programmando nuovi trials per valutare in modo più esteso gli effetti della terapia e i benefici dati dall'associazione con altri trattamenti.

Riferimenti: Butler M. "Establishment of Antitumor Memory in Humans Using in Vitro–Educated CD8+ T Cells" Sci Transl Med: Vol. 3, Issue 80

Immagine: Linfocita T (Lawrence Berkley Lab) 
Fonte: 

martedì 5 marzo 2013

Sul sito della marina militare USA leggiamo di nubi di plasma create con il sistema antennistico HAARP


di
Corrado Penna
Fisici ed ingegneri che lavorano come ricercatori nei laboratori della marina degli Stati Uniti alla "Plasma Physics Division" (Dipartimento di fisica dei plasmi), lavorando al programma High-frequency Active Auroral Research Program (HAARP – che potremmo tradurre "Programma di ricerca attivo aurorale con l’alta frequenza") nella struttura di Gakona (Alaska) hanno prodotto con successo una durevole nuvola di plasma ad alta densità nell’alta atmosfera terrestre.
Queste sono le prime righe dell’annuncio dato sul sito ufficiale della struttura militare:http://www.nrl.navy.mil/media/news-releases/2013/nrl-scientists-produce-densest-artificial-ionospheric-plasma-clouds-using-haarp 
Nell’articolo viene specificato che a differenza delle nuvole di plasma generate precedentemente, che duravano appena dieci minuti, questa volta si è arrivati a generare una palla di plasma  più denso, che è stata mantenuta per un’ora dalle emissioni delle antenne del progetto HAARP, e che si è dissolta solo dopo la cessazione delle emissioni della centrale di Gakona.
Al di là dei particolari tecnici che chi vuole può leggersi sull’articolo originale, dove si trovano anche alcune immagini che illustrano l’esperimento, viene specificato come l’esperimento (che ha impiegato emissioni sulle alte frequenze con una potenza pari a 3.6 Megawatt) sia:
part of the Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) sponsored Basic Research on Ionospheric Characteristics and Effects (BRIOCHE) campaign to explore ionospheric phenomena and its impact on communications and space weather.
ovvero "parte della Ricerca di Base sugli Effetti e le Caratteristiche Inosferiche della DARPA  (l’Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata nel campo della Difesa – laddove per Difesa, è noto, si intende l’esercito), una iniziativa per esplorare i fenomeni della ionosfera ed i suoi impatti sulle comunicazioni e sul clima spaziale".
Abbiamo quindi la precisa conferma che si tratta di un progetto militare.
Più avanti l’articolo riferisce che: "Tali nuvole  di plasma vengono utilizzate come schermi artificiali a quote 50 kilometri inferiori rispetto alla ionosfera artificiale per riflettere i segnali elettromagnetici ad alta frequenza dei radar e delle comunicazioni".
E inoltre che: "la prossima iniziativa di HAARP, in programma per l’inizio del 2013, includerà esperimenti per sviluppare nuvole di ionizzazione [ovvero di plasma] più dense e più stabili".
Detto questo chi conosce l’agenzia DARPA sa che è responsabile di una serie di progetti molto particolari nell’ambito della sua "Ricerca Avanzata per la Difesa". 
Uno di questi è il progetto della cosiddetta polvere intelligente,
Nel suo articolo Ecco la polvere che spia pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini descrive la polvere intelligente o "smart dust" come un pulviscolo composto di miriadi di microchip. 
Inoltre egli precisa che si tratta di un progetto tecnologico portato avanti dalla DARPA: 
Dietro la polvere intelligente c’è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa) che è stata all’origine di innovazioni fondamentali, compreso Internet. E’ il braccio scientifico del ministero della Difesa (…)
Questi nanosensori sono pure contemplati nello studio "Weather as a multiplier force – Owning the weather in 2025", pubblicato anch’esso su un sito militare statunitense (http://csat.au.af.mil/2025/volume3/vol3ch15.pdf), che ne ipotizza la diffusione in grandi quantità (fino a generare "nubi di nanosensori") nell’atmosfera. Inutile dire che tutte queste sostanze, viste le dimensioni ultramicroscopiche, vengono alla fine inalate dagli animali e dagli uomini, con pesanti ricadute sulla loro salute. 
La DARPA è implicata anche in altre ricerche sulla nanotecnologia ad uso militare vedi quanto scritto a pagina 215 del libro Nanotecnologie – Il Cammino della Scienza. Si tratta per esempio della creazione di insetti-robot (con inserzione di microchip collegato al loro cervello). Vedi per approfondimento gli articoli qui sotto ed il video fin troppo esplicito: 
http://www.ansuitalia.it/Sito/index.php?mod=read&id=1352971871 
http://it.emcelettronica.com/computer-grado-di-creare-insetti-robot 

http://punto-informatico.it/3440184/PI/News/falene-cyborg-ronzano-ancora.aspx
 
Altre informazioni sulla DARPA sono reperibili al link http://www.tankerenemy.com/2009/03/il-sistema-di-controllo-globale-della.html
Un piccolo elenco di progetti e realizzazioni della DARPA è il seguente:
Previsione del futuro e controllo globale:
Soldati-robot:
Nano chip per i soldati (impiantati come gli insetti di cui sopra):
E non possiamo fare a meno di notare, come ad esempio ci ricorda un articolo del "Secolo d’Italia" che:
Darpa ha sviluppato tecnologie importanti, come le reti informatiche, fondando Arpanet, che si sviluppò poi nel moderno… Internet.
In effetti il fatto di rimanere "tutti collegati", che a qualcuno pare una stupenda innovazione tecnologica, ha permesso innanzi tutto:
- Agli USA di fornire tecnologia informatica che permette agevolmente di spiare tutto il resto del mondo
- A tutti gli altri governi di tracciare in tempo reale le attività di ricerca, informazione, acquisto, le abitudini e le opinioni (grazie all’invenzione dei social network) di tutti i cittadini che sono collegati ad internet (vedi http://www.crom.be/it/documenti/print/internati-in-internet)
Insomma la DARPA è un organismo che partorisce invenzioni che sembrano la concretizzazione dei nostri peggiori incubi e finanzia apprendisti stregoni, il che fa vedere con molto sospetto questi esperimenti sul plasma che potrebbero servire non solo agli scopi dichiarati, ma anche allo sviluppo di applicazioni offensive, ad esempio al perfezionamento di armi ad energia diretta. 
Del resto, come mostrato in un vecchio articolo, ci sono diversi collegamenti tra il rilascio di ioni metallici nell’atmosfera e certi progetti militari. Tenendo quindi presente come i nanosensori siano (secondo gli studiosi del fenomeno come la dottoressa Staninger) uno degli elementi contenuti nelle scie chimiche, e tenendo presente come ci siano fin troppi sospetti che HAARP ed altri riscaldatori ionosferici possano essere utilizzati per generare uragani e terremoti artificiali (come afferma anche un valente fisico teorico) questi nuovi progressi tecnologici non possono che fare paura. 

venerdì 1 marzo 2013

GLI EBREI HAREDI AFFRONTANO LO STATO SIONISTA DI ISRAELE


DI
JAMES PETRAS 
Global Research 
 







Israele sta per entrare in una profonda crisi interna: un confronto faccia a faccia Ebreo-contro-Ebreo, avrà effetti importanti sia nei rapporti con i palestinesi, che con gli altri vicini arabi. Il conflitto è sorto tra uno stato sionista, altamente militarizzato e Haredi, un movimento religioso, su una serie di questioni, tra cui le recenti proposte del Primo Ministro israeliano Netanyahu per mettere fine all’esonero dall’arruolamento nelle forze armate coloniali di Israele, per i giovani religiosi di Haradi.
Haredim e lo Stato sionista coloniale 
Già prima della forzatura (che fondò) lo stato di Israele, gli haredim erano contrari al sionismo. Oggi la stragrande maggioranza degli haredim in Israele restano fermamente contrari allo stato sionista per motivi religiosi, etici e politici. I precettori religiosi degli Haredi insegnano che il popolo ebraico è tenuto a rispettare tre giuramenti:
  • non insediarsi in Israele con la forza o la violenza,
  • non per fare guerra con altre nazioni e
  • non agire come se le altre nazioni del mondo stessero perseguitando Israele.
Gli Haredim si sono opposti alla violenta pulizia etnica su oltre 850 mila palestinesi, fatta da Israele per stabilirsi nell’attuale Stato di Israele e continuano ad opporsi ai coloni israeliani che occupano con violenza le terre dei palestinesi. A differenza di altre sette cosiddette ‘ultra-ortodosse’, che sostengono il colonialismo sionista e benedicono l’esercito israeliano, gli haredim sostengono che il militarismo corrompe lo spirito e che i sionisti hanno trasformato gli ebrei da retti seguaci della Torah in rabbiosi sostenitori di uno stato militarista etnocentrico. Per gli haredim, ‘il culto dello Stato’, quando sventola una bandiera israeliana nel tempio, è un sacrilegio che si può paragonare a quando gli ebrei rinnegarono il loro Dio per adorare il vitello d’oro e furono condannati da Mosè.
La maggior parte degli haredim boicottano le elezioni, organizzano le proprie scuole (yeshiva), incoraggiano gli studenti ad approfondire i loro studi religiosi, sottolineano i valori della comunità e della famiglia (del tipo profondamente patriarcale), con parecchi figli e respingono fortemente gli sforzi dello stato sionista che vuole arruolare i giovani di haredi nel suo esercito di occupazione coloniale, la cosiddetta Forza di Difesa Israeliana (sic) -IDF. Tutti i principali partiti politici sionisti e il regime coloniale al governo si sono uniti per demonizzare gli haredim, sostenendo che si vogliono sottrarre alle loro responsabilità militari patriottiche. Con tutti i mezzi di comunicazione di massa e con discorsi pubblici, i politici sionisti e tutto il governo di Israele incitano all’odio contro gli haredim: Uno studio condotto nel 2006, ha dimostrato che più di un terzo degli ebrei israeliani identifica gli haredim come il gruppo più impopolare di Israele.
Gli haredim, d’altra parte, hanno motivo per aver paura e per opporsi allo stato secolare, militarista e sionista e ai politici: Dicono che, dopo la Seconda Guerra Mondiale nei campi di reinsediamento per i bambini ebrei rifugiati a Teheran, controllati dai sionisti, l’Agenzia Ebraica abbia opposto una ideologia sionista e militarista contro le religioni, per strappare i bambini haredim alle loro radici spirituali. Secondo un rapporto degli haredim, molti giovani religiosi ebrei che venivano dalla Polonia, per lo più i sopravvissuti all’Olocausto e alla Russia Sovietica, sono stati sottoposti a "inimmaginabile crudeltà mentali e fisiche con un solo obiettivo in mente: "sradicare il giudaismo". Per come vanno le cose in Israele oggi e per come si sfrutta una forma corrotta di giudaismo per servire il militarismo coloniale, gli haredim hanno tutte le ragioni per credere che l’arruolamento dei loro figli e delle loro figlie produrrà anche crudeli, sistematici e sionisti lavaggi del cervello per assicurarsi di plasmare degli efficaci (brutali) soldati di occupazione.
Gli haredim contro i valori dello stato di Israele
Gli haredim credono ferventemente e praticano il biblico insegnamento: "Siate fecondi e moltiplicatevi". Hanno famiglie numerose e l’età media tra gli haredim è di 16 anni. Il loro messaggio di pace ai sionisti militaristi potrebbe essere riassunto così: "Fate i bambini, non le bombe". Alcuni leader haredim si sono incontrati con funzionari palestinesi e iraniani e, in linea con la loro dottrina religiosa, hanno dichiarato il loro sostegno ad una soluzione pacifica dei conflitti e hanno denunciato un atteggiamento militare aggressivo di Israele.
Gli haredim sono intensamente religiosi e dedicano il loro tempo a discussioni e dibattiti sulle letture dei grandi maestri di religione: Il messaggio che inviano ai sionisti è : Leggete di più i “trattati etici di Maimonide" piuttosto che ascoltare gli sproloqui bellicosi e grondanti di sangue di Netanyahu
Gli Haredim vivono e studiano in gran parte entro i ristretti confini della loro comunità e insistono a mandare i loro figli nelle yeshivah, per studiare i libri sacri, piuttosto che in Cisgiordania ad uccidere palestinesi. Vogliono che i loro figli a servano Dio – non l’IDF. Cercano la verità nella Torah, non nelle conquiste fatte con dottrine di guerra preventiva abbracciate dai più autorevoli militaristi israeliani e da sionisti accademici che vivono all’estero.
L’attenzione degli haredim per costruirsi una vita migliore all’interno della loro comunità li porta a rigettare tutti gli sforzi dello Stato sionista per invogliarli a seguire quei violenti, sedicenti " coloni ebrei", che vanno in Cisgiordania ad occupare con ferocia le terre, per "fare la loro parte nella società (sic) ". L’ introverso stile di vita degli Haredi è visto come una giusta alternativa al rozzo militarismo, al riciclaggio di denaro, alla speculazione finanziaria, alla tratta di organi umani e a truffe immobiliari a cui si prestano le elite israeliane, insieme a comunità di sionisti che vivono all’estero, con cui riescono a procurarsi diversi miliardi di dollari come contributi dal Tesoro degli Stati Uniti.
Gli Haredim credono, con evidenza esemplare, che l’arruolamento dei loro giovani nell’esercito coloniale israeliano potrebbe distruggere i loro valori morali, se i loro figli fossero costretti a molestare e ispezionare le donne arabe ai posti di blocco, a rompere le gambe ai bambini palestinesi tirando sassi, a difendersi senza rispetto per nessuna legge, come fanno i "coloni ebrei", a dipingere graffiti osceni nelle moschee e nelle chiese e af attaccare i bambini arabi mentre vanno a scuola … per non parlare degli effetti negativi che produce quella che gli ebrei israeliani laici chiamano "educazione moderna", piena di menzogne storiche sulle origini di Israele, e di insegnamenti scientifici su alte tecnologie con cui fare la guerra, e le dottrine economiche "avanzate" che inneggiano al sacro ruolo del libero mercato, che spiegano che il tasso di povertà del 60% tra gli haredim è "auto-indotto".
Gli haredim chiedono che l’élite ebraica israeliana smetta di chiedere di arruolare i loro giovani e di discriminarli nel lavoro, tanto da triplicare il tasso di disoccupazione (tra gli haredim).
La ‘guerra civile’ che verrà: Lo Stato sionista contro il haredim
Il leader eletto, Yair Lapid, del partito Atid, recentemente formatosi, è stato definito un "centrista" dal New York Times, e un ‘moderato’ dagli ideologi di punta della "lobby" sionista degli Stati Uniti, ha messo tra i punti di forza della sua piattaforma politica la fine di qualsiasi esenzione per gli Haredi dall’obbligo del servizio militare nelle colonie . Yair Lapid, per riuscire ad entrare in un nuovo governo di coalizione con Netanyahu, ha lanciato un feroce attacco agli haredim e nel suo accordo per entrare a far parte della macchina da guerra di Netanyahu, ha incluso una netta contrapposizione alla leadership haredi.
Yair Lapid raccoglie i rancori secolari della classe dei giovani rampanti di Israele che si lamentano amaramente di doversi arruolare e in questo modo ritardare le loro opportunità per arricchirsi, mentre ai poveri, ai semi-analfabeti "neri" (termine dispregiativo che indica l’abbigliamento degli haredim) è concesso dedicarsi ai loro studi "senza valore" della Torah. Lapid, con la stessa logica perversa che ha anche Netanyahu, afferma che "Il 10% della popolazione non può minacciare il 90% con una guerra civile", (Financial Times, 2/14/13).
Ancora una volta, il boia (Lapid) accusa la vittima (haredim) della violenza che sta per commettere. Yesh Atid, il partito centrista (sic) di Lapid, si è alleato con Naftali, il partito neo-fascista “ della casa ebraica” di Bennett (che spinge per l’annessione di tutta la Palestina e l’espulsione dei non ebrei) per cancellare l’esenzione della coscrizione militare per Haredi. Insieme hanno il potere di veto sul prossimo governo. Questo attacco militarista rabbiosamente laico ha suscitato una grande opposizione tra gli altri partiti sionisti-religiosi che, con l’occasione, si sono avvicinati: sia il Partito Shas (sefardita haredim) che la United Torah Judaism hanno preso le difese del haredim.
Si stanno tracciando linee che vanno molto oltre un confronto tra gli haredim e uno stato sionista.
Il vero significato del conflitto haredim-sionisti
L’ostilità degli haredim per la laicità dello Stato sionista è in parte basata nella sua opposizione alla coscrizione militare, rimettendo così in discussione il sistema militarista israeliano, in generale e, in particolare, la sua politica di occupazione coloniale e di aggressione regionale.
Mentre alcuni haredim possono opporsi all’obbligo militare per motivi religiosi e chiedere di essere esentati unicamente per la loro giovane età, oggettivamente, questo può mettere in discussione il comportamento degli israeliani che violano i diritti dei palestinesi e il loro intero sistema di apartheid. 
Parlando di valori spirituali, negano la legittimità dell’idea di uno stato ebraico di polizia, basato sulla forza, sulla violenza, sulla tortura e sulla scomparsa dei prigionieri politici. Il loro mettere in discussione l’aspetto istituzionale che sostiene la supremazia ebraica e l’dea di Israele, patria del popolo eletto, dà un colpo potente ai principi ideologici di tutte le attività d’oltremare che si configurano nel potere sionista.
La loro animosità per la confusione tra sciovinismo ebraico con i rituali religiosi e la deificazione tribale dello Stato di Israele si contrappone al loro abbraccio ai Dieci Comandamenti di Mosè.
Gli haredim studiano l’insegnamento dell’insigne filosofo giudaico Maimonide e aborriscono quegli strateghi militaristi sionisti come Walzer, Dershowitz, Kagan, Feith, Netanyahu, ecc . che predicano le dottrine coloniali della"guerra giusta".
Rappresentando il 10% della popolazione israeliana ed una percentuale di gran lunga maggiore di giovani in età militare, gli haredim possono limitare considerevolmente il campo di applicazione delle future guerre sioniste. Se riusciranno a bloccare l’obbligo di coscrizione, potrebbero fornire un contributo duraturo per rendere il mondo in generale, e il Medio Oriente in particolare, un luogo più sicuro e più pacifico in cui vivere.
Di fronte alla prospettiva che in futuro si potrà perdere la "carne da macello" che serve le sue imprese coloniali, con i loro attacchi forsennati agli haredim, l’elite israelo-sionista ha spinto la maggior parte degli ebrei israeliani a demonizzarli come ‘retrogradi’, analfabeti, scrocconi dando la colpa al loro programma religioso per la forte natalità, per la povertà al 60% e per la alta disoccupazione. La macchina da guerra di Israele ha bisogno di nuove reclute per mantenere la sua missione imperiale di un Grande Israele.
I dati demografici – con famiglie con più di cinque figli- indicano che gli haredim potrebbero raddoppiare la percentuale della popolazione israeliana nel corso dei prossimi due decenni. Di fronte a ‘fatti sul terreno e nella culla’, l’imperativo espansionista coloniale sta spingendo tutti i principali partiti sionisti a togliere le esenzioni agli Haredi. Come risposta i leader Haredi minacciano di cominciare una massiccia disobbedienza civile, se i sionisti imporranno l’arruolamento, vedendo giustamente nella coscrizione dei loro giovani un assalto ai loro valori più profondamente spirituali e familiari che servirà da leva per scardinare la tradizionale solidarietà e le relazioni sociali della comunità.
Gli haredim condividono una condizione comune con la popolazione araba di Israele: Entrambe le comunità devono fronteggiare crescenti vessazioni della polizia, discriminazioni, persecuzioni religiose e aumento del livello di povertà. Una alleanza haredim-araba metterebbe insieme il 30% della popolazione per fronteggiare un nemico comune, militarista, secolare e plutocratico. Sul piano soggettivo sembra una cosa inverosimile ma sono in atto processi storici, oggettivi e strutturali, che stanno avvicinando sempre più i due gruppi.
E’ una delle grandi ironie della storia che i movimenti secolari e antimperialisti del mondo moderno debbano trovare i loro alleati più compatibili proprio nel movimento più tradizionale e più profondamente religioso di Israele.

Walter Russel